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Storielle zen

5 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
Storielle zen
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Il topo e la trappola – Storiella

Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.

Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti:  “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!”  La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi le
chiedo di non importunarmi.”

Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le gridò: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!”
“Scusi, signor topo, – rispose la pecora – non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo, la ricorderò nelle mie preghiere.”

Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo? Penso proprio di no!”
Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola.

Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.

La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo, e nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.
Subito il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo.

Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale: la gallina.

Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna.

Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

La donna non migliorò e rimase in ospedale più tempo del previsto, costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie…

16 dicembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
Storielle zen
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Il turista e il pescatore – Storiella

Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Pescatore: ’Non ho impiegato molto tempo’
Turista: ’Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?’

Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Turista: ’Ma come impiega il resto del suo tempo?’
Pescatore: ’Dormo fino a tardi, pesco un po, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.’

Turista: ’La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!!

Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!…

Pescatore: ’ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?’
Turista: ’25 anni forse’ Pescatore: ’….e dopo?’ Turista: ’Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!!!!!

Pescatore:’…miliardi?…….e poi?’
Turista: ’Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere gli ultimi 5/10 anni in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!’
(Anonimo)

3 dicembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Risveglio
Storielle zen
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La verita’ senza forma – Nanyue Huairang

Dai detti del Maestro Nanyue Huairang

“Mazi Daoyi dimorava nel tempio di Ch’uan Fa a Nan Yo, dove aveva una capanna per vivere in isolamento e praticare la meditazione. [...] Un giorno Nanyue Huairang andò a fargli visita, ma Mazi Daoyi non prestò attenzione al visitatore. [...]
Allora Nanyue Huairang staccò un mattone dalla porta della capanna e prese a strofinarlo, ma Mazi Daoyi continuò a non prestargli attenzione. Molto tempo dopo, Mazi Daoyi domandò: «Che cosa stai facendo?»; Nanyue Huairang rispose: «Sto strofinando un mattone per farne uno specchio». Mazi Daoyi disse: «Come puoi fare uno specchio strofinando un mattone?». Il maestro disse: «Se non si può fare uno specchio strofinando un mattone, come si può diventare un Buddha sedendo in meditazione?».
Allora Mazi Daoyi si alzò dal suo lettino e domandò al maestro: «Che cosa si deve fare allora?».
Il maestro disse: «Se un carro trainato da un bue non si muove, è giusto frustare il bue o il carro?». Inoltre domandò: «Vuoi sedere in meditazione o essere un Buddha seduto? Se vuoi sedere in meditazione, la meditazione non è né sedere né giacere. Se vuoi essere un Buddha seduto, Buddha non è l’immobilità; inoltre il movimento non si dovrebbe né accettare né respingere. Se ti siedi per diventare un Buddha, non farai che ucciderlo. Se ti attacchi al sederti, non realizzerai mai il Dharma (l’insegnamento».
All’udire queste parole, Mazi Daoyi si svegliò (all’insegnamento), si inchinò e domandò a Nanyue Huairang: «Come devo usare la mente perché si confaccia al samādhi (realizzazione) che trascende la forma?».
Il maestro rispose: «[...] Poiché la tua potenzialità si confà al Dharma, dovresti percepire la verità».
Mazi Daoyi domandò: «La verità è senza forma, come può essere percepita?».
Il maestro rispose: «L’occhio della mente può percepire la verità. Ciò si applica anche al samādhi senza forma».
Mazi Daoyi domandò: «La verità è soggetta a creazione e distruzione?».
Il maestro rispose: «Se la verità è percepita come soggetta a creazione e distruzione, formazione e deperimento, non è reale. Ora ascolta il mio gāthā:
[...] Il fiore del samādhi è senza forma,
Come può deperire o entrare in essere?»
All’udire queste parole, Mazi Daoyi si svegliò al Dharma della Mente”.

Appunto: la meditazione non è uno strumento, non è da intendersi come causa di un effetto sublime. La meditazione non è qualcosa per: la meditazione è realizzazione, è riconoscimento dello splendore della realtà, è la fruizione liberante del qui e ora, il godimento estatico dell’adesso. È soprattutto quell’inenarrabile ed eccelso sentire profondo che nulla manca, nulla è di troppo, nulla è da cambiare, nulla è da trasformare, nulla è da aggiustare.
Quindi capisci che non è questione di stare immobili, di adottare l’ennesima tecnica fascinosa ed esotica. È un essere semplicemente nel tuo stare seduto, se stai seduto; nel tuo andare, se stai andando. È uno svagare nel cielo del vagabondaggio della mente, dove nulla è cercato, dove nulla viene fatto.
E vedi che quella verità senza forma che non si può percepire, in quanto appunto mancante di forma, quella verità a cui non puoi arrivare, generare in te, perché è al di là della creazione e della distruzione, della nascita e della morte, del suo iniziare e del suo terminare, quella verità che non è nulla di sostanziale perché mancante di realtà, è semplicemente quello che senti nel tuo essere quello che sei.
C’è qualcosa di più potente di qualsiasi piacere prodotto dall’attaccarti a una qualsiasi consolazione. C’è quella verità che fiorisce nell’abbandono della cerca di qualsiasi verità.
Cercavi qualcosa. Ora sei solo aperto e tutto trasmigra attraverso il tuo lasciarti essere nel rilassante abbandono al ciò che è. È la realtà.

tratto da www.lameditazionecomevia.it

26 aprile, 2010 by pomodorozen Categories :
Alejandro Jodorowsky
Determinazione
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Il cuore dell’albero

Seppo disse al suo discepolo Chosei: “Vieni, prendi l’ascia! Invece di meditare, andiamo a tagliare degli alberi per costruire una capanna.” Chosei accompagnò il suo maestro nel bosco del monastero. Nel momento in cui si disponeva a tagliare un albero, Seppo gli disse: “Non smettere di tagliare finchè non sarai giunto al cuore dell’albero!”
Senza dare neanche un colpo contro il tronco, Chosei gli rispose: “Ci sono già arrivato.” “Perfetto” rispose Seppo. “Il nostro Buddha ha fatto direttamente la trasmissione da cuore a cuore. Tu che ne dici?” “Trasmissione ricevuta!” disse Chosei buttando via la sua ascia. Seppo la raccolse e con il manico diede un colpetto sulla testa del suo discepolo.

Il maestro dice al suo discepolo: “Invece di meditare e di lavorare sul nostro spirito dentro al monastero, facciamo un lavoro manuale! Costruiamo qualcosa di utile. Però quando taglierai l’albero, non fermarti finchè non sarai arrivato al centro! Il che significa: Quando comincerai il tuo lavoro di trasformazione spirituale, non fermarti finchè non sarai arrivato al centro di te stesso.  Il discepolo, astutamente, capisce subito il senso delle parole del suo maestro:”ci sono già arrivato!”. Esprime così di aver già trovato il proprio centro. Il maestro accetta questa affermazione, ma aggiunge: “Buddha ha trasmesso il suo insegnamento da cuore a cuore. Non c’è nulla di scritto. Hai ricevuto la trasmissione?”

“L’ho ricevuta” risponde il discepolo buttando via la sua ascia. Manifesta chiaramente che per lui il lavoro è finito. Non è necessario fermarsi ore e ore a meditare, a studiare, a cercare, a seguire gli insegnamenti di tutti i maestri che capitano, a lavorare sulle energie, a praticare il tantra, lo yoga e così via. QUANDO PERCEPIAMO CHE LA TRASMISSIONE COLPISCE DIRETTAMENTE IL NOSTRO CUORE, ABBIAMO FINITO.  Ma… allora il maestro gli dà un colpetto sulla testa e gli dice: “Però adesso sei caduto nel tranello perchè credi esista una trasmissione”. Quando si lavora spiritualmente, nessuno ti trasmette niente. SEI SOLO TU A DOVER TROVARE DENTRO DI TE.
Alejandro JodorowskyIl dito e la luna

3 marzo, 2010 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
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Le “meraviglie” della mente – Parabola indiana

Mentre girava per il bazaar e guardava gli oggetti in vendita in un negozio, un pellegrino disse alla propria mente: “O mente, di te si dicono meraviglie. Mostrami uno dei tuoi miracoli!”. Di lì a poco un uomo che vendeva miele
intinse un dito nel miele e lo strisciò sul muro.

Immediatamente dozzine di mosche cominciarono a ronzare vicino al muro per mangiare il miele. In pochi minuti se ne radunò un numero impressionante.  Una lucertola vide le mosche e s’avventurò allo scoperto per mangiarle.
La vide un gatto, che le balzò addosso e se la pappò in un boccone. Un cane, vedendo il gatto, lo inseguì e lo uccise. Ma era il gatto del negoziante, e questi, preso dalla rabbia,  percosse il cane con un bastone. Il cane apparteneva a un cliente, che si infuriò e cominciò a litigare col negoziante finché non vennero alle mani. I negozianti vicini corsero
a dar man forte al negoziante mentre altri passanti si schierarono col cliente.

Ne venne fuori una rissa che coinvolse tutto il bazar. Mentre accorrevano le guardie, richiamate dal clamore e dal parapiglia, la mente disse al pellegrino: “Ecco fatto!”
(Parabola indiana)