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22 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
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Sri Daya Mata
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Il sentiero spirituale – Sri Daya Mata – 2

I traguardi dell’anno nuovo
Gennaio 1967

Nell’iniziare le nostre attivita’ nell’anno nuovo, vorrei che potessimo renderci conto di quanto sia importante utilizzare ogni minuto per migliorarci e perfezionarci in quanto divini figli di Dio. Questo e’ un momento psicologicamente adatto per analizzare le azioni compiute nell’anno appena trascorso e per vedere quali progressi spirituali abbiamo fatto. Dobbiamo pensare intensamente a cio’ che vogliamo cambiare in coi stessi e nella nostra vita; e, poi, fare di tutto per raggiungere le mete che ci siamo prefisse. Dobbiamo prendere nota dei buoni propositi che ci aiuteranno a conseguire le nostre aspirazioni piu’ alte durante l’anno, e poi esaminarli ogni mese allo scopo di stabilire se li stiamo o meno raggiungendo.

In questo nuovo anno possiamo comprendere piu’ pienamente che trovare Dio e’ l’unico soluzione permanente di qualunque problema si affronti nella vita. Dobbiamo coltivare una piu’ profonda consapevolezza di Lui.

L’unico vero rapporto che l’uomo puo’ avere e’ con Dio, e con il Guru quale Suo canale. E` Dio che ci disciplina; e’ Dio che ci ama. Siategli fedeli! E tenetevi stretti agli insegnamenti della Self-Realization Fellowship come alla mano del nostro amato Maestro. Il suo unico grande desiderio e’ di aiutarci a ritrovare l’unione col nostro Padre Celeste.

E` l’amore che ci unisce
Diciottesimo anniversario dell’ashram
della Self-Realization Fellowship di Hollywood
California, 21 aprile 1969

E` nella coscienza dell’amore divino che Gurudeva Paramahansa Yogananda ci ha attirati gli uni verso gli altri. Col filo sottile, ma forte dell’amore, ci ha uniti come una ghirlanda profumata di devozione e di amore da deporre ai piedi dell’unico supremo Amore della nostra anima. Guruji ha acceso nei nostri cuori un ardente desiderio di Dio, perche ha sempre posto dinanzi a noi l’ideale che l’amore per Dio deve venire prima di ogni altra cosa e che poi, nello spirito di questo amore, si devono amare tutti gli altri. Questo amore divino e’ cio’ di cui parlava quando mi disse:

“… Voglio vedervi tutti cosi’ ebbri dell’amore divino, giorno e notte, da pensare soltanto a Dio, e voglio vedervi offrire questo amore a tutti coloro che incontrate”.

Quando la madre Divina ci disciplina
1 marzo 1956

La natura della Madre Divina ha molteplici aspetti e l’aspetto in cui ci appare e’ soltanto un riflesso del nostro stato di coscienza. Quando siamo in sintonia con Lei, e’ una Madre di Dio e di amore. Quando non siamo in sintonia, ci mostra il Suo volto severo. La Madre Divina non vuole imporci una rigida disciplina. La sofferenza nasce dalla separazione da Dio. Siamo noi a creare quella separazione dimenticando Dio, seguendo le nostre cattive abitudini, lasciandoci invischiare troppo nelle cose esteriori, nelle nostre emozioni e nei nostri stati d’animo. La Madre Divina non ci abbandona mai; siamo noi ad abbandonarla. Allora sembra che ci voglia disciplinare rigidamente, ma soltanto perche’ abbiamo spezzato il legame con la Sorgente di tutto cio’ che e’ giusto e buono.

Percio’, quando la Madre Divina sembra essersi sottratta alla nostra attenzione, sfuggendo all’orbita della nostra coscienza, il motivo deve essere cercato in noi, non in Lei. Forse la mente si e’ lasciata troppo assorbire dalle preoccupazioni, e questo e’ un peccato spirituale, perche’ mostra una mancanza di fede, una mancanza di fiducia in Dio. Oppure la mente si e’ lasciata prendere troppa dalla suscettibilita’, cosa che avviene quando ci identifichiamo con l’ego e ci consideriamo degli esseri mortali, invece di immagini del Divino o anime; o ancora, la mente e’ rimasta troppo coinvolta nei traguardi materiali. Ed e’ allora che la Madre Divina ci lascia e dice:

“Figlio Mio, devi venire dove Io sono”.

La Madre Divina si nasconde non per punirci, ma per incoraggiarci a fare di tutto per elevare la nostra coscienza al piano divino dove Ella risiede. Desidera che continuiamo a sforzarci di migliorare.

Il maestro si comportava nello stesso modo con noi. Proprio quando pensavi di esserti sforzato al massimo, o di avere portato la coscienza ad un certo livello, ti accorgevi che il Maestro lo aveva alzato ancora.

” Ora che sei arrivato a questo punto, cerca di arrivare piu’ in alto”.

Cosi’, per raggiungere il nuovo traguardo, dovevamo costantemente cercare di migliorarci, di trascendere la coscienza del corpo, la coscienza delle limitazioni, delle emozioni che ci avvincono alla forma mortale. Il compito del guru, cioe’ del maestro divino, e’ quello di aiutarci a sollevarci al di sopra di noi stessi. Egli ci aiuta a liberarci del se’ inferiore, dell’ego, e a ricordarci che siamo creati nell’immagine immortale di Dio: la Gioia e l’amore sempre esistenti, sempre coscienti, sempre nuovi.

Questo e’ cio’ che siamo, e dovremmo vergognarci se non riusciamo a manifestare la nostra vera natura in ogni momento della vita. Noi dobbiamo tendere alla perfezione. Allora la Madre Divina non sara’ piu’ costretta ad assumere l’aspetto della disciplina, ma si manifestera’ sempre nella Sua pura forma di Madre piena di amore, di comprensione, di tenerezza e di gioia.

Portare alla luce la nostra parte migliore
Cappella del Janakananda Ashram
Casa Madre della Self-Realization Fellowship
28 febbraio 1962

Se non avete ancora provato un intenso desiderio di Dio, non scoraggiatevi; impegnatevi a meditare ogni giorno piu’ profondamente, sia pure soltanto per cinque minuti. Come Guruji diceva spesso, invocate Dio come chi sta annegando cerca l’aria, come chi muore lotta per il respiro. Se provate questa assoluta necessita’, conoscerete Dio in questa vita. Per coltivare un tale urgente bisogno di Dio dovete meditare ogni giorno e sviluppare altre buone abitudini.

Non si puo’ scacciare l’oscurita’ da una stanza a bastonate. Accendete la luce e il buio scomparira’. Cosi’, il modo piu’ efficace per vincere le cattive abitudini non e’ quello di reprimerle. Accendete invece la luce della comprensione che nasce dalla meditazione profonda e dallo sforzo volontario e cosciente di mettere in pratica l’autocontrollo. Nella luce dell’autodisciplina e della saggezza si dilegua il buio delle abitudini sbagliate.

Tutto in questo mondo e’ pensiero. Percio’, se desiderate eliminare una cattiva abitudine, affermate mentalmente e in modo positivo la corrispondente buona abitudine. Se avete la tendenza a rilevare senza necessita’ i difetti degli altri, pensate invece ai loro lati buoni. Molto spesso l’impulso di criticare nasce dalla gelosia, da un senso di insicurezza e di egocentrismo. Non e’ necessario che vi preoccupiate degli errori altrui; pensate ai vostri, criticare gli altri distrugge la vostra pace.

Cercate sempre il lato buono in tutti. Questo non significa che dovremmo essere come Pollyanna, che chiude gli occhi di fronte alle malefatte altrui; questo atteggiamento rivela soltanto una mancanza di discernimento. Ma esiste il pericolo opposto: quello di diventare talmente ipercritici da essere del tutto incapaci di vedere i lati positivi negli altri.

L’uomo e’ pieno di imperfezioni. Perche’ concentrarsi su di esse. Il Maestro accettava ciascun devoto cosi’ com’era e cercava in tutti i modi di portare alla luce l’aspetto migliore dei discepoli. Sapete come faceva? Offriva al devoto amore e comprensione. E questo e’ cio’ che dobbiamo fare anche noi. Dobbiamo sforzarci di aiutarci reciprocamente a cambiare in meglio mettendo in pratica l’amore e la comprensione, le innate qualita’ divine dell’anima, ed offrendole generosamente a tutti.
- di Sri Daya Mata, Presidente della SRF

(di Sri Daya Mata)

Da: SOLTANTO AMORE – Casa Editrice Astrolabio – Roma

ritorna alla prima parte

22 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
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Sri Daya Mata
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Il sentiero spirituale – Sri Daya Mata – 1

- Consigli per progredire sul sentiero spirituale 7 marzo 1956 -

Negli ultimi giorni della sua vita, Gurudeva lascio’ alcuni consigli per aiutare tutti i discepoli a progredire sul sentiero spirituale soffermandosi su vari argomenti.

Ci disse di essere piu’ seri e al medesimo tempo piu’ gioiosi.

“Siate interiormente felici e pieni di gioia, ma non scherzate troppo e non siate superficiali. Perche’ sciupare le vostre percezioni interiori in parole inutili? La vostra coscienza e’ come un secchio di latte. Quando l’avete riempita con la pace della meditazione dovete mantenerla cosi’. Scherzare provoca spesso una falsa allegria che produce dei fori nel secchio della vostra coscienza e ne lascia uscire il latte della pace e della felicita’ interiori”.

Il Maestro ci insegno’ a non dormire troppo, e a dedicare il tempo cosi’ risparmiato alla meditazione profonda e alla comunione con Dio.

” Il sonno e’ soltanto un modo inconscio di godere la pace della presenza di Dio. La meditazione e’ lo stato di riposo cosciente e di pace, un milione di volte piu’ riposante del sonno”.

“Non sprecate il vostro tempo”, ci disse anche. “Nessuno puo’ farvi sentire il profondo desiderio di Dio che vi tiene ancorati al sentiero spirituale. Dovete coltivarlo da soli… Non sottilizzate, non cercate giustificazioni e soprattutto non mettete mai in dubbio che Dio verra’ a voi. Quando avete terminato il vostro lavoro, dedicate il tempo a Dio nella meditazione, e sentirete interiormente la Sua beatitudine divina, il Suo amore divino”.

L’Amore per Dio e’ il presupposto del modo giusto di agire
11 giugno 1968

Credo fermamente nell’ideale del modo giusto di agire unito alla meditazione. Quando agiamo nel modo giusto il cuore, la mente e l’anima sono gioiosamente uniti. Non c’e’ quel senso di: “Ti sto facendo un favore, Signore”, ma piuttosto un senso di gioiosa dedizione a Dio. Quando ci comportiamo nel modo giusto non cerchiamo i frutti delle azioni, ma agiamo mossi unicamente dalla gioia di fare tutto per Dio. Questa gioia nasce dal nostro amore. Non si puo’ vivere senza essere innamorati di qualcosa! Ogni creatura umana sboccia come un fiore quando e’ amata. Per godere in tutta la vita dell’amore piu’ grande, cercate l’unico Amante cosmico l’Amato eterno della nostra anima. Questa e’ stata, ed e’ la mia esperienza. Per me, Dio e’ l’unica realta’ del mondo.

Saggio e’ colui che mantiene la propria mente assorta nell’amato cosmico. Non saprete come il divino sia capace di amare finche’ non imparerete a vivere con Lui nel cuore, a conversare con Lui e a comprendere che vi appartiene. Allora saprete che cosa e’ la gioia; allora saprete che cosa e’ l’amore nella sua forma piu’ alta e piu’ bella. Dio e’ amore, questa e’ la vera essenza del messaggio del nostro Gurudeva Paramahansa Yogananda.

E` vero, quello della Self-Realization Fellowship e’ il sentiero della saggezza, del modo giusto di agire, della gioia; ma soprattutto, per me e’ il sentiero dell’amore divino. L’amore per Dio trasforma l’essere umano a tal punto che non puo’ piu’ pensare in termini di ‘me’ e ‘mio’, ma solo di “Tu, Tu mio Signore”. Ciascuno di noi dovrebbe accogliere nell’anima questo messaggio di amore e sforzarsi di viverlo.

L’illusione della coscienza mortale
Meditazione di Natale di tutto il giorno,
una tradizione della Self-Realization Fellowship
iniziata da Paramahansa Yogananda
23 dicembre 1960

Per ottenere dalla meditazione i risultati migliori e’ importante che durante la meditazione la coscienza del corpo e tutti i pensieri irrequieti vengano allontanati dalla mente. Questo diventa possibile quando comprendiamo pienamente che non siamo il corpo, e non siamo la mente. Nel corso delle innumerevoli vite passate abbiamo ‘indossato’ molti corpi e molte menti. Cercate di fare superare alla coscienza l’identificazione con il particolare, ristretto abito corporeo che indossiamo adesso e con la specifica veste mentale che usiamo temporaneamente. Noi siamo anime immortali, fatte a immagine dell’Amato supremo. Fate che il vostro cuore desideri Dio come non lo ha mai desiderato prima. Abbiamo trascorso molte incarnazioni seguendo le vie dei desideri: desideri di notorieta’, di fama, di gloria, di tutte le cose materiali che la vita offre. Durante la meditazione di oggi, allontanate dalla mente ogni pensiero tranne uno:

“Mio Dio, io sono fatto nella Tua immagine di saggezza, di beatitudine d’ amore. Sono Tuo figlio. Liberami dall’illusione che mi ha indotto a pensare di essere una creatura mortale, ed aiutami a capire – come hanno fatto
Gurudeva e tutti i grandi Maestri – che sono Tuo figlio, il figlio che Tu ami”.

Il privilegio di servire Dio
9 ottobre 1964

Nessuno e’ indispensabile in questo mondo. Dio puo’ benissimo fare a meno dell’aiuto di ciascuno di noi. Ricordo sempre le parole che Guruji mi disse molti anni fa:

“Non dare mai alla Madre Divina l’impressione che Tu Le stia facendo un favore col lavoro che svolgi”.

Allora le sue parole mi colpirono molto profondamente, ed ora hanno acquistato un valore anche maggiore.

Mi rendo conto che servire la Madre Divina – come facciamo, mandando avanti l’opera di Gurudeva – e’ un raro privilegio. Ma quando pensiamo che stiamo facendo molto per Lei, assumiamo l’atteggiamento sbagliato. In ogni momento dovremmo essere pieni di gratitudine per il privilegio di poterla servire.

Il servizio deve essere offerto con l’atteggiamento giusto. Nessuna attivita’ ha valore per la Madre Divina se non e’ svolta con l’atteggiamento giusto. Possiamo sfamare i poveri, aiutare con i nostri consigli, o svolgere infiniti altri compiti utili, ma se pensiamo:

“Quante belle cose sto facendo! Non e’ meraviglioso che possa fare tutto questo per aiutare gli altri? La gente mi e’ veramente grata!”

- allora il nostro atteggiamento e’ sbagliato. Il Maestro ci ricordava spesso:

“La Madre Divina vede il vostro cuore”. Spera che il nostro scopo sia di accontertarla, anziche’ di preoccuparci se stiamo o meno compiacendo gli uomini. L’opinione degli uomini cambia: oggi ci amano e ci rispettano, domani magari ci metteranno da parte. La devozione umana e’ famosa per la sua incostanza. Per questo dovremmo attenerci a cio’ che e’ veramente importante: piacere al Divino, al nostro Amico eterno.

- di Sri Daya Mata, Presidente della SRF

(di Sri Daya Mata)

Da:  SOLTANTO  AMORE – Casa Editrice Astrolabio – Roma

continua seconda parte

26 marzo, 2010 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
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Benedizione del viaggiatore irlandese

Benedizione del Viaggiatore Irlandese
Irish journey blessing

“May the road rise to meet you,
may the wind be always at your back,
may the sun shine warm upon your face,
and the rains fall soft upon your fields and,
until we meet again,
may God hold you in the palm of His hand.”

“Sia la strada al tuo fianco,
il vento sempre alle tue spalle,
che il sole splenda caldo sul tuo viso,
e la pioggia cada dolce nei campi attorno e,
finché non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.”

(Scritta da San Patrizio)

19 marzo, 2010 by pomodorozen Categories :
Anthony de Mello
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La preghiera – Anthony De Mello

Mi piacerebbe parlarvi di tante cose, ma c’è un tema sul quale le persone mi pongono sempre delle domande. Quando vengono a sapere che sono un sacerdote cattolico mi chiedono: “Ci potrebbe aiutare a pregare meglio?”. Io formulerei la domanda in questo modo: come possiamo pregare meglio? Ritengo che sia necessario rivedere la nozione di preghiera che trasmettiamo  e viviamo, iniziando con tutto quello che la preghiera non è. La seguente storiapuò chiarire bene tutto ciò.

Un giovane andò a visitare un grande maestro sufi ed esclamò: “Maestro, la mia fiducia in Dio è così grande che non ho neppure legato il mio cammello,fuori. L’ho affidato alla provvidenza di Dio. Se ne occupi lui!”.

Il maestro replicò: “Esci subito e lega a un palo il tuo cammello, tonto! Non bisogna scomodare Dio per qualcosa che tu stesso puoi fare”.

Chiaro, no? È importante avere questo atteggiamento in mente, quando si parla della preghiera. Dio non può essere importunato per cose che voi stessi potete fare.

Mi ricordo di un rabbino che servì fedelmente Dio per tutta la vita. Un giorno disse a Dio: “Signore, ho devotamente adorato e obbedito alla legge. Sono stato un buon giudeo, ma ora sono vecchio e ho bisogno di aiuto: Signore, fammi vincere la lotteria, per trascorrere una vecchiaia serena!”.

Pregò, pregò, pregò…

Passarono due settimane, due mesi, tre, cinque, un anno; dopo tre anni l’uomo, disperato, gridò: “Dio, fa’ qualcosa”.

E Dio replicò: “Fa’ qualcosa tu! Compra almeno il biglietto!”. La storia dà l’idea di ciò che la preghiera non è.

Ma, cosa è la preghiera? Eccovi un’altra storia.

Un uomo scoprì l’arte di accendere il fuoco. Dopo questa scoperta, prese i suoi attrezzi e andò verso nord, dove c’erano tribù sulle montagne che tremavano per il grande freddo e cominciò a insegnare loro l’arte di accendere il fuoco. Mostrò loro i vantaggi della sua scoperta: potersi riscaldare durante l’inverno, preparare i pasti, utilizzare il fuoco per costruire. Ed essi imparavano con entusiasmo. Quando ebbero imparato, lo scopritore dell’arte di accendere il fuoco si recò verso un altro luogo, senza dar loro il tempo di ringraziarlo, perché era un grand’uomo.

Ai grandi uomini non importa come vengono ricordati o se si mostra loro gratitudine. Quindi, egli scomparve e si recò da un’altra tribù, alla quale si mise a insegnare ad accendere il fuoco. Anche questa tribù si entusiasmò, ed egli divenne sempre più famoso.

I sacerdoti, allora, temendo che la propria popolarità diminuisse, decisero di sbarazzarsi di lui e lo avvelenarono. Per non insospettire il popolo, i sacerdoti fecero così: prepararono un ritratto di quell’uomo, lo misero sull’altare principale del tempio e dissero al popolo di venerare il grande inventore del fuoco. Sull’altare misero anche tutti gli strumenti utili per accendere il fuoco, perché tutti li venerassero. Con il tempo elaborarono anche un rituale e una liturgia per la venerazione degli strumenti e dello scopritore dell’arte di accendere il fuoco. Costui venne adorato e venerato per decenni e decenni, per secoli e secoli, ma non c’era più fuoco. Dov’è la preghiera?

Nel fuoco! Dov’è il fuoco? Nella preghiera! Sta proprio lì. Ciò che voi fate per trovare il fuoco è preghiera. Pregate per settimane, mesi e anni, ma restate senza fuoco. Niente preghiera, niente preghiera. Molta buona volontà, ma niente preghiera.

“Perché mi chiamate Signore! Signore! e non fate quel che vi dico? Verrete e direte: “Signore, abbiamo compiuto miracoli in tuo nome” e io vi dirò: “Non vi conosco, non mi importa nulla di voi!””. Strano, Gesù era meno interessato al “Signore! Signore!” di noi. Egli era più interessato al “Perché non fate quello che vi dico?”.

Attenzione, però. Non pensiate che delle buone azioni siano automaticamente preghiera. “Se io dessi il mio corpo per essere bruciato e distribuissi tutte le mie ricchezze ai poveri, ma non avessi l’amore, tutto sarebbe vano.” (cfr. I Corinzi 13, 3). Le azioni in sé stesse non hanno un loro valore intrinseco. Alcune opere buone sono realmente buone, mentre altre sono corrotte. Meister Eckhart, un grande mistico tedesco, ebbe a dire: “Dovete preoccuparvi meno di ciò che dovete fare e pensare più a ciò che dovete essere. Verrai giudicato in base non a ciò che fai, ma a ciò che sei”. È l’essere che va trasformato: ecco il fuoco!

(Tratto da:”Istruzioni di volo per aquile e polli – di Anthony De Mello)

Bibliografia sulla preghiera:

L’energia della preghieraThich Nhat Hanh
La scienza perduta della preghieraGregg Braden
La magica potenza della preghieraAmadeus Voldben

2 marzo, 2010 by pomodorozen Categories :
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La pratica della preghiera

Cos’è la preghiera? A chi dovremmo rivolgerla? Quali risultati dà?
Un bambino di cinque anni, che amava giocare con il suo criceto, soffrì molto quando l’animaletto scavò una buca nel terreno e scomparve. Il bambino pregò Dio con tutto il cuore affinché il criceto tornasse, ma questo non avvenne. Alcuni anni dopo il bambino, ormai ragazzo, frequentava un college dove si recitava una preghiera prima di cominciare le lezioni. Il più delle volte si trattava di preghiere che a lui apparivano sciocche, come “prego perché domani ci sia il sole, così potremo fare un picnic”. Ma un giorno una compagna di scuola entrò in classe piangendo e disse al professore che sua madre aveva un tumore al cervello e che i medici le avevano dato una settimana di vita.
Il professore si alzò in piedi, guardò intensamente i suoi studenti e disse: “Se qualcuno non crede nella forza guaritrice di Dio per favore esca dalla classe”. Il ragazzo voleva uscire, ma non ne ebbe il coraggio. Allora il professore chiese di inginocchiarsi e recitò una preghiera breve, ma molto sentita: “Dio, ti prego di guarire la mamma di Nancy, proprio adesso. Nel nome di Cristo, Amen”. Due settimane dopo, appresero che il tumore della mamma di Nancy era scomparso senza lasciare traccia. Quella guarigione miracolosa rinnovò la fede del ragazzo nella preghiera.

Perché certe preghiere hanno successo ed altre no? Ci sono metodi che garantiscano l’efficacia delle nostre preghiere? Se non otteniamo buoni risultati è perché non abbiamo abbastanza fede o amore? Se vogliamo che la lampadina si accenda, deve esserci la corrente.
L’estate scorsa, a Plum Village, una praticante era molto malata di cancro. Sister Chan Khong le offrì un breve insegnamento, ma grazie alla sua grande fede, lei comprese quanto le era stato detto e lo mise in pratica. La giovane iniziò a pregare la nonna che era in lei mentre mangiava, mentre camminava, mentre sedeva e mentre toccava la terra.

Quando pratico la meditazione seduta mando sempre energia d’amore ai miei studenti. Sono sicuro che questa energia arriva, sia che loro sappiano che li amo sia che non lo sappiano. Quel che più conta è che il mio cuore sia aperto. Io ho solo bisogno di entrare in contatto con la sorgente dell’amore in me stesso e mandare amore con i miei pensieri e le mie azioni. Questa è una forma basilare di preghiera che può essere praticata non soltanto in chiesa o nella sala di meditazione, ma in ogni atto. Si tocca la sorgente profonda di bellezza e bontà in se stessi, negli altri, e nell’ambiente. Alla base c’è la pratica del vivere consapevole.

Tutti i buddhisti vietnamiti conoscono questa preghiera (De Tu Kinh Lay): “Sono stato/a vittima dell’attaccamento, della rabbia, dell’arroganza, della gelosia e della confusione, vivendo nella sofferenza e nell’oscurità per migliaia di generazioni. Grazie alla luce del Buddha adesso vedo le radici delle mie afflizioni e faccio voto di ricominciare per trasformare queste afflizioni e vivere felice”. Questa preghiera è uno specchio, uno stimolo a guardare in profondità dentro noi stessi per vedere i semi dell’attaccamento, della rabbia, dell’ignoranza e della confusione in noi. “La luce del Buddha” è la nostra consapevolezza. Guardiamo in profondità nelle energie che determinano le nostre abitudini negative, osserviamo i nostri punti deboli e cerchiamo di trasformarli.
“Faccio voto di evitare le azioni erronee e di intraprendere il sentiero della bontà. Chiedo che la compassione del Buddha mi aiuti ad avere un corpo sano e una mente libera da sofferenza e confusione”. Preghiamo per avere un corpo e una mente sani, così da potere gioire di pace, stabilità e libertà. Questa preghiera ci aiuta a vivere una vita piena di salute, felicità e stabilità, libera dall’attaccamento, dalla rabbia e dall’ignoranza. Ai nostri sforzi seguono quelli del mondo esterno, dal momento che non c’è un confine tra i nostri sforzi e quelli che vengono dall’esterno.
A chi dovremmo rivolgerci nelle nostre preghiere? A Dio? A Buddha? Al Bodhisattva Avalokiteshvara? Dobbiamo guardare in profondità nella natura di Dio, nella natura del Buddha e nella natura di Avalokiteshvara. Tutte le volte che giungiamo le mani e chiniamo il capo possiamo chiedere: “Chi sono io? Chi è oggetto della mia venerazione? Qual è la relazione fra noi?”. Se crediamo che non ci sia relazione fra Dio e noi, che siamo altro da Dio, la nostra preghiera è solo superstizione.

Quando avevo sedici anni, il mio maestro mi chiese di memorizzare questa frase: “Colui che si inchina e colui a cui è rivolto l’inchino sono entrambi vuoti”. Ho recitato questa frase per dieci anni prima di comprenderne il significato. Il Buddha è in me e io sono nel Buddha. Siamo due e tuttavia siamo uno. Siamo entrambi vuoti, privi di un sé separato, perciò la comunicazione fra noi è perfetta. Possiamo pregare Dio perché siamo parte di lui. Non abbiamo bisogno di tempo o spazio. Il legame profondo è immediato. Nel nostro circuito elettrico c’è corrente.
La prima condizione affinché la preghiera porti dei risultati è che si stabilisca la comunicazione, la seconda è che si crei il circuito elettrico che consiste nella consapevolezza, nella concentrazione e nell’amore. Se creiamo queste condizioni, l’impianto elettrico funzionerà sicuramente e vedremo realizzato all’istante il risultato della nostra preghiera oltre il tempo e lo spazio. Quando c’è unità di corpo e mente, concentrazione e comprensione, potete toccare le cellule di vostra nonna presenti in voi e queste cellule possono essere trasformate e curate. Quando toccate Dio, il Buddha o, il bodhisattva Avalokiteshvara presenti in voi, la loro energia e la vostra diventano una sola. Il bodhisattva Avalokiteshvara è il simbolo dell’amore. Manjushri è il simbolo della comprensione. Samantabhadra è quello dell’azione compassionevole. Non possiamo negare la loro esistenza. Quando c’è l’amore c’è anche Avalokiteshvara.

Se la volontà di Dio decide ogni cosa, a cosa serve la preghiera? Come possiamo cambiare il frutto delle nostre azioni? La risposta è nella comprensione.
Quando comprendiamo profondamente che gli antenati sono in noi, che non c’è alcuna separazione tra le nostre cellule e quelle di nostra nonna, possiamo trasformare il cancro. La volontà di Dio è anche la nostra volontà, perché noi e Dio siamo uno. Se noi decidiamo di cambiare, tutti, anche quelli che ci sono più ostili, cambieranno.
Per pregare dobbiamo avere una grande comprensione. Quando vogliamo che Dio, Buddha o un bodhisattva facciano qualcosa per noi e creiamo per loro un programma da seguire, crediamo che ciò ci renderà felici. Potremmo pregare perché nessun essere vivente venga ucciso, nessun albero tagliato o perché nessun fiume possa essere inquinato, potremmo creare un programma per Dio da seguire punto per punto. Ma nel programma di Dio c’è anche la morte. Se gli insetti non morissero, potrebbero essere distrutti migliaia di ettari di grano. Alcuni esseri viventi ne mangiano altri e il risultato è una sorta di equilibrio. Abbiamo una visione profonda tale da creare un ambiente in cui ci sia equilibrio? Se non l’abbiamo, la nostra preghiera potrebbe essere superficiale. Noi preghiamo per noi stessi e per i nostri cari, ma se Dio esaudisse queste preghiere potrebbe causare disordine nel mondo. Le nostre preghiere devono sempre essere il frutto della comprensione e della visione profonda. Per sviluppare la visione profonda occorre praticare il respiro consapevole, che ci calma e riporta pace e serenità in noi.
Un medico americano ha detto che Dio è come un satellite di comunicazione. Noi inviamo a quel satellite desideri e aspirazioni che Dio trasforma in grazia e invia a coloro per i quali preghiamo. I buddhisti chiamano quel satellite coscienza collettiva (alaya vijnana). Ogni volta che c’è una trasformazione nella coscienza di un individuo, c’è anche una trasformazione nella coscienza collettiva, compresa la coscienza di coloro per cui preghiamo. In questo modo la nostra Mente è creatrice di coscienza collettiva. Ecco perché dobbiamo tornare ad essa e trasformarci. Quando lo facciamo, è più rapido di un satellite. Quando si invia una preghiera ad un satellite servono poche frazioni di secondo perché arrivi. Anche la luce impiega del tempo. Ma quando tocchiamo la nostra coscienza deposito e quindi la coscienza deposito collettiva, la parte di Dio che è in noi, tocchiamo Dio stesso, immediatamente. Questo satellite non è nello spazio; è dentro di noi. Finché pensiamo che noi e Dio siamo entità separate ci vuole tempo affinché la nostra preghiera raggiunga il satellite e affinché Dio la riceva e la mandi a coloro per cui abbiamo pregato. Nel cuore dell’insegnamento cristiano e buddhista troviamo che colui che prega e la persona per la quale si prega sono entrambe nello stesso satellite, che è in noi. La coscienza collettiva e quella individuale esistono simultaneamente. Quando siamo in contatto con la nostra coscienza, siamo già in contatto con quella collettiva. Toccando la coscienza collettiva, tocchiamo anche la coscienza individuale.

fonte: www.esserepace.org

parte 1
parte 2