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Guido da Todi

27 gennaio, 2011 by pomodorozen Categories :
Consapevolezza
Guido da Todi
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Ma stò perdendo tempo? – Guido da Todi

È una domanda soggettiva, forse tra le più sane ed oneste che ognuno di noi possa indirizzarsi – allorchè essa va a cogliere la propria attenzione, così, all’improvviso, mentre si sta vivendo la nostra solita sadhana quotidiana.

“Sto perdendo tempo? Me ne rimango immerso in sogni piacevoli – forse inebrianti – che mi procurano una “tana” mentale, un conforto nelle dure avversità della vita? I miei studi, i miei interessi metafisici, le mie meditazioni, le mie posizioni yoga. In fin dei conti, cosa mi hanno donato, in pratica; dove mi hanno portato, in una solida analisi di quel principio che dice: “Ad ogni azione corrisponde una reazione, di natura simile alla causa che la provocò”?

Badate, che è una domanda – se fatta con le sue più vive motivazioni – “da spiritualisti adulti”, e non da chi voglia giocare con se stesso e con argomenti – in fin dei conti – più robusti di lui. In ogni caso, essa costituirà un incredibile vantaggio di tempi e di acquisite chiarezze valutative, su voi medesimi, che neppure immaginate, ora, mentre mi state a leggere.

Interrogativi psicologici di tal genere hanno in sè la valenza di fare guadagnare balzi evolutivi, che portano avanti – chi li esprime – di anni, sul proprio sentiero spirituale. Intanto, servono a “saggiare” la validità ed il ritmo dei propri sforzi.

Sono, codesti, sottili e sofisticate chimere teoriche, da noi ripetuti, senza avere il coraggio di affrontarne i contenuti, nella nostra vita esteriore? Saperlo può anche significare accettare – giustamente – dei nostri limiti, ed un nostro momento di assimilazione reincarnativa. È già un successo, riconoscerlo.

Tuttavia, se tale “esame approfondito del nostro atteggiamento spirituale” ci mette a fuoco, innegabilmente, un lungo periodo di studi teorici, di simpatia generica e istintiva – privi di evidenti e migliori cambiamenti nella nostra vita, dovremo allarmarci.

-          Ciò, però, non riguarda – strettamente parlando – l’ottica degli studi spirituali, in genere. Riguarda, piuttosto, le migliaia, i milioni di “vite spente”, in ideali non realizzati, ma solo alimentati da un desiderio generico di “libertà” e di “felicità all’esistere”.

Ricordiamoci che le “sottili brezze” costanti, rappresentate dai nostri interessi, dalle nostre idee sublimali, dalle nostre ricerche del vero, se non realizzate – almeno in una loro parte – nel mondo oggettivo che ci circonda (e tramutate in qualità dell’io), sono destinate a potenziare, con il tempo, una “camera stagna” esistenziale, la cui pressione interna – sempre in crescita lenta, ma costante – non riuscirà a sfogare, se non rivolgendosi contro lo stesso “abitante della stanza” (voi!), ed asfissiandolo, depauperandolo, negli anni, delle sue energie vitali.

Inutile, a quel punto, smettere di occuparsi della propria attenzione “di spettatore” del mondo dello spirito. Sono interessi – ricordatelo! – che fanno parte della vostra natura più alta; e che vi invia, sommessamente e ad intermittenza, il vostro Sè Superiore Divino.

Non potrete mai spegnere questa Voce, questo costante “titillamento” interiore. Non illudetevi, quindi, in proposito. Potrete solo “strozzarli”, per questa vita. O, sottovalutarli.

Eppure, credetemi, l’esigenza più importante e il “colpo decisivo”, onde evitare i molti, seri danni provocati dall’essere innamorati di quell’aspetto di maya, chiamato “la viltà nell’azione spirituale”, sono rappresentanti, per la massima, nel proprio desiderio di fare chiarezza in sè, con la domandachiave: “Sto perdendo tempo?.”

Da questo punto in poi, ci si troverà in discesa. Da qui, in avvenire – se fervidamente convinti di avere iniziato ad aiutare lo sforzo misterioso della Natura Cosmica, che si esprime come “la realizzazione della gioia e della libertà”, che parte dall’interno e si attesta nelle posizioni esterne – da qui, in avvenire ci verranno proposte tutte le soluzioni vantaggiose della “presa di coscienza dell’Iniziato”.

Dopo avere onestamente riconosciuto che abbiamo utilizzato un più, o meno, lungo periodo della nostra vita, occupati solo a saggiare con la punta del piede, lì dove la spiaggia tocca il mare, per provare se l’acqua fosse calda o fredda; e che mai avemmo, in fin dei conti, la volontà decisiva di gettarci nell’oceano, dovremmo cominciare, intanto, ad essere felici!

Perchè una prima “nota”, “un accordo” con la Grande Legge di costante trasmutazione del piombo in oro (in noi) lo avremo raggiunto!

Qual è la direzione da prendere, a questo punto?

Sembrerà, forse, ai più, strana l’affermazione, ma ve ne sono poche; e, comunque, già codificate da millenni, all’orizzonte del Sentiero che tutti noi stiamo seguendo. Ne continueremo a parlare assieme, con una certa cura, in seguito.

Affrontiamo, intanto, alcuni primi aspetti del problema. ……. Simile al timore patologico di “realizzare” in sè le qualità suggerite dalla Morale Metafisica Tradizionale (amore verso tutti e tutto; innocuità; polarizzazione sul modulo “energia”, piuttosto che su quello “materia”; percezione reale e realistica di Dio, nella natura; positività…) è, al polo opposto, il desiderio “faccendiere” di volere a tutti i costi “aiutare il prossimo”, “insegnare le verità yoga a tutti”, dare la rivelazione a più non posso, in un continuo sfibramento delle proprie forze.

Attenzione! Tutto ciò è nobile e morale! Si tratta solo – molte volte – di comprendere come, in effetti, “prima di noi ci fosse Dio.”, e che “Dio adombra, sia tutti coloro che ne insegnano il Verbo, che coloro che lo assimilano.”.

Si tratta – da parte di chi si sente “unto” e “toccato dalla Rivelazione interiore” – di guardare un po’ “fuori dalla finestra del treno”, ed osservare la campagna, i fiori ridenti, gli uccelli, le case umane – a gruppo, sui monti e nelle vallate. Forse, avranno più tempo di occuparsi di Dio, in loro stessi, piuttosto che correre sempre ad “infilarne” la rivelazione (magari, dimenticandosi dei figli, dei mariti, degli amici e della famiglia..), lì dove l’Uno già esiste e dove già.

Egli sa come portare nel proprio Cuore tutto il resto del creato Ci dimentichiamo, difatti, troppo spesso che l’Uno “sta già, lì, radicato, dove noi vogliamo, a tutti i costi, portarne il Verbo”. Sta già in coloro che nulla sanno di Yoga; nulla di Paramahansa Yogananda; nulla della reincarnazione; nulla.di Dio.. Il ritmo di Dio, una volta conquistato, saprà suggerirci, sempre, al momento giusto, quale azione dovremo portare, in Suo Nome, nel mondo. Perchè – ciò è fondamentale – è Dio che agisce attraverso l’Uomo; non il contrario..

Quindi, ecco già le due direzioni da non assumere: – inerzia nell’azione spirituale; ma, anche, meccanicismo e espressione “faccendiera” ed egocentrica, nella stessa.

…. Parlando del Suo Guru, Paramahansa Yogananda ne ha sempre evidenziato la , che permetteva a quell’Uomo di Dio di – per così dire – grattar via, con noncuranza e facilità, dalla umile ghiaia che componeva il selciato della quotidianità più immediata di ognuno, la polvere d’oro divina, che screziava ogni particolare delle cose relative.

Ecco l’importanza inesprimibile di un Guru! Il suo colpo , dato sulle spalle del discepolo, procura un ‘improvvisa sfiammata, nell’animo del medesimo, che ha il potere di mostrargli – all’improvviso – l’immediatezza della Presenza di Dio, in ogni più piccolo atto che egli compone, nell’apparentemente modesto arazzo del mondo relativo.

Ecco… Dio..

Forse, varrebbe la pena di parlare un poco solo del di tanto Fiore Solare, che pulsa nelle vene e nell’animo di ogni ricercatore sul Sentiero. Poiché è unicamente il Profumo di Dio che noi siamo, e saremo capaci di percepire – quale naturale qualità d’animo di ogni Figlio dell’Uno – Uno stesso, a sua volta Come dice la Dottrina Segreta:

< È solo tramite la forma, e indirettamente, che Parabrahaman si mostra – in modo parziale – al suo universo>

La rivelazione della Scuola Tradizionale Hindu (in modo molto più aperto di quella evangelica) ci parla di della natura universale>, che è, semplicemente, Dio.

Proprio così!

La Scuola di Paramahansa Yogananda non spinge l’umanità a credere in alcunchè di fideistico. Essa indica – senza indugi e senza tentennamenti di sorta – il mistero della presenza di Dio, nelle nostre vene, nell’ambiente che ci circonda, nei cieli e nelle stelle, inteso quale risonanza del Sacro Suono: .

Forse – almeno a livello teorico – un numero di individui molto minore di quanto si creda s’è soffermato, abbastanza a lungo, nell’approfondire il magistrale e determinato , che tale rivelazione ha portato, e continua a portare, ad ogni .

“DIO PUÒ VENIRE ASCOLTATO E SPERIMENTATO!”

Dio non è unicamente uno straziante desiderio di Lui, da parte dei suoi figli; Dio è Presenza! Dio è ; Dio è prova a Se Stesso!

Avete mai visto quei vecchi film western, in cui gli indiani poggiavano l’ orecchio per terra e, tramite delle profondissime e lontanissime vibrazioni – assolutamente impercettibili all’orecchio di chi non fosse nato in quelle praterie – captavano l’avvicinarsi, a chilometri di distanza, del trotto di un cavallo?

È così, per chi medita; e lo fa, seguendo le indicazioni della millenaria Scuola Orientale. Le sottili facoltà interiori vengono risvegliate; e costui diviene capace, proprio come quegli indiani, di poggiare il suo senso di ineffabilità, sull’ovunque, e di ritrarsi, imbevuto dalla vibrazione dell’Eterno Aum: dalla Vibrazione di Dio Stesso!

Non mi azzarderei a dire che, all’inizio, affrontare la sperimentazione dell’AUM appare come un gioco, a colui che si addentra in essa.. Ma non si tratta mai di un gioco, quando è il Sè Superiore dell’individuo a sospingerlo verso le Infinite Esperienze dell’Universale.

Tuttavia, la mente inferiore dell’uomo ne combina molte delle sue, allorché approccia – ancora infantilmente – l’ Immensa Esperienza della ‘Sacra Percezione

Potranno passare degli anni; o, a volte, dei mesi; o, forse, dei giorni, prima che l’animo sbigottito del ricercatore si trovi dissolto nel ‘Suono Puro di Diò; che gli appare come l’ovunque, e sorgente da tutte le direzioni; ove non esiste più dietro, avanti, sotto e sopra.

Ma, solo il Fragoroso e Incantevole Ronzio dell’Ape Divina..  L’esperienza di ognuno, a questo punto, è che egli – oramai trasumanato – identifica la realizzazione , in modo completamente simile a quelle di ogni Guru, quando lo stesso gliele indicava. Dio, di conseguenza – ed è, questo, il messaggio che vorrei affermare solidamente a tutti voi! – non significa e una .

DIO È UN SUONO SACRO, che noi possiamo sperimentare in noi stessi, quando vogliamo e come vogliamo – solo che ci si decida a farlo! Dio è una , che si estende nell’ ovunque, e, dall’ovunque, si effonde, in noi e fuori di noi! Si tratta solo di .

Dolcissime, e ripetute, e cantate sono le numerose descrizioni che Yoganandaji fa del , che . E millenaria è la Rivelazione dei Veda, in proposito. Potrete non sentirlo, ancora, l’AUM. Potrete non crederci.

Nè immaginare esattamente come la sua risonanza in voi sia capace di staccarvi da ogni corpuscolo del relativo. Ma, vi prego, qui, di accogliere almeno, nel vostro animo, la Verità che Dio può venire , al di fuori di ogni ragionevole dubbio.

Tramite il Suo Verbo, che è l’AUM. Solo in tal modo, saprete dissolvere ancora uno dei massimi ostacoli alla Libertà vostra e di coloro che servite, nel vostro ambiente, e vi allontanerete da un nuovo dei vostri tempi creativi: quello, ancora, che riguarda .

La nostro giornata quotidiana è paragonabile – per gli occhi di quell’ape ronzante indicibilità, che è il nostro Sè Superiore – alla pulsante e fervida notte di una giungla equatoriale.

Forse, questa monografia non dovrebbe venire letta da chi preferisce sprofondare la propria esistenza nella di una saggezza epicurea; di un buon senso, che si adatta ad ogni affermazione tangibile della materia; e che ascolta il sobbollire costante dei propri..: ..  .per conto loro. Allora, crederò. Crederò di sicuro.>

La notte della giungla equatoriale divina è sicuramente ancora lontana da essi. Lo squittire improvviso, qui è là, degli affascinanti uccelli notturni – che sono la Voce di Dio – non lo sentiranno. Il rumore ovattato delle tante sorgentelle notturne, che cantano, dietro i rami, e lontane, e vicine, e che rimbalzano nelle pieghe della Veste di Dio, non il diniego al Nuovo, che fodera i loro animi.

La stretta vorace che le loro braccia portano al tronco dell’albero più vicino ad essi, timorose di lasciarne la che propone, continuerà ad rendere il corpo di questi individui – anchilosato a continue promesse di dolore e di assenza d’ ogni vittoria spirituale..

Perchè, infatti, le nostre giornate quotidiane, dipinte di automobili, di negozi, di camere d’ufficio, di sorrisi dei nostri figli – e delle loro strilla e delle loro urla; delle passioni d’amore, e delle mille, mille piccole, grandi cose che le compongono, ebbene, esse sono esattamente la parvenza esteriore della.

Ed il tronco a cui s’appoggia è la prima, immediata che ognuno vede, di queste giornate: ossia, i l loro volto esterno, incombente. Ma, vi siete mai soffermati ad ascoltare quel , che ritma i contenuti di ogni più piccola e vostra esperienza, da che vi alzate da letto – la mattina – e tornate a coricarvi in esso, la sera?..

Vorrei, a questo punto richiamare la vostra attenzione sul fatto ch’io non sto riferendomi ad alcuna motivazione e ad alcun codice simbolico, nel dire quanto ho appena detto. Portate il vostro alla voce nervosa di vostra moglie, o di vostro marito, o dei vostri conoscenti, mentre si rivolgono a voi, rimbrottandovi, rimproverandovi, magari, riempiendovi di ..Smuovete, dolcemente e simbolicamente, la lastra stagnante che poggia – spesso, ahimè, pesante – sulle vostre giornate d’ufficio, di lavoro, d’abitudine ai vostri doveri.

Imponetevi quell’aguzzo dono che hanno i minatori e i cercatori di diamanti, nelle latitudini equatoriali, mentre cercano queste rarissime pietre.. .E vi renderete conto – magari senza averne, sulle prime, una consapevolezza completa – di quanto tutto ciò evidenzi il di un Canto Superiore; la di un sangue sacro sottinteso; il dito misterioso che indica delle risonanze infinite, che – e, codesto, è il messaggio che vorrei mandare a tutti voi – possono venire ascoltate, in modo autonomo, dichiarato, pieno!

Quando sarete riusciti a frantumare solo un piccolo frammento di questo scenario , che è l’unico ostacolo alla felicità di tutti gli uomini e di tutte le donne; quando avrete macerato e dissolto unicamente una del mondo relativo, che vi opprime, accadrà il miracolo.

…A me è successo!..

Come per chi pone ed affonda il dito in un tratto di sabbia, vicinissimo al mare; e lo ritrae fuori, e vede, piano, uscire dal foro irregolare, una macchia d’acqua – che diviene, ben presto, una pozzetta, e non cessa di sgorgare, e di allargarsi tutt’attorno a quella minuscola apertura, così sarà per voi tutti! Iniziate, dunque, a percepire l’oceano di Dio, che soggiace – vicinissimo! – ad ogni , rappresentata da tutte le situazioni della vostra giornata quotidiana!

Ascoltate quella Eco rombante, giorno dopo giorno, che preme sulle pareti antichissime della Caverna di Maya, in cui l’umanità vive. Abituatevi ad amare questa Eco; a sussultare, pieni di gioia ed allegria, quando la riconoscerete, sempre più e sempre più, come delle cose tutte della vostra vita.

Impegnatevi in questa scommessa quotidiana di la maschera che la ricopre. .Fino a che, dietro di essa, riuscirete, infine, a riconoscere la Vita Infinita dell’Uno; del Logos!..

E, quello che ora considerate diventerà la più immensa e definitiva delle Realtà: il Dolce, Benedetto, Struggente Uno. Non è mai esistita intimità più tenace, completa ed ardente – tra due amanti, nati da genere umano; nè tra Giulietta e Romeo,e nè tra le shakty divine e gli uomini iniziati, di quello che avvince colui e colei che hanno la Vita, che soggiace tra le pieghe del loro dharma battente, continuo, giornaliero!

NON PERDETE TEMPO!

Dio si trova esattamente accanto a voi tutti, in questo preciso istante!

E potrà parlare, se voi glielo permetterete!

Non siete stanchi dei dinieghi che l’esistenza continua a darvi, con fare duro e continuo? Non siete stanchi di soffrire? Non volete, infine, gioire, danzare, urlare il vostro silenzio di gioia e di infinito?! Ed allora, credetemi!. Non sono , quelle che vi propongo! La Voce di Dio, il suo Sussurrio costante permea la ..

Allungate la mano.

Allungate il vostro cuore..

E, se riuscirete a portare, una sola volta, il vostro sguardo sul Suo, non lo ritrarrete più da lì!

Per sempre!

(Guido da Todi – Guruji.it)

16 aprile, 2010 by pomodorozen Categories :
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Attaccamento
Guido da Todi
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L’arte del distacco – Brahma Kumaris

Photo by Bala Subramanian

Molti fanno resistenza all’idea che il distacco sia necessario per il risveglio della consapevolezza e per rafforzarsi. Dietro c’è spesso la convinzione che il distacco sia un approccio freddo alla vita, o che sia un modo per evitare le responsabilità.

La verità è l’opposto. E’ solo quando “lasci andare” ciò a cui sei attaccato che crei lo spazio perché il nuovo si manifesti. Ed è solo quando sei distaccato in situazioni di crisi e caos che puoi essere di vera utilità agli altri che sono presi dalle emozioni.

Ma come ci si distacca? Come fare un passo indietro e creare lo spazio per vedere più chiaramente ed essere liberi dalle tante influenze che ci circondano? Ecco sette modi per distaccarsi. Ognuno di essi è utile a seconda della situazione e dalle circostanze.

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1. Cambia la tua relazione: da essere colui che possiede, diventa il fiduciario
Usa questa posizione mentale quanto diventi troppo attaccato a ciò che possiedi. Ricorda a te stesso che nulla ti appartiene veramente. Non puoi possedere nulla. Sei solo un affidatario di tutto ciò che costituisce la tua vita finché non arriva il momento in cui qualcun altro ne usufruirà.

2. Lascia andare
Considera questo approccio quando sei aggrappato a una specifica opinione/posizione. La prossima volta che ti trovi impegnato in una disputa disarma l’altro dicendo:”Non sono d’accordo con te, ma accetto il tuo punto di vista. Parlamene di più affinché possa capire perché tu la pensi così”.

3. Pratica il dare
Usa questo metodo quando ti accorgi che vuoi o desideri sempre qualcosa dagli altri. Quando vuoi qualcosa, sei già attaccato all’oggetto del tuo desiderio. Quasi tutti apprendiamo questa abitudine fin dalla nascita, “cantando” spesso: “Dammi, dammi, dammi!” Spezza quest’abitudine praticando il dare coscientemente.

4. Raffigurati mentalmente risultati diversi
Applica questo modo quando hai paura di cambiare e/o quando sei aggrappato a qualche forma di auto-limitazione (es. “non riesco”). Tutti gli atleti conoscono il potere che viene dalla rappresentazione mentale o visualizzazione. Prenditi alcuni minuti per visualizzare positivamente il futuro e ti sentirai abbastanza libero da affrontare quel che verrà e, con la pratica, diventa creatore cosciente del tuo futuro.

5. Non identificarti con la situazione/risultato

Usa questa posizione mentale con qualsiasi processo, in qualsiasi momento e dovunque nella vita. Ciò significa semplicemente non far dipendere la tua felicità da qualcosa fuori di te stesso, specialmente dai risultati delle azioni tue o degli altri. Sii felice qualsiasi cosa arrivi. La felicità è una scelta e una decisione, non un’esperienza sporadica o una dipendenza. Agisci al meglio e ti accorgerai che la felicità nascerà spontaneamente.

6. Immagina che sia qualcun altro a essere impegnato nella situazione, come si comporterebbe? Utilizza questo pensiero quando il tuo attaccamento influenza la tua abilità di interagire con gli altri. Prenditi un momento per immaginare come qualcuno di cui apprezzi la saggezza tratterebbe la situazione. Ciò allenta la presa che hai sul “modo tuo” e le tue reazioni abituali. Se è nelle vicinanze, chiedigli come reagirebbe.

7. Guarda la situazione con gli occhi dell’altro

Questo è adatto a ogni situazione conflittuale, ti costringe a lasciar andare l’attaccamento a un unico punto di vista, il tuo, e a generare comprensione ed empatia. Chiedi e ascolta, chiedi e ascolta, chiedi e ascolta è il segreto della comprensione del punto di vista degli altri. Così facendo vedrai attraverso gli occhi di un altro e lascerai andare il tuo punto di vista più facilmente.

Domanda: Quali tra le strategie descritte potresti usare immediatamente?

Riflessione: Prenditi un momento e rifletti sulla ragione per cui ti attacchi agli altri e perché l’amore non è attaccamento.

Azione: Fai un piano per usare ogni punto dato nei prossimi sette giorni o sette settimane. Poi mettilo in pratica.

(della  Brahma Kumaris World Spiritual University)
ricevuta da Guido da Todi – Lista Sadhana

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23 marzo, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Felicità
Guido da Todi
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“La volontà di perfezione” – ultimo ostacolo alla felicità

Aspira a fare le cose bene, non alla perfezione.
Non rinunciare mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la capacità
di imparare cose nuove e di avanzare nella vita.
Ricorda che sotto le ansie di perfezione si nasconde sempre la paura.
Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano:
paradossalmente, potrai fare di te una persona molto più feconda e felice.
(David Burns)

Malgrado l’apparente controsenso, uno dei maggiori ostacoli che impediscono allo spiritualista un suo scorrevole percorso lungo la strada della maturazione individuale è la sua attenzione spiccata verso la  perfezione dei rapporti, quella del pensiero, dell’azione, ecc.

Egli si dibatte, sovente, in un mondo soggettivo nel quale la sua realtà individuale è percepita come prevalentemente in ombra, di fronte alle altre tutte, che fanno parte del suo mondo quotidiano.

La lotta silente ed istintiva avviene tra un suo atteggiamento di sottile indecisione ad intraprendere il deciso sforzo in direzione della liberazionecosmica e quella spinta indiscutibile a liberarsi, invece, da strutture formali che non è più in grado di accettare. Resta il fatto che, comunque, egli – per le suddette ragioni – stenta a da certi complessi di rifiuto ad una serena affermazione del proprio carattere e del proprio impegno; vede gli altri come sempre migliori di lui; sospetta che il Sentiero dello Spiritualismo pretenda da ogni pellegrino della terra delle azioni assolute ed eroiche, delle rinunce totalitarie, un’ascesi fredda e spiccata.

Qualunque suo slancio di miglioramento, di conseguenza, continua ad essere visto come impreciso, oscuro, non sufficiente, debole.

Il desiderio di sovrasta e blocca una serena visione delle cose.

Val bene, qui, raccontare una breve parabola di Yogananda Paramahansa, che collima parzialmente, nella prima parte, con i significati di quanto andiamo dicendo; tuttavia, nella sua seconda parte non risulta inutile alla lettura:

.Venne il tempo fatidico della morte per una vecchia donna, che il mondo aveva conosciuto come dura e cattiva con tutti. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, ella si trovò logicamente nell’inferno. Un luogo oscuro, angoscioso, freddo e pieno di gemiti invisibili. La paura le entrò sin dentro le più profonde pieghe dell’anima. “Dio mio” – pregò terrorizzata -” Aiutami Tu! Toglimi da questo luogo orribile!..”

Non appena ebbe pronunciato tali parole, una stilla luminosa, alta nel cielo oscuro ed immoto, apparve e prese a brillare debolmente, rischiarando con la sua luce l’intero panorama ringhiante e nero dell’inferno. Poi, lentamente, si allungò; divenne un sottile filo radioso, che si stese, sino a pendere ed oscillare sopra il capo della vecchia donna.

Una voce tenera e dolce, che proveniva dall’ovunque, disse, allora: “Osserva il potere dell’amore e della sincerità. Nella tua vita hai compiuto solo una buona azione. Ma, era pervasa di vera purezza e di altruismo. Ora, questo evento ti dà un’insperata chiave di salvezza. Aggrappati ad esso; afferrane la fune radiosa, ed issati fino al Cielo.”

Mentre la misteriosa parola risuonava per ogni dove, ecco che, nello stesso momento, dalla nebbia martoriata dell’inferno iniziarono ad apparire, come dal nulla, dei piccoli gruppi di dannati. Anch’essi volevano uscire dall’ eterna sventura. Ed approfittavano del messaggio, per utilizzare la via di una libertà mai sognata.

La vecchia donna aveva già afferrato, intanto, con disperazione la fune luminosa, e si era issata per buona parte del suo ossuto e curvo corpo. Ma, non appena vide protendersi verso di lei quelle mani affamate e quei volti pieni di dolore e di lagrime, iniziò a scalciare e ad allontanare con decisione e protervia l’umanità castigata che aveva sotto di sé.

La corda, già di per sé sottile e delicata, non resse all’oscillazione rabbiosa.e si spezzò. .

Noi vorremmo evidenziare solo il miracolo della .

E’ profondamente vero, occulto, comprovato in mille e mille indicazioni della letteratura metafisica che ogni pulsione sincera, ogni sentimento di fede, ogni sforzo soggettivo, sentito sino in fondo all’anima, per quanto debole possa apparire ad un esame sommario ed esteriore, stabilizza delle incredibili radici di potere nel destino più celato di ognuno di noi. E non

manca di dare un risultato liberatorio e risolutore proprio in quei momenti, magari, nei quali non è più presente in noi, come ricordo di un’azione qualunque fatta nel passato.

Non è nell’intensità dello sforzo che risiede la qualità di un’azione; bensì, nella sua ampiezza universale.

Se accettiamo il fatto incontrovertibile in natura che l’infinito evolversi delle cose – negli attuali mondi di esistenza e nei futuri, incredibili stati metafisici che attendono l’uomo – non abbia un termine; e che ogni ciclo sia la preparazione ad un successivo, nella spirale cosmica che non ha mai fine, ebbene il termine di perfezione; di un qualcosa che possa far esclamare: “Attimo, fermati! Sei la conclusione di tutto!” diverrà poco degno di una mente che percepisce la propria essenza primordiale. Esiste una rivelazione molto più vasta di quanto si possa supporre nei codici morali dei Veda, quando essi indicano soltanto nel dharma di ognuno di noi la meta assoluta e sempre rinnovata dell’esistenza.

Ogni azione, dalle minori alle più eroiche, se perseguita nell’amore e nell’ armonia più completa, è un frammento di una perfezione in atto, che, nella successiva replica di sé stessa, già incarna un diverso obiettivo esistenziale.

Vivere il momento presente come indicatore dell’unica possibilità che ha l’ assoluto di manifestarsi nel tempo e nello spazio significa .

Vivere la nostra vita, con gioia e serenità, sentendola incasellata nel ritmo universale della vita è compiere il più grande atto di devozione alle Sante Scritture di ogni tempo.

E’ qui, in questo preciso attimo, che cessa il , come insegnò Gothamo il Buddha, ed inizia la dell’infinito.

Quindi, l’individuo che si dibatte nei suoi pensieri di inutilità, di ricerca di una perfezione isolata dal contesto della quotidiana; che non vuole convincersi sull’illusione di un fatidico momento privilegiato, in cui tutti i lembi del cielo lo cingeranno finalmente ebbene costui è lungi dal comprendere che ogni scaglia del Sacro Pesce è il Pesce stesso.

Piuttosto che passare ore ed ore curvi nello studio delle più difficili letterature metafisiche, oppure nell’angosciante mea culpa, quotidiano e subconscio, della propria pochezza spirituale, alla ricerca di una perfezione definitiva che non verrà mai, soffermiamoci a carezzare il volto dei nostri piccoli bambini della terra: nei loro occhi e nel loro sorriso v’ è tanto di quel Dio che non basterà la somma di tutte le eternità a farcelo assimilare.

Guido Da Todi – www.guruji.it

10 dicembre, 2009 by pomodorozen Categories :
Guido da Todi
Guido da Todi
Libertà
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La religione del futuro

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Se oggi la religione non gode più della grande stima che riscuoteva un tempo, non è difficile individuarne la ragione. Nel mondo, la religione è stata identificata con atteggiamenti che vengono via via abbandonati, mentre l’umanità abbraccia una nuova età di energia, meno legata alla forma e meno cosciente di essa.

La religione, tradizionalmente, è stata definita in base al credo, e non in base a quella dinamica esperienza interiore di pace e vicinanza a Dio che le grandi Scritture hanno offerto come amorevole promessa all’umanità. Ha concentrato la sua attenzione sulle forme esteriori del culto a scapito dello spirito interiore che tali forme erano designate ad esprimere.

La religione, nel suo aspetto più elevato, è un dono di Dio all’umanità. È specialmente importante che l’umanità riceva la guida divina durante le epoche di grande cambiamento. È con questa missione che sono venuti i grandi maestri spirituali durante altri periodi cruciali nella storia dell’umanità. La loro nascita non solo era opportuna, ma anche prestabilita. Buddha, Krishna e Shankaracharya nell’est, Gesù Cristo nell’ovest: simili uomini non sono stati un caso della storia.

Anche nel caso della religione, il primo punto da considerare è che viviamo in un’età di energia. La religione deve accettare che l’energia non è una moda passeggera, ma un semplice dato di fatto. Volendo puntualizzare, dobbiamo accettare che l’energia è la realtà; la materia l’illusione. L’ energia è l’onda, o vibrazione, di cui la materia è solo una manifestazione. L’energia, in altri termini, non è il prodotto della materia, ma la sua causa.

Cosa significa tutto questo per la religione? Il potere d’influsso della religione non risiede nelle sue forme esteriori (le sue cerimonie, i suoi dogmi, le sue istituzioni), bensì nello spirito intrinseco di cui queste forme sono solo manifestazioni. La Verità ci ha dato la religione. Non è mai avvenuto che la religione abbia creato la Verità.

Lo spirito umano morirebbe se perdesse ogni aspirazione elevata. Condannerebbe se stesso all’apatia e al decadimento. Giacché lo spirito umano non può vivere senza religione, l’umanità dovrà trovare i modi di convivere con essa. Questo non implica rifiutare, ma esplorare e riconciliare le differenze fra le vecchie convinzioni dogmatiche e le nuove scoperte scientifiche.

Le verità religiose più profonde sono tutte alquanto semplici. Sono state oscurate dai paramenti esteriori della religione, che hanno assunto una tale complessità nella battaglia della religione contro molteplici rivendicazioni, da ingenerare confusione e frammentazione anziché chiarezza. Fra tutte le istituzioni dell’umanità, la religione dovrebbe essere quella che maggiormente unisce. Ciononostante le persone combattono, si perseguitano l’un l’altra e guerreggiano sulla base delle loro differenze religiose. E tutto questo in nome di Dio il quale, come tutti rivendicano, è un Dio d’Amore.

È giunto nuovamente il tempo di esplorare la più intima relazione dell’uomo con il suo Creatore. Gesù Cristo ha detto: «In verità vi dico, il Regno di Dio è dentro di voi». La vera meta del pellegrinaggio, come dicono le Scritture indiane, è interiore. Ciò che dunque conta nella religione non è il luogo esteriore del culto, né i rituali esteriori e neppure il particolare sistema di credenze, bensì l’individuale, diretta, reale esperienza interiore di Dio e della Verità.

Durante il Dwapara Yuga (età dell’energia) l’attenzione si sposterà dall’approccio quantitativo a quello qualitativo. Questo cambiamento verso la semplicità, verso la focalizzazione sulle esigenze dell’uomo interiore rispetto alle richieste della Chiesa e dello Stato e infine verso soluzioni qualitative piuttosto che quantitative, determinerà sempre più per la religione la necessità di far fronte alla scienza con metodi propri per testare e sperimentare la verità.

Ciò che è necessario sono metodi per calmare e concentrare la mente. In tal senso la meditazione è paragonabile al laboratorio della scienza: ci aiuta a raggiungere quel grado di chiarezza mentale che occorre per questo tipo di ricerca. La verità non può essere percepita finché la mente è irrequieta e fintanto che l’attenzione è diretta esteriormente verso i sensi.

Poiché lo yoga non solo si occupa di tecniche fisiche e mentali per lo sviluppo del sé, ma anche del diretto controllo dell’energia interiore (pranayama o controllo dell’energia), esso verrà riconosciuto come vera e propria scienza della religione. Le pratiche di meditazione Yoga saranno utilizzate come mezzo per verificare le istanze religiose ponendo le persone in contatto con la loro supercoscienza e rendendole capaci di guidare le proprie vite attraverso l’intuizione dell’anima.

La religione della Nuova Era sarà diretta interiormente piuttosto che esteriormente. L’obiettivo di questa ricerca interiore non sarà quello di rafforzare l’ego, bensì di ricondurre la consapevolezza del sé individuale alla sua sorgente nella Coscienza Infinita. Poiché l’attenzione dell’ego è normalmente diretta esteriormente, al corpo e al mondo ad esso circostante, la sua autodefinizione deriva da queste identità superficiali. La presa dell ‘ego sulla coscienza umana può essere mitigata solo attraverso il contatto con una coscienza più elevata. Dobbiamo andare dentro di noi ed esplorare un legame più profondo con il mondo che ci circonda, nel tentativo di conseguire una chiara comprensione di chi e di che cosa siamo.

La religione del futuro sarà una religione della realizzazione del Sé. Consisterà nella realizzazione che l’infinito amore e gioia di Dio formano la nostra realtà più profonda e che Dio è il nostro vero Sé. Difatti, come la materia è energia, così l’energia è solo la manifestazione di un pensiero, il pensiero è solo una manifestazione della coscienza e la coscienza, in ultima analisi, null’altro è se non il Divino dal quale tutte le cose, tutti gli esseri e tutti noi siamo stati creati.

(tratto da Religion in the New Age) – Ricevuta da Guido da Todi – Lista Sadhana – Yahoo

Bibliografia:

La Religione della Gioia Tagore
Il Futuro della Religione Ken Wilber
L’Oppio dei Popoli Vittorino Andreoli
Il Dio Nato Morto Mark Lilla
Inchiesta sul Cristianesimo Corrado Augias
E Se Dio Esistesse? Italo Mazzitelli
La Scienza dei Profeti Paolo Lissoni
Dio non è Grande Christopher Hitchens
La Fine della Fede Sam Harris
Dio è Per Tutti Swami Kriyananda
La Suprema Identità Alan W. Watts
La suprema sfida Miceal Ledwith

26 novembre, 2009 by pomodorozen Categories :
Anthony de Mello
Guido da Todi
Libertà
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Diventare liberi

009

Chiediamoci con tutta sincerità: «Mi sento veramente libero?». Ognuno di noi darà certo risposte diverse, chi dirà si, chi dirà no, chi dirà non so. Se sono fra quelli che ha risposto sì, voglio esaminarmi più profondamente e mi chiedo: «In che senso mi sento libero? Se libertà significa mancanza totale di freni, intesi come restrizione alla manifestazione della mia personalità, posso dire di esserne veramente esente? Sono sempre capace di comportarmi nella maniera che ritengo più giusta, senza lasciarmi influenzare dal possibile giudizio degli altri? Riesco in ogni circostanza a esprimere la mia opinione con sicurezza, a esternare i miei sentimenti nel modo migliore e più consono alla circostanza?».

Se scavo veramente a fondo, quasi certamente troverò delle remore che mi impediscono di essere quello che sono, delle paure che mi sono state trasmesse, a livello inconscio, dall’educazione, dalla morale, dalla religione, dalle convenzioni sociali.

In definitiva, devo ammettere di non essere totalmente libero. Nasce ora il desiderio di ottenere la liberazione. Come fare?

Se cerco di combattere le cause dei vari condizionamenti sopra menzionati, rischio di lanciarmi contro i mulini a vento come Don Chisciotte. L’educazione, le abitudini, la società sono quelle che sono. In effetti non sono giganti che mi tengono la spada puntata alla gola per farmi ubbidire ai loro comandi.

I condizionamenti sono stati elaborati come dottrine, i sentimenti negativi sono forse stati trasmessi da esempi ricevuti nel passato. Chi è a decidere se lasciarsi condizionare o meno, se accettare o meno i sentimenti negativi?

Sono io, unicamente io!

Perciò sta a me decidere se voglio entrare nella gabbia della prigionia, accettando ciecamente quanto mi viene presentato come regola di vita, perché… cosi fan tutti!

Oppure scegliere di restarne fuori, avendo ormai la consapevolezza che sono capace di vagliare quanto mi viene proposto, accettare ciò che trovo confacente al mio spirito, rifiutare quello che non sento adeguato alle mie aspirazioni, alle mie necessità spirituali.

La libertà è quindi un fatto totalmente personale. Se non sono cosciente della facoltà di scelta che possiedo, sarò facile preda delle imposizioni dettatemi dal conformismo che mi circonda a tutti i livelli. Se, invece, riesco a scuotermi di dosso questi credo, queste etichette che altri vorrebbero impormi, mi rendo conto che non sono mai stato prigioniero, che le sbarre della mia cella erano e sono solo immaginarie.

- Com’è vasta la mia cella! -

L”essere umano ha sempre avuto un estremo rispetto, un’ammirazione grandissima per l’intelligenza.

In effetti è questa la facoltà che ci mette in grado di porci di fronte a un problema, studiarlo e trovare la soluzione. In matematica la soluzione deve essere esatta, l’unica possibile. Nella vita se ne presentano diverse, e i vari gradi di intelligenza ci inducono a scegliere quella che sembra, in proporzione, la migliore.

Una facoltà importantissima, quindi, che va aiutata nel proprio sviluppo da un’educazione adeguata e da una guida oculata. Pensare che l’intelligenza sia tutto nella vita è a dir poco temerario. A cosa mi serve essere un genio, se il mio cuore è arido, incapace di provare un vero sentimento di affetto, o di compassione, o di tenerezza? Se la mia anima è indifferente ai grandi problemi dello spirito, cosa ne sarà di me? A che mi servirà «aver guadagnato il mondo intero» se il mio vero “io” è sordo alle sollecitazioni del bene, dell’altruismo, della dedizione?

C’è un condannato che è fiero della vastità della sua cella. Dice: «Questo è il mio mondo, l’unico che ho. Non ne vedo altri, non ne posso immaginare altri. Perciò sono veramente fortunato ad avere una stanza più spaziosa del mio vicino».

Si è già condannato da se stesso.

“Tratto da “Il Pensiero Positivo” – di  Anthony De Mello
ricevuto da Lista Sadhana – http://it.groups.yahoo.com/group/lista_sadhana/

Bibliografia:
Yoga potenza e liberta – Osho
Il pensiero positivo – Anthony de Mello
La filosofia della liberta – Rudolf Steiner
La mia voce per la libertà – Ani (sorella) Chöying Drolma