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Felicità

26 July, 2010 by pomodorozen Categories :
Dio
Felicità
Frase del giorno
Sandra Heber Percy
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Paura ed incertezze – Sandra Heber Percy

Per molti la fede in Dio comporta sperare
che Egli faccia come vogliamo noi.

Sandra: Cosa è la felicità?
Dio:
La vera felicità è un senso di pace che coincide con la libertà dei fantasmi del passato e degli obiettivi del futuro.

Sandra: E l’infelicità?
Dio:
Significa che le cose non si sono concretizzate come ti aspettavi.

Sandra: La pace assomiglia ad apatia e noia?
Dio:
La vera esperienza della tranquillità non ha niente a che vedere con la noia, di cui tutti hanno timore e che tu rifuggi; consiste invece nell’eliminazione di quella ansia di avere qualsiasi tipo di esperienza nel futuro e nessun rimpianto o ricordi del passato.

Sandra: Tu mi parli di qualcosa che non assomiglia assolutamente all’esperienza della maggior parte di noi “persone” del mondo moderno. Il mondo è in uno stato di confusione.
Dio: Se tu sei confusa vedi il mondo come uno specchio della tua confusione. Per esempio: quando sei in uno stato “positivo”, in cui la vita scorre senza ostacoli, la percezione che hai del mondo esterno e di te stessa è positiva, ma quando sei triste o avvilita, vedi il mondo in tumulto. Lo stato in cui si trova la tua mente crea una sorta di vortice di eventi che riflettono ciò che stai provando. Il modo in cui percepisci te stessa e il mondo può essere paragonato alle immagini riflesse da un oggetto, posto tra due specchi uno di fronte all’altro.

Sandra: Quali sono gli ostacoli che ci impediscono di vivere nel presente?
Dio:
Gli ostacoli maggiori sono il desiderio di fare esperienze sempre nuove oppure il pensiero ossessivo, che rasenta l’ansia più che il desiderio, di vivere serenamente e senza problemi il futuro, perché quest’ansia è sempre accompagnata dalla paura per ciò che la vita potrebbe riservarti.

Il desideri odi nuove esperienze è la radice dell’infelicità, perché crea delle aspettative basate su ciò che stai vivendo nel presente, anziché attendere tranquillamente di vivere ciò che la vita ha in serbo per te. Esiste un mio ordine divino, ma equivale al principio dell’incertezza che è esattamente quello che tu non ami. Sembra paradossale che un ordine ben preciso crei confusione, ma il mio ordine spesso va contro il tuo bisogno di sicurezze. Diciamo che tu ti affanni per creare un soffice tappeto di sicurezze ed io amo toglierti il tappeto da sotto i piedi! Tu vorresti sempre cadere senza rischiare nulla ed io ti insegno a fare il gattino neonato che si lascia trasportare da un posto all’altro sentendosi sicuro nella bocca della mamma gatta! Non ami sentirti impotente perché vorresti sentirti a tutti i costi trovare ogni avvenimento comprensibile e coerente, in quanto la mente umana desidera certezza e sicurezza, mentre io ho creato un mondo essenzialmente incerto ed imprevedibile. Non comprendi che l’incertezza costituisce la base dell’esistenza del mondo fenomenico: il mondo non può esistere in assenza di insicurezza e la vita intera finirebbe, perché la “vita! Può esistere solamente sotto la benedizione data dall’incertezza. La sicurezza, personale o collettiva non può esistere.

Sandra: Mi sembra che la vita sia un continuo dover risolvere problemi. Risolto un problema, se ne presenta subito un altro ancor più difficile da risolvere!
Dio:
Tu non puoi trovare delle soluzioni ai problemi che ti si presentano; il problema stesso si dissolve nel momento in cui viene affrontato. Risolto un problema si viene a creare dello spazio che si riempie con un altro problema. Quindi non serve struggersi per trovare delle soluzioni, ma, se ti metti seduta sulla riva ed osservi il flusso della vita, le soluzioni arrivano da sole. I problemi vanno visti come nuvole di passaggio. Osserva come si rincorrono nel cielo e come tutto muta ed è sempre in movimento. Quante volte devo ripeterti che non sei tu a “fare” niente? Per non farti sentire apatica posso dirti di fare del tuo meglio, comunque tieni sempre presente che io, come legge cosmica, invio i problemi e sempre io invio le soluzioni. Io sono le correnti che spazzano le nubi ed il vento che porta la nuvola carica di pioggia. Quando ti capita un problema, sappi che ti arriva anche la soluzione, osservalo e non agitarti. Questa è la saggezza più alta.

tratto da:  Dialoghi con l’infinitoSandra Heber Percy

30 June, 2010 by pomodorozen Categories :
Anna Condemi
Autostima
Determinazione
Felicità
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Perdere .. senza perdersi, Anna Condemi

Perdite e distacchi sono esperienze comuni, fanno parte della nostra vita e fanno male, al punto che spesso reagiamo un po’… come le lucertole: se una parte soffre, la tagliamo via. Distaccandoci da noi stessi e dagli altri. Ma esiste un altro modo.

Quale esistenza non vive piccole e grandi perdite, piccoli e grandi distacchi? Da persone amate, da oggetti cari, dal proprio lavoro, ma anche dal paese di nascita, dalla casa a cui eravamo affezionati… sono eventi abbastanza comuni. E c’è di più: il distacco non è solo perdere qualcuno o qualcosa, è anche perdere un proprio modo di essere. L’esperienza del crescere, ma anche quella d’invecchiare: il corpo che si trasforma… non è forse un distacco da un modo d’essere, da un’immagine di sé?

Sono emozioni ed esperienze comuni a tutti noi che ci riportano al più vasto tema del cambiamento, della trasformazione che è poi il tema della vita: luoghi, relazioni, rapporti, ruoli sociali mutano, come cambiamo noi stessi insieme al nostro corpo e al nostro modo di pensare, di percepire, di sentire. La vita è tutta sostanzialmente un processo di cambiamento, un percorso del divenire, un aggiustamento consapevole di come siamo fatti: creare armonia dentro di sé, sintesi nella definizione di Roberto Assagioli, psichiatra e fondatore della psicosintesi. E questo cambiamento comporta tanto la speranza della trasformazione quanto il timore della perdita.

Dobbiamo allora evitare i distacchi? Impossibile. Neutralizzarli in modo da anestetizzarci e non sentire più nulla, né nell’animo né nel corpo? Oppure ancora cristallizzarci, immobilizzarci nella sofferenza, solo per il fatto che la continuità, persino se dolorosa, ci dà un senso d’identità?

La psicosintesi propone esattamente il contrario: nessuna anestesia, nessuna chiusura ai sentimenti, tanto meno a quelli pesanti. Queste emozioni purtroppo non sono rare, ma sono emozioni da condividere: solo così, pur essendo dolorose, non sono distruttive. Non è il dolore che ci distrugge dentro, ma l’isolamento, la chiusura.

Il dolore allora si può, si deve condividere e prima di tutto con noi stessi: come? Semplicemente permettendoci di provarlo. Fermiamoci, concediamoci tempo, lasciamolo parlare questo nostro dolore… e se le parole si esprimeranno in pianto, ascoltiamolo ma facciamolo con affetto: questo di oggi forse richiamerà lacrime più antiche che non ci eravamo permessi di provare, alle quali non avevamo concesso sfogo, espressione perché non potevamo concedercela. “Simile a pianta che non ha più fiori, ormai tronco, posso contorcermi. Salice piangente.”

E’ il sentimento doloroso di una poetessa giapponese del ’600, scritto dopo la scomparsa di tutti i suoi familiari… ma lei ha potuto permetterselo, ha potuto contorcersi, sostare nel suo dolore! Il dolore espresso, anche poeticamente, non distrugge, non lacera.

Scrivere, parlare, raccontare… raccontarsi agli altri: a qualcuno che ci ascolti, che ci stringa una mano, che ci accompagni nella sofferenza, che condivida i nostri sentimenti. E’ la chiusura, il non parlare a scavare un abisso tra sé e se stessi, tra sé e l’Altro, per il credente tra sé e Dio o qualsiasi forma di trascendenza. Parlare, al contrario, fa rientrare nel relativo. E quello che era un dolore assoluto, che c’invadeva totalmente, diventa relativo proprio perché, raccontandoci all’Altro, entrando in relazione scopriamo che accanto all’emozione dolorosa c’è il conforto, la simpatia, la tenerezza, l’empatia, la comprensione, la commozione. E con la commozione riemerge il ricordo delle persone amate, dei momenti belli. L’animo si solleva, si eleva.

Per Assagioli come per Buber noi siamo esseri di relazione, non siamo esseri soli: non esiste l’io se non esiste il tu. Solo se siamo in relazione siamo noi stessi, siamo sulla strada dell’essere umano, siamo nella direzione del cuore: quell’intenzione profonda, quella consapevolezza nel vivere per cui ogni azione, ogni gesto, ogni incontro, ogni cosa che ci circonda racchiude e imprigiona in sé preziose scintille che noi siamo in grado di liberare.
(di Anna Condemi)

Psicosintesi - “Un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore.
(Roberto Assagioli)

Bibliografia sulla Psicosintesi:

- Crescere – Piero Ferrucci – Astrolabio
- Psicosintesi – Roberto Assaggioli – Astrolabio
- Iniziazione alla psicosintesi – Fabio Guidi – Ed. Mediterranee
- La via dei fiori – Marisa Saso – (Ikebana e psicosintesi)

1 June, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Consapevolezza
Felicità
Yogananda
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I semi del successo – Yoganandaji

Il successo non viene dal mondo esterno, ma dalla vostra mente. Non appena formulate un pensiero giusto, mettetelo in pratica. Alcuni hanno delle buone idee, ma non hanno la tenacia di elaborarle e di attuarle. Dovete avere coraggio e perseveranza e pensare:

“Realizzerò la mia idea. Può darsi che non ci riesca in questa vita, ma farò comunque di tutto per realizzarla”. Pensate e agite, pensate e agite. Questo è il modo di sviluppare il potere della mente. Ogni idea è un piccolo seme, ma dovete farlo germogliare.

Supponiamo che abbiate deciso di guadagnare mille dollari. Continuate a pensarci, vi date da fare e guadagnate i mille dollari. In effetti è la mente che li ha guadagnati, perché se non fosse esistito il pensiero di volere i mille dollari, non li avreste guadagnati.

I semi sono così piccoli, eppure da un minuscolo seme potrebbe nascere un enorme albero, dal tronco torreggiante e dai frondosi rami. Ma il seme non fa l’albero; dovete seminarlo, innaffiarlo e averne cura. Poi, quando l’albero sarà completamente cresciuto, potrete dire che quel piccolo seme ha prodotto l’albero gigantesco. La stessa cosa accade con il successo: è un piccolo pensiero-seme che dovete sviluppare; non crescerà senza il vostro aiuto, proprio come i semi non crescono senza le vostre cure. Tutti i semi del potere sono racchiusi dentro di voi e aspettano che li facciate crescere.

- Il pensiero può essere materializzato -

La verità è più reale del pensiero o della fantasia, ma qualsiasi cosa pensiamo o immaginiamo può, talvolta, avverarsi. Anni fa, Jules Verne scrisse numerosi romanzi di avventura scientifica che a quel tempo furono considerati mera fantasia, ma da allora molte delle sue idee sono divenute realtà. L’immaginazione è un’importantissima componente del pensiero creativo, ma deve trasformarsi in un forte convincimento e ciò non accade senon ricorrete alla forza di volontà; ma se immaginate qualcosa con tutto il potere della vostra volontà, l’immaginazione si trasformerà in una convinzione.

E quando manterrete tale convinzione contro tutti i pronostici negativi, diventerà una realtà. Il maestro [lo Swami Sri Yukteswar] diceva che se la vostra volontà è forte, qualsiasi cosa immaginiate sarà creata per voi.
Proprio così.

Voi potete sviluppare questo tipo di immaginazione.

Ad esempio, potreste figurarvi un castello che fluttui nell’etere e, se la vostra fantasia è abbastanza forte, potete vederlo; se poi l’immaginazione si trasforma in una convinzione, riuscirete a materializzarlo, o a causarne la costruzione con mezzi naturali. Non si tratta di un sogno, ma di una cosa possibile. Nel Kashmir e in parecchie altre occasioni, molto tempo prima che io venissi in America, mi è apparso in una visione questo edificio che ora ospita la Casa Madre di Mount Washington. Ho trovato e scelto il posto io stesso, senza l’aiuto di nessuno; è stato costruito a tale scopo perché questo pensiero era nell’etere.

Il pensiero funziona! E una forza meravigliosa. Credete nel potere del pensiero, che viene da Dio, e usate tutta la forza del cuore e tutta la volontà per cercare di materializzare il pensiero. Ricordate, Dio è con voi. State esercitando il potere che proviene da Lui, e quando lo fate, egli vi sarà vicino per aiutarvi.

Molte delle cose che ho pensato si sono avverate. Tanto tempo fa pensavo che avremmo avuto bisogno di un Tempio più vicino a Hollywood di quanto non fosse Mount Washington. Rivolsi la volontà su questo pensiero e ottenemmo il nostro secondo Tempio. Avevo anche desiderato un Tempio lungo il Gange in India. È stato grazie al desiderio e alla benedizione di Lahiri Mahasaya e di Babaji che ho potuto acquistare una bellissima proprietà proprio sulle rive del Gange a Dakshineswar, il nostro Yogoda Math. Si trova a circa venti minuti da Calcutta ed è un’importante risorsa per la nostra opera. Ne sono molto soddisfatto.

“Ogni cosa che domanderete con fede, l’otterrete”. Dovete crederlo. I devoti che si recano in pellegrinaggio al Tempio di Tarakeswar in India, famoso per le guarigioni miracolose, se pensano e immaginano con forza che Dio li guarirà, saranno guariti. Le guarigioni istantanee testimoniano la loro fede. Le vostre preghiere, o i vostri desideri, non vengono esauditi perché non avete volontà e non avete fede. Se chiedete a Dio di guarirvi, e al tempo stesso continuate a dubitare, non guarirete. Oppure se chiedete debolmente: ” Signore, avrò un eremitaggio sulle rive del Gange? Lo so che è impossibile, ma mi piacerebbe averlo”, Dio vi risponderà: “Non lo avrai”.

Ma se dite: “Lo avrò; sarò come un mastino che non molla la presa”, e poi vi servite della volontà per raggiungere il vostro scopo, ci riuscirete.

Tratto da: Il Divino Romanzo di Yoganandaji
Ricevuto da Lista SadhanaGuido da Todi

Bibliografia Yogananda:

Come Essere una Persona di Successo
Diario Spirituale
Come Amare ed Essere Amati
Aforismi per la Vita
Vincere lo Stress
Vincere l’Insonnia

18 May, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Felicità
Jiddu Krishnamurti
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La ricerca della felicità – Krishnamurti

Non so se, nel corso delle vostre passeggiate, avete notato uno stagno lungo e stretto accanto al fiume. Deve essere stato scavato dai pescatori e non è collegato al fiume. Mentre quest’ultimo scorre incessantemente, largo e profondo, lo stagno è torbido, perché non è collegato alla vita del fiume e non contiene pesci. Le sue acque sono ferme, mentre il fiume, che scorre rapido, lì accanto, è pieno di vita e di movimento.

Non pensate che gli esseri umani siano anch’essi così? Si scavano una piccola pozza separata dalla corrente rapida della vita e in quella piccola pozza ristagnano e muoiono; ma, è proprio quella stagnazione, quel declino, che chiamiamo esistenza. In altri termini, noi tutti desideriamo uno stato di permanenza; vogliamo che certi desideri durino per sempre, vogliamo che i piaceri non abbiano mai fine. Scaviamo una piccola tana e ci barrichiamo dentro con le nostre famiglie, ambizioni, culture, paure, divinità, forme di culto, e lì moriamo, lasciando che la vita ci scorra accanto – quella vita che è impermanente, in perenne mutamento, che è così rapida, ha insondabili profondità, un’eccezionale vitalità e bellezza.

Avete notato che, se sedete in silenzio sulla riva del fiume, ne udite il canto – lo sciabordio dell’acqua, il rumore della corrente? C’è sempre un senso di movimento, uno straordinario movimento verso ciò che è più ampio e più profondo.

Ma, nella piccola pozza non c’è alcun movimento, la sua acqua è stagnante. E se osservate, vedrete che è questo che la maggior parte di noi desidera: piccole pozze stagnanti di esistenza lontano dalla vita. Affermiamo che questa nostra esistenza stagnante è giusta e abbiamo inventato una filosofia per giustificarla; abbiamo sviluppato teorie sociali, politiche, economiche e religiose in suo sostegno e non vogliamo essere disturbati perché, in definitiva, siamo alla ricerca di un senso di permanenza.

Sapete cosa significa ricercare la permanenza? Significa volere che le cose piacevoli durino indefinitamente e che quelle spiacevoli cessino al più presto. Vogliamo che il nome che portiamo sia conosciuto e tramandato attraverso la famiglia e la proprietà. Vogliamo un senso di permanenza nei rapporti, nelle attività, il che vuol dire che cerchiamo una vita durevole e continua nella nostra pozza stagnante; non desideriamo alcun vero cambiamento, così abbiamo edificato una società che ci garantisce la permanenza di proprietà, nome e fama.

Ma, vedete, la vita non è affatto così; la vita non è permanente Come le foglie che cadono da un albero, tutte le cose sono impermanenti, niente dura; il cambiamento e la morte sono inevitabili. Avete mai notato quanto è bello un albero spoglio che si staglia contro il cielo? Tutti i rami sono perfettamente delineati, e nella sua nudità c’è una poesia, un canto. Tutte le foglie sono cadute ed esso attende la primavera. Quando questa arriva, riempie nuovamente l’albero della musica di molte foglie, che a tempo debito cadono e vengono spazzate via dal vento; e questo è il cammino della vita.

Ma, noi, non vogliamo niente del genere. Ci aggrappiamo ai nostri figli, alle tradizioni, alla società, al nome che portiamo, alle nostre piccole virtù, perché desideriamo la permanenza; ecco perché abbiamo paura di morire. Abbiamo paura di perdere le cose che conosciamo. Ma, la vita non è quella che vorremmo; la vita non è affatto permanente. Gli uccelli muoiono, la neve si scioglie, gli alberi vengono tagliati o abbattuti dalle tempeste, e così via.

Noi, però, vogliamo che tutto ciò che ci dà soddisfazione sia permanente; vogliamo che la nostra posizione sociale e l’autorità che abbiamo sulle persone durino. Ci rifiutiamo di accettare la vita così com’è veramente.

Il fatto è che la vita è come un fiume: procede incessantemente, sempre intenta a cercare, esplorare, spingere, traboccare, penetrare ogni fessura con la propria acqua. Ma, vedete, la mente non consentirà che le accada questo. La mente capisce che è pericoloso vivere in uno stato di impermanenza, di insicurezza, e così si costruisce un muro attorno: il muro della tradizione, della religione organizzata, delle teorie politiche e sociali. La famiglia, il nome, la proprietà, le piccole virtù che abbiamo coltivato – sono tutti racchiusi dentro le mura, lontano dalla vita.

La vita è mobile, impermanente, e cerca incessantemente di infiltrare, di abbattere queste mura, dietro le quali c’è confusione e infelicità. Gli dei all’interno delle mura sono tutti falsi dei, e i loro scritti e le loro filosofie non hanno alcun significato, poiché la vita è al di là di essi.

Una mente che non abbia mura, che non sia gravata dal peso delle proprie acquisizioni, delle cose accumulate, della conoscenza, una mente che viva senza tempo, senza sicurezza – per una mente simile, la vita è una cosa straordinaria. Una mente così è la vita stessa, perché la vita non conosce rifugio. Ma la maggior parte di noi desidera un rifugio: una casetta, un nome, una posizione, tutte cose che affermiamo essere molto importanti. Chiediamo permanenza e creiamo una cultura fondata su tale bisogno, inventando dei che non sono affatto dei, ma semplici proiezioni dei nostri stessi desideri.

Una mente che ricerchi la permanenza è presto destinata a ristagnare; rapidamente si riempie di corruzione e di decadenza, proprio come lo stagno lungo il fiume. Solo la mente che non ha mura, né punti fermi, né barriere o rifugi, che si muove all’unisono con la vita, spingendosi sempre avanti, incurante del tempo, esplorando, esplodendo – solo una mente simile può essere felice, eternamente nuova, poiché è intrinsecamente creativa.

Capite di cosa sto parlando? Dovreste capire, perché tutto ciò fa parte di una vera educazione: se ne afferrate il significato, l’intera vostra vita sarà trasformata, e il vostro rapporto con il mondo, con il prossimo, con vostro marito o vostra moglie, assumeranno un significato totalmente differente. Allora non cercherete più di realizzarvi attraverso qualcosa, rendendovi conto che la ricerca dell’autorealizzazione porta solo dolore e infelicità. Ecco perché dovreste chiedere tutto questo ai vostri insegnanti e discuterne fra di voi. Se lo comprendete, avrete cominciato a comprendere la straordinaria verità di ciò che è la vita, e in quella comprensione c’è grande bellezza e amore, il fiorire della bontà. Ma gli sforzi di una mente che ricerca una pozza di sicurezza, di permanenza, possono solo portare all’oscurità e alla corruzione. Una volta installatasi nella pozza, una mente simile ha paura di avventurarsi fuori, di cercare, di esplorare; ma la verità, Dio, la realtà o quel che preferite, si trovano oltre la pozza.

Sapete che cos’è la religione? Non è nelle preghiere salmodiate, né nel compimento di un rito, né nell’adorazione di dei di latta, o immagini di pietra, non è nei templi e nelle chiese, né nella lettura della Bibbia, o della Bhagavadgita, non consiste nel ripetere un nome sacro, o nel seguire qualche altra superstizione inventata dagli uomini. Nulla di tutto ciò è religione.

La religione è il sentimento di bontà, quell’amore che è simile a un fiume, vivo, eternamente in movimento. In quello stato scoprirete che arriva un momento in cui ogni ricerca cessa del tutto; e la fine della ricerca è l’inizio di qualcosa di totalmente differente. La ricerca di Dio, della verità, il sentirsi completamente buoni – non il coltivare la bontà e l’umiltà, ma il cercare qualcosa al di là delle invenzioni e dei trucchi della mente, il che significa sentire quel qualcosa, vivere in esso, esserlo – quella è la vera religione.

Ma ciò è possibile solo se lasciate la pozza che vi siete scavati e vi gettate nel fiume della vita. Allora la vita vi stupirà prendendosi cura di voi,poiché voi non ve ne prenderete più cura. La vita vi porterà dove vorrà, poiché ne siete parte; non vi sarà alcun problema di sicurezza, di ciò che la ente dice o non dice: e questa è la bellezza della vita.

Tratto da Jiddu Krishnamurti. – LA RICERCA DELLA FELICITA’

Traduzione di VINCENZO VERGIANI
ricevuto da Lista SadhanaGuido da Todi

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Bibliografia Jiddu Krishnamurti:
La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti
Riflessioni sull’io – Jiddu Krishnamurti
I limiti del pensiero – Jiddu Krishnamurti – David Bohm
Senza pensieri – Jiddu Krishnamurti

17 May, 2010 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Felicità
Frase del giorno
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L’abbaglio della separazione – Andrea Pangos

Più si proietta il mondo, più si allontana la Felicità, che emerge con l’immergersi “in” Sé.  Cercare la Felicità nel mondo immaginandolo esteriore, fomenta l’abbaglio separazione e assomiglia al cercare di asciugarsi tuffandosi in mare.
(Andrea Pangos)