Il seguente decalogo è stato scritto da Sybil F. Partridge nel 1916 e fu da lei utilizzato nei seminari che tenne negli anni ’20 e ’30. In seguito fu riutilizzato e copiato più volte, tanto da essere, infine, attribuito nientepopodimeno che a Papa Giovanni XXIII, come si può vedere sul sito del Vaticano. Siccome si tratta di una vera e propria gemma letteraria, mi sembra giusto che il credito dell’opera vada alla sua vera Autrice. Sono parole di saggezza che hanno aiutato e confortato milioni di persone, la maggior parte delle quali non sa nemmeno chi ringraziare, ragion per cui, oggi, con questa piccola nota, vorrei dar loro voce e dire: “Grazie Sybil”.
1. Solo per oggi sarò felice. Ciò presuppone che ciò che disse Abraham Lincoln sia vero, cioè che «la maggior parte delle persone sono felici quando credono di esserlo». La felicità viene da dentro, non è una questione di esteriorità.
2. Solo per oggi cercherò di adattare me stessa a ciò che è, senza cercare di conformare tutto ai miei desideri. Prenderò la mia famiglia, i miei affari, e la mia fortuna come vengono e mi adatterò ad essi.
3. Solo per oggi mi prenderò cura del mio corpo, lo terrò in forma, lo rispetterò, lo nutrirò e non ne abuserò, né lo trascurerò, in modo che possa essere una macchina perfetta per i miei scopi.
4. Solo per oggi cercherò di rafforzare la mia mente. Voglio imparare qualcosa di utile. Non sarò una fannullona mentale. Voglio leggere qualcosa che richiede sforzo, pensiero e concentrazione.
5. Solo per oggi eserciterò la mia anima in tre modi: farò una buona azione senza farlo sapere a nessuno e farò almeno due cose che non voglio fare, come suggerisce William James, solo per esercizio.
6. Solo per oggi sarò piacevole. Avrò cura del mio aspetto, vestendomi possibilmente cogli abiti di sempre, parlerò a voce bassa, sarò cortese, generosa di lodi, non criticherò gli altri, né li incolperò di nulla e non cercherò di disciplinare né di migliorare nessuno.
7. Solo per oggi cercherò di vivere soltanto questa giornata senza affrontare tutti i problemi della mia vita in una volta sola. Per dodici ore posso ben fare cose che mi spaventerebbero se dovessi farle per tutta la vita.
8. Solo per oggi avrò un programma. Scriverò ciò che penso di fare ogni ora. Forse non lo seguirò esattamente, ma ne avrò uno. Ciò eliminerà due parassiti, la fretta e l’indecisione.
9. Solo per oggi avrò una mezz’ora tranquilla tutta per me e mi rilasserò. In questa mezz’ora a volte penserò a Dio, al fine di ottenere una prospettiva migliore della mia vita.
10. Solo per oggi non avrò paura, soprattutto non voglio aver paura di essere felice, di godere di ciò che è bello, di amare e di credere che coloro che amo mi amino.
Scritto da Sybil F. Partridge nel 1916 e pubblicato nel 1951 nel libro How To Stop Worrying, And Start Living di Dale Carnegie, tradotto in italiano e pubblicato col titolo Come vincere lo stress e cominciare a vivere da Bompiani.
Versione originale in lingua inglese
Just For Today
Sybil F. Partridge
1. Just for today I will be happy. This assumes that what Abraham Lincoln said is true that, “Most folks are about as happy as they make up their minds to be.” Happiness is from within; it is not a matter of externals.
2. Just for today I will try to adjust myself to what is, and not try to adjust everything to my own desires. I will take my family, my business, and my luck as they come and fit myself to them.
3. Just for today I will take care of my body. I will exercise it, care for it, nourish it, not abuse it nor neglect it, so that it will be a perfect machine for my bidding. 4. Just for today I will try to strengthen my mind. I will learn something useful. I will not be a mental loafer. I will read something that requires effort, thought, and concentration.
5. Just for today I will exercise my soul in three ways: I will do somebody a good turn and not get found out. I will do at least two things I don’t want to do, as William James suggests, “just for exercise.”
6. Just for today I will be agreeable. I will look as well as I can, dress as becomingly as possible, talk low, act courteously, be liberal with praise, criticize not at all, nor find fault with anything, and not try to regulate nor improve anyone.
7. Just for today I will try to live through this day only, not to tackle my whole life problem at once. I can do things for twelve hours that would appall me if I have to keep them up for a lifetime.
8. Just for today I will have a program. I will write down what I expect to do every hour. I may not follow it exactly, but I will have it. It will eliminate two pests – hurrying and indecision.
9. Just for today I will have a quiet half hour all by myself and relax. In this half hour, sometimes, I will think of God so as to get a little more perspective into my life.
10. Just for today I will be unafraid. Especially, I will not be afraid to be happy, to enjoy what is beautiful, to love, and to believe that those I love, love me.
1. Just for today I will be happy. This assumes that what Abraham Lincoln said is true that,
“Most folks are about as happy as they make up their minds to be.” Happiness is from
within; it is not a matter of externals.
2. Just for today I will try to adjust myself to what is, and not try to adjust everything to my
own desires. I will take my family, my business, and my luck as they come and fit myself
to them.
3. Just for today I will take care of my body. I will exercise it, care for it, nourish it, not
abuse it nor neglect it, so that it will be a perfect machine for my bidding.
4. Just for today I will try to strengthen my mind. I will learn something useful. I will not
be a mental loafer. I will read something that requires effort, thought, and concentration.
5. Just for today I will exercise my soul in three ways: I will do somebody a good turn and
not get found out. I will do at least two things I don’t want to do, as William James
suggests, “just for exercise.”
6. Just for today I will be agreeable. I will look as well as I can, dress as becomingly as
possible, talk low, act courteously, be liberal with praise, criticize not at all, nor find
fault with anything, and not try to regulate nor improve anyone.
7. Just for today I will try to live through this day only, not to tackle my whole life problem
at once. I can do things for twelve hours that would appall me if I have to keep them up
for a lifetime.
8. Just for today I will have a program. I will write down what I expect to do every hour.
I may not follow it exactly, but I will have it. It will eliminate two pests – hurrying and
indecision.
9. Just for today I will have a quiet half hour all by myself and relax. In this half
hour, sometimes, I will think of God so as to get a little more perspective into my life.
10. Just for today I will be unafraid. Especially, I will not be afraid to be happy, to enjoy
what is beautiful, to love, and to believe that those I love, love me.
… la meditazione è un modo di vivere… di vivere con consapevolezza, in pace, inoltrandosi nella via della crescita e della comprensione, verso mete spirituali. Perciò dobbiamo stare in questo stato, se non sempre, almeno tutto il tempo che ci ricordiamo di farlo. Non essere in pace significa anche essere “persi”.
La meditazione si può dividere in:
- intensiva
- rilassata.
Non ci sono regole che stabiliscano quanto si debba essere intensi o rilassati, purché ci sia purezza di mente. Generalmente si mette un maggior sforzo nella meditazione intensiva per cui ci si può aspettare che il livello di
concentrazione salga a livelli molto alti e vi si mantenga a lungo. Spesso questi sono periodi in cui si fanno grandi progressi in breve tempo e i risultati sono assai evidenti. Perciò sarebbe bene dedicare più tempo a questo tipo di pratica intensiva.
D’altra parte nella nostra vita quotidiana possiamo mantenere solo un ritmo più rilassato e a lungo andare è possibile progredire bene se lo si mantiene con regolarità e determinazione. Nella vita quotidiana i momenti di migliore concentrazione sono la mattina dopo una buona notte di riposo. Anche Metta in questo periodo della giornata ha un aspetto più pratico.
(Sujiva)
Non si può dire nulla sul Tao – e se si dice qualcosa, nel momento stesso in cui viene detto diventa falso. Il Tao è silenzio, ma non il silenzio di un cimitero. E’ il silenzio di un giardino, dove gli alberi sono vivi e respirano, eppure c’è completo silenzio. Non è un silenzio morto, è un silenzio vivo.
(Lao Tzu)
Bibliografia
Tao Te Ching – Lao Tzu
La naturalezza – Lao Tzu
La regola celeste – Lao Tzu
Correre dietro a uno scopo ci impedisce di essere veramente vivi. Quanta parte della vita si spreca, correndo dietro al guadagno o al piacere dei sensi? Crediamo che la felicità sia qualcosa da ottenere, in realtà la felicità è qualcosa che succede in ogni momento della giornata. La felicità è accettarsi, essere soddisfatti di se stessi, soddisfatti di essere bambini, quando si è bambini, se si è adulti comprendere la meraviglia di essere quello che si è, senza volere diventare qualcun altro. Questo è un punto molto importante. Secondo gli insegnamenti buddhisti, non porta felicità volere cambiare se stessi, l’ambiente, la situazione, volere diventare qualcos’altro. Il Buddha ci ha insegnato ad accettare noi stessi, perciò dobbiamo imparare a gioire della pace e delle cose che abbiamo.
Gioire dello scrivere, se siamo scrittori, gioire del fare vestiti, se facciamo vestiti, gioire del lavare, se laviamo, gioire del bere un caffè, se stiamo bevendo un caffè, gioire se stiamo parlando con un amico, se stiamo lavando il pavimento. A Plum Village impariamo a vivere in modo che tutto ci porti pace, felicità e libertà.
Occorre imparare a sedersi in pace, in maniera stabile e calma: meditare non significa sentirsi forzati a stare fermi in un posto. I nostri genitori hanno magari passato l’intera vita a correre di qua e di là, non hanno avuto mai un momento per sedersi e provare pace e gioia. Io, come figlio, posso sedermi in modo stabile, posso sorridere e dire: ‘Mamma, mi siedo con te, ora. Tu sei in me e io sono in te. Se mi siedo e respiro, anche tu puoi sederti e respirare’. Questo è l’unico modo per liberare la madre dentro di noi. Per aiutarla a porre fine alla sua sofferenza, a quell’agire senza tregua, che non le ha mai concesso un momento di calma e di pace. ‘Mamma, siediti con me, respira con me. Quando io inspiro, inspira anche tu. Quando espiro, espira anche tu’.
Inspirando, mi calmo.
Espirando, sorrido.
Se calmo il corpo, la calma raggiungerà anche i miei pensieri, così come il corpo e i pensieri di mia madre, perché il corpo e la mente di mia madre continuano nel mio corpo e nella mia mente. Provate a sentire questa sensazione di devozione e di pietà verso i vostri genitori e offritegliela; essi vi hanno dato la vita e di sicuro hanno voluto prima di tutto la vostra felicità. Meditando, respirando tranquillamente e sorridendo, pace e gioia entreranno nel nostro corpo e nella nostra mente, come nel corpo e nella mente dei nostri genitori. Noi saremo liberati e anche loro lo saranno, perché non pratichiamo
solo per noi, ma anche per loro.
Anche adesso che sono anziano, pratico in questo modo:
Inspirando, mi sento calmo e leggero.
Espirando, mi sento sereno e gioioso.
Poi, a volte, chiamo mia madre: ‘Mamma, respira con me’. A volte chiamo la nonna, a volte mio padre e mentre inspiro ed espiro vedo molto chiaramente che io e lui siamo una sola cosa e gli offro la possibilità di fare la meditazione seduta, la meditazione camminata, di essere in contatto con quegli insegnamenti che a me hanno procurato la pace e la gioia e che a lui sono mancati. Anch’io ho vagato a lungo, cercando la felicità, ma ora ho avuto l’illuminazione che la felicità è proprio qui, nel momento presente. So che posso essere felice mentre lavo, so che posso essere felice mentre preparo da mangiare, mentre sto seduto. Mi sono finalmente fermato, sono tornato a casa e questa casa è il momento presente.
Quando sentiamo una campana, diciamo: ‘Ascolta, ascolta. Questo suono meraviglioso mi riporta alla mia vera casa’, perché la nostra vera casa è nel momento presente. Il Buddha ci ha insegnato a vivere profondamente ogni momento della nostra vita. Perciò ‘sono a casa’ significa che smetto di vagare: torno qui, torno da mia madre, da mio padre, imparo a sedermi in pace.
Inspirando, sono a casa.
Espirando, sono arrivato.
Mangiare in silenzio, nel pasto formale, ci dona quaranta minuti di felicità, perché mangiamo insieme al sangha, ci guardiamo sorridendo, sapendo che abbiamo cibo sufficiente, che questo cibo è un dono della terra e del cielo. Impariamo a camminare, consapevoli che ogni passo che facciamo è un miracolo. Quando saremo morti non potremo più camminare, guardare il cielo, sentire il canto degli uccelli, la voce delle persone che amiamo: il fatto di essere vivi è il miracolo più grande.
Inspirando, so di essere vivo.
Espirando, sorrido alla vita.
Impariamo la meditazione seduta e camminata, così da poter vivere profondamente la gioia e la pace del momento presente. Riflettiamo: ‘Cosa ho fatto della mia vita? Ho bruciato, sprecato la mia vita, la mia giovinezza? Non voglio più continuare a vivere in questo modo inconsapevole’. Nel momento in cui abbiamo una simile illuminazione e decidiamo di non volere più gettare via la nostra vita, sapremo come tornare nel momento presente e viverlo profondamente, praticheremo la meditazione seduta e camminata, il pasto in silenzio, in modo da sentirci leggeri, a nostro agio, felici. Ogni momento deve essere una gioia.
Le persone non sanno mangiare, in realtà mangiano la tristezza, la rabbia, l’ansia e perdono il cibo reale, un dono meraviglioso dell’universo. Chi guarda la televisione, invece di guardare il proprio partner o i propri figli, sta compromettendo la felicità. Alcuni si chiedono perché mangiare in silenzio. Non si tratta di semplice silenzio: bisogna imparare a respirare profondamente, per entrare in contatto con il cibo, per entrare in contatto con la pace e la felicità. È lo stesso per la meditazione, per la cucina. Non occorre parlare di cose metafisiche, ma di come portare felicità nella vita quotidiana, qualsiasi cosa facciamo, di come sorridere alla famiglia in cui viviamo, perché la felicità dipende proprio da come camminiamo, da come sorridiamo, da come prendiamo per mano un bambino.
E molto semplice. ‘Sono a casa’. ‘Sono arrivato’. Ma quando diciamo ‘casa’, dobbiamo davvero tornare a casa, smettere di girovagare. È un’illuminazione vedere che la felicità è qui, che posso accettarmi così come sono. Quando inspiriamo e diciamo ‘sono arrivato’ ci impegnamo a fermare questo peregrinare. Samatha, il fermarsi, è la prima cosa da imparare. Quando siamo nel momento presente, non corriamo più, scopriamo una pace istantanea. Quando pratichiamo la meditazione camminata nella sala di meditazione, inspiriamo, facciamo un passo e diciamo: ‘Sono arrivato’. Non permettete alla mente di pensare a qualcosa di diverso dai piedi. ‘Casa’, ‘arrivato’. Camminate in modo che ogni passo vi porti pace, felicità e leggerezza. ‘Ad ogni passo sboccia un fiore’. È come se parlassimo col Buddha, quando diciamo ‘casa’, ‘arrivato’. Anche il suono della campana è la voce del Buddha che dice: ‘Vieni, non correre più’. E noi rispondiamo: ‘Sono arrivato, sono a casa’. Anche soltanto dopo pochi passi, ci rendiamo conto che la nostra mente è più solida, più libera. Siamo felici, perché siamo più liberi dall’ansia, dall’avidità, dall’ignoranza. Insistiamo nella pratica di ‘qui è bello’, ‘ora è meraviglioso’, fino a quando non cominceremo a sentirci stabili e felici.
Il paradiso è qui, ora, perché qui la nostra anima è in pace, non si disperde in tutte le direzioni. Questo è il posto dove posso prendere rifugio, qui il Buddha mi protegge. E se perdete la concentrazione e l’attenzione, ma vedete un amico, il vostro maestro che pratica correttamente, sarete aiutati e, a vostra volta, potrete aiutare gli altri.
Durante la meditazione seduta, non dobbiamo fare qualcosa di complicato, stiamo semplicemente seduti, col corpo dritto e rilassato, sentendoci liberi e leggeri. La posizione seduta è una delle più belle che il corpo umano possa assumere. Possiamo rimanere così per venti minuti, rimanendo eretti, ma rilassando ogni muscolo del corpo. Inspirando, dico al Buddha, al mio Maestro, ai miei genitori: ‘Sono arrivato, sono a casa’. È importante ricordarsi di sorridere. Ogni volta sono nella terra del Buddha. A ogni respiro sono più libero, più stabile e posso dire: ‘Mamma, respira con me. Ora siamo a casa. Siamo arrivati’. A volte chiamo il Buddha: ‘Buddha, vieni a respirare con me’. Respirare con il Buddha ci fa sentire felici, perché è molto facile respirare con lui.
All’inizio possiamo scegliere le persone che ci infondono vitalità e piacevolezza, meditare con loro ci rende felici, possiamo sorridere. A volte possiamo scegliere le persone con cui abbiamo un rapporto difficile. Ci accorgeremo che respirare con loro ci permette di vedere la loro sofferenza e questo fa sparire la rabbia e la tristezza. Provate a praticare così e potrete verificarlo. Io non ho più nemici e perciò mi sento libero e in pace.
<Mamma, Respira con Me>
(Tratto da un discorso di Thich Nhat Hanh del ritiro estivo del 1996)
L’osservazione è meditazione: non importa cosa osservi. Puoi osservare gli alberi, puoi osservare il fiume, puoi osservare le nuvole, puoi osservare i bambini che giocano: l’oggetto non è importante, la qualità dell’osservazione, la qualità dell’essere consapevole e presente… questo è meditazione!
Qualsiasi cosa fai con consapevolezza è meditazione; L’azione non è rilevante, la qualità che immetti nella tua azione… Camminare può essere una meditazione, se cammini con attenzione; stare seduto può essere una meditazione, se siedi con attenzione; ascoltare, parlare può essere una meditazione, se ascolti con consapevolezza; anche il semplice ascoltare il frastuono interiore della tua mente, può essere una meditazione, se resti attento e presente.
La cosa essenziale è questa: non ci si dovrebbe muovere come sonnambuli, allora qualsiasi cosa fai è meditazione.
tratto da www.oshoba.it