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Jiddu Krishnamurti

30 settembre, 2011 by pomodorozen Categories :
Amore
Frase del giorno
Jiddu Krishnamurti
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… non è Amore – Jiddu Krishnamurti

Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non vi va granché di usarla. Tutti parlano di amore – ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore.

Amo il mio paese. il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio. L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrirta,  accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete.

Quando dite di amare Dio, cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità secondo quello che credente sia nobile e santo; perciò dire,  “Amo Dio”, non ha assolutamente nessun senso.

Quando adorate Dio, adorate voi stessi – e questo non è amore.
(Jiddu Krishnamurti – Libertà dal conosciuto)

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Bibliografia sull’Amore:

 

 

18 luglio, 2011 by pomodorozen Categories :
Jiddu Krishnamurti
Meditazione
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La vera tranquillità – Krishnamurti

Quando andate a camminare nei boschi la sera, sentite un grande silenzio.
Tutti gli uccelli se ne sono andati a dormire, il vento è caduto
ed è scomparso anche il leggero fruscio dfelle foglie.
C’è un grande silenzio, una tranquillità profonda.
Ma è una tranquillità esteriore.

Quando la gente si immerge in quella tranquillità,  desidera averla, ne sente il bisogno, e così va a cercarla nella solitudine. E ritiene che per rimanere tranquilli si debba rimanere soli.

Ma la vera tranquillità non è quella che dipende dal nostro stare soli.

Poi c’è la tranquillità dche il pensiero si autoimpone, quando si fa dovere di smettere di chiacchierare, per stare quieto e calmo. Così a poco a poco il pensiero si calma, ma anche questa non è vera tranquillità; è solo l’effetto del lavorio del pensiero, che pretende di controllare il rumore.

Invece, la tranquillità di cui vogliamo parlare, non dipende da nulla. Soltanto questa tranquillità, che possiede una qualità di assoluta indipendenza, soltanto il silenzio assoluto della mente, può ricevere l’eterno, il senza tempo, il senza nome.
Questa è meditazione.

(Krishnamurti – Questa luce in se stessi)

19 gennaio, 2011 by pomodorozen Categories :
Felicità
Jiddu Krishnamurti
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La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti

Domanda: Sappiamo che il sesso è una necessità fisica e psicologica ineludibile, ma esso sembra essere una delle cause fondamentali del caos presente nella vita privata della nostra generazione. Come possiamo affrontare questo problema?

KRISHNAMURTI: Perché qualunque cosa tocchiamo si trasforma in un problema? Abbiamo fatto di Dio un problema, dell’amore un problema, dei rapporti, della vita stessa un problema, e ora anche del sesso. Perché? Perché tutto ciò che facciamo è un problema, un orrore? Perché soffriamo? Perché il sesso è divenuto un problema? Perché ci sottoponiamo a questa vita piena di problemi, perché non mettiamo fine ai problemi? Perché non moriamo ai nostri problemi, invece di portarceli appresso giorno dopo giorno, anno dopo anno? Il sesso è certamente connesso a tutto ciò, ma l’interrogativo centrale è perché trasformiamo la vita in un problema. Il lavoro, il sesso, guadagnare soldi, pensare, sentire, avere esperienze – insomma, l’intera faccenda del vivere – perché è un problema?

Non lo è forse perché, essenzialmente, la nostra ottica è sempre limitata a un particolare punto di vista, un punto di vista fisso? Noi pensiamo sempre a partire da un centro e muovendo verso la periferia, ma per la maggior parte di noi la periferia costituisce il centro e, così, ci accostiamo a qualunque cosa in maniera superficiale. La vita, però, non è superficiale; esige che si viva completamente, e poiché noi viviamo s olo in superficie, conosciamo solo reazioni superficiali.

Qualunque cosa facciamo alla periferia finisce inevitabilmente per creare un problema, e questa è la nostra vita: viviamo in superficie e siamo contenti di vivere con tutti i problemi della superficialità. Ma i problemi esistono solo fin tanto che viviamo in superficie, alla periferia, laddove la periferia è rappresentata dall’”io” con le sue sensazioni, che può essere esternato o introiettato, può identificarsi con l’universo, con la nazione o con qualunque altra cosa inventata dalla mente.

Fin quando viviamo nel campo della mente, ci saranno sempre complicazioni e problemi; questo è tutto ciò che sappiamo. La mente è sensazione, è il risultato dell’accumularsi delle sensazioni e delle reazioni, e qualunque cosa essa sfiori, è destinata a creare infelicità e confusione, una sequenza incessante di problemi. La mente è la vera causa dei nostri problemi, la mente che lavora meccanicamente notte e giorno, consciamente e inconsciamente. La mente è qualcosa di estremamente superficiale, ma per generazioni e generazioni noi abbiamo dedicato le nostre vite – e continuiamo a dedicarle – a coltivare la mente, rendendola sempre più intelligente, più sottile, più astuta, più disonesta e imbrogliona, come è evidente in ogni nostra attività.

La natura della mente consiste proprio nell’essere disonesta, imbrogliona, incapace di affrontare la realtà, ed è questo che crea i problemi, anzi, questo è il problema.

Cosa intendiamo per “problema del sesso”? E’ l’atto, o il pensare all’atto? Di certo non è l’atto. L’atto sessuale non è un problema per voi, non più di quanto lo sia mangiare; ma, se voi pensate a mangiare, o a qualunque altra cosa per tutto il giorno, perché non avete nient’altro a cui pensare, allora diventa un problema. Il problema è, dunque, l’atto sessuale, o il fatto di pensare all’atto? Perché ci pensate? Perché date tanto peso al sesso, come evidentemente state facendo? I film, le riviste, i racconti, il modo in cui le donne si vestono, tutto contribuisce a rendere sempre più centrale il pensiero del sesso.

Perché la mente alimenta costantemente questo pensiero, perché non può fare a meno, in assoluto, di pensare al sesso? Perché? Perché il sesso è diventato un aspetto centrale della vita? Ci sono così tante cose che richiedono, che esigono la vostra attenzione, e voi siete interamente occupati dal pensiero del sesso. Cosa succede, perché le vostre menti ne sono così ossessionate?

Forse perché il sesso rappresenta un’estrema via di fuga, non è così? Un modo per dimenticare completamente se stessi. Per un momento, o meglio, in quel momento, è possibile dimenticare se stessi – e non esiste altro modo per farlo. Ogni altra cosa che fate nella vita mette l’accento sull’”io”, sul se’. Il lavoro, la religione, gli dei, i leader, le attività politiche ed economiche, gli svaghi, le attività sociali, l’iscriversi a un partito e il combatterne un altro – tutto ciò mette l’accento sull’”io” e lo rafforza. In altri termini, esiste un unico atto in cui l’accento non è posto sull’”io”, e così esso diventa un problema.

Quando una sola cosa nella vita costituisce una via di fuga estrema, una possibilità di dimenticare se stessi completamente, sia pure per una manciata di secondi, ci si aggrappa ad essa poiché quello è l’unico momento in cui si è felici. Ogni altro aspetto dell’esistenza a cui ci si accosta si tramuta in un incubo, una fonte di sofferenza e dolore, così ci si aggrappa all’unica cosa che assicura l’oblio totale di sé, che voi chiamate felicità. Ma quando vi aggrappate a quella cosa, anch’essa si tramuta in un incubo, poiché allora desiderate liberarvene, non volete esserne schiavi.

Così inventate, sempre a partire dalla mente, l’idea di castità, di celibato, e cercate allora di restare celibi, di mantenervi casti attraverso la soppressione dei desideri, tutte operazioni della mente per distaccarsi dall’atto. Ma questo significa ancora una volta mettere l’accento sull’ “io” che cerca di diventare qualcosa e, quindi, comporta nuovamente travaglio, difficoltà, sforzo, dolore.

Il sesso diventa un problema straordinariamente difficile e complesso fin tanto che non si comprende la mente che concepisce il problema. L’atto in sé non può mai essere un problema, ma il pensiero dell’atto crea il problema. L’atto è qualcosa che voi salvaguardate: conducete un’esistenza promiscua oppure assecondate i vostri desideri con il matrimonio, facendo così di vostra moglie una prostituta dietro la facciata di rispettabilità, e siete soddisfatti di lasciare le cose così come sono. Certamente il problema può essere risolto soltanto comprendendo l’intero processo e la struttura dell’”io” e del “mio”: mia moglie, mio figlio, i miei beni, lamia macchina, i miei risultati, i miei successi – fin quando non comprenderete e risolverete tutto ciò, il sesso continuerà a essere un problema. Fin quando sarete ambiziosi, in campo politico, religioso o in qualunque altro modo, fin quando metterete l’accento sul sé, il soggetto pensante, il soggetto dell’esperienza, alimentandolo di ambizioni in nome di voi stessi in quanto individui oppure nel nome del paese, del partito o di un’idea che chiamate religione – fin quando ci sarà questa attività di espansione del sé, per voi il sesso sarà sempre un problema.

Da un lato voi vi create, vi alimentate, vi espandete, dall’altro cercate di dimenticare voi stessi, di perdervi sia pure per un momento. Come è possibile conciliare le due cose? La vostra vita è una contraddizione: enfatizzare l’”io” e dimenticare l’”io”. Il sesso non è un problema, il problema è questa contraddizione nella vostra vita; e la contraddizione non può essere superata dalla mente, perché la mente stessa è una contraddizione. Solo comprendendo appieno l’intero processo della vita quotidiana è possibile comprendere la contraddizione.

L’andare al cinema e guardare le donne sullo schermo, la lettura di libri che stimolano il pensiero del sesso o di riviste con le fotografie di corpi mezzi nudi, il modo in cui guardate le donne, lo sguardo che di nascosto incontra il vostro – tutte queste cose incoraggiano la mente per vie traverse a mettere l’accento sul sé, mentre contemporaneamente cercate di essere gentili, affettuosi, teneri. Le due cose non possono coesistere. L’uomo ambizioso, spiritualmente o in altro modo, non può non avere sempre un problema, perché i problemi cessano solamente quando il se viene dimenticato, quando l’io è inesistente, e quello stato di inesistenza del sé non è un atto di volontà, non è una mera reazione. Il sesso diventa una reazione; quando la mente cerca di risolvere il problema, riesce solo a renderlo più confuso, più acuto, più doloroso.

Il problema non è l’atto, il problema è la mente che afferma di dover essere casta. La castità non è della mente. La mente può solo sopprimere le proprie attività, ma la soppressione non corrisponde alla castità. La castità non è una virtù, non può essere coltivata. Colui che coltiva l’umiltà non è certo umile; può forse chiamare il proprio orgoglio umiltà, ma di fatto è un uomo orgoglioso ed è per questo che cerca di diventare umile. L’orgoglio non può mai diventare umiltà e la castità non è un prodotto della mente – non si può diventare casti. Conoscerete la castità solo quando in voi ci sarà amore, ma l’amore non è della mente, non è un prodotto della mente.

Dunque il problema del sesso, che tormenta così tanta gente in tutto il mondo, non può essere risolto fin quando non si comprende la mente. Non possiamo smettere di pensare, ma il pensiero si estingue quando il soggetto pensante cessa di esistere, e ciò accade soltanto quando c’è una comprensione dell’intero processo. La paura insorge quando c’è una distinzione fra il soggetto pensante e il pensiero; quando non c’è alcun soggetto pensante, solo allora non c’è conflitto nel pensiero.

Ciò che è implicito non necessita di alcuno sforzo di comprensione. Il soggetto pensante si realizza attraverso il pensiero e successivamente si applica a modellare e controllare i propri pensieri oppure a farli cessare. Il soggetto pensante è un’entità fittizia, un’illusione della mente. Quando ci si rende conto che il pensiero è un dato di fatto, non c’è alcun bisogno di riflettere su di esso.  Se c’è semplice consapevolezza, senza possibilità di scelta, allora ciò che è implicito nel fatto comincia a rivelarsi. E dunque il pensiero in quanto fatto cessa. Vedrete allora che i problemi che divorano i nostri cuori e le nostre menti, i problemi della nostra struttura sociale, possono essere risolti. Il sesso non sarà più un problema, avrà il posto che gli spetta, non sarà né una cosa impura, né una cosa pura. Il sesso ha un suo posto nella vita; ma quando la mente gli attribuisce una posizione predominante, allora diventa un problema. La mente attribuisce al sesso una posizione predominante perché non sa vivere senza qualche forma di felicità, e così il sesso diventa un problema; quando la mente comprende il proprio intero processo e dunque si arresta, è allora che il pensiero cessa e c’è creazione, quella creazione che rende felici. Essere in quello stato di creatività è una condizione di beatitudine, poiché è l’oblio di sé in cui non c’è nulla che sia una reazione del sé. Questa non è una risposta astratta al problema quotidiano del sesso: è l’unica risposta. La mente nega l’amore e senza amore non c’è castità; è l’assenza d’amore che rende il sesso un problema.

LA RICERCA DELLA FELICITA’. Traduzione di VINCENZO VERGIANI

Bibliografia

Krishnamurti – Viaggio nella terra senza sentieri
Così parlò Krishnamurti
La mia strada è la tua strada – Jiddu Krishnamurti
La rivoluzione interiore – Come cambiare radicalmente il mondo

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11 gennaio, 2011 by pomodorozen Categories :
Jiddu Krishnamurti
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La pienezza della vita – Jiddu Krishnamurti


Dalla negazione viene il positivo chiamato amoreIn tutto il mondo gli esseri umani cercano sempre sicurezza, fisiolo­gica e psicologica. La sicurezza fisica viene negata quando la sicurezza psicologica – che in realtà non esiste – viene ricercata in varie forme d’illusione e in credenze che dividono, dogmi, sanzioni religiose e così via. Quando vi sono queste divisioni psicologiche, deve esservi inevita­bilmente la divisione fisiologica con tutti i suoi conflitti, le guerre e la sofferenza e la tragedia dell’inumanità dell’uomo contro l’uomo. Do­vunque si vada, nel mondo, non importa se in India, Europa, Russia, Cina o America, gli esseri umani, psicologicamente, sono più o meno gli stessi: soffrono, sono ansiosi, incerti, confusi, spesso tormentati, ambiziosi, e si combattono continuamente.

Fondamentalmente, psicologicamente, poiché tutti gli esseri umani sono gli stessi, un individuo può dire con ragione che lui è il mondo, e che il mondo è lui. Questo è un fatto assoluto, come si può vedere quando lo si approfondisce. È il contenuto della coscienza umana e l’intero movimento del pensiero e il desiderio di potere, posizione, sicurezza, e la ricerca del piacere, in cui vi è la paura. Paura e piacere sono le due facce della stessa medaglia. Senza comprendere l’intera struttura e la natura del piacere, basato sul desiderio, non si comprenderà mai e non si vivrà mai una vita nella quale vi sia amore.La paura e la ricerca del piacere fanno parte della coscienza. Ma anche l’amore fa parte della coscienza? Quando vi è paura, vi è amore? Quando vi è la sola ricerca del piacere, vi è amore? L’amore è piacere e desiderio, oppure non ha assolutamente nulla a che fare con il piacere e il desiderio?Il cervello di un individuo, a causa dell’abitudine costante di cercare sicurezza, è divenuto meccanico; meccanico nel senso che segue certi modelli definiti, ripetendo continuamente tali modelli nella routine della vita quotidiana. Vi è la ripetizione del piacere e il fardello della paura e l’incapacità di risolverla. Perciò gradualmente il cervello, o parte del cervello, è diventato meccanico, ripetitivo, biologicamente non meno che psicologicamente; si diviene prigionieri di certi modelli di fede, di dogma, d’ideologia: l’ideologia americana, l’ideologia russa, l’ideologia dell’India e così via. Vi è la direzione, la ricerca, e la mente e il cervello si deteriorano.Per quanto piacevole, la vita che un individuo vive è una vita ripetitiva; per quanto desiderabile, per quanto complessa, è una vita ripetitiva … la stessa credenza dall’infanzia alla morte, gli stessi riti, nella chiesa o nel tempo, la stessa tradizione.

C’è la ripetizione del piacere, il piacere sessuale o il piacere del successo, il piacere del possesso, il piacere dell’attaccamento: tutti causano il deterioramento del cervello perché sono ripetitivi. Finché vi è la ricerca del piacere quale processo ripetitivo e il fardello della paura che essa comporta e che l’uomo non ha risolto – ne è fuggito, l’ha razionalizzata, ma permane ancora – il cervello si deteriora.Che cos’è l’amore? È piacere … piacere nell’atto sessuale ripetitivo, che viene generalmente chiamato amore? L’amore per il prossimo, l’amore per la moglie, nel quale vi è grande piacere, possesso e conforto, basato sul desiderio … è amore? Dove c’è questo reciproco attaccamento possessivo, deve esserci gelosia, devono esserci paura e antagonismo. Questi sono fatti ovvi – niente di straordinario o di ideologico – sono fatti, “ciò che è”. Quindi l’attaccamento è amore? E qual è la base dell’attaccamento? Perché uno è attaccato a qualcosa, agli averi, a un’idea, a un’ideologia, a una persona, a un simbolo, a un concetto che viene chiamato Dio? Se uno non comprende pienamente il significato dell’attaccamento, non potrà mai scoprire la verità dell’amore. La base dell’attaccamento non è la paura di essere solo, la paura di essere isolato, il vuoto, il senso d’insufficienza?Noi siamo attaccati a persone, idee, simboli o concetti, perché pensiamo che in essi vi sia sicurezza. Vi è sicurezza in un qualunque rapporto? Vi è sicurezza – che è in realtà l’essenza dell’attaccamento – nella propria moglie o nel proprio marito? E se uno cerca la sicurezza nella moglie o nel marito e così via, allora che cosa avviene? L’individuo possiede, legalmente o non legalmente.

E dove c’è il possesso deve esserci la paura di perdere … perciò gelosia, odio, divor­zio e tutto il resto.L’amore è attaccamento? Può esservi amore quando c’è attaccamen­to, con tutti i sottintesi di questa parola che include paura, gelosia, colpa, irritazione pronta a trasformarsi in odio … tutto ciò che viene sottinteso quando si usa la parola “attaccamento”? Dove vi è attac­camento può esservi amore? Queste sono domande concrete, non teoriche. Si ha a che fare con la vita quotidiana, non con una vita eccezionale. Si può andare a fondo e lontano solo se si comincia da molto vicino, cioè da se stesso. Se non si comprende se stessi, non si può andare lontani. Si scava nei problemi che sono tremendamente importanti nella propria vita quotidiana.Benché un individuo debba approfondire la domanda logicamente, razionalmente, lucidamente, deve andare più oltre; perché la logica non è amore, la ragione non è amore. Il desiderio di essere amati e di amare non è amore. Dalla negazione di ciò che non è amore, in ogni momento della vita, accantonando ciò che non è amore, viene ciò che è chiamato amore.Il pensiero è frammentario, limitato; il pensiero non può risolvere il problema di ciò che è l’amore, e il pensiero non può coltivare l’amore.

Quando uno compie un’astrazione nel pensiero, si allontana da “ciò che è”. Questo movimento d’astrazione diventa una condizione secon­do la quale si vive, perciò non si vive più secondo i fatti. È ciò che si fa per tutta la vita; ma non si conoscerà mai che cos’è l’amore attraverso l’astrazione, non si conoscerà mai l’enorme bellezza, la profondità e il significato dell’amore.Perché l’uomo sopporta la sofferenza? Perché adora la sofferenza, come fanno apparentemente i cristiani? Qual è il significato della sofferenza? Cos’è che soffre? Quando uno dice “Io soffro”, chi è che soffre? Cos’è il centro che dice: “Io soffro il tormento della gelosia, della paura, della privazione”? Che cos’è quel centro, quella “essenza” di un essere umano che dice “io soffro”? È il movimento del pensiero, come tempo, che crea il centro? Come avviene che io vengo posto in essere e che, essendo stato posto in essere, dica: “Io soffro, sono ansioso, ho paura, sono geloso, mi sento solo”? Questo “io” non è mai stazionario, si muove sempre: “io desidero questo, desidero quello e poi desidero qualcosa d’altro”, è un movimento costante. Questo movimento è il tempo, questo movimento è il pensiero.Nel mondo asiatico vi è il concetto che l’io sia qualcosa al di là del tempo; e inoltre, il concetto che vi sia un io ancora superiore. Nel mondo occidentale, l’io non è mai stato esaminato esaurientemente. Gli sono state attribuite qualità, Freud e Jung e altri psicologi gli hanno assegnato attributi, ma non hanno mai approfondito la questione della natura e della struttura dell’io che dice “io soffro”.L’io, come si può osservare, dice “Devo avere quello”, e pochi giorni dopo vuole qualcosa d’altro. Vi è il costante movimento del desiderio; il costante movimento del piacere; il costante movimento di ciò che uno vuole essere, e così via.

Questo movimento viene conside­rato come il tempo psicologico. L’io che dice: “Io soffro”, è messo insieme dal pensiero. Il pensiero dice: “Io sono John, sono questo, sono quello”. Il pensiero si identifica con il nome e con la forma, ed è l’io in tutto il contenuto della coscienza; è l’essenza della paura, della sofferenza, della disperazione, dell’ansia, del rimorso, della ricerca del piacere, del senso di solitudine, tutto il contenuto della coscienza. Quando uno dice “Io soffro”, è l’immagine costruita dal pensiero, è la forma, il nome, a soffrire.Più intensa è la sfida, più grande è l’energia necessaria per affrontarla. L’angoscia è questa sfida. A tale sfida bisogna rispondere. Ma se uno risponde fuggendo, cercando conforto, allora dissipa l’energia di cui ha bisogno per affrontarla.

Non vi è scampo; non vi è scampo perché, se uno tenta di fuggire, l’angoscia resta sempre, come un’ombra, come un volto, non lo abban­dona mai: perciò restate con essa, senza alcun movimento del pensiero. Se uno fugge, non l’ha risolta; ma se resta con essa, senza identificarsi con essa – perché è quella sofferenza – allora tutta l’energia è presente per affrontare la cosa straordinaria che sta accadendo. Dalla sofferenza viene la passione.C’è una soluzione, c’è una fine all’angoscia, c’è una fine della paura … completamente. Soltanto allora vi è la possibilità di conoscere che cos’è l’amore. Uno pensa che imparerà qualcosa dalla sofferenza, che vi è una lezione da apprendere dalla sofferenza. Ma quando osserva la sofferen­za in se stessa, senza fuggirne, ma rimanendo totalmente con essa, senza alcun movimento del pensiero, senza nessun sollievo o conforto, ma aggrappandosi completamente a essa, allora vedrà compiersi una strana trasformazione psicologica.

L’amore è passione, che è compassione. Senza quella passione e quella compassione, con la sua intelligenza, l’individuo agisce in un senso molto limitato; tutte le sue azioni sono limitate. Dove vi è la compassione, l’azione è totale, completa, irrevocabile.

(Krishnamurti – La pienezza della vita – Astrolabio Ubaldini)

23 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
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Jiddu Krishnamurti
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Camminare insieme – Jiddu Krishnamurti

Forse avete riflettuto un poco su quanta abbiamo detto domenica mattina, approfondendo I’indagine per conto vostro, e può darsi che siate giunti a un punto oltre il quale non vi e riuscito di andare. Allora, potremmo spingerci un poco pili avanti insieme. Domenica dicevamo che noi dobbiamo avere la capacita di pensare insieme. Questa capacità affiora inevitabilmente, in modo del tutto naturale, quando ci rendiamo canto di quanto sia importante pensare insieme, in un mondo che va corrompendosi ogni giorno di più.

Pensare insieme non ha nulla a che fare can l’essere d’accordo o il non  esserlo, ma richiede che vengano messi completamente da parte  pregiudizi, criteri di valutazione, punti di vista e opinioni personali. Pensare insieme significa I’assenza di qualsiasi divisione tra noi; significa che in voi non c’e un pensatore separato dall’atto di pensare. C’e soltanto l’atto di pensare, la capacita di pensare insieme, e non il vostro modo personale di pensare, diverso dal modo di un’altra persona.

Ma evidentemente questa assenza di divisione non può sussistere se non siete disposti a mettere da parte le vostre esigenze personali, la vostra vanità, le vostre conclusioni particolari, cui date tanta importanza. Finchè non mettete da parte tutto questo, non è possibile incontrarci, non e possibile essere insieme. La parola ‘insieme’ significa camminare insieme, essere vicini in ogni momento e non stare uno avanti e l’altro indietro.  Significa fare la stessa strada senza pensare a cose diverse, guardare le stesse cose senza interpretare quello che si vede in base alle proprie preferenze, ai propri pregiudizi; significa osservare, ascoltare, camminare insieme.

Mi chiedo se vi rendete conto di che casa accada tra due esseri umani, quando sono capaci di stare ‘insieme’.  Nella permissività della società attuale, ognuno di noi pretende di essere soddisfatto, sessualmente, emotivamente, o in altri modi, ed e naturale che questa esigenza di soddisfazione porti con se tutto il problema della frustrazione. Per favore, ascoltate attentamente quello che vorrei farvi notare.  Non preoccupatevi di accettare o di negare quanto stiamo dicendo. Stiamo pensando insieme. .

Ci si aspetta soddisfazione da un’altra persona, oppure si agisce spinti dal desiderio di diventare qualcuno, di avere successo. Ed e inevitabile che ogni forma di desiderio, alla ricerca di soddisfazione, si muova verso la frustrazione e la nevrosi.  Ma quando siamo capaci di pensare insieme, quando voi, insieme alle persone che sono con voi, avete messo da parte opinioni, pregiudizi, valutazioni personali, e così via, in modo che sia scomparsa qualsiasi barriera che vi divide, allora, non c’e alcuna ricerca di soddisfazione, e quindi non esiste nemmeno frustrazione.  Questa non e un’affermazione superficiale, non e un concetto che stabilisce un obiettivo da raggiungere, ma esprime la consapevolezza del fatto che in qualsiasi campo, politico, religioso, economico, sociale, finchè non saremo capaci di pensare insieme, dovrà inevitabilmente sussistere la divisione.

E questa divisione alimenta il desiderio di inevitabilmente a finire nella frustrazione, nella inconsulte. Solo quando pensiamo insieme, finisce qualsiasi squilibrio.  Se me lo consentite, posso chiedere a quelli di voi che hanno ascoltato quanto abbiamo detto domenica mattina, se avete lasciato perdere opinioni, persuasioni, esperienze personali? Oppure, consciamente o inconsciamente, continuate a tenervele strette e per di più ora state facendo lo sforzo di capire che cosa significhi pensare insieme? Se fosse così sarebbe un tentativo davvero infantile, che permetterebbe di man tenere superficialmente tra noi una certa comunicativa, mentre in realtà alimenterebbe la divisione e quindi il conflitto.

Vedete, quando pensiamo insieme, il conflitto finisce completamente. Mi domando se ve ne rendete conto. Per favore, questo fatto deve essere capito. Da millenni gli esseri umani vivono nel conflitto, nella tensione emotiva, nello sforzo di sostenere ogni genere di contese, fisiche e psicologiche.

Da millenni gli esseri umani si sfruttano reciprocamente. Alla base di qualsiasi relazione umana c’e questa situazione penosa. Essere capaci di pensare insieme significa sottoporre a un cambiamento radicale la propria relazione con gli altri, perchè la divisione scompare.  Se voi siete ambiziosi, anche se un’altra persona non lo è, c’è divisione.  Se credete in Dio, in Gesù o in Krishna, e un’altra persona non ci crede, c’e divisione e quindi conflitto. Potete tollerarvi reciprocamente – ed è quanto sta accadendo oggi nel mondo – tuttavia la divisione rimane, i nazionalismi rimangono.

(tratto da:  Jiddu Krishnamurti – Che cosa vi farà cambiare – Discorsi a Saanen)

Bibliografia
Riflessioni sull’io – Krishnamurti
Come siamo – Krishnamurti