WP Remix









Presenza mentale

9 settembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Consapevolezza
Frase del giorno
Presenza mentale
Rudolf Steiner
(0) Comment

Essere attenti ai segni – Rudolf Steiner

Compiendo gli esercizi, l’anima diventa più attenta a ciò che accade in sé stessa e fuori di sé,  guarda il mondo con sensi più acuti. Un’anima sana non si fissa sull’aldilà o sulla fine del mondo,  ma accoglie i tesori che trova nel tempo presente,  nel luogo che il fato le ha destinato. Essere attenti ai segni che la vita ci manda, essere ben svegli è il segreto?.
(Rudolf SteinerIl genio della scienza dello spirito)

30 agosto, 2010 by pomodorozen Categories :
Osho
Presenza mentale
(0) Comment

Il sole è nuovo ogni giorno – Osho

“La giovinezza è una qualità dell’essere
Questa è una delle massime più profonde di Eraclito.

Il sole è nuovo ogni giorno. La fame è nuova ogni giorno L’amore è nuovo ogni giorno. La vita è nuova ogni giorno.

Dire “ogni giorno” non è esatto: ogni movimento, ogni gesto, ogni momento, ogni cosa è nuova. Da dove viene allora il vecchio? Perché ti annoi? Se ogni cosa è nuova è non puoi entrare nello stesso fiume, e se non puoi rivedere la stessa alba; se ogni cosa è così nuova è fresca, perché dunque ti annoi e muori? Perché non vivi in funzione dell’armonia interiore. Vivi in funzione della mente. La mente è vecchia.

Ogni sole è nuovo, ogni mattino è nuovo, ogni fame è nuova, ogni sazietà: ma la mente è vecchia.

La mente coincide col passato, la mente è memoria accumulata. E se guardi attraverso la mente, questa porta con sé vecchiaia e morte per tutte le cose: ogni cosa sembra polverosa, sporca, tutto a causa della mente. Metti da parte la mente, metti da parte i ricordi! Se riesci a mettere da parte i ricordi, tua moglie è nuova ogni giorno, perché è solo a causa dei ricordi che tu pensi di aver vissuto con questa donna trent’anni e di conoscerla bene. Chi può conoscere mai nulla. Rimaniamo estranei, eternamente estranei.

Come puoi conoscere una persona? Si può conoscere una cosa, non una persona, perché una cosa può essere esaurita. Come puoi conoscere una persona? Una persona è libertà. Cambia in ogni momento. Se non puoi entrare due volte nello stesso fiume, come puoi incontrare di nuovo la stessa persona? Se persino i fiumi sono così mutevoli… la consapevolezza, il fiume della consapevolezza non può essere vecchio. Se metti da parte la mente, se non guardi con gli occhi vecchi, tua moglie è nuova, ogni gesto è nuovo. In questo caso esiste una costante, una continua eccitazione nella tua vita, una continua vivacità.

Oggi avrai fame, è nuova. E oggi, quando mangi, questo cibo è nuovo, perché nulla può essere vecchio nell’esistenza. L’esistenza non ha passato. Il passato fa parte della mente. L’esistenza è sempre nel presente, nuova, fresca, sempre in movimento, una forza dinamica, un movimento dialettico, scorre come un fiume. Se avrai questa intuizione, non sarai mai annoiato. E la noia è la malattia più grave: uccide in profondità, è un lento avvelenamento. A poco a poco sei così annoiato che diventi un peso morto che grava su te stesso. Allora la poesia della vita scompare. A questo punto non fioriscono i fiori e non cantano gli uccelli. A questo punto sei già sepolto, sei già nella tomba.

Si dice che la gente muore a trent’anni e sia sepolta verso i settanta. Anche trent’anni sembrano troppi, questo proverbio deve risalire ai tempi antichi… ora non è così: ora la gente muore a vent’anni circa. Anche questa età pare troppo remota. Molti giovani, giovanissimi, di diciott’anni, venti, vengono a dirmi: “Siamo annoiati”. Sono già invecchiati. Li avete istruiti, avete già condizionato la loro mente. Stanno già morendo. Muoiono ancor prima di essere giovani.

Ricorda, la giovinezza è una qualità dell’essere. Se sei in grado di guardare il mondo senza mente, resterai giovane per sempre. Anche nella morte sarai giovane, emozionato, proprio perché la morte si sta avvicinando; sei eccitatissimo: una grande avventura, un culmine, una porta si apre ora sull’infinito.

Mai nulla è uguale a se stesso. Ogni cosa continua a cambiare. Solo la mente è vecchia e morta. Essere capaci di guardare la vita senza mente, questo è meditazione.

Tratto da:: Osho,” L’armonia nascosta, discorsi sui frammenti di Eraclito”, Ed ECIG

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Ricevuto in Lista SadhanaGuido da Todi

22 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Preghiera
Presenza mentale
Sri Daya Mata
(0) Comment

Il sentiero spirituale – Sri Daya Mata – 2

I traguardi dell’anno nuovo
Gennaio 1967

Nell’iniziare le nostre attivita’ nell’anno nuovo, vorrei che potessimo renderci conto di quanto sia importante utilizzare ogni minuto per migliorarci e perfezionarci in quanto divini figli di Dio. Questo e’ un momento psicologicamente adatto per analizzare le azioni compiute nell’anno appena trascorso e per vedere quali progressi spirituali abbiamo fatto. Dobbiamo pensare intensamente a cio’ che vogliamo cambiare in coi stessi e nella nostra vita; e, poi, fare di tutto per raggiungere le mete che ci siamo prefisse. Dobbiamo prendere nota dei buoni propositi che ci aiuteranno a conseguire le nostre aspirazioni piu’ alte durante l’anno, e poi esaminarli ogni mese allo scopo di stabilire se li stiamo o meno raggiungendo.

In questo nuovo anno possiamo comprendere piu’ pienamente che trovare Dio e’ l’unico soluzione permanente di qualunque problema si affronti nella vita. Dobbiamo coltivare una piu’ profonda consapevolezza di Lui.

L’unico vero rapporto che l’uomo puo’ avere e’ con Dio, e con il Guru quale Suo canale. E` Dio che ci disciplina; e’ Dio che ci ama. Siategli fedeli! E tenetevi stretti agli insegnamenti della Self-Realization Fellowship come alla mano del nostro amato Maestro. Il suo unico grande desiderio e’ di aiutarci a ritrovare l’unione col nostro Padre Celeste.

E` l’amore che ci unisce
Diciottesimo anniversario dell’ashram
della Self-Realization Fellowship di Hollywood
California, 21 aprile 1969

E` nella coscienza dell’amore divino che Gurudeva Paramahansa Yogananda ci ha attirati gli uni verso gli altri. Col filo sottile, ma forte dell’amore, ci ha uniti come una ghirlanda profumata di devozione e di amore da deporre ai piedi dell’unico supremo Amore della nostra anima. Guruji ha acceso nei nostri cuori un ardente desiderio di Dio, perche ha sempre posto dinanzi a noi l’ideale che l’amore per Dio deve venire prima di ogni altra cosa e che poi, nello spirito di questo amore, si devono amare tutti gli altri. Questo amore divino e’ cio’ di cui parlava quando mi disse:

“… Voglio vedervi tutti cosi’ ebbri dell’amore divino, giorno e notte, da pensare soltanto a Dio, e voglio vedervi offrire questo amore a tutti coloro che incontrate”.

Quando la madre Divina ci disciplina
1 marzo 1956

La natura della Madre Divina ha molteplici aspetti e l’aspetto in cui ci appare e’ soltanto un riflesso del nostro stato di coscienza. Quando siamo in sintonia con Lei, e’ una Madre di Dio e di amore. Quando non siamo in sintonia, ci mostra il Suo volto severo. La Madre Divina non vuole imporci una rigida disciplina. La sofferenza nasce dalla separazione da Dio. Siamo noi a creare quella separazione dimenticando Dio, seguendo le nostre cattive abitudini, lasciandoci invischiare troppo nelle cose esteriori, nelle nostre emozioni e nei nostri stati d’animo. La Madre Divina non ci abbandona mai; siamo noi ad abbandonarla. Allora sembra che ci voglia disciplinare rigidamente, ma soltanto perche’ abbiamo spezzato il legame con la Sorgente di tutto cio’ che e’ giusto e buono.

Percio’, quando la Madre Divina sembra essersi sottratta alla nostra attenzione, sfuggendo all’orbita della nostra coscienza, il motivo deve essere cercato in noi, non in Lei. Forse la mente si e’ lasciata troppo assorbire dalle preoccupazioni, e questo e’ un peccato spirituale, perche’ mostra una mancanza di fede, una mancanza di fiducia in Dio. Oppure la mente si e’ lasciata prendere troppa dalla suscettibilita’, cosa che avviene quando ci identifichiamo con l’ego e ci consideriamo degli esseri mortali, invece di immagini del Divino o anime; o ancora, la mente e’ rimasta troppo coinvolta nei traguardi materiali. Ed e’ allora che la Madre Divina ci lascia e dice:

“Figlio Mio, devi venire dove Io sono”.

La Madre Divina si nasconde non per punirci, ma per incoraggiarci a fare di tutto per elevare la nostra coscienza al piano divino dove Ella risiede. Desidera che continuiamo a sforzarci di migliorare.

Il maestro si comportava nello stesso modo con noi. Proprio quando pensavi di esserti sforzato al massimo, o di avere portato la coscienza ad un certo livello, ti accorgevi che il Maestro lo aveva alzato ancora.

” Ora che sei arrivato a questo punto, cerca di arrivare piu’ in alto”.

Cosi’, per raggiungere il nuovo traguardo, dovevamo costantemente cercare di migliorarci, di trascendere la coscienza del corpo, la coscienza delle limitazioni, delle emozioni che ci avvincono alla forma mortale. Il compito del guru, cioe’ del maestro divino, e’ quello di aiutarci a sollevarci al di sopra di noi stessi. Egli ci aiuta a liberarci del se’ inferiore, dell’ego, e a ricordarci che siamo creati nell’immagine immortale di Dio: la Gioia e l’amore sempre esistenti, sempre coscienti, sempre nuovi.

Questo e’ cio’ che siamo, e dovremmo vergognarci se non riusciamo a manifestare la nostra vera natura in ogni momento della vita. Noi dobbiamo tendere alla perfezione. Allora la Madre Divina non sara’ piu’ costretta ad assumere l’aspetto della disciplina, ma si manifestera’ sempre nella Sua pura forma di Madre piena di amore, di comprensione, di tenerezza e di gioia.

Portare alla luce la nostra parte migliore
Cappella del Janakananda Ashram
Casa Madre della Self-Realization Fellowship
28 febbraio 1962

Se non avete ancora provato un intenso desiderio di Dio, non scoraggiatevi; impegnatevi a meditare ogni giorno piu’ profondamente, sia pure soltanto per cinque minuti. Come Guruji diceva spesso, invocate Dio come chi sta annegando cerca l’aria, come chi muore lotta per il respiro. Se provate questa assoluta necessita’, conoscerete Dio in questa vita. Per coltivare un tale urgente bisogno di Dio dovete meditare ogni giorno e sviluppare altre buone abitudini.

Non si puo’ scacciare l’oscurita’ da una stanza a bastonate. Accendete la luce e il buio scomparira’. Cosi’, il modo piu’ efficace per vincere le cattive abitudini non e’ quello di reprimerle. Accendete invece la luce della comprensione che nasce dalla meditazione profonda e dallo sforzo volontario e cosciente di mettere in pratica l’autocontrollo. Nella luce dell’autodisciplina e della saggezza si dilegua il buio delle abitudini sbagliate.

Tutto in questo mondo e’ pensiero. Percio’, se desiderate eliminare una cattiva abitudine, affermate mentalmente e in modo positivo la corrispondente buona abitudine. Se avete la tendenza a rilevare senza necessita’ i difetti degli altri, pensate invece ai loro lati buoni. Molto spesso l’impulso di criticare nasce dalla gelosia, da un senso di insicurezza e di egocentrismo. Non e’ necessario che vi preoccupiate degli errori altrui; pensate ai vostri, criticare gli altri distrugge la vostra pace.

Cercate sempre il lato buono in tutti. Questo non significa che dovremmo essere come Pollyanna, che chiude gli occhi di fronte alle malefatte altrui; questo atteggiamento rivela soltanto una mancanza di discernimento. Ma esiste il pericolo opposto: quello di diventare talmente ipercritici da essere del tutto incapaci di vedere i lati positivi negli altri.

L’uomo e’ pieno di imperfezioni. Perche’ concentrarsi su di esse. Il Maestro accettava ciascun devoto cosi’ com’era e cercava in tutti i modi di portare alla luce l’aspetto migliore dei discepoli. Sapete come faceva? Offriva al devoto amore e comprensione. E questo e’ cio’ che dobbiamo fare anche noi. Dobbiamo sforzarci di aiutarci reciprocamente a cambiare in meglio mettendo in pratica l’amore e la comprensione, le innate qualita’ divine dell’anima, ed offrendole generosamente a tutti.
- di Sri Daya Mata, Presidente della SRF

(di Sri Daya Mata)

Da: SOLTANTO AMORE – Casa Editrice Astrolabio – Roma

ritorna alla prima parte

22 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Preghiera
Presenza mentale
Sri Daya Mata
(1) Comment

Il sentiero spirituale – Sri Daya Mata – 1

- Consigli per progredire sul sentiero spirituale 7 marzo 1956 -

Negli ultimi giorni della sua vita, Gurudeva lascio’ alcuni consigli per aiutare tutti i discepoli a progredire sul sentiero spirituale soffermandosi su vari argomenti.

Ci disse di essere piu’ seri e al medesimo tempo piu’ gioiosi.

“Siate interiormente felici e pieni di gioia, ma non scherzate troppo e non siate superficiali. Perche’ sciupare le vostre percezioni interiori in parole inutili? La vostra coscienza e’ come un secchio di latte. Quando l’avete riempita con la pace della meditazione dovete mantenerla cosi’. Scherzare provoca spesso una falsa allegria che produce dei fori nel secchio della vostra coscienza e ne lascia uscire il latte della pace e della felicita’ interiori”.

Il Maestro ci insegno’ a non dormire troppo, e a dedicare il tempo cosi’ risparmiato alla meditazione profonda e alla comunione con Dio.

” Il sonno e’ soltanto un modo inconscio di godere la pace della presenza di Dio. La meditazione e’ lo stato di riposo cosciente e di pace, un milione di volte piu’ riposante del sonno”.

“Non sprecate il vostro tempo”, ci disse anche. “Nessuno puo’ farvi sentire il profondo desiderio di Dio che vi tiene ancorati al sentiero spirituale. Dovete coltivarlo da soli… Non sottilizzate, non cercate giustificazioni e soprattutto non mettete mai in dubbio che Dio verra’ a voi. Quando avete terminato il vostro lavoro, dedicate il tempo a Dio nella meditazione, e sentirete interiormente la Sua beatitudine divina, il Suo amore divino”.

L’Amore per Dio e’ il presupposto del modo giusto di agire
11 giugno 1968

Credo fermamente nell’ideale del modo giusto di agire unito alla meditazione. Quando agiamo nel modo giusto il cuore, la mente e l’anima sono gioiosamente uniti. Non c’e’ quel senso di: “Ti sto facendo un favore, Signore”, ma piuttosto un senso di gioiosa dedizione a Dio. Quando ci comportiamo nel modo giusto non cerchiamo i frutti delle azioni, ma agiamo mossi unicamente dalla gioia di fare tutto per Dio. Questa gioia nasce dal nostro amore. Non si puo’ vivere senza essere innamorati di qualcosa! Ogni creatura umana sboccia come un fiore quando e’ amata. Per godere in tutta la vita dell’amore piu’ grande, cercate l’unico Amante cosmico l’Amato eterno della nostra anima. Questa e’ stata, ed e’ la mia esperienza. Per me, Dio e’ l’unica realta’ del mondo.

Saggio e’ colui che mantiene la propria mente assorta nell’amato cosmico. Non saprete come il divino sia capace di amare finche’ non imparerete a vivere con Lui nel cuore, a conversare con Lui e a comprendere che vi appartiene. Allora saprete che cosa e’ la gioia; allora saprete che cosa e’ l’amore nella sua forma piu’ alta e piu’ bella. Dio e’ amore, questa e’ la vera essenza del messaggio del nostro Gurudeva Paramahansa Yogananda.

E` vero, quello della Self-Realization Fellowship e’ il sentiero della saggezza, del modo giusto di agire, della gioia; ma soprattutto, per me e’ il sentiero dell’amore divino. L’amore per Dio trasforma l’essere umano a tal punto che non puo’ piu’ pensare in termini di ‘me’ e ‘mio’, ma solo di “Tu, Tu mio Signore”. Ciascuno di noi dovrebbe accogliere nell’anima questo messaggio di amore e sforzarsi di viverlo.

L’illusione della coscienza mortale
Meditazione di Natale di tutto il giorno,
una tradizione della Self-Realization Fellowship
iniziata da Paramahansa Yogananda
23 dicembre 1960

Per ottenere dalla meditazione i risultati migliori e’ importante che durante la meditazione la coscienza del corpo e tutti i pensieri irrequieti vengano allontanati dalla mente. Questo diventa possibile quando comprendiamo pienamente che non siamo il corpo, e non siamo la mente. Nel corso delle innumerevoli vite passate abbiamo ‘indossato’ molti corpi e molte menti. Cercate di fare superare alla coscienza l’identificazione con il particolare, ristretto abito corporeo che indossiamo adesso e con la specifica veste mentale che usiamo temporaneamente. Noi siamo anime immortali, fatte a immagine dell’Amato supremo. Fate che il vostro cuore desideri Dio come non lo ha mai desiderato prima. Abbiamo trascorso molte incarnazioni seguendo le vie dei desideri: desideri di notorieta’, di fama, di gloria, di tutte le cose materiali che la vita offre. Durante la meditazione di oggi, allontanate dalla mente ogni pensiero tranne uno:

“Mio Dio, io sono fatto nella Tua immagine di saggezza, di beatitudine d’ amore. Sono Tuo figlio. Liberami dall’illusione che mi ha indotto a pensare di essere una creatura mortale, ed aiutami a capire – come hanno fatto
Gurudeva e tutti i grandi Maestri – che sono Tuo figlio, il figlio che Tu ami”.

Il privilegio di servire Dio
9 ottobre 1964

Nessuno e’ indispensabile in questo mondo. Dio puo’ benissimo fare a meno dell’aiuto di ciascuno di noi. Ricordo sempre le parole che Guruji mi disse molti anni fa:

“Non dare mai alla Madre Divina l’impressione che Tu Le stia facendo un favore col lavoro che svolgi”.

Allora le sue parole mi colpirono molto profondamente, ed ora hanno acquistato un valore anche maggiore.

Mi rendo conto che servire la Madre Divina – come facciamo, mandando avanti l’opera di Gurudeva – e’ un raro privilegio. Ma quando pensiamo che stiamo facendo molto per Lei, assumiamo l’atteggiamento sbagliato. In ogni momento dovremmo essere pieni di gratitudine per il privilegio di poterla servire.

Il servizio deve essere offerto con l’atteggiamento giusto. Nessuna attivita’ ha valore per la Madre Divina se non e’ svolta con l’atteggiamento giusto. Possiamo sfamare i poveri, aiutare con i nostri consigli, o svolgere infiniti altri compiti utili, ma se pensiamo:

“Quante belle cose sto facendo! Non e’ meraviglioso che possa fare tutto questo per aiutare gli altri? La gente mi e’ veramente grata!”

- allora il nostro atteggiamento e’ sbagliato. Il Maestro ci ricordava spesso:

“La Madre Divina vede il vostro cuore”. Spera che il nostro scopo sia di accontertarla, anziche’ di preoccuparci se stiamo o meno compiacendo gli uomini. L’opinione degli uomini cambia: oggi ci amano e ci rispettano, domani magari ci metteranno da parte. La devozione umana e’ famosa per la sua incostanza. Per questo dovremmo attenerci a cio’ che e’ veramente importante: piacere al Divino, al nostro Amico eterno.

- di Sri Daya Mata, Presidente della SRF

(di Sri Daya Mata)

Da:  SOLTANTO  AMORE – Casa Editrice Astrolabio – Roma

continua seconda parte

16 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
La mente
Presenza mentale
(2) Comment

Illuminarsi – Ajahn Brahmavamso

“Dunque ero lì, in un paese straniero, impegnandomi così tanto e rinunciando a così tanto, e per cosa? Non lo sapevo affatto.”

Quand’ero piccolo, desideravo appassionatamente diventare un guidatore di treni. Mio nonno aveva portato me e mio fratello alla stazione Euston di Londra dove mi innamorai di quelle massicce macchine d’acciaio nere e verdi che fischiavano con tanta forza. Sarebbe stato meraviglioso, sognavo, se un giorno…

Qualche anno dopo, desideravo appassionatamente illuminarmi. Avevo letto di tutto sull’illuminazione nei libri. Per un ragazzo sognatore, l’idea di vivere in permanente beatitudine e nello stesso tempo di salvare l’umanità era di un fascino irresistibile. Sarebbe stato meraviglioso, sognavo, se un giorno…

Quando per la prima volta ascoltai il racconto dell’illuminazione del signore Buddha ero ancora molti bicchieri di birra lontano dall’essere un monaco. Ero uno studente, dedito a quel genere di smoderate attività che gli studenti apprezzavano alla fine degli anni sessanta e di cui si sarebbero pentiti alla fine degli anni settanta. Ma per un certo periodo avevo meditato con alti e bassi, per lo più bassi, e avevo cominciato a notare degli inequivocabili cambiamenti nella mia vita quotidiana. Durante la festa del Vesak, alla locale Buddhist Society, mentre il venerabile monaco dello Sri Lanka leggeva la storia dell’illuminazione, mi sentii sempre più ispirato ed entusiasta. Mi piacque soprattutto il punto in cui il futuro Buddha si mise a sedere ai piedi dell’albero della Bodhi e prese la risoluzione che scosse il mondo intero: anche se il mio sangue si dovesse prosciugare e le mie ossa dovessero diventare polvere, non mi muoverò da questo posto, finché non penetrerò nella suprema e completa illuminazione.

Uhao! Col procedere della storia, un pensiero cominciò a prendere forma nella mia mente. A fatica, riuscii ad aspettare la fine dei canti. Con impazienza trangugiai la tazza di té inevitabile in quell’occasione, e finalmente mi precipitai nella mia stanza al college. Avevo ascoltato un sacco di discorsi sul buddhismo, avevo letto un’infinità di libri su questo argomento. Inoltre meditavo da un anno, quasi sempre almeno una volta alla settimana. Se ce l’aveva fatta il Buddha, perché non provarci anch’io? Ecco come, nell’arrogante stupidità della giovinezza, io, meditante novizio, che a malapena riusciva a sedere fermo per mezz’ora, decisi che era ora di illuminarsi. Presi la risoluzione: ora o mai più perché il giorno dopo avevo un esame. Chiusi a chiave la porta della mia stanza. Sedetti sul cuscino di meditazione. Mi raccolsi. Poi, pronunciai, con voce profonda, chiara, solenne:

“Anche se il mio sangue si dovesse prosciugare e le mie ossa dovessero diventare polvere, non mi muoverò da questo cuscino finché anch’io non mi sarò illuminato.”

Proprio così. Basta col perdere tempo. Ero mortalmente serio.

Quaranta minuti dopo ero in piena agonia. Anche se il mio sangue sembrava liquido come sempre e le mie ossa ancora distinguibili, il male alle ginocchia mi spediva all’inferno. Quello che mi preoccupava seriamente era che, passata un’ora e mezza, non avevo ancora visto le luci tanto attese brillare e lampeggiare. Nemmeno un luccichìo per segnalare che mi stavo avvicinando. Era deprimente e molto doloroso. Mi arresi. Mi alzai delusissimo. Non illuminarmi aveva rovinato tutta la giornata.

Qualche anno dopo, un po’ più assennato, anche se solo un po’, mi trovavo all’ aeroporto di Londra in partenza per la Thailandia e mi accomiatavo da due bhikkhu thailandesi. Andavo a Bangkok per ricevere l’ordinazione. Ricordo ancora le parole di commiato del bhikkhu più anziano, che era allora il mio insegnante: “Per favore, ritorna, quando ti sei illuminato.” Avevo programmato di restare in Thailandia come monaco per due anni al massimo. Avevo detto a parenti e amici che avrei fatto ritorno non appena trascorse due estati. Dopo tutto, due anni interi come monaco buddhista in Thailandia sarebbero stati sicuramente sufficienti per consentire l’illuminazione anche ad una persona dall’intelligenza un po’ scarsa. Per quanto mi concerneva, io avevo una laurea, dunque non avevo dubbi che sarei tornato in Inghilterra, nel giro di due anni, illuminato. Una volta ottenuta questa cosa straordinaria, mi sarei sposato e sarei andato a vivere in una comune, in Galles naturalmente. Avevo già fatto ricerche prima di partire.

Dopo due anni di percorso, stava diventando evidente che questa impresa dell’illuminazione non sarebbe stata così facile. Per qualche ragione, benché fossi un occidentale, laureato a pieni voti in un’ottima università, mi comportavo molto più stupidamente dei monaci thailandesi che avevano a malapena la licenza elementare di una scuola di paese. La mia presunzione aveva bisogno di un lungo lavoro di martello. La cosa strana era che, benché non fossi ancora illuminato, godevo della pace, della semplicità e della moralità della vita monastica. Non volevo andarmene. Il progetto della comune in Galles aveva perso il suo fascino.

Nel mio quarto ritiro delle piogge avevo tentato l’impossibile. In Thailandia, era giunta voce dell’acquisto di Chithurst House e che si era formato un Sangha in Inghilterra che aveva bisogno di più bhikkhu. Ecco una grande occasione per illuminarsi. Stavo in un monastero molto tranquillo. La mia pratica di meditazione procedeva spedita. Gli auspici erano tutti favorevoli. E infine: accadde!

Una sera, camminando sul mio sentiero di meditazione, la mente già calma dopo lunghe ore di sedute, compresi all’improvviso la causa di tutti i problemi e il mio cuore provò immediatamente la gioia della liberazione. Attorno tutto sembrava fulgente. La beatitudine colmava tutto il mio essere. Avevo energia e chiarezza in abbondanza. Benché fosse notte alta, sedetti in meditazione, perfettamente consapevole, perfettamente fermo. Poi mi sdraiai per riposare, dormendo, oh tanto lievemente, per poche ore. Mi alzai alle tre ed ero il primo in sala per la meditazione del mattino. Sedetti fino all’alba senza sforzo e senza la più lieve sonnolenza. Proprio così! Era una gioia incommensurabile essere illuminato. Peccato che non durasse a lungo.

Il monastero in cui tutto questo si svolse era molto povero e il cibo era assai scadente. Era quel genere di monastero thailandese del nord-est, in cui ti sentivi felice di mangiare solo un pasto al giorno, trovando iniquo affrontare tale tremenda prova due volte in un giorno. Tuttavia, il giorno dopo la mia esperienza di “liberazione”, il cibo era più accettabile. Insieme con l’alimento base che consisteva in curry di pesce marcio, stufato di pesciolini mantenuti nel modo più antigienico finché non sarebbero andati a male, c’era un tegame di curry di maiale. Quel giorno anche l’abate thailandese visibilmente si ritrasse alla vista del maleodorante pesce stufato e prese un’enorme porzione di curry di maiale. Non me ne curai, ero il secondo della fila e ne restava tantissimo per me. Tuttavia, la pentola di maiale non mi arrivò mai. L’abate versò il curry di maiale rimasto in mezzo al pesce marcio stufato e mescolò il tutto dicendo che tanto si sarebbe comunque mischiato nello stomaco. Ero furibondo. Razza d’ipocrita! Se lo pensava davvero, allora perché non aveva mischiato i curry prima di servirsi. Sbirciai rabbioso dentro il tegame che lui mi porgeva: i marci maleodoranti pezzi di pesce gommoso che galleggiavano fianco a fianco col mio delizioso maiale, il mio unico pasto felice rovinato. Oh, quell’abate, ero furioso con lui! Ero pieno di rabbia! Poi, un pensiero mi colpì, come un tonfo deprimente, o meglio come un disgustoso splash nel fango: forse non ero affatto illuminato. Si presume che gli illuminati non si arrabbino. Agli arahant non interessa mangiare pesce putrido piuttosto che delizioso maiale. Dovevo ammettere di essere arrabbiato, e perciò dovevo desumere di non essere illuminato. Che delusione! Profondamente depresso, mi misi nella ciotola un mestolo di pesce marcio con maiale. Ero troppo frustrato per notare il sapore del cibo quel giorno.

Nonostante questi singhiozzi spirituali causati da indigestione dharmica (una forma di cattiva assimilazione degli insegnamenti), i miei anni successivi di bhikkhu produssero sicuramente risultati di maggiore tranquillità, chiarezza e gioia. Furono gli umili insight, le comprensioni che arrivano senza suono di fanfara, a risultare più efficaci. Il mio desiderio di diventare illuminato mi appariva ora sospettosamente affine al desiderio della mia infanzia di diventare guidatore di treno, o più tardi alla mia ambizione di diventare il primo astronauta inglese… un calciatore professionista… primo chitarrista in un complesso rock… il miglior amante del college… (è troppo imbarazzante menzionare le mie altre aspirazioni). In un certo senso voler diventare illuminato era anche più insensato. Per lo meno una qualche idea di cosa significasse guidare un treno ce l’avevo. Riguardo all’illuminazione, non ero affatto sicuro di cosa fosse! E ogni volta che avevo tentato di scoprirlo chiedendolo a uno dei monaci anziani, non avevo mai ottenuto una risposta chiara. Dunque ero lì, in un paese straniero, mangiando pesce marcio e cose anche peggiori, sopportando voraci zanzare e caldo senza fine, sforzandomi tanto e a tanto rinunciando, e per cosa? Nemmeno lo sapevo. Dunque l’unica cosa razionale da fare era rinunciare a cercare di illuminarmi finché non avessi saputo cos’era l’illuminazione! Non volevo rinunciare a essere un bhikkhu, questo l’avevo compreso e aveva un senso. Dovevo solo smettere di seguire le mie fantasie, e la mia idea di illuminazione era l’ultima fantasia.

L’altra faccia dell’insight è che raramente si pensa di essere saggi “adesso”, nel presente, perché si è sommersi dal pensiero di quanto si è stati stupidi prima. Come potevo essere stato tanto ottuso? E’ scritto in così tanti testi buddhisti ed è sottolineato da tanti bravi insegnanti, che DIVENTARE E’ SOFFERENZA, diventare qualsiasi cosa. Il Buddha, parlando chiaro come sempre, sottolineò con veemenza che non proponeva alcun divenire. Diventare è quel che fa l’Io tutto il giorno. Diventare modella l’identità. Diventare è la pelle che tiene insieme la bolla del sé. Smetti ogni diventare e l’illusione è in frantumi.

Dunque, quella fu la fine del mio sforzo di diventare illuminato. Mi concentrai invece sulla domanda riguardante CHI volesse diventare illuminato, ammesso che esistesse un qualcuno. Investigai il non-sé, che è assai più illuminante del cercare di diventare illuminati. Ma ancora le persone mi rivolgono, come ad altri bhikkhu, la domanda fondamentale: sei illuminato? Ora ho una splendida replica, che ho plagiato dal compianto Venerabile Ananda Mangala Mahanayakathera (so che non se ne curerebbe), che, da straordinario maestro qual era, diede la risposta perfetta a questa domanda:

“No, sir! – rispondeva il venerabile thera di Sri Lanka – Non sono illuminato. Ma sono in buona parte eliminato!”

° ° ° ° ° °

AJAHN Brahmavamso nasce a Londra nel 1951. Il suo primo contatto col buddhismo avviene sfogliando dei libri in una libreria di Londra quando è ancora studente. Infatti studia fisica alla Cambridge University e in quel periodo diventa membro della locale Buddhist Society e comincia a praticare la meditazione. Dopo essersi laureato col massimo dei voti, insegna fisica alle scuole superiori in Devon. Il contatto con i bhikkhu thailandesi di Londra lo ispira ad andare in Thailandia per intraprendere anche lui la vita monastica cosicché,a 23 anni, riceve l’ordinazione al Wat Sraket con Tan Chao Khun Prom Gunaphorn.

Dal 1975 studia e pratica con Ajahn Chah ed è uno dei primi residenti a Wat Pah Nanachat. Nel 1983 raggiunge il venerabile Jagaro al Bodhinyana, un monastero appena fondato a Perth, nell’Australia occidentale, dove tuttora vive, adesso come abate. Si impegna attivamente nel programma principale di strutturazione ed oggi insegna buddhismo a un uditorio vasto e vario, che va dai bambini ai prigionieri della zona.

Il venerabile Brahmavamso è noto nella comunità dei monaci occidentali per la sua erudizione nel Vinaya, il codice di condotta monastica, e il suo lavoro in questo campo è attualmente fondamentale per l’istruzione nel Vinaya degli occidentali presenti nei monasteri in Inghilterra, Svizzera, Australia e Nuova Zelanda.

del venerabile Ajahn Brahmavamso

© Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Chandra Candiani.