“Tutto quello che occorre per gustare la felicità” (Zorba il greco)
Continuiamo a trarre alcuni brani dal romanzo Zorba il greco di Nikos Kazantzakis:
“«Accade a te quello che accadde una volta a un corvo.»
«Sarebbe a dire?»
«Beh, era abituato a camminare dignitosamente, in modo degno di rispetto, come si conveniva ad un buon corvo. Ma un giorno si mise in capo di imitare l’incedere dei colombi… E da allora in poi il poveretto non riuscì più a riprendere il suo abituale modo e a camminare. Si era confuso, capisci? Saltellava e zoppicava: era incapace di recuperare il perduto decoro».
[...]
Ancora una volta compresi quale semplice e modesta cosa fosse la felicità, un bicchiere di vino, qualche castagna arrostita, un braciere incrinato pieno di carboni ardenti, il suono del mare. Null’altro. Tutto quello che occorre per gustare la felicità nel luogo e nel momento adatto, è un cuore semplice e modesto.
[...]
«La mia gioia è grande, perché è semplice e perché trova origine negli eterni elementi: l’aria pura, il sole, il mare e il pane di grano».
[...]
«Senza dubbio tu sei soddisfatto della vita che conduci e, poiché la consideri felice, essa lo è. Hai scelto la felicità»
[...]
Riappesi la lampada al gancio. Zorba era completamente assorto nel suo lavoro: non pensava a null’altro, era divenuto una cosa sola con la terra, il piccone e il carbone.
[...]
«[...] Sono tutto preso dal mio lavoro, tutto teso anima e corpo, con l’attenzione fissa alla pietra, al carbone, al santuri. Se mi parli o mi tocchi all’improvviso, ed io cerco di voltarmi, posso scattare. Hai capito, ora?»” (pp. 85-86; 101; 112; 114; 135).
Custodire la propria natura è farla essere. Soprattutto riconoscerla. Riconoscerla non è guardarla: è esservi aderenti, senza farne un oggetto, un contenuto, una descrizione di conoscenze psicologiche. La descrizione reifica, cristallizza la natura indicibile che ti abita e che cerca in te la sua espressione. La descrizione blocca il suo essere, la costringe in canali. Hai paura e allora non ti esponi totalmente a ciò a cui ti condurrà, a ciò che non sai. Imiti modelli e allora appari posticcio, falso. Hai già perso la tua nobiltà. Hai assunto artifizi, sei fuori dalla tua semplicità. Cerchi soluzioni mirabolanti, ti esalti solo davanti ai grandi effetti speciali, alle parole roboanti, alle sfrenatezze delle fantisticherie di una mente frustrata e in gabbia. E allora perdi il suono del mare, il bicchiere di vino, la bellezza dell’essere delle cose. Cerchi troppo in alto. Soprattutto il problema è che cerchi. E allora non vedi. Lo sai, te l’hanno già detto tutti, ma non lo sai mai fino in fondo: la retorica della felicità finalmente ha la sua fine quando capisci che la questione non sta nei contenuti, ma nell’atteggiamento.
Allora quando non hai più tensioni, attese, aspettative verso questa o quella cosa, questo o quell’evento, sei tutto aderente all’atto dell’attimo. Sei tutto preso. Non c’è dualismo, non c’è domanda, non c’è ricerca.
tratto dalla newsletter di http://www.lameditazionecomevia.it/ (Gianfranco Bertagni)
Uno degli obbiettivi – da sempre – della ricerca spirituale è il raggiungimento del cosiddetto Vuoto mentale. Questo obbiettivo non viene però perseguito in tutti i vari tipi di percorso spirituale. In alcuni casi, evidentemente, non è oggetto della ricerca stessa. In altri casi se ne parla, ma il metodo non aiuta l’allievo a raggiungerlo. Esiste il Vuoto mentale? Che cos’è?
Il Vuoto mentale è l’Amore. Amare significa produrre Vuoto mentale. La ricerca spirituale è quindi inscindibile dalla maturazione del Vuoto mentale. Alcuni insegnamenti favoriscono la ricerca del Vuoto mentale, ma lo chiamano diversamente, per esempio Beatitudine, Pace o Puro essere. Gli insegnamenti che non fanno maturare questo stato non andrebbero considerati spirituali perché non conducono all’Amore.
Cosa implica il Vuoto mentale?
Nel senso stretto del fenomeno il Vuoto mentale è la pura esperienza di esserci esente da pensieri. Nel senso più ampio del fenomeno, il Vuoto mentale può, invece, essere caratterizzato anche dai pensieri, ma non superflui, che scaturiscono dal Vuoto mentale e praticamente non lo turbano.
Cosa accade in quest’ultimo caso al Vuoto mentale?
Il Vuoto mentale accade a se stesso caratterizzato anche dai pensieri. Il Vuoto mentale è consapevole di questi pensieri, di come si creano, durano e terminano e può osservarli e prolungare a piacere l’intervallo tra loro. Può inoltre decidere di far cessare il flusso di pensieri, per permanere esente da pensieri. Il Vuoto mentale applicato alla pratica vita quotidiana esige il pensiero consapevole. Non si può fare la spesa, pagare una bolletta o dialogare senza produrre pensieri. Senza pensieri non si può nemmeno tramandare un insegnamento spirituale.
La ricerca del Vuoto mentale totale non deve diventare un’ossessione, anche perché è impossibile permanere sempre e totalmente senza pensieri, sopratutto per chi non fa una vita da eremita. Anche la lettura di questo testo esige la formazione di pensieri. La ricerca ossessiva del Vuoto mentale può facilmente diventare un ostacolo per lo stesso Vuoto mentale. Bisogna tendere al Vuoto mentale e contemporaneamente lasciarsi andare al flusso della vita per godersi la vita consapevolmente.
Tu parli di Vuoto mentale che osserva i pensieri.
Sì, i pensieri che scaturiscono dal Vuoto mentale sono segmenti del Vuoto mentale stesso, che è il soggetto osservante che osserva alcuni suoi segmenti o esperienze definite pensieri.
In che modo, attraverso quali pazienti processi, è possibile allenare la propria mente a “concederci” il Vuoto, lo spazio più amplio possibile tra un pensiero e l’altro?
Non è la mente di qualcuno. Non c’è nessuno ad avere la mente, ogni qualcuno è un fenomeno che abita la mente.
L’allenamento della mente può essere classificato in vari ambiti, tra cui: la meditazione appartata, la meditazione durante le attività quotidiane, l’attività creativa consapevole, il riflettere illuminante, la vita sessuale illuminante, il sonno consapevolizzante. La qualità mentale di ognuno di questi ambiti influisce sulla qualità meditativa degli altri. Perciò è importante puntare alla massima qualità meditativa in tutti gli ambiti.
In che senso sono “io” ad abitare la mente? Di chi è allora, la mente?
Se per te intendi Claudia, Claudia è un insieme di concetti che appartengono alla mente. Immergendosi in meditazione, scompare ogni pensiero e quindi ogni identità concettuale. Alla fine l’unica esperienza che rimane è il Vuoto mentale, che è Amore, Identità esperienziale senza identità concettuale, anche perché è senza pensiero.
Tu come individuo, cioè come processo di individualizzazione che dura dal concepimento alla morte, sei, invece, la mente stessa. Mente non intesa, come viene fatto spesso, come apparato percettivo, emotivo e concettuale, ma mente intesa come totalità della vita individuale. In questo senso, scaturendo la mente da Dio immanifesto, si potrebbe dire che ogni mente è di Dio immanifesto, che però non conosce mente. Dalla prospettiva della mente, cioè dell’individuo, la mente è di se stessa, anche perché è se stessa e ogni avere esige l’essere e senza la mente in questione, non ci sarebbe il suo essere e quindi nessun avere.
Cosa intendi per meditazione appartata?
La meditazione appartata consiste nel meditare creandosi le condizioni per ridurre al minimo i disturbi esterni. È un momento da dedicare interamente a se stessi, a farsi del bene meditando. Ed è anche un bene per gli altri. Èimportante utilizzare un metodo meditativo qualitativo che trasformi profondamente la mente. Alcuni metodi quietano la mente senza però trasformarla in modo profondo.
In che modo la sessualità può intendersi illuminante? E come si integra nella ricerca spirituale, dal momento che, secondo alcuni maestri e insegnamenti,la sessualità è considerata un dispendio energetico rispetto alla propria evoluzione spirituale, se non un’attività del tutto fuorviante?
Il problema di alcuni insegnamenti è che sono votati al risparmio energetico, perché non offrono strumenti per aumentare le energie nella misura necessaria. Secondo alcuni la sessualità andrebbe evitata, anche perché la fuoriuscita dello sperma è un dispendio energetico. Questo è vero, ma se la maturazione spirituale dovesse dipendere anche dalla fuoriuscita del liquido seminale, sarebbe un bel problema, perché invece di agire per ampliare le proprie capacità energetiche, ci si limiterebbe dedicandosi al risparmio energetico. Non va dimenticato che il principio-uomo è anche il potenziale in cui appare l’universo intero come forma dell’esserci umano. Considerando questo, sarebbe veramente paradossale se l’uomo non riuscisse perlomeno a recuperare il potenziale energetico disperso dall’eiaculazione. E poi l’orgasmo è scindibile dall’eiaculazione. Per chi utilizza un metodo evolutivo qualitativo la sessualità sana e l’eiaculazione non rappresentano un problema energetico o spirituale, anzi. La sessualità illuminante attiva e matura potenziali energetici e processi consapevolizzanti utilissimi per la maturazione spirituale. Tra l’altro, l’orgasmo è uno stato in cui l’attività emotiva e concettuale si quieta e questo è uno degli scopi della pratica spirituale.
La sessualità consapevolizzante fa superare i traumi sessuali, mentre l’idea che la sessualità non è spirituale può essere un’ottima maschera concettuale per celarsi problematiche sessuali. Talvolta, maggiore è il trauma, più la sessualità viene negativizzata, per meglio illudersi di essere sulla strada giusta e per dar maggior apparente ragione alle proprie argomentazioni. Ci sono casi in cui i comportamenti condizionati dai blocchi sessuali sono stati definiti come segno di santità.
Dal punto di vista spirituale, la sessualità è un problema quando c’è attaccamento alla sessualità. Ciò implica anche la creazione di fantasie sessuali che allontanano dalla presenza integrale ora-qua. Le fantasie sessuali ci sono anche perché non ci si sente realizzati sessualmente. Realizzando una sessualità illuminante diminuiscono le fantasie sessuali. Producendo piacere la vita sessuale può produrre dipendenza dai sensi. Il vero modo per diventare indipendenti dai sensi è maturare l’Appagamento chiamato Beatitudine o Amore, grazie al quale non c’è bisogno di cercare piacere attraverso i sensi ma si può esprimere la Beatitudine attraverso l’espressione sensoriale, senza attaccamento a essa.
La sessualità è illuminante nella misura in cui avvicina all’Amore ovvero avviene nell’Amore. La sessualità illuminata non è né emozionale né emotiva. Durante il rapporto sessuale illuminato dall’Amore, non ci sono emozioni, perché c’è, appunto, Amore, che precede ogni emozione. Il rapporto sessuale illuminante è caratterizzato dal lasciarsi andare all’Amore e dall’abbandonarsi al partner e questo aiuta a liberarsi dalla rigiditàpsicofisica durante il rapporto, ma anche dopo. La sessualità illuminante porta anche all’attivazione del nodo di Brahma, che nelle donne si trova sul cervice, e che permette un orgasmo globale attraverso l’attivazione di processi ed energie profondamente consapevolizzanti, che favoriscono l’esperienza integrale di se stessi e del partner in se stessi. La sessualità è un ottimo potenziale per scoprire l’Unità e andrebbe praticata consapevolmente.
La vera sessualità è inscindibile dall’Amore che non può esserci senza sessualità, la quale non può esserci senza Amore. A meno di appoggiarsi alla tecnologia, senza l’atto sessuale non ci può essere la vita manifesta, spazio temporale, quindi non ci può essere l’esperienza Amore. L’Origine, Dio immanifesto, è uno stato non esperienziale. Senza l’esperienza primaria-Amore non ci può essere nemmeno l’esperienza sessualità, che come ogni esperienza è una conseguenza dell’esperienza Amore. Senza sessualità non può esserci nemmeno la ricerca spirituale, senza vita non c’è chi possa cercare cosa. Amore, sessualità e ricerca spirituale sono inscindibili. Sacro e profano sono aspetti separati solo a causa di mancanza di Amore, carenza che è causata anche dalla sessualità poco qualitativa e dalle idee sbagliate sulla sessualità, tra cui l’idea che la sessualità non è spirituale. Realizzarsi sessualmente permette anche di caricare meno di aspettative la ricerca spirituale. In più campi ci realizziamo e meglio ci realizziamo, minore è il rischio di compensare le mancanze in alcuni aspetti della vita con eccessi nell’altro, anche nella spiritualità.
Ma cosa ha a che vedere l’attività sessuale, sebbene illuminante, con l’esperienza del Vuoto mentale?
Come ho spiegato poco fa, l’orgasmo può essere un’ottima introduzione per permanere Vuoto mentale. La sessualità più profondamente vera avviene nel Vuoto mentale, cioè come espressione dell’Amore nell’Amore, che ha un rapporto sessuale integrale con se stesso, perché ogni esperienza è Amore. Inoltre, la capacità di produrre Vuoto mentale è determinata anche dalla qualità delle energie e la sessualità consapevole è molto energizzante.
E in che modo il sonno consapevolizzante può maturare in noi il Vuoto mentale?
Il sonno consapevolizzante favorisce la consapevolizzazione del sonno profondo, dei sogni e dello stato di veglia. È un ottimo aiuto per trascendere questi tre stati in favore dell’alternanza tra il Vuoto mentale e l’Estinzione, anche durante il periodo di riposo, quando l’alternanza va a sostituire il precedente dormire. Maggiore è il grado di consapevolezza, cioè più la conoscenza di esserci è vicina all’Amore, più il dormire si è trasformato in un riposare illuminato.
Prima hai affermato che una mente quieta può non essere una mente trasformata. Cosa intendi con trasformare la mente, dal momento che spesso si intende l’annullare, eliminare la mente come scopo ultimo della realizzazione?
La trasformazione della mente implica l’eliminazione delle cause degli ostacoli interiori ed esteriori per il Vuoto mentale e la maturazione della capacità di produrlo. La meditazione appartata deve creare anche le condizioni per integrare nelle attività quotidiane uno stato meditativo sempre più qualitativo.
L’idea di annullare la mente può essere molto fuorviante, anche perché la mente non può essere annullata, esiste fino alla morte. Compreso in modo errato questo concetto può produrre conflitti, che sono sempre della mente con se stessa. Quando si usa il concetto di annullare la mente si dovrebbe specificare che significa eliminare la modalità meccanica della mente che impedisce il Vuoto mentale. Durante il Vuoto mentale la mente non è annullata, c’è ed è proprio lei a produrre il Vuoto mentale. Se Ramana Maharishi, Sri Nisargadatta Maharaj e altri jnani che hanno parlato di annullamento della mente, la avessero eliminato definitivamente non ci sarebbe il loro insegnamento verbale, che è composto da concetti. Senza mente non ci possono essere idee.
Quali sono gli ostacoli al Vuoto mentale?
Gli ostacoli interiori sono psichici, energetici e fisici. Gli ostacoli psichici sono i processi emotivi e concettuali non in funzione dell’Amore. Uno tra gli ostacoli fisici è uno stato inadeguato del sistema nervoso, che impedisce di progredire come dovuto. La meditazione andrebbe quindi usata anche per migliorare la qualità del funzionamento del sistema nervoso. Gli ostacoli energetici sono gli impedimenti per l’energia vitale e le energie evolutive, tra cui il processo della kundalini. Per progredire qualitativamente è necessario maturare le energie evolutive e maturare la capacità di eliminare le cause delle energie ostacolanti.
L’attivazione e la maturazione della kundalini sono necessarie per la trasformazione della mente, per la maturazione integrale? Non tutti i metodi prendono in considerazione esplicitamente il processo della kundalini. Secondo alcune dottrine l’attivazione della kundalini è pericolosa e deve avvenire, se mai si attivasse, in maniera graduale…
Dipende a cosa si indica con il termine maturazione integrale, se con questo concetto intendi anche la maturazione della kundalini, allora la maturazione della kundalini è chiaramente necessaria. Per l’illuminazione non è necessario agire direttamente sulla maturazione della kundalini. Spesso la kundalini matura indirettamente, ma l’illuminazione non implica la maturazione della kundalini. E poi, inteso nel senso ampio del fenomeno di maturazione, la kundalini, come le altre energie, non è mai matura, può sempre maturare, aumentare il proprio potenziale energetico. La maturazione della kundalini è comunque utile alla consapevolizzazione. Questo potenziale energetico andrebbe utilizzato in funzione della realizzazione, anche per aumentare il potenziale illuminante della sessualità e per una maggior attività creativa consapevolizzante. L’attivazione della kundalini può essere pericolosa se viene attivata con metodi non sicuri, mentre è sicura se l’attivazione avviene con metodi sicuri.
Puoi indicare un metodo sicuro?
Si può meditare con l’aiuto di richieste e affermazioni come: mi apro all’attivazione della kundalini, chiedo all’Amore di maturarmi la kundalini nei sette chakra, mi apro a consapevolizzare la kundalini nei canali energetici. Questo metodo è molto semplice e nel contempo molto efficace, sopratutto se iniziato da un Maestro Autentico. Inoltre, non esige nemmeno l’astinenza sessuale, il digiuno e altre pratiche di rinuncia.
Quali dobbiamo considerare come ostacoli esteriori invece?
Gli ostacoli esteriori sono in parte causati dagli ostacoli interiori, come loro proiezioni, ma sono prodotti anche dalle proiezioni negative altrui, cioè dalle emozioni e idee non evolutive dell’umanità intera. É importante meditare direttamente anche per eliminare gli ostacoli esteriori. Si può utilizzare la richiesta diretta: chiedo l’eliminazione delle cause degli ostacoli esteriori, oppure l’affermazione: abbandono gli ostacoli esteriori all’Amore. Alcuni insegnamenti non favoriscono l’azione diretta sugli ostacoli esteriori, anche perché sono stati sviluppati per una vita da monastero e da ashram. Non producono quindi gli anticorpi necessari per una vita da città. Una macchina di formula 1 può essere vincente su pista, ma su un circuito rally non andrà lontano. Parlando di esteriore andrebbe considerato che tutto ciò che percepiamo è una nostra esperienza interiore.
Altri insegnamenti, invece, inseriscono a bella posta esponenziali ostacoli “fittizi” come parte integrante del metodo di apprendimento. Specie gli insegnamenti pedissequamente fedeli ad antiche o antichissime tradizioni.E’davvero ancora necessario? O nell’epoca attuale, siamo già piuttosto attentati da inesauribili sfide?
Bisogna utilizzare, non seguire, un insegnamento che porta concreti risultati nella pratica vita quotidiana. La qualità del percorso maturativo è determinata sostanzialmente da quanto ci si libera dalla sofferenza in favore della Felicità. È molto importante essere aperti a conoscere un metodo evolutivo che favorisce la Realizzazione Integrale.
E, a proposito di sfide, come è possibile mantenere il Vuoto mentale anche durante le attività quotidiane?
Maturando il distacco spirituale, che non consiste nel distaccarsi dal mondo, ma nell’integrare l’Amore nell’esperienza chiamata vita quotidiana. Il distacco implica la dualità, l’esperienza chiamata separazione. L’integrazione dell’esserci porta invece all’esperienza Unità che è Amore, Vuoto mentale. L’equanimità spirituale non è una questione di distacco dal mondo, ma di essersi radicati nell’esperienza Amore, che permane indipendentemente da ciò che accade, cioè da ciò che appare nella mente. Ciò che viene percepito è sempre un segmento della mente prodotto dalla stessa.
In senso pratico, cosa bisogna fare per maturare il distacco spirituale?
Il Vuoto mentale durante le attività quotidiane può essere favorito tendendo a osservare consapevolmente ciò che accade nel campo esperienziale, cioè sensazioni, forme, emozioni e pensieri. Inoltre, è bene tendere a focalizzarsi sul, chiamiamolo così, punto in cui si costituisce l’esperienza di esserci, cioè sul confine tra l’esperienza di esserci e la sua assenza. Così facendo, la mente si volge profondamente verso l’Origine e matura più facilmente il distacco spirituale, anche consapevolizzando che ogni esperienza è irreale. Questi processi possono essere favoriti affermando, per esempio: mi apro alla testimonianza consapevole, oppure eliminazione degli ostacoli per la testimonianza consapevole o mi apro a scoprire il confine tra esserci e assenza di esserci.
Semplice ma difficile?….Molti seri ricercatori, durante il proprio percorso spirituale, restano spesso vincolati ad un mantra, o a più di uno, o ad oggetti e protocolli cerimoniali particolari e imprescindibili, a esercizi fisici, rituali di purificazione, calendari e cicli. Oppure all’idealizzazione perpetua di un maestro non più in vita, se non di una guida in carne e ossa verso la quale possono manifestarsi processi di transfer e contro transfer (per dirla con la psicanalisi) più o meno consci. Fermo restando il valore e potere trasformativo di qualsiasi pratica seria e consolidata, viene così trascurata l’esperienza del Vuoto mentale in sé.
Il percorso spirituale può essere definito anche come abbandono del superfluo in funzione dell’essenziale. Bisogna essere molto pratici, basarsi su progressi concreti e non farsi abbagliare dalle forme. Maturare spiritualmente è ben diverso dal mero occuparsi di spiritualità, nel senso di occuparsi di temi, fenomeni e metodi spirituali senza però maturare la capacità di produrre Vuoto mentale, cioè Felicità, in ogni aspetto della vita. Bisognerebbe considerare che ai fini della maturazione spirituale, la qualità dello sforzo è determinata primariamente da quanto favorisce la liberazione dalla sforzo. Andrebbe inoltre considerato, ragionevolmente, il principio: massimo sforzo ottenimento minimo, minimo sforzo ottenimento massimo, assenza di sforzo ottenimento immenso. L’assenza di sforzo implica il Vuoto mentale.
Qual è, a tuo avviso, la connessione possibile tra investigazione psicanalitica e ricerca spirituale? È possibile una integrazione costruttiva?
Sono a favore della conoscenza spontanea e diretta che emerge con il quietarsi della mente, grazie alla quale in un attimo diventa chiaro ciò che sarebbe incomprensibile in ore e ore di analisi. L’analisi non dovrebbe essere usata per intrappolarsi nella ricerca di spiegazione ai perché psicologici, ma si dovrebbe utilizzarla primariamente per volgersi verso l’Origine, con domande del tipo: Cos’è l’Origine? Dove inizia il tempo? Cos’è la pura esperienza di esserci, dove compare? Da dove provengo come individuo? Qual è la Reale Identità?
La scoperta dell’Identità spirituale esperienziale, che è l’Amore, e dell’Identità spirituale Reale, che è Dio immanifesto, è di fondamentale importanza. Il ricercatore dovrebbe però tendere anche a consapevolizzare nella misura necessaria il proprio essere fisico, energetico, sessuale, percettivo emotivo e concettuale.
Freud o Jung?
Jung, che oltre ad illuminarsi, si è anche Realizzato Integralmente e ha raggiunto l’Eccellenza nel suo campo.
Cosa possiamo fare inizialmente, durante l’allenamento progressivo al Vuoto mentale e al distacco spirituale con la meditazione appartata o in attività, per riuscire ad osservare i pensieri e non rimanere coinvolti nel loro turbinio?
Ci si può focalizzare su un unico pensiero, osservandolo senza analizzare. Così lo si utilizza come oggetto della meditazione. Ci si può concentrare anche sull’intervallo dei pensieri, prolungare l’intervallo fino a interrompere il flusso di pensieri.
All’inizio del percorso spirituale l’osservazione dei pensieri e l’interruzione del loro flusso può essere molto difficile, se non addirittura impossibile. Questo significa anche che se si ha difficoltà a farlo, non si è in una fase avanzata della ricerca spirituale, pur praticando da decenni. Per questo è importante praticare regolarmente un tipo di meditazione appartata veramente trasformante, in modo che la mente si purifichi e consapevolizzi, per poi rendere più facile la testimonianza consapevole durante le attività quotidiane.
Si può pregare ovvero meditare con l’ausilio di affermazioni come: eliminazione delle cause dei pensieri superflui, abbandono le emozioni e le idee all’Amore, chiedo alla Pace di attivarsi in me. Si può anche affermare Amore, Vuoto mentale, Io Sono, Sono Beatitudine oppure Sussisto Assoluto, e rimanere concentrati sul flusso prodotto da queste affermazioni, per favorire l’emersione del Vuoto mentale, ma anche dell’Estinzione.
Cosa intendi con il termine consapevolizzare?
Con il termine consapevolizzare riferito ai contenuti psichici, cioè percettivi, emotivi e concettuali, intendo il riconoscimento di un contenuto psichico e l’armonizzazione della sua vibrazione con la vibrazione dell’Amore. Riferito a Ciò che precede l’individuo intendo, invece, maturare la consapevolezza riguardo l’Origine. Maturare la consapevolezza può essere definito anche come illuminare il sapere con l’Amore.
E rispetto all’attività creativa, come accade la “consapevolizzazione”?
L’attività creativa porta allo stato di flusso che è uno stato meditativo, più precisamente un passaggio verso la meditazione massima, che è la Beatitudine, l’Amore, quando il flusso si arresta. L’artista saggio riesce a mantenere lo stato meditativo anche una volta terminata la fase creativa. Molti artisti sono però così presi dalle idee riguardo a se stessi, a ciò che hanno creato, a come promuoversi, alla propria immagine, da sciupare spesso questo potenziale meditativo, proprio a causa dell’emergere di idee superflue che impediscono il Vuoto mentale e la consapevolizzazione qualitativa durante le attività non artistiche.
Ogni faticosa conquista contiene in sé il dono per il raggiungimento ottenuto. Cosa ci offre il Vuoto mentale?
Primariamente la Felicità. Inoltre, il Vuoto mentale porta anche a diventare liberi pensatori, liberi di pensare consapevolmente e di non pensare, perché si ha la capacità di produrre Vuoto mentale esente da pensieri. Il Vuoto mentale è una condizione base per essere liberi pensatori. Oltre a permettere il manifestarsi di verità universali e funzionali alla realizzazione spirituale, il Vuoto mentale favorisce pensieri molto qualitativi per la pratica quotidianità. Il Vuoto mentale è la Verità esperienziale, dalla quale possono emergere qualitative verità concettuali.
Il Vuoto mentale è accessibile a tutti?
A tutti coloro che sono in grado di produrlo. Se la pratica della Felicità fosse diffusa, per esempio tramite il sistema scolastico, in molti sarebbero in grado di produrre il Vuoto mentale, che allora verrebbe visto come normalità. Una tra le cose paradossali del sistema scolastico ed educativo in generale, più precisamente ritenuto tale, è che nonostante il fatto che ogni essere umano tende naturalmente alla Felicità, il sistema scolastico ed educativo in generale offrono pochi spunti su come raggiungerla. Di solito, anche chi lo spiega teoricamente non può dare un aiuto concreto, perché per favorire la Felicità altrui bisogna essere in grado di produrla in se stessi.
Cosa dovrebbe essere, o fare, un vero maestro per aiutarci a raggiungerlo?
Maggiore è la qualità del proprio Vuoto mentale, più il maestro lo favorisce automaticamente negli allievi. Dovrebbe poi offrire un metodo qualitativo per maturare la capacità di produrre Vuoto mentale, a prescindere dalle circostanze quotidiane prodotte dalla mente e che appaiono nella stessa.
In che altro modo potresti definire il Vuoto mentale?
Beatitudine, Amore, Pace, Pura Conoscenza in essere, Identità esperienziale, Dio manifesto puramente, Puro Essere, Felicità, Presente pienamente presente a Sé.
Tu in che modo lo vivi, quanto a lungo, e come ha cambiato, se l’ha cambiata, la tua vita?
Non c’è nessuno che vive il Vuoto mentale, è il Vuoto mentale che sperimenta se stesso senza essere contaminato da idee su un io particolare che vive la vita ovvero il Vuoto mentale. L’Amore è un’esperienza praticamente costante. La vita non è soltanto cambiata, è migliorata. Il cambiamento è inevitabile, è costante per tutti e può significare anche un peggioramento. Ilmiglioramento sostanziale è stato il passaggio dalla sofferenza a una Felicità costante, che permette di interagire con il mondo per Realizzarsi Integralmente e tendere all’Eccellenza, senza essere condizionati dal delirio collettivo. Il Vuoto mentale permette di esser reattivi soltanto alla Beatitudine, cioè di essere la fonte della nostra Felicità. Tra l’altro, non ci può essere Felicità se non si è fonte della stessa.
Puoi ampliare il concetto di reattivi alla Beatitudine?
Sì! Significa produrre Amore come unica esperienza, in modo da percepire il mondo nella luce dell’Amore, il che fa parte della verità esistenziale. In questo modo, qualsiasi cosa accada nel mondo, lo percepiamo in uno stato d’Amore e quindi siamo integralmente Amore che reagisce a se stesso, che è lo stato naturale, sano ed è di enorme aiuto all’umanità, anche perché genera Compassione.
Cos’è la Compassione?
Nel senso più elevato del termine, la Compassione è l’espressione della propria Felicità verso il prossimo unita alla consapevolezza riguardo alla sua sofferenza senza che ci turbi. Non perché si è insensibili, ma perché producendo soltanto Felicità si è Equanimi, Beati, Imperturbabili, strapieni di Amore. Possiamo aiutare altri a liberarsi dalla sofferenza nella misura in cui ne siamo liberi. Soffrendo possiamo fare ben poco per il mondo, un analfabeta non può insegnare a scrivere. Chi non Ama non può trasmettere pienamente l’insegnamento chiamato Amore, che è libertà dalla sofferenza.
Dunque la Felicità non si cerca, non si trova ma la si produce?
La Felicità si può cercare. Cercarla nel modo giusto porta a produrla in se stessi. La Felicità viene trovata quando si è Felici, cioè quando si fa esperienza di se stessi come Felicità.
1. Il primo modo e’ attraverso i tuoi pensieri. Non formare nella tua mente alcun pensiero che non sia gioioso, ottimistico e tale da espandere la tua speranza e il tuo futuro. Ogniqualvolta crei un pensiero triste e negativo, e’ come se tu avessi un ”tarlo”, si crea una fuga. Per esempio, quando stai per creare una nuova impresa, un lavoro artistico o altre cose creative, non pensare: ”E se non ce la faccio? Che accadra’ se fallisco? E se va male?”.
La gioia puo’ diffondersi attraverso i tuoi pensieri, i quali trasportano immense quantita’ di carica gioiosa, che puo’ trasformare i tuoi affari, il tuo futuro, i tuoi progetti, come pure i progetti altrui. Forse l’ottanta per cento dei tuoi pensieri sono dettati dal cattivo umore, tristi, dolorosi e girano intorno all’idea di fallimento, lotte, odio, vendetta e cosi’ via. Non coltivare tali pensieri: per imparare ad impedire che ti si affaccino alla mente basta cominciare a prevenirli. Comincia ad imparare come rendere gioiosi i tuoi pensieri.
Cerca di osservare te stesso oggi, domani, l’anno prossimo e per il resto dei tuoi giorni: vedi se riesci a trasformare i pensieri negativi in pensieri di gioia. Facciamo il caso che tu conosca qualcuno che ha fatto o detto qualche cosa che ti ha disturbato: ecco che tu fai partire il motore dei pensieri negativi che produce gas di scarico velenosi. Cerca di arrestare immediatamente questo processo, chiediti: ”Posso trovare qualcosa di buono in quella persona?” Pensi di poterti vendicare danneggiandola con pensieri negativi, ma prima che i pensieri lascino la tua mente, gia’ hanno inquinato la tua stessa aura: i pensieri negativi fanno del male a te prima che all’altra persona.
Ecco il motivo per cui certe chiese usano le ”affermazioni”, che sono si’ meccaniche, ma aiutano a cambiare il corso dei pensieri. Se hai pensieri negativi, essi distorcono il meccanismo mentale perche’ sono velenosi.
L’energia mentale e’ neutra, non e’ ne’ negativa, ne’ positiva, e quando il processo del pensiero ha inizio, e’ la tua motivazione che fa si’ che quell’energia costruisca forme velenose oppure benefiche. Prima di formulare un pensiero, di’ a te stesso: ”Sara’ un pensiero molto salutare e molto bello.” I pensieri negativi, velenosi, privi di gioia sono la causa del tuo insuccesso. I pensieri giusti e belli sono carichi dell’energia spirituale della gioia, e saranno invincibili, vittoriosi e potenti; inoltre nutrono la tua mente, il tuo corpo e la tua aura. Questi sono i segreti della Natura, ma nessuno ne parla.
Tu ti preoccupi di che malattia morirai; se avrai un incidente; ti domandi che cosa ti succedera’ e se per caso non sei gia’ malato di cancro. Tutti questi pensieri che circolano nella tua mente vanno eliminati grazie all’azione dei pensieri gioiosi: comincia a pensare tutto il contrario, che vivrai a lungo una vita felice e sana, che sarai bello, puro e intelligente… quando fai questo, il sistema elettrico del tuo corpo comincia a funzionare sulle marce positive anziche’ negative. Sta a te ucciderti o progredire: sei tu che ti uccidi, come sei tu che ti guarisci. Con i pensieri negativi e pessimistici avveleni l’atmosfera in cui vivi.
2. Fa’ progetti pieni di gioia. Non farne nessuno che sia doloroso o dannoso per gli altri, ma creane di innocui e gioiosi. Per esempio, una donna puo’ dire:
”Preparero’ qualcosa di buono; quando mio marito torna a casa avro’ pronta una bella cenetta, con i fiori sulla tavola, e mi esprimero’ in modo positivo.”
E un uomo deve progettare qualcosa che renda felici sua moglie e i suoi figli.
Quando inizi a fare progetti costruttivi, innocui e belli, tu nutri il tuo meccanismo mentale di energia di gioia, e cosi’ la tua intelligenza si espande, mentre i progetti nocivi la danneggiano. Anche se devi incontrare qualcuno che non ti e’ amico, pianifica qualcosa di bello per il vostro incontro. Sempre dovresti progettare cose che producono gioia; per capire queste idee, devi far ”cambiare marcia” alla tua mente.
Cerca di affrontare la realta’ con gioia, di scoprire te stesso e cio’ che ti circonda con gioia: ogni evento o situazione che rivela a te stesso la tua natura deve essere un momento di gioia. Se agisci cosi’, non tenderai ad identificarti con i tuoi errori, non creerai nella tua coscienza una brutta immagine di te stesso; al contrario, ti eleverai al livello dell’osservatore, attraverso la non-identificazione.
Se hai una posizione di comando o di insegnamento, non hai bisogno di usare la collera e la paura per correggere il comportamento degli altri: puoi usare la gioia, facendo capire alle persone che e’ un grande vantaggio essere a conoscenza dei propri errori, cosi’ da modificarsi per sopravvivere, per avere successo e per servire. Ogni volta che imponi la tua malevolenza, il tuo dolore e la tua sofferenza agli altri, prepari dei terroristi intorno a te. Se vuoi insegnare alle persone l’Insegnamento Superiore, prima fa si’ che ti amino: dopo di cio’ non avrai piu’ difficolta’ perche’ ti accetteranno. Non pianificare di danneggiare o distruggere gli altri, ma, al contrario, fai qualcosa di buono per loro.
Una volta diedi consigli a una donna riguardo al suo rapporto con il marito. Si odiavano a vicenda ed avevano vissuto cosi’ per cinque anni: lei mi disse che aveva ben due avvocati e che avrebbe sistemato il marito. Le chiesi quanto le sarebbe costato e mi rispose:
”Almeno cinquemila dollari.”
Replicai che avrebbe potuto farlo spendendo soltanto pochi dollari.
”Va bene: – rispose – dimmi come si fa e ti daro’ ascolto.”
”Che cosa piace a tuo marito?” le chiesi.
”Gli piacciono gli spiedini, il vino, i vestiti…”
”Bene – dissi – manca poco al suo compleanno. Acquista queste cose e prepara una festa per lui: vedrai che cosa succede.”
Essa lo fece e il marito cambio’, e adesso si adorano.
Manifesta amore e gioia e ”vincerai” senza andare in tribunale, ma ricordati che devi essere sempre sincero.
Un modo di spezzare ogni opposizione e’ mandare regali, ma noi non lo facciamo spesso. Di solito cominciamo con aggressioni negative alle quali ne aggiungiamo altre; poi spendiamo un sacco di soldi per combattere gli altri, ma con certi metodi non si ottengono risultati positivi. Questo e’ il motivo per cui un Saggio ha detto che non bisogna combattere i nemici con le loro stesse armi. Se tu mi odi, non posso creare un giusto rapporto con te rispondendoti con l’odio; al contrario devo amarti, in modo da cambiare il tuo odio in amore, ma deve essere un amore intelligente, buono ed equilibrato. Se ci odiamo sciupiamo denaro, tempo ed energia. Ricordati checon la gioia si risolvono tutti i problemi.
Non e’ facile comprendere la piena intensita’ di questo argomento tutto in una volta, ma pian piano vedrai che la tua mente comincera’ ad usare la gioia quando si affacciano dei problemi: se usi la gioia per risolverli, si risolveranno. Ad esempio, quando una delle mie cinque figlie aveva bisogno di soldi veniva a chiedermeli con gioia, e glieli davo sempre, anzi le davo anche piu’ di quanto aveva chiesto.
Le tue azioni devono essere gioiose; a nessuno piace avere in giro gente che impreca mentre lavora, con espressioni ed atteggiamenti negativi; a tutti piace, piuttosto, stare con persone che portano gioia nel loro lavoro e nelle loro case. Mi trovavo una volta in un ristorante, di fronte a un giovanotto e alla sua ragazza, che avevano l’aria molto tesa. Il cameriere porto’ i piatti, ma li mise davanti alla persona sbagliata. La ragazza spinse con malgarbo il piatto verso il ragazzo dicendo: ”Toh, e’ il tuo.”
E lui fece altrettanto. Continuarono a mangiare come se volessero attaccarsi a vicenda; faceva male guardarli.
Cerca di agire gioiosamente non solo per gli altri, ma anche per te stesso. So di molte persone che imprecano mentre stirano i vestiti dei loro famigliari, ma una volta andai a trovare una signora e la trovai che stava stirando una dozzina di camicie: stava cantando e nel frattempo leggeva un libro! Mi disse che spesso leggeva dei libri ispiranti mentre stirava.
Vestiti con gioia: infilati gli abiti con gioia, non con irritazione.
Se osservi la tua faccia e quelle altrui, quando si parla e ci si muove, vedrai molta tristezza, negativita’, tensione e stress; cerca di liberarti da queste cose, e cosi’ creerai un’atmosfera in cui puoi respirare.
Cerca di usare la gioia in famiglia, con gli amici, con il tuo datore di lavoro e i tuoi colleghi; lavora con la magia della gioia che e’ la chiave del successo.
Mi trovavo, una volta, in aereo in viaggio per l’Europa e c’era un gruppo di assistenti di volo molto negativi. Ogniqualvolta si chiedeva qualcosa la porgevano con malgarbo, e tutti sull’aereo sentivano questa tensione. La volta dopo scelsi un’altra compagnia aerea. Gli assistenti erano gioiosi e dinamici e dopo dodici ore di volo non erano neanche stanchi. Scendendo dall’aereo dissi al comandante che quella compagnia aerea era la migliore perche’ c’era gioia. Ne fu molto orgoglioso. Qualcuno dovrebbe scrivere ai direttori delle compagnie aeree che un modo eccellente di migliorare i loro affari e’ di insegnare ai membri del loro personale ad essere gioiosi.
Tratto da: Torkom Saraydarian – * Gioia e’ guarigione *
Traduzione di Clara Erede – Copertina di Beppe Viello – Edizioni Amrita
Ricordo un incidente in cui la pratica di Metta mi fu di grande aiuto. Dopo un mese di pratica intensiva in Birmania mi accadde qualcosa che mai avrei pensato avrebbe potuto accadermi: ingrassai. Anche prima di farmi monaco ero molto magro. Difficilmente superavo i 46 chili e le clavicole formavano delle cavità invece di essere ricoperte di carne. Le costole e la spina dorsale sporgevano, ma non mi sentivo affatto debole. Ora stavano miracolosamente apparendo punti coperti di carne, anche se mangiavo addirittura meno di prima. Ripensandoci attribuisco la mia magrezza alla mancanza di gioia che avevo allora. Sono sempre stato un tipo troppo attivo e ambizioso, e per questo negligevo altri aspetti della vita. Ora, devo dire che la gioia è rimasta e anzi si è andata raffinando e maturando nel tempo, facendo affluire nuova energia nei periodi di insegnamento e di pratica.
L’altra benedizione che mi ha dato è stata la capacità di avere buoni rapporti con gli altri. Ogni relazione è basata, credo, su due cose: fiducia e capacità di comunicare. La Gentilezza Amorevole rende felici i rapporti. Essi vengono distrutti dalla rabbia e quando non vi è sufficiente Metta essi si incrinano. Il mio maestro diceva che Metta era una “super-colla”. Tuttavia perché i rapporti siano durevoli e profondi, credo che ci debba essere anche un’altra qualità: la saggezza o maturità necessaria per affrontare le situazioni. Non c’è niente come un’amicizia a prova di anni, sicura e affidabile. E – oserei dire – che una sincera e amorevole relazione che sia veramente forte e profonda, ma senza attaccamento, è già di per sé una grande realizzazione nella vita.
La terza benedizione è la pace. E’ una felicità che fa in modo che la vita e il lavoro scorrano dolcemente senza troppi ostacoli. Produce anche una facile concentrazione, che serve come base per lo sviluppo dell’intuizione profonda e della purificazione. Inoltre è anche una forza che cura e dà salute. Tradizionalmente viene fatta una lista di undici tipi di benedizioni, per il praticante di Metta:
1. Dorme bene
Si sveglia felice
2. Non fa brutti sogni:
I primi tre benefici riguardano il dormire bene. Il sonno è un processo che ristora e non va sottovalutato. Un sonno insufficiente rende deboli e nervosi, come ben si può vedere in coloro che soffrono di insonnia. Dopo un buon sonno, uno si alza per cominciare un giorno migliore con uno stato mentale felice che a sua volta rende felici gli altri. Metta genera molta gioia e pace, rendendo perciò il sonno facile e profondo.
Anche la vita è come una corrente che scorre ininterrottamente dalla nascita alla morte. Le nostre esperienze e i pensieri sono come delle onde che talvolta portano bei momenti, altre volte tragedie.
Anche i sogni sono così, solo che avvengono a un livello molto più sottile. Risentono di ciò che abbiamo fatto e pensato durante le ore di veglia, oltre ad altre influenze. Riflettono i condizionamenti e i movimenti della mente a un livello molto profondo. I brutti sogni rispecchiano uno stato mentale non salutare e significano anche gli effetti prossimi di un kamma negativo, per cui bisogna stare attenti. La Gentilezza Amorevole, con la pace e la gioia che porta, può rovesciare la situazione per il meglio.
3. Viene amato dagli esseri umani
Viene amato dagli esseri non umani Le divinità lo proteggono Metta porta felicità non solo a se stessi ma anche agli altri. E’ contagiosa e curativa. Non ce n’è mai abbastanza! Il cuore è un’infinita sorgente d’amore! Non c’è quindi da meravigliarsi se una persona con Metta è amata sia dagli esseri umani che da quelli non umani, come per esempio dagli animali. I deva sono forme di esseri invisibili, sono intelligenze che hanno una certa capacità di influenzare gli esseri umani, di proteggerli o di avvertirli.
4. Non verrà colpito dal fuoco, dal veleno o dalle armi
Metta è una forma di benevolenza tale che può bloccare il potere delle forze dannose. Quindi sconfigge anche il fuoco, il veleno e le armi che sono spesso portatrici di pericolo. E’ in questo senso che Metta viene vista come una protezione, uno scudo; il suo potere dipende però dal potere di concentrazione.
5. La mente si calma facilmente
Una delle ragioni per cui la gente non riesce a calmarsi è che viene disturbata da troppe cose. E lo è soprattutto la mente di quelli che hanno sofferto grandi traumi, e che portano in sé profonde paure o rabbia. I pensieri aggressivi di vendetta e la depressione non permettono la pace mentale. Per loro il detto “L’odio non vince l’odio; solo l’amore può placare l’odio”, è veramente appropriato. Queste sono persone che hanno bisogno di un lungo periodo di tempo (talvolta anche anni) di pratica prima di riuscire ad avere una profonda concentrazione. Tutti noi sappiamo come anche una piccola irritazione (come la puntura di un insetto o un rumore) possano disturbare una buona seduta di meditazione.
C’è molta gioia in Metta e siccome la felicità è la causa prossima della concentrazione, la mente si può calmare facilmente.
6. La carnagione diventa chiara
Il viso è spesso lo specchio della mente. O in altre parole, la mente e il corpo sono interdipendenti, sebbene molti sappiano come nascondere i loro sentimenti e i loro pensieri! Ma se c’è Metta il viso risplende, illuminato da un sorriso che brilla in ogni situazione. E, come si usa dire, “Sorridi e il mondo si illuminerà”…
Una bella carnagione è anche segno di buona salute. Stati mentali puri procurano salute mentre gli stati negativi emettono sostanze nocive, come lo stress, ad esempio, che produce la gastrite. Molte malattie dipendono dallo stress, compreso il cancro e gli attacchi cardiaci: le due principali cause di morte. Metta quindi è una medicina che cura e che ci libera da molte cause di malattia.
7. Si muore senza confusione
E’ molto importante che si muoia con consapevolezza, in pace e senza confusione. In quel momento bisogna fare di tutto perché non ci sia dolore o disagio. E’ bene lasciare il morente in pace e distaccato con la consapevolezza che la propria vita è al termine. Una morte tranquilla, come ben sanno i buddhisti, è un fattore importante e cruciale per determinare una rinascita felice. Per uno che ha meditato e praticato molta Metta, la morte avviene tranquillamente, come io stesso ho visto alcune volte. Come dicono i Testi, il proprio kamma di gioia e di bontà matura per accogliere il morente come farebbero dei parenti o degli amici. E’ come realizzare un bellissimo sogno.
8. Se non realizza lo stato di arahant, almeno rinasce nel mondo di Brahma Le quattro Vie e la loro Fruizione possono essere realizzate solo con la meditazione Vipassana; Metta può però formarne la base. Se la meditazione ha raggiunto lo stadio dell’assorbimento, si rinasce nel regno di Brahma. Altrimenti può rinascere come un uomo o un deva. Gli stati di concentrazione sono forze kammiche molto potenti che hanno un potenziale di maturazione più forte degli altri stati.
E’ bene riflettere brevemente su uno qualsiasi di questi punti e ciò aumenterà la probabilità che quel particolare beneficio si adempia e porterà anche a sviluppare buone motivazioni.
Un altro modo è quello di riportare alla memoria un evento che è stato particolarmente felice grazie a Metta. Quello stato di gioia a sua volta aumenta la felicità e genera ulteriore Metta e maggiore concentrazione.
Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti, di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. (Madre Teresa di Calcutta)