WP Remix









Meditazione

15 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Meditazione
(0) Comment

La meditazione Cristiana

La meditazione cristiana può essere praticata ovunque da chiunque.

Il tratto distintivo della Meditazione Cristiana è la sua semplicità. La disciplina è semplice; non ci sono tecniche complicate da imparare; non si richiede un ampio background culturale, attrezzatura costosa o speciale; la meditazione può essere praticata ovunque da chiunque.

Lasciate che vi rammenti la disciplina:

Siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Stai rilassato ma vigile Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra “Maranatha”. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. . I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall’inizio alla fine della tua meditazione.

La semplicità della disciplina permette di poter meditare in qualsiasi ambiente. Ci sono gruppi in tutto il mondo che si incontrano nelle case, negli uffici, nei luoghi di lavoro, nelle chiese, nei centri sociali, nelle scuole, nelle palestre, nelle scuole di catechismo, nelle prigioni e negli ospedali. Qualsiasi luogo ragionevolmente silenzioso è appropriato. Se ti è possibile, potresti creare uno spazio sacro con una musica gradevole , forse anche una candela, fiori o un’icona come centro di attenzione, ma non è essenziale. Ciò che conta è la semplicità. Sarebbe opportuno che un gruppo potesse incontrarsi sempre nello stesso luogo in un momento prestabilito nell’arco della settimana . Nell’opuscolo di Laurence Freeman “La perla di grande valore” sono contenute informazioni preziose per poter organizzare tutto questo.

Ma a volte le condizioni locali possono rendere le cose difficili. Spesso la gente si incontra già per altri scopi, come per esempio per lezioni di yoga o tai chi, o incontri di preghiera di vario genere. Sentendo parlare di meditazione si potrebbe pensare di inserirla in questi momenti di incontro , poiché che uscire due volte a settimana potrebbe essere difficile o addirittura impossibile. Non esiste alcun motivo che impedisca di inserire la  meditazione all’interno di incontri già stabiliti. E’ necessario soltanto decidere di dedicare 20-30 minuti alla preghiera del silenzio all’inizio a alla fine della sessione

L’essenza della Meditazione Cristiana è quella di focalizzarci con amore e con fede sul nostro mantra per tutta la durata della meditazione. Devi soltanto pronunciare la tua parola! Ciò può essere fatto in qualsiasi ambiente tranquillo e in un contesto appropriato. Ricordati sempre che la Meditazione Cristiana è un modo di pregare , non soltanto un modo per rilassarsi. Come cristiano, io sono guidato dalla mia fede: attraverso la ripetizione di questa antica preghiera cristiana io sarò condotto verso il silenzio al centro del mio essere, dove Cristo dimora. Lì, io mi unirò alla preghiera di Cristo ed entrerò con Lui nel flusso dell’amore che scorre tra il Creatore e la sua creazione.

tratto dal sito Meditazionecristiana.org

Bibliografia sulla meditazione cristiana:
Meditazione Cristiana di Consapevolezza – La parola editore
Il Sè senza un SèPadre Laurence Freeman – Amrita
L’uomo e il misteroPaola Giovetti – Edizioni Mediterranee

1 agosto, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Andrea Pangos
Meditazione
(0) Comment

Cos’è la meditazione – Andrea Pangos

 

Cos’è la meditazione?

La meditazione è ogni attività che matura la capacità di produrre felicità e di scoprirsi sua origine.

 

Perché meditare?

Per guarire dalla sofferenza, per amare e realizzarsi integralmente.

 

Che cos’è la realizzazione integrale di cui parli?

é l’illuminazione integrata nella pratica vita quotidiana: famiglia, lavoro, rapporti, amicizie, tempo libero, creatività e in altri aspetti della vita.

 

Si possono trascendere sentieri spirituali vecchi o nuovi e tradizioni conclamate e vivere una spiritualità autentica?

Più la vita è nobilitata dalla felicità più è spiritualmente autentica. Gli insegnamenti spirituali andrebbero utilizzati per crearsi un insegnamento proprio, una filosofia di vita in funzione dell’amore, cioè della felicità. Seguire ciecamente un insegnamento o un maestro significa rimanere dei seguaci, senza pervenire a se stessi.

 

Che cos’è il mondo?

Un’esperienza che appare nella propria esperienza di esserci.

 

Cos’è la propria esperienza di esserci?

L’esperienza di esserci è l’esserci, che fa esperienza di sé. Fondamentalmente è amore.

 

Questo è l’amore?

Sì, l’amore è il puro esserci, la pura esperienza di esserci senza la quale non ci può essere altra esperienza.

 

Qual è il rapporto tra l’amore e il mondo?

Il mondo è un’esperienza che appare grazie all’esperienza primaria che è l’amore.

 

Quindi il mondo è una nostra percezione?

Il mondo è un’esperienza che produciamo in noi stessi. Non esiste la percezione del mondo, nel senso di mondo preesistente a prescindere dai sensi, ma c’è una percezione chiamata mondo.

 

Quindi tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, è semplicemente frutto della nostra capacità di percepire?

Ciò che sperimentiamo siamo noi stessi come individuo con le nostre proiezioni, percezioni.

 

Perché funziona in questo modo? La percezione è forse una funzione necessaria perché noi e il mondo sembriamo reali?

L’individuo e il mondo sono irreali, soltanto l’origine è reale. Per non abbagliarsi con l’idea che il mondo è reale e per discernere più facilmente il reale dall’irreale, i concetti di realtà e reale andrebbero utilizzati soltanto riferiti all’origine, non alla manifestazione.

Esistono delle cause del mondo, ma non delle ragioni per cui c’è la vita e il mondo che appare in essa. Ogni ragione implica il pensiero che esige il tempo e lo spazio, quindi l’esperienza di esserci. Le cause del mondo, invece, esistono di là dal tempo e dallo spazio, in una dimensione senza esperienza e quindi sono inspiegabili. Cercare di spiegarsi le cause della vita è uno dei modi migliori per smarrirsi nella ricerca spirituale.

 

Perché allora tutti percepiamo il mondo in modo simile?

Perché ogni individuo con il suo universo è un’espressione della coscienza originale, che contiene anche i programmi, in comune a tutti gli esseri umani, che determinano il modo in cui ognuno crea, mantiene, trasforma e quindi sperimenta il proprio mondo individuale.

 

Cos’è necessario conoscere per realizzarsi?

è necessario tendere a divenire pura conoscenza in essere, dalla quale far scaturire pensieri in funzione della felicità integrata nella pratica vita quotidiana, con meno pensieri superflui possibile.

 

E quindi cos’è necessario dimenticare?

Più che dimenticare è bene scoprire che ogni conoscenza intellettiva è ignoranza, perché l’amore è la conoscenza integrale. I pensieri sono esperienze parziali, mentre l’Amore, oltre a essere l’esperienza primaria, è anche l’unica esperienza integrale. A dire il vero, anche l’amore è ignoranza, perché la conoscenza originale precede ogni esperienza.

 

C’è spazio per la sessualità nella realizzazione integrale?

La sessualità illuminante rende la realizzazione più integrale.

 

Quindi si può essere spirituali e sessuali allo stesso tempo?

Certo! La spiritualità è amore, essere spirituali significa essere amore.

 

Cosa intendi per sessualità illuminante?

Più la sessualità avviene nell’amore ovvero porta all’amore, più e spirituale, illuminante. Per essere più precisi, non si può non essere spirituali e sessuali contemporaneamente: alla base ognuno è un essere spirituale e sessuale, diversa è la qualità con cui la sessualità e la spiritualità vengono espresse o represse. La sessualità vera non c’è senza amore.

 

Com’è possibile realizzare gli insegnamenti spirituali dell’oriente in occidente?

Per rispondere con qualità e specificatamente dovrei conoscerli a fondo. Per rispondere essenzialmente, dico di non fermarsi ai concetti, alle tecniche, ai riti e di tendere a scoprire che l’amore e la conoscenza sono lo stesso.

 

Il tuo insegnamento offre la possibilità di illuminarsi vivendo in maniera occidentale?

Tendere a illuminarsi significa tendere ad amare, la vita offre innumerevoli occasioni per subire sofferenza, che possono diventare opportunità per aprire il cuore a se stessi, al prossimo e all’origine, a prescindere dagli emisferi planetari.

 

E in modo specifico cosa potrebbe aiutarci a realizzarci?

Consapevolizzare che non c’è nessuno, nessun soggetto particolare, che vive la vita, tranne la vita stessa, che, più precisamente, è se stessa.

 

Nei tuoi insegnamenti, appunto, parli di origine, che cos’è?

L’origine è inspiegabile. Ogni spiegazione esige il tempo, mentre l’origine è senza tempo. Dalla prospettiva della manifestazione, del tempo e dell’esperienza si può affermare che l’origine è, appunto, l’origine della manifestazione e che è senza tempo e senza esperienza, ma si tratta soltanto di idee riguardo a ciò che è indefinibile. Si può dire che l’origine è l’Assoluto, Dio immanifesto, la reale identità, il sé reale. Quindi non è il corpo, le emozioni, i pensieri, l’esperienza di esserci e nemmeno l’amore.

 

Quando tu nelle meditazioni dici sussisto origine, dove sei, dove è chi medita in quel momento, quando afferma questo?

Sussistendo senza pensiero non è certo l’origine ad affermare sussisto origine. è l’individuo che facendo questa affermazione si aiuta a consapevolizzare che in quanto Assoluto si è l’origine stessa, ma non come individuo. L’affermazione sussisto origine o sussisto Assoluto aiuta a scoprire che come individui scaturiamo da se stessi Assoluto, mentre come Assoluto si è l’origine di ogni individuo, della manifestazione intera.

 

Si parla di trascendere la mente, è vera questa cosa?

Ogni trascendimento implica il tempo e lo spazio, che non ci sono senza mente.

 

Quindi qual è la funzione della mente in un allievo che vuole illuminarsi?

L’allievo è la mente stessa. Essere ricercatore spirituale vero significa trasformare la mente da strumento di sofferenza in strumento di beatitudine, amore. Si tratta della mente che si autotrasforma, consapevolizzandosi.

 

La mente è l’individuo?

Si, la mente è l’individuo. Intendo la mente non solo come apparato emotivo e concettuale, ma anche come fenomeno vitale totale, processo di individualizzazione che dura dal concepimento alla morte.

 

Qual’è il rapporto tra la beatitudine e il vuoto mentale?

Vuoto mentale e beatitudine sono due modi di definire la pura esperienza di esserci, l’amore.

 

Cos’è l’estasi?

L’estasi può essere definita anche come beatitudine senza constatare, sapere, di esserci.

 

“Senza constatare di esserci” è oltre il pensiero? Cioè, constatare precede la formazione del pensiero?

La constatazione è un pensiero, l’estasi è lo stato in cui l’intero campo esperienziale produce, quindi sperimenta, beatitudine. Si tratta di uno stato di tale assorbimento che non riesce nemmeno a produrre pensieri. é il vuoto mentale più profondo.

 

Tu parli di estinzione, usi questa nuova definizione nel percorso di crescita spirituale. Di che si tratta?

L’estinzione è lo stato non esperienziale che avviene quando l’assorbimento in sé è talmente profondo che si è dissolta anche la beatitudine. Si tratta dell’estinzione temporanea dell’esperienza di esserci, quindi di ogni esperienza. L’estinzione è uno stato più profondo della beatitudine, cioè dell’amore, esperienza primaria portatrice di ogni altra esperienza.

 

Allora si diventa origine?

Non si può diventare origine, per due motivi almeno. In quanto Assoluto si è già l’origine, mentre come individuo non si può essere che un individuo. L’individuo non può diventare Assoluto e l’Assoluto non può diventare un individuo. Estinzione significa estinzione di ogni esperienza, ma non come durante il sonno profondo in cui l’esperienza di esserci è silente e non viene riconosciuta. Durante l’estinzione l’esperienza di esserci è totalmente dissolta e riemerge con il terminare dell’estinzione.

 

è possibile spiegare la natura di Brahman?

Si può cercare di spiegare praticamente tutto, ma non è detto che le spiegazioni siano veritiere. Ciò che si può dire è che Brahman immanifesto è l’esistenza senza coscienza di sé, l’origine  della manifestazione. Brahman manifesto nella sua forma pura è la beatitudine, pura esistenza con coscienza di sé. Brahman manifesto nel suo insieme è, invece, la manifestazione nella sua interezza. La qualità di Brahman manifesto nella sua interezza è una questione di esperienza di sé, lo stesso evento può essere percepito con sofferenza oppure producendo beatitudine.

 

Dunque la felicità non si cerca, ma si produce?

Cercandola nel modo giusto in se stessi ci si avvicina a produrla, esserla.

 

Cos’è l’illuminazione?

L’illuminazione temporanea è costituita da periodi di beatitudine e nel senso più stretto del termine, di estinzione. L’illuminazione definitiva, invece, è la costante alternanza tra la beatitudine e l’estinzione.

 

è vero che tutti quanti siamo già illuminati e che non c’è nessuno che s’illumina?

Alla base dell’esserci ognuno è beatitudine, che è lo stato illuminato, pertanto non può illuminarsi. L’individuo nel suo complesso, invece, si illumina, come ho detto poco fa, rendendo possibile il costante alternarsi della beatitudine con l’estinzione.

 

è possibile per l’uomo di oggi illuminarsi in modo più fisiologico rispetto a quello che le precedenti tradizioni insegnavano, cioè dopo anni e anni di meditazione, astinenze, rinunce e cambi di nome e identità?

Sì.

 

In che modo?

Liberandosi dalle cattive abitudini che producono sofferenza e acquisendo abitudini positive che producono felicità nella pratica vita quotidiana. è bene comprendere che la sofferenza è una malattia, che più si soffre più si è malati e che maggiore è la sofferenza più intensa deve essere la terapia.

Più velocemente si vuole guarire più bisogna volgersi verso l’amore e la sua origine, tale volgersi è la sostanza della meditazione spirituale.

Iniziare a meditare, cioè avviarsi su un percorso spirituale, significa anche iniziare a trasformare la propria esistenza in funzione dell’amore, liberarsi dal culto della sofferenza in favore della vita funzionale alla felicità.

 

Seguendo le meditazioni che tu insegni come suggeriresti a un allievo di impegnarsi giornalmente? Quanto meditare, come?

Le meditazioni appartate che propongo, che sono solo una parte del sistema meditativo che ho sviluppato, vanno utilizzate per maturare la capacità di rendere meditare ogni aspetto della vita.

La meditazione non va intesa soltanto come esercizio appartato, da fare una o più volte al giorno. La meditazione andrebbe intesa come esistenza alla ricerca della felicità, vita che usa le condizioni esistenti per liberarsi dalla sofferenza. Un’ottima meditazione è tendere costantemente alla presenza Integrale ora-qua, più precisamente tendere a divenirla, indipendentemente dalle situazioni della vita. Questo significa anche osservare le emozioni, i pensieri e il mondo avvenire in noi stessi. Inoltre, meditare significa cercare di non produrre emozioni e idee superflue, anche trasformando il dialogo interiore conflittuale in dialogo consapevolizzante.

 

La meditazione può davvero trasformare la vita di una persona?

Anche la quotidianità è una percezione che appare nella mente. La meditazione qualitativa trasforma la mente, non soltanto la quieta. Esistono ottimi metodi per quietare la mente, senza però trasformarla profondamente, perché non eliminano abbastanza efficacemente le cause degli ostacoli per la realizzazione Integrale. Va considerato che molti metodi adatti alla vita da ashram o da monastero non sono idonei alla maturazione spirituale integrata nella vita di città. Sono metodi che funzionano in condizioni materiali ed energetiche favorevoli alla consapevolizzazione, ma la vita di città è piena di ostacoli per la maturazione spirituale. Chi vive in città e vuole maturare l’esserci dovrebbe usare metodi profondi che permettano di maturare contemporaneamente capacità spirituali ed energetiche tali da trasformare questi ostacoli.

Grazie!

Intervista ad Andrea Pangos

Claudia Catani – Maratea, 31.07.2011

 

 

 

18 luglio, 2011 by pomodorozen Categories :
Jiddu Krishnamurti
Meditazione
(0) Comment

La vera tranquillità – Krishnamurti

Quando andate a camminare nei boschi la sera, sentite un grande silenzio.
Tutti gli uccelli se ne sono andati a dormire, il vento è caduto
ed è scomparso anche il leggero fruscio dfelle foglie.
C’è un grande silenzio, una tranquillità profonda.
Ma è una tranquillità esteriore.

Quando la gente si immerge in quella tranquillità,  desidera averla, ne sente il bisogno, e così va a cercarla nella solitudine. E ritiene che per rimanere tranquilli si debba rimanere soli.

Ma la vera tranquillità non è quella che dipende dal nostro stare soli.

Poi c’è la tranquillità dche il pensiero si autoimpone, quando si fa dovere di smettere di chiacchierare, per stare quieto e calmo. Così a poco a poco il pensiero si calma, ma anche questa non è vera tranquillità; è solo l’effetto del lavorio del pensiero, che pretende di controllare il rumore.

Invece, la tranquillità di cui vogliamo parlare, non dipende da nulla. Soltanto questa tranquillità, che possiede una qualità di assoluta indipendenza, soltanto il silenzio assoluto della mente, può ricevere l’eterno, il senza tempo, il senza nome.
Questa è meditazione.

(Krishnamurti – Questa luce in se stessi)

17 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
Gianfranco Bertagni
Meditazione
Siti in sintonia
www.lameditazionecomevia.it
(0) Comment

Meditazione e consapevolezza totale


A sedere nella solita postura.
Manteniamo gli occhi leggermente aperti.
Lasciamo le briglie sciolte agli oggetti mentali e alle sensazioni del corpo.
L’esercizio consiste nel mantenere la consapevolezza in uno stato di apertura e di recettività rispetto a ciò che viene a presentarsi sotto la sua luce.
Può accadere, ad esempio, che la mia mente venga catturata dal ticchettio dell’orologio alla parete. Sposto allora la mia consapevolezza su quel suono particolare – senza giudicarlo, senza emettere sentenze, senza domandarmi alcunché sulla sua natura, ecc. Semplicemente realizzo che con la mente sono su quel preciso suono: non ne sono succube, ma ne divento – appunto – consapevole. Accadrà a un certo punto che la mia mente non sarà più occupata da quel fenomeno.
E allora potrò passare a quello successivo oppure, nel caso la mente non sia catturata da nulla in particolare, farò riposare la consapevolezza in se stessa, in attesa attenta di ciò che arriverà al suo interno.
Una cosa importante. Bisogna stare ben attenti a non porre la mente, in questo esercizio, in uno stato di ricerca del fenomeno su cui applicare la consapevolezza. Non si tratta cioè di rincorrere un pensiero, un suono, una sensazione, … Non mi devo quindi chiedere, sparito un fenomeno sotto la luce della mia consapevolezza: “Bene, ora a cosa applico la consapevolezza? Vediamo un po’… ah, ecco: a questo tal pensiero, a questo tal ricordo, a questo tal rumore”. La mente non deve essere alla ricerca del suo oggetto. Deve invece l’oggetto stesso, il fenomeno – qualsiasi esso sia – naturalmente presentificarsi alla mente e attirare la sua attenzione. Ed è a quel fenomeno, e solo a quello, che dovrò applicare la mia consapevolezza.
Un’altra cosa. Una domanda che potrebbe sorgere, soprattutto quando siamo alle prime armi rispetto a questo esercizio, è: per quanto tempo devo applicare la mia consapevolezza al fenomeno x? Va da sé che questo tipo di domanda non ha alcun senso. La consapevolezza va applicata fino a quando il fenomeno cattura l’attenzione della mente. Non importa se il tempo sarà pochi secondi o alcuni minuti.
Ora: a questo stadio l’esercizio si sviluppa attraverso il passaggio da un fenomeno all’altro. I fenomeni possono essere i più diversi: un pensiero, un ricordo, un suono, una sensazione, il flusso del respiro e via dicendo. Si pone cioè sotto la lente della consapevolezza un fenomeno; poi si passa a un altro fenomeno; e così via. Con il tempo però la pratica cambia, si espande. Si capisce (ma è un capire non intellettuale, bensì esperienziale) che in realtà i fenomeni non solo si susseguono, ma si accavallano. Quando sono catturato dal ricordo della discussione che ho avuta questa mattina con il mio collega, contemporaneamente il mio flusso del respiro continuerà a circolare, così come vi sarà anche la sensazione del mio corpo che poggia a terra, del mio busto diritto, i piccoli rumori circostanti, la visione che avrò davanti ai miei occhi semiaperti, e altro ancora.
E allora il mio esercizio diverrà veramente un’applicazione totale della consapevolezza, a trecentosessanta gradi. Contemporaneamente consapevole dei pensieri, della postura del mio corpo, delle sensazioni corporee, dei suoni attorno a me, dei segnali visivi, ecc.

tratto da www.lameditazionecomevia.it

Bibliografia sulla meditazione:


Meditazione e Forma Fisica con l'Indian Balance
L’antico sapere degli Indiani d’America unito alle moderne teorie del movimento
Prezzo € 19,90




3 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
Meditazione
Sogyal Rimpoche
(0) Comment

Come praticare la meditazione – Sogyal Rinpoche

Quante persone ai nostri giorni hanno familiarità con la meditazione ? In alcune parti del mondo in particolare, la meditazione è diventata un fenomeno molto comune, quasi un lavoro domestico. Ha incontrato un’accettazione generalizzata, perchè viene riconosciuta come pratica che spezza molte barriere, sia culturali che religiose, e che mette a fuoco lo sviluppo spirituale personale; giacchè da molti punti di vista, la meditazione è una pratica che trascende la religione.Se dovessimo presentare la meditazione da una prospettiva Buddhista, per prima cosa dovremmo notare che la pratica meditativa mira a lavorare sulla mente, sul cuore, e con l’energia. Certe volte possiamo praticare la meditazione in maniera molto semplice: lasciamo tranquilla la nostra mente, in una condizione naturale; nell’immobilità, nel silenzio e nella pace.Quietamente.Alcuni possono conoscere un metodo e usarlo, come l’osservazione del respiro. Ma altri, quando diciamo loro ” Sedete “, poi non sanno assolutamente che fare, e aspettano che il silenzio finisca il più presto possibile, perchè è qualcosa a cui non sono abituati, e per quanto idilliaco possa essere l’ambiente in cui viviamo, senz’altro è stato raggiunto dagli influssi del ventesimo secolo.Limitarsi a rimanere tranquilli e silenziosi è una cosa con la quale abbiamo la minima familiarietà: l’immobilità ed il silenzio ci rendono nervosi ed insicuri, come se trovarsi di fronte a se stessi, senza alcuna attività – tutti soli con noi stessi – fosse un’esperienza piuttosto terrorizzante. E la maggior parte delle volte, quando sediamo tranquilli, quello che succede è che i nostri pensieri cominciano a correre a 2000 l’ora, se non più veloci. Quasi sempre, quando sediamo, il problema riguarda l’energia.A volte però, le cose sono facilitate da un certo ambiente, potrebbe essere un ambiente naturale, o una certa atmosfera creata da amici o praticanti che siedono in silenzio tutti insieme: allora, anche se non avete familiarietà con la meditazione, il fatto stesso di essere in un ambiente del genere vi ispira la pace mentale.Nelle prime fasi, quindi, la meditazione calma, pacifica e stabilizza la mente. In effetti il termine sanscrito per indicare la meditazione è ‘ Dhyana ‘, in Tibetano ‘Samten’, in Cinese ‘Ch’an’ ed in Giapponese ‘Zen’. Che cosa significa la parola tibetana ‘Samten ‘ ? ‘Sam’ è la mente pensante, e ‘Ten ‘ significa solidificare, calmare o stabilizzare. Significa anche ” affidabile ” o ” stabile “.Così il nostro primo passo è calmare e stabilizzare la mente pensante. Se la mente è in grado di stabilizzarsi da sola, senza ausilio di oggetti o tecniche, va benissimo. Altrimenti, se non siamo abituati, o se non ci sentiamo a proprio agio, e se semplicemente non sappiamo come fare, allora in certi casi ci serviamo di tecniche quali osservare il respiro, guardare un oggetto, od usare un mantra, per aiutare la mente a focalizzarsi, calmarsi e stabilizzarsi.Quello che è sempre molto importnate tenere a mente è che il metodo, o l’esercizio, non sono che un mezzo; in altre parole, non sono la meditazione. E’ per mezzo della pratica che si raggiunge la perfezione: il puro stato di presenza totale, che è la meditazione.Quando siamo realmente noi stessi … quando noi ci manifestiamo .. quando tutto il nostro ego innaturale si è dissolto … quando non esiste più dualità … quando siamo in grado di arrivare alla condizione non duale di assenza dell’ego… quello stato si chiama meditazione, nel senso ultimo della parola.Allora non esiste più alcun conflitto, perchè la dualità viene naturalmente dissolta e liberata.Così, quello che cerchiamo in realtà di fare quando pratichiamo la meditazione è calmare e stabilizzare, così da dimenticare la nostra mente confusa o ” sé egoico “.L’ego è un sostituto, un sé fasullo, sempre mutevole. Non è altro che un insieme di idee, concetti, condizionamenti, basati non sulla verità; ma, su pure menzogne e credenze che, sottoposte ad esame, dimostrano di non aver alcun fondamento reale.E’ importante ricordare che il principio dell’assenza dell’ego nel Buddhismo non significa che prima c’era un ego, e che poi il Buddhista se ne è liberato ! Al contrario, significa che per cominciare non esiste alcun ego, e che bisogna realizzare ‘questa’ assenza di ego.Talvolta, quando facciamo pratica, riusciamo a trovarci in stato meditativo; allora scopriamo che non esiste più alcuna dualità, conflitto o confusione. E se guardiamo dentro di noi quando ci troviamo in tale stato, scopriamo che l’ego è inesistente: ci manifestiamo attraverso il nostro vero sé naturale, o Sè Buddhico, il ” sé privo di sè ” che è sempre dentro di noi, e che costituisce la nostra natura inerente. E’ questo che tutte le religioni hanno sempre definito principio di bontà o divinità: l’uomo è fatto ad immagine di Dio, come dice il Cristianesimo; nel Buddhismo diciamo che la natura del Buddha esiste in ogni cosa.E dov’è questa bontà, questa natura Buddhica ? Nel profondo della Natura della Mente. E’ come il cielo momentaneamente oscurato dalle nubi che, quando le nuvole si dissolvono, si rivela, limpido e chiaro, con un sole immenso di compassione che risplende su ogni cosa. Noi chiamiamo questa luce solare ” Boddhicitta “, il ” cuore della nostra essenza illuminata “.Questa bontà fondamentale deve essere trasportata nella nostra realtà; anche se è la nostra natura, e siamo tutti Buddha, siamo solitamente piuttosto confusi e rannuvolati, ed abbiamo dimenticato e perso il contatto con quello che siamo realmente.
Quando diciamo che abbiamo la natura di Buddha, parliamo in termini di Terra; non dello stato finale di purificazione.
Così, anche se Buddha ‘è’ la nostra natura, non ce ne rendiamo conto, dal momento che siamo oscurati da due nubi: quella emozionale e quella intellettuale. Siamo partiti insieme, ma il Buddha ha preso una strada, e noi l’altra.
Così, negli insegnamenti, chiamiamo questo concetto ” una Terra, due Sentieri “. Abbiamo fatto qualche passo lungo la nostra strada, e questo si chiama ‘ Samsara’. In particolare, in Occidente, stare nel ‘Samsara’ è molto facile perchè il suo meccanismo domina il nostro essere con tanta potenza, ed il passo con cui procede è così spedito. Noi dobbiamo uscire dal nostro sentiero per cercarlo, il ‘Samsara’, e nemmeno attendere che arrivi; è ovunque come la polvere: oggi pulisci e domani ce n’è altrettanta. Dal momento che la sua influenza è così forte, il ‘Samsara’ si perpetua da solo, senza bisogno di alcun aiuto da parte vostra.Il fine della meditazione è conservare la purezza della nostra natura inerente, ed anche se non riusciamo a rimanere a lungo in tale stato, se ogni giorno iniettiamo almeno una goccia di una tale pura consapevolezza nel nostro flusso mentale, ne costruiamo lentamente l’intelaiatura. Il nostro carattere di base, fondamentale, non è altro che un flusso mentale od energetico: noi ’siamo’ solo un flusso mentale. Se ci guardiamo, e ci chiediamo chi siamo realmente, forse scopriremo che la nostra identità è tutte queste cose diverse: il passato, i nostri genitori, la nostra casa, il nostro lavoro, il nostro cane, la nostra compagna, nonchè qualsiasi altra esperienza.E’ possibile che oggi ci sentiamo bene perchè oggi le cose vanno bene, ma se domani, chiedendoci come stiamo, scopriamo che non è la stessa cosa, dov’è finito il ” sentirsi bene ” ? E’ scomparso completamente, perchè nuove nfluenze si sono succedute alle precedenti.E noi continuiamo a cambiare con il mutare delle circostanza, come il flusso di un ruscello; anche se sembra sempre lo stesso, in effetti cambia continuamente…. Così dobbiamo modificare questo flusso mentale, con la purezza della nostra natura intrinseca.Infatti, lo scopo della meditazione, non è solo avere davvero una fugace visione di quello che è la nostra natura e penetrarla, ma anche portare una tale consapevolezza nella nostra vita quotidiana; la nostra esistenza ordinaria ed il modo in cui vediamo le circostanze normali della nostra vita saranno allora benedette da una tale prospettiva. Anche solo esercitarsi per un breve periodo nella meditazione può fare un mondo di bene, ma se volete una tale pratica abbia realmente un effetto stabile e duraturo, quello che dovete fare non è prenderla come una medicina o una terapia occasionale, ma come se fosse la fonte quotidiana di cibo o sostentamento.Solo allora gli effetti reali della meditazione potranno farsi sentire. Basta pensare a quanto a fondo abbiamo percorso l’altra strada, creando concretamente un’abitudine’ che domina la nostra esistenza. Se guardiamo i nostri sogni, per esempio, vediamo che non sono altro che rappresentazioni ed immagini di abitudini, e, come si usa dire, ” le vecchie abitudini sono dure a morire “. Ci vuole ‘un bel po’, perchè se anche lo stato meditativo è un’arma molto potente capace di spezzare la confusione, è altrettanto vero che non fa parte della nostra esperienza quotidiana e che non è diventata essa stessa un’abitudine: così non siamo capaci di trasportare la sua influenza positiva nel mondo delle nostre abitudini radicate.Ma, ancora una volta, è importante non accentuare troppo concetti dualistici, di lotta tra bene e male; tutto questo è più simile al concetto di luce: quando splende, non si trova più l’oscurità.Così dobbiamo portare luce alle nostre vite, tirar fuori la nostra vera natura e permetterle di risplendere. Se guardate a certi grandi maestri, od ai buoni praticanti, od anche solo alle persone buone, vedrete che irradiano calore, una presenza che è fonte di ispirazione, e che potete riconoscere quando vi trovate in loro compagnia.E’ interessante notare che i Tibetani, quando parlano tra loro, non chiamano il loro capo ” il Dalai Lama” bensì “Kun Dun”, che significa “la presenza”. Una persona realmente presente è un Buddha, e questa presenza buddhica è ciò che dobbiamo coltivare. All’inizio viene chiamata ” attenzione ” e quando la si realizza pienamente, diventa ‘presenza’. La disciplina della pratica reale della meditazione insegna a mantenere una tale presenza nella nostra vita quotidiana. Nel Buddhismo, si sente spesso pronuciare la parola ‘disciplina’: la disciplina non significa un atteggiamento rigido, o una routine militaresca senza senso dell’umorismo, ma una consapevolezza e presenza di spirito continua. Viene definita ” come un profumo impregnante”.Nelle conversazioni avute con dei terapeuti, molti mi hanno spiegato come, stando alla loro esperienza, uno dei metodi più potenti di guarigione sia una ‘profonda’ meditazione in postura. A volte chiedono ai loro pazienti di rimanere in postura, come minimo per tre ore. Un altro fenomeno che hanno osservato è il fatto che anche se alcuni possono essere fortemente legati alla meditazione, o ad altre tecniche di trattamento, e si sentano a proprio agio con esse, ciò nonostante non riescono ad ottenere gli effetti desiderati: i sintomi non mostrano alcun miglioramento.Scoprono, poi, che la causa è il fatto che questi particolari pazienti accettano di meditare solo in presenza del terapeuta. Non continuano, poi, effettivamente, fino a portare la pratica nella vita quotidiana facendone qualcosa di reale. Quando invece ci riescono, i successi sono molto più netti. Nello stesso modo, dobbiamo vedere la pratica della meditazione come modo di vivere.Ogni volta che praticherete la meditazione, sia nelle prime ore del mattino che in qualsiasi altro momento della giornata, vi accorgerete che aprirà una porta sul vostro essere inerente.Dopo questa apertura iniziale, la cosa più importante non è la pratica in sé, ma lo stato mentale che una tale pratica sviluppa dentro di voi: mangiare è piacevole, ma è più importante sentirsi soddisfatti e nutriti; così, lo stato mentale indotto dalla meditazione ha un significato molto maggiore del fatto stesso di meditare.
Troppo spesso la gente si dedica alla meditazione per ottenere qualche risultato straordinario, come visioni, luci o miracoli sovrannaturali, e se tutto questo non accade , si sentono piuttosto delusi.Ma il miracolo che avviene in realtà è più normale e più utile: è una trasformazione sottile, non solo nella vostra mente e nelle vostre emozioni, ma anche nel vostro corpo, ed è altamente curativo. Come hanno scoperto scienziati e medici, quando godete di un buono stato mentale, anche le cellule del vostro corpo sono più contente: riuscite ad immaginare le cellule che alzano i loro piccoli calici di champagne e dicono ” cin cin ” ?Ma quando la vostra mente si trova in uno stato negativo, allora anche le vostre cellule diventano maligne.La nostra salute globale ha parecchio a che fare con il nostro stato mentale, e con il nostro modo di essere.
In particolare, in questo periodo, in cui gli uomini sono colpiti da così tante malattie, la comprensione di questo fatto non può non risvegliare in noi la possibilità di veder la vita in modo diverso: in un certo senso non esiste possibilità di scelta; è davvero questione di sopravvivenza. Vivere con lucididità è la più grande protezione, anche per la nostra salute.
Così dovete prolungare lo stato mentale nel quale vi trovate dopo la meditazione, sicchè farete ogni cosa con quella presenza mentale. C’è una storia molto famosa di una conversazione di un maestro Zen ad un suo discepolo, il quale gli chiede: ” Maestro, come porti l’illuminazione nell’azione concreta ? Come la pratichi nella vita quotidiana ? ” ” Magiando e dormendo “, risponde il maestro. ” Ma, Maestro tutti dormono e mangiano .” ” Ma non tutti mangiano quando mangiano, e non tutti dormono quando dormono “.Da qui deriva il famoso detto Zen: ” Quando mangio, mangio. Quando dormo, dormo “.Questo significa essere presenti al 100% nell’azione; non siete più il vostro ego ordinario, e la vostra azione è diventata un’azione universale, un’azione compassionevole. Senza più dualismo, ‘diventate voi stessi l’azione’. Per esempio, è stato scoperto che quando rigovernate, se mantenete la mente pura e lavate i piatti con tutto voi stessi, ciò è molto energizzante. Se invece nel frattempo pensate a molte altre cose, allora diventerà una seccatura. Questo dovrebbe suggerirvi l’applicazione continua della lucida attenzione e della presenza. Se volete che la vostra pratica sia veramente di beneficio per voi e per la vostra esistenza, e perciò anche di beneficio per gli altri, non potrete dedicarvi ad essa solo occasionalmente.Spesso la gente chiede: ” E’ meglio praticare venti minuti la mattina, o la sera, oppure fare diverse sedute più brevi ? ”
Sì, è positivo praticare la meditazione venti minuti, anche se questo non vuol dire che venti minuti sia un limite massimo. Da nessuna parte nelle scritture si parla di venti minuti. ” Venti minuti ” è una nozione che si è sviluppata in Occidente; potreste chiamarla ” Periodo Standard per la Meditazione ” . A volte la gente teme, se non rimane in postura per venti minuti, di fare qualcosa di sbagliato, come quando si interrompe una cura di antibiotici. Ma il punto fondamentale non è il tempo: il punto è se la pratica vi porta realmente ad un certo stato di presenza.Se così è, potete rimanere in postura anche solo cinque minuti, per tre minuti, potete sedervi anche solo per un minuto…, per trenta secondi… perfino cinque secondi… ma potrebbe non essere sufficiente !Il punto fondamentale non è nemmeno la postura, in particolare i meditatori pigri che si siedono per venti minuti e si appisolano ! Per loro in particolare, venti minuti di meditazione sonnolenta non sono consigliabili: dovrebbero praticare seduti cinque minuti , ma ben svegli… Credo che siano abbastanza felici di questa notizia !…….Se continuate una tale forma di alternanza di pratica e di rilassamento interconnessi dal filo della vostra lucidità, allora lentamente, lentamente, tra meditazione e post-meditazione ci sarà minor differenza, scomparirà il confine. Come ha detto un grande maestro: ” Non ho mai meditato, ma non mi sono mai neanche mai distratto, neppure per un solo secondo.
Un tale praticante non ha bisogno necessariamente di meditare, perchè si trova sempre in tale stato, e non si distrae mai, nemmeno per un solo momento.Naturalmente, il problema sta nel riuscire a farlo per ventiquattr’ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno. Quando fate un ritiro meditativo, per esempio, il fine fondamentale è tagliarvi fuori dagli impegni della vostra esistenza e ritirarvi nell’ambiente naturale e propizio della meditazione. Ritiro significa mettere un limite alle attività superflue: in una tale situazione voi mantenete la meditazione quasi ventiquattr’ore al giorno, anche mentre dormite, mangiate e vi rilassate. Se la vostra pratica è intensiva, profonda e rilassata a quel modo, allora comincia ad avere un effetto di fondamentale importanza sul vostro essere profondo, e sul flusso della vostra mente.Però, non è soltanto praticando nell’ambiente di un ritiro che i benefici della meditazione possono permeare il vostro flusso mentale. Dopo un tale ritiro, anche mentre vivete la vostra solita esistenza in città, potete praticare un po’ al mattino e quindi applicare una tale presenza in tutta la vostra vita quotidiana. Allora, ogni volta che vi sentite persi, confusi, o distratti, tornate alla vostra meditazione, od alla vostra respirazione, riconquistate e matenete tale stato di presenza, e riposate in esso per tutto il tempo che potete. E’ l’applicazione continua di tale presenza che provoca realmente cambiamenti profondi…….La respirazione è il tramite vitale dell’energia; è come lo spirito, che riunisce il corpo e la mente. Si dice spesso che la respirazione sia il veicolo della mente. Così, se volete calmare, o domare la mente, domate il respiro, e allora domerete abilmente la mente nel contempo.
Quando usate la respirazione, tenete la bocca leggermente aperta come se foste sul punto di dire ” aaah “. Non serve una respirazione speciale; respirate come vi viene, in maniera rilassata. A volte respirare ed essere presenti è sufficiente, ma se avete bisogno di concentrarvi perchè la vostra mente è molto agitata e turbolenta, allora centratevi sulla vostra respirazione ed identificatevi con l’espirazione.Questa è una tecnica interessante, perchè mentre all’inzio può essere solo una semplice pratica di osservazione dell’espirazione, in seguito, se si viene introdotti in forme di meditazione più avanzate, ci si accorge che può aprire molte, molte porte. Serve quasi come preparazione per la pratica meditativa di Mahamudra o dello Dzogchen.
Osservate la respirazione, focalizzatevi sull’espirazione e identificandovi in essa. Quando espirate, il respiro si dissolve nello spazio; l’inspirazione avviene naturalmente ogni volta che i vostri polmoni si svuotano, così non dovete pensarci troppo. Non concentratevi troppo; date circa il 25% della vostra attenzione, e lasciate il resto quietamente rilassato, tutt’uno con il vostro respiro.Usate questa tecnica per tutto il tempo che vi serve. Vi porterà maggiore chiarezza. Poi, quando vi ritroverete più centrati nella natura della vostra mente, e quando vi ritroverete in sintonia con il respiro, non dovrete più rivolgergli particolari attenzioni. Limitatevi semplicemente a riposare nella pace della vostra mente.Tranquillamente, svegli, attenti e rilassati. Poi, cominciate nuovamente a distrarvi, ritornate ancora una volta alla respirazione.
Questa è la tecnica. Ora si tratta solo di metterla in pratica.

Testo tratto dal libro “Meditazione: cos’è e come praticarla” del Maestro Dzogchen Sogyal Rinpoche, Edizioni Amrita, 1991