La letteratura buddhista classica cita vari sistemi di pensie ro e pratica.l Tali sistemi sono detti yana, owero veicoli.
Oltre ai veicoli buddhisti, che sono: il veicolo della libera zione individuale (hlnayana), il veicolo della salvezza uni versale (mahayana) e il veicolo del tantra (vajrayana), esisto no vari altri veicoli degli esseri umani e degli esseri divini. In questo contesto, veicoli degli esseri umani e degli esseri divi ni si riferisce a sistemi che indicano la pratica e i metodi es senziali sia per realizzare le maggiori aspirazioni di questa vita sia per ottenere una rinascita propizia come essere umano o come essere divino. Tali sistemi sottolineano la ne cessità di mantenere uno stile di vita eticamente corretto fondato sull’astensione dal commettere azioni negative poich‚ il condurre vita retta e mantenere un buon compor tamento è considerato il fattore più importante per assicu rarsi una rinascita positiva.
Il Buddha ha parlato anche di un altro tipo di veicolo, il veicolo brahmanico, che comprende le tecniche di me ditazione che mirano al raggiungimento della più elevata forma di vita possibile all’interno del samsara (il ciclo dell’esistenza condizionato dal karma). Tali tecniche com prendono, tra l’altro, il ritrarre la mente da tutti gli ogget ti esterni, il che conduce a uno stato di concentrazione univoca. Gli stati meditativi esperiti come risultato dell’aver generato concentrazione univoca costituiscono stati di coscienza modificati che, per quanto riguarda i lo ro aspetti fenomenologici e anche il modo di rapporto con gli oggetti, corrispondono strettamente a stati di esi stenza nei mondi della forma e senza forma.2 Dal punto di vista buddhista tutti i veicoli sono degni di rispetto, in quanto tutti hanno il potenziale per arrecare grande beneficio a un grande numero di esseri senzienti.
Cio’ non significa, tuttavia, che tutti questi siano completi nel presentare una via che conduca alla piena liberazione dalla sofferenza e dal ciclo dell’esistenza. Vera libertà e vera liberazione possono essere raggiunte solo quando sia totalmente superata la nostra fondamentale ignoranza, la nostra abituale errata percezione della natura della realtà. Questa ignoranza è alla base di tutti i nostri stati emotivi e cognitivi ed è il fattore principale che ci lega al ciclo pe renne di vita e morte nel samsara. n sistema di pensiero e di pratica che presenta una via completa di liberazione da questa schiavitù è denominato veicolo del Buddha (buddhaydna).
Il veicolo del Buddha contiene due sistemi principali di pensiero e pratica: il Veicolo Individuale, o Hmayana, e il Veicolo Universale, o Mahayana. Il primo include il sistema Theravada, forma di buddhismo prevalente in molti paesi asiatici, per esempio Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cam bogia e altri. La letteratura buddhista classica presenta due divisioni principali del Veicolo Individuale: il Veicolo degli Uditori e il Veicolo dei Realizzatori Solitari. Una fondamen tale differenza tra il Veicolo Individuale e il Veicolo Univer sale consiste nella diversa visione della dottrina buddhista della non esistenza del s‚ e del suo raggio di applicazione.
Il Veicolo Individuale interpreta la visione della non esisten za del s‚ solo in rapporto alla persona o all’identità perso nale, e non in rapporto alle cose e agli eventi in generale; mentrè nel Veicolo Universale tale principio non è confina to a quell’ambito limitato, ma abbraccia l’intero spettro dell’esistenza, tutti i fenomeni. In altre parole, il sistema del Veicolo Universale considera la non esistenza del s‚ un principio universale. Interpretato in questo modo, quel concetto acquista maggiore profondità. Secondo gli inse gnamenti del Veicolo Universale, solo quando l’esperienza di non esistenza del s‚ è radicata dal praticante nell’inter pretazione universale, l’esperienza stessa porterà all’elimi nazione delle afflizioni mentali e degli stati di ignoranza ad esse sottesi. Eliminando tali stati di ignoranza possiamo ta gliare la radice del samsara. Inoltre, una profonda esperien za di non esistenza del s‚ puo’ anche condurre, in ultima analisi, alla piena illuminazione: uno stato di totale libertà dai condizionamenti sottili e dalle tendenze abituali ostrut tive create dalla nostra errata interpretazione della natura della realtà. Il sistema di pensiero e pratica che presenta tale visione del s‚ viene denominato Mahayana, cioè Veicolo Universale.
Il Veicolo Tantrico, o Vajrayana, che la tradizione tibeta na considera il veicolo più alto, è incluso nel Veicolo Uni versale. Oltre a pratiche meditative volte a potenziare la comprensione della vacuità e di bodhicitta,3 questo sistema comprende anche particolari tecniche avanzate per utiliz zare i vari elementi del corpo fisico nella pratica meditati va, sulla base di sofisticate tecniche yoga che comportano il penetrare mentalmente i punti all’interno del corpo do ve sono localizzati i cakra, o centri dell’energia.
Grazie a questa sottile, raffinata coordinazione di mente e corpo, il praticante è in grado di accelerare il processo per arrivare alla radice dell’ignoranza e superare completamente i suoi effetti e condizionamenti, processo che culmina, infi ne, nel raggiungimento della piena illuminazione. L’im pegnarsi in pratiche di meditazione che comportano la sottile coordinazione di elementi fisiologici e mentali del praticante è una caratteristica particolare e unica del Vei colo Tantrico.
Spiegher• ora brevemente il quadro storico del buddhi smo quale noi lo conosciamo. Secondo il pandit kashmiro gakya grl, che giunse in Tibet all’inizio del secolo XIII, il Buddha nacque in India circa 2500 anni fa. Ci• concorda con la posizione generalmente accettata dalla tradizione Theravada, ma, secondo alcuni studiosi tibetani, il Buddha apparve nel mondo più di 3000 anni fa.4 C’è poi una terza opinione che fa risalire la nascita del Buddha all’VIII secolo avanti Cristo. Riflettendo su queste contrastanti opinioni riguardo alla data forse più importante della storia del buddhismo, trovo a volte piuttosto imbarazzante che non si sia ancora raggiunta l’unanimità su quando effettiva mente visse il maestro Buddha gakyamuni!
Penso seria mente che sarebbe utile se, con tutto il rispetto necessario, si conducessero test scientifici sulle reliquie del Buddha rite nute autentiche. Oueste reliquie si trovano in diversi paesi come l’India, il Nepal e il Tibet. Forse esperimenti scientifici che si awalessero delle risorse sofisticate della tecnologia e della chimica moderna sarebbero in grado di stabilire con un maggior grado di precisione le date dell’esistenza stori ca del Buddha. Ci• sarebbe utilissimo. Gli eruditi buddhisti del passato si sono valsi soprattutto di strumenti logici e dialettici per dimostrare la veridicità della loro versione dei fatti relativi alla vita storica del Buddha. Data la natura del la questione, tuttavia, ritengo che tale genere di prove non possa mai essere definitivo.
Nonostante le contrastanti asserzioni sulla data di na scita del Buddha, la letteratura mostra generale accordo riguardo agli eventi principali della sua vita. Sappiamo che egli era in origine una persona normale, come noi, con tutti i difetti e le debolezze dell’essere umano. Nacque da una famiglia reale, si sposo’ ed ebbe un figlio. In seguito, tuttavia, la insoddisfacente natura di sofferenza della vita gli si rivelo’ nella forma di inaspettati incontri con persone afflitte da malattia, vecchiaia e morte.
Profondamente tur bato da cio” che vedeva, il principe fin per abbandonare il palazzo paterno e rinunciare alla vita agiata e protetta che aveva condotto fino a quel momento. Inizialmente la sua reazione fu quella di adottare l’austero stile di vita dell’asceta, impegnandosi in una via spirituale che com portava grandi penitenze fisiche. In seguito, scopri’ che la vera via che allontana dalla sofferenza si trova in una via di mezzo tra gli estremi del severo ascetismo e del lusso indulgente con se stesso. La sua risoluta ricerca spirituale sboccio’ infine nel pieno risveglio, o illuminazione: lo stato di buddhità.
Sento che la storia della vita del Buddha ha grande si gnificato per noi. Essa esemplifica le immense potenzia lità e capacità che sono intrinseche alla natura umana. Mi pare che gli awenimenti che portarono alla piena illumi nazione del Buddha costituiscano un esempio degno e ispiratore per i suoi seguaci. In breve, la sua vita ci tra smette questo messaggio: Ouesto è il modo in cui dovre ste percorrere il cammino spirituale. Tenete a mente che il raggiungimento dell’illuminazione non è compito facile. Esso richiede tempo, volontà e perseveranza. Percio’, fin dall’inizio, è fondamentale non illudersi che il cammino sia semplice e rapido.
In quanto apprendisti spirituali dovete essere preparati ad affrontare le difficoltà connesse a una vera ricerca spirituale, ed essere decisi a rispettare il vostro impegno e a mantenere salda la volontà. Dovete aspettarvi i molteplici ostacoli che necessariamente incontrerete sul cammino, e comprendere che la chiave di una pratica coronata da successo sta nel non perdere mai la determinazione. Tale fermo atteggiamento è molto importante. La storia della vita del Buddha, come abbiamo visto, è la storia di una persona giunta all’illuminazione attraverso un duro lavoro e una inflessibile dedizione. E un po’ ridicolo che noi, che seguiamo i passi del Buddha, possiamo a volte pensare di poter raggiungere la piena illuminazione con maggiore facilità e minore fatica! Il primo giro della ruota del Dharma
Tratto da “La via del Buddhismo Tibetano – SS Dalai Lama”
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L’interdipendenza nasce quando una persona percepisce di essere vincolata ad altre
per il conseguimento di un obiettivo(vantaggio) comune a tutto e a tutti.
Una riflessione di Sua Santità il Dalai Lama sulla stretta interelazione che lega tutti gli esseri sulla Terra, tratta da Siddhi, periodico del buddhismo Mahayana e rivista dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia.
Nella vita quotidiana siamo impegnati in innumerevoli e svariate attività e riceviamo numerosissimi input sensoriali.
Il problema del fraintendimento, che naturalmente può essere più o meno grave, nasce quasi sempre dalla nostra tendenza a isolare particolari aspetti di un evento o di un’esperienza e a vederli come se ne costituissero la totalità. Questo determina un restringimento della prospettiva e di conseguenza induce a false aspettative.
Quando invece prendiamo in esame la realtà in sé, ci rendiamo subito conto della sua infinita complessità e possiamo capire che il nostro modo di percepirla è spesso inadeguato. Se così non fosse, il concetto stesso di delusione sarebbe privo di significato. Se tutto si svolgesse sempre e secondo le nostre aspettative, non sapremmo neppure cosa sono l’illusione o il fraintendimento.
Come mezzo per prendere coscienza di tale complessità, trovo che il concetto di originazione dipendente (in tibetano ten del) così come è stato sviluppato dalla scuola di filosofia buddhista Madyamika (la Via di Mezzo), sia particolarmente utile. Secondo questa scuola possiamo comprendere la vera natura delle cose e degli eventi in tre modi diversi.
Al primo livello, ci si riferisce al principio di causa ed effetto, per cui l’origine di ogni cosa ed evento dipende da una complessa rete di cause e condizioni correlate. Questo ci induce a pensare che nessuna cosa (o evento) possa essere intesa come capace di entrare nell’esistenza o di rimanervi, di per se stessa. Per esempio, se prendo l’argilla e la modello, posso creare un vaso. Il vaso, quindi, esiste come effetto delle mie azioni. Al tempo stesso, è anche il prodotto di una miriade di altre cause e condizioni. Per esempio, la materia grezza è il risultato della combinazione dell’acqua e dell’argilla.
Ma possiamo spingerci oltre e considerare questi due componenti come il risultato della combinazione di molecole, atomi e altre minute particelle (che a loro volta dipendono da innumerevoli altri fattori). Ci sono poi le circostanze che mi hanno portato a decidere di fare un vaso e, inoltre, le condizioni che hanno operato insieme alle mie azioni nel momento in cui davo forma all’argilla. Il vaso è originato in modo dipendente. Tutti questi diversi fattori ci fanno capire che il mio vaso non può esistere indipendentemente dalle sue cause e condizioni.
Al secondo livello, ten del può essere inteso nei termini della dipendenza reciproca che lega le parti e il tutto. Senza le parti non può esserci il tutto; senza il tutto, il concetto di parti è privo di significato. L’idea del tutto è fondata sulle parti, ma le parti stesse devono essere considerate come interi che a loro volta comprendono parti.
Al terzo livello, tutti i fenomeni possono essere intesi come originati in modo dipendente in quanto, se li analizziamo, troviamo che, in definitiva, essi non possiedono un’identità indipendente. Possiamo comprenderlo dal modo in cui ci riferiamo a certi fenomeni. Per esempio, le parole ‘azione’ e ‘agente’ sono l’una il presupposto dell’altra. Lo stesso vale per ‘genitore’ e ‘figlio’. Si è genitori unicamente perché si hanno dei figli. Una figlia o un figlio vengono così chiamati solo in relazione al fatto che hanno dei genitori. Lo stesso rapporto di dipendenza reciproca si riscontra nei termini che usiamo per i mestieri o le professioni. Certe persone sono chiamate contadini per il fatto che lavorano la terra, i medici perché operano nel campo della medicina e così via.
Un altro modo, ancora più sottile, di giungere alla comprensione delle cose e degli eventi in termini di originazione dipendente è quello, per esempio, di chiedersi: che cosa è esattamente un vaso d’argilla? Nel momento in cui cerchiamo qualcosa da definire come la sua effettiva identità, ci rendiamo conto che la sua stessa esistenza – e, di conseguenza, quella di tutti gli altri fenomeni – è in qualche misura provvisoria e frutto di una convenzione. Quando ci chiediamo se la sua identità è determinata dalla sua forma, dalla sua funzione, dalle sue parti specifiche (vale a dire il fatto che sia composta da argilla, acqua e così via), ci rendiamo conto che il termine ‘vaso’ non è altro che una designazione verbale.
Per quel che riguarda i fenomeni mentali, anche qui riscontriamo che esiste una dipendenza. In questo caso tra colui che percepisce e il percepito.
La comprensione della realtà che ci viene suggerita dal concetto di originazione dipendente ci mette di fronte a una sfida importante. Ci sfida a vedere le cose e gli eventi meno in bianco o nero, più come una fitta rete di relazioni, difficili da scindere e fissare. E diventa difficile anche parlare in termini assoluti. Inoltre, se tutti i fenomeni dipendono da altri e nessuno può esistere in modo indipendente, dovremo ritenere che neppure il nostro io-sé, che abbiamo tanto a cuore, esiste come noi siamo soliti supporre.
In realtà, se indaghiamo in modo analitico sull’identità dell’io-sé, vediamo che la sua apparente solidità si dissolve anche più rapidamente del vaso di argilla o del momento presente. Infatti, mentre un vaso è qualcosa di concreto che possiamo effettivamente indicare, l’io-sé è più elusivo: la sua identità come costruzione artificiale appare subito evidente. Ci rendiamo conto che l’abituale netta distinzione che facciamo tra ‘io’ e gli ‘altri’ è un’esagerazione.
(di Sua Santità il Dalai Lama – tratto da “Siddhi“, periodico di Buddhismo Mahayana)
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“Il fatto che esistano metodi e visioni differenti risponde alla natura e alle disposizioni dei vari esseri”.
Un articolo del Dalai Lama per spiegare come sia giusto che esistano diverse religioni: percorsi e linguaggi diversi per una unica meta
La distinzione tra bene e male non è un concetto assoluto, astratto: è esattamente il bene e il male che i nostri stati dell’essere, i nostri modi di pensare, producono in termini di benessere o malessere.
Il vero senso di una religione, di una spiritualità, è esattamente quello di preoccuparsi di fornire gli strumenti per sviluppare le qualità costruttive ed eliminare i pensieri distruttivi. Vi possono essere molte credenze religiose connesse a questa aspirazione di evitare la sofferenza e trovare il benessere. Queste credenze possono avere forme primitive o essere più complesse.
Da benefici estremamente terreni, limitati alla sopravvivenza, nacque un insieme di credenze attribuite alla luce, al potere del sole e degli elementi naturali; possiamo supporre che in esse non vi fossero inizialmente profondità filosofiche.
Queste religioni primitive, nei secoli, hanno cominciato a diventare più complesse, più profonde, incorporando delle visioni metafisiche e filosofiche sulla vita e il suo senso. Allora si è istaurata una visione più vasta, una conoscenza più profonda delle cose, dei meccanismi della felicità e della sofferenza.
Possiamo distinguere varie posizioni metafisiche che si sono sviluppare nel corso del tempo: alcune per esempio hanno affermato l’esistenza di un dio creatore, dando vita alle spiritualità teiste; altre si sono orientate verso la legge di causalità e non hanno formulato l’idea di un creatore… insomma, nelle diverse parti della Terra, riguardo le religioni si sono stabilite delle differenze di carattere metafisico.
Lasciando da parte le credenze primitive, con la loro venerazione degli elementi naturali e così via, se osserviamo le grandi religioni o le grandi spiritualità fondate su visioni metafisiche e filosofiche molto profonde, notiamo che tutte incoraggiano, stimolano e considerano essenziale lo sviluppo dell’amore verso il prossimo, l’amore altruista e la compassione. Non ce n’è una che, alla base, non ritenga essenziale sviluppare tali qualità.
L’accento sull’importanza dell’amore altruista e della compassione lo ritroviamo nel cristianesimo, nell’ebraismo, nell’islamismo, nelle varie correnti dell’induismo, nel buddhismo, nel jainismo, insomma, in tutte le grandi religioni.
Per quanto riguarda le religioni monoteiste, è chiaro che quando si descrivono le qualità di un dio creatore o di un creatore in quanto principio assoluto, gli si attribuiranno tutte le qualità positive, come amore infinito, grande compassione, grande pazienza, e grandi qualità di conoscenza, fino all’onniscienza. Saranno quindi tali qualità attribuite che ispireranno la nostra fede in quella religione. Infatti, nessuno aspirerebbe ad affidarsi a un dio che sarebbe incessantemente in collera, che vorrebbe incessantemente nuocere alle proprie creature, che sarebbe irritato e geloso.
È chiaro che nella loro essenza, nel loro fondamento, le religioni, teiste o no, accordano un valore essenziale all’amore del prossimo e alla compassione. Il modo per coltivare amore e compassione, i motivi per cui dobbiamo farlo, differiscono a causa delle differenti filosofie e a seconda che si tratti di religioni teiste o no. La ragione di tante differenze filosofiche dipende dalle differenti condizioni umane, dalle differenti culture sviluppate nelle varie epoche e regioni della Terra. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che tutte le religioni, nelle loro diversità, mirano a migliorarci in quanto esseri umani; per questo è importante avvicinarsi a queste grandi religioni, conoscerle, promuovere rapporti armoniosi con i loro praticanti, evitare di comportarsi con ostilità.
È esattamente con lo scopo di esprimere l’altruismo nei confronti degli esseri umani, di fare il loro bene, che Buddha, per esempio, ha dato insegnamenti in apparenza contraddittori. In varie situazioni, di fronte a individui con facoltà intellettive, attitudini e disposizioni differenti, il Buddha ha dato risposte apparentemente in contraddizione tra loro. Perché? Perché nel suo desiderio di aiutarli a migliorare, in funzione del loro sviluppo e del loro bene, ha compreso che era necessario un insegnamento che tenesse conto di tale diversità.
Il fatto che esistano metodi e visioni differenti risponde alla natura e alle disposizioni dei vari esseri, perché gli esseri umani in questo senso non sono tutti uguali, non possono essere aiutati nello stesso modo, non si può dare a tutti gli stessi strumenti per migliorare in un modo unico, uguale per tutti. Le differenze tra le varie tradizioni religiose, quindi, non solo sono accettabili, ma auspicabili.
Come si possono conciliare, allora, le diversità filosofiche e metafisiche? Si può parlare di vari tipi di verità, ognuna in un certo senso valida, giustificata. Ma allora, con quale criterio scegliere? Come conciliare questa relatività con il fatto che quando noi personalmente percorriamo un sentiero spirituale abbiamo bisogno di credere a una sola verità, così come non possiamo andare nello stesso tempo in tutte le direzioni? Se guardate questo uditorio [Il discorso si è svolto davanti a oltre 6.000 persone, n.d.r.], vedrete che tra voi vi sono credenti e non credenti di diverse religioni, persone che applicano una pratica religiosa, ma tra loro la pratica non è la stessa, e persone che non hanno nessun credo religioso ma hanno una filosofia e una visione della vita.
È chiaro che qui, in questo momento, c’è una pluralità di credi e non-credi, è come uno specchio del mondo, una pluralità che è necessaria e benvenuta. Nello stesso tempo vedete bene che tutti noi manifestiamo rispetto gli uni per gli altri e che queste differenti visioni e fedi in questi giorni coabitano in modo armonioso.
Sul piano individuale, però, quando si tratta di percorrere il nostro cammino spirituale, quello che abbiamo scelto, dobbiamo concentrarci completamente su tale sentiero di trasformazione e apprezzare nel suo giusto valore l’aspetto di verità che riflette. Dobbiamo sentire, avere fiducia che ‘questa, per me, è la verità’, perché altrimenti faremo davvero fatica a sviluppare la forte determinazione necessaria a progredire sul nostro sentiero. Dovremmo quindi avere una convinzione personale, nel nostro intimo, che ‘questo è per me il modo in cui prende forma la verità’ e tuttavia rimanere aperti alla realtà di una pluralità di verità.
(Dalai Lama – Tratto da SIDDHI, periodico di Buddhismo Mahayana)
I fenomeni sono dovuti a cause e condizioni perciò esistono. Noi utilizziamo l’addestramento in cui viene detto che tutti i fenomeni composti sono impermanenti, per impermanenza intendiamo due significati: una grossolana, quella con cui vediamo le cose decadere pian piano, ed una sottile, a livello microscopico.
Se guardassimo una nostra foto di qualche anno fa potremmo notare molti cambiamenti, vediamo qualcosa che esisteva ed ora non esiste più. Se al mattino ci rasiamo il capo, verso sera vediamo che qualcosa sta cominciando a ricrescere. Questi cambiamenti grossolani sono il risultato visibile di un continuo cambiamento microscopico. Il cambiamento che si manifesta in un anno non potrebbe apparire improvvisamente, in un attimo.
Tutto questo arriva gradualmente. Siamo testimoni di questo processo di cambiamento. Vediamo anche gli effetti del mondo tecnologico che ci circonda. Nuovi macchinari vengono rodotti e qui c’è un grande cambiamento progressivo.
La mente anche in un minuto vi son infiniti cambiamenti, ed anche in un secondoo vi sono cambiamenti. Da queste esperienze è noto che non esiste alcun fenomeno che sia permanente. Anche se non vediamo l’impermanenza a livello sottile possiamo percepire quella a livello grossolano. Quindi tutte le cose sono della natura del cambiamento e nulla puo’ fermare questo cambiamento. Quando Buddha insegnò le 4 nobili verità parlò dei due livelli di impermanenza, grossolano e sottile. Tutti i fenomeni dipendono da cause.
Non è possibile che cause qualsiasi diano risultati qualsiasi. Da una causa deriva un risultato congeniale. Quindi c’è questo cambiamento legato alla natura dei fenomeni. Nel bodhisattvacharyavatara troviamo due cause: una a livello fisico ed una a livello mentale. Per quanto riguarda la realtà fisica il processo di causalità è iterabile all’infinito, vi sono cause sostanziali a loro volta causate da altre cause. Mentre a livello della mente la causa fondamentale è il karma. L’azione ed il risultato corrispondono al’intenzione che è la causa. A livello di causa l’elemento dell’intenzione è accompagnato dalla potenzialità di sperimentare un momento piacevole o spiacevole.
A livello finale per quanto riguarda gli esseri viventi la causa principale è l’intenzione. Gioia, felicità e sofferenza non sorgono dal nulla ma sorgono da precise cause e condizioni. Le azioni positive porteranno una intenzione che produrrà gioia. E’ importante considerare le azioni che vengono indotte dall’intenzione. Molte specie di uccelli sembrano essere più vicini alla comprensioni della legge di causa ed effetto. Ci sono fenomeni che sembrano non avere un risultato immediato. Non può esserci una relazione casuale ma sempre causale.
Nella nostra vita quotidiana ci sono così tanti fattori che se guardassimo una particolare relazione la possiamo analizzare con il pssato ed il futuro, penetrando il significato di causa ed effetto otterremo una comprensione maggiore: tutti i fenomeni sono mutuamenti designati. E’ sulle basi di questa profonda conoscenza che dobbiamo coltivare sempre di più la nostra relazione. Il livello sottile dell’originazione interdipendente è proprio questo: ogni fenomeno non esiste di per sé, senza dipendere da altri. Nelle scritture si trova molto chiaramente la linea di demarcazione che stabilisce qual è il livello di esistenza dei fenomeni che non è né eternalismo né nichilismo. Noi Buddhisti siamo profondamente ammirati dalla fisica moderna quando scoprono che Nagarjuna aveva avanzato ipotesi sulla realtà simili a quelle che la scienza modern sta facendo oggi.
La scienza ha un punto di vista imparziale, senza preconcetti, è importante questo. L’omniscienza è molto rara e non si ottiene così facilmente ma è una cosa che va realizzata percorrendo il sentiero. Vi sono delle relazioni tra le cause e l’effettto. Quindi questa produzione viene vista in termini di cause, proprie cause, che portano ad una produzione specifica. Vi deve essere la causa completa perchè vi sia un risultato completo.
Sua Santità il Dalai Lama
Tutte le cose non possono nascere dal nulla, tutti i fenomeni sorgono da cause e tutte le cause evono essere corrette per dar origine ad un’effetto coretto.
Vi sono persone più portate alla gelosia, rabbia ed anche se accumulano molte ricchezze non sono migliorate in questo senso. Se non si prende il Dharma nel proprio cuore tutti i titoli che si possono ricevere saranno sempre macchiati da queste emozioni disturbanti. Nel caso di qualcuno con meno riconoscimenti, una situazione materialmente meno agiata, può essere anche intellettualmente sfavorito ma se ha preso nel cuore anche poco Dharma pian piano otterrà una grande ricchezza spirituale.
Io non incoraggio il praticare divinità mondane per accumulare ricchezza materiale, è molto più importante accumulare ricchezze mentali che materiali, a volte le ricchezze materiali invece che essere di aiuto, potrebbero riultare di danno perchè ci possono portare fuori strada. Gli agi materili non postranno stare per sempre con noi nelle vite future mentre la pace interiore sì. Chiunque può accumulare la concentrazione, penetrare dentro se stessi, raggiungere il calmo dimorare, la visione speciale…dobbiamo impegnarci a studiare ed una volta che abbiamo deciso di imboccare questo sentiero lo dobbiamo praticare fino in fondo.
Nel Buddhismo parliamo di diverse discipline e la più importante è quella spirituale. Nei paesi sviluppati si inizia ad avere interesse tra gli scienziati alle emozioni. Nella tradizine non solo Buddhista ma anche sanscrita si motiva all’applicarsi allo studio graduale. Non tanto sulla recitazione dei testi ma sulla comprensione profonda dei testi fino ad arrivare ad una consapevolezza che abbraccia tutto il mondo interiore.
dal sito http://www.sangye.it
L’Amore è l’unico mezzo per trasformare gli esseri umani, anche quando sono pieni di collera e di odio. Manifestate tale Amore in continuazione, senza cessare, senza cedere, e li commuoverete.
(Dalai Lama - Om)