Se definiamo l’amore il desiderio genuino di saper felice un altro, ne consegue che ciascuno di noi in realtà ama se stesso: tutti noi desideriamo sinceramente la nostra felicità.
“Per raggiungere il nostro pieno potenziale umano, dobbiamo riuscire a bilanciare l’esigenza di intimità e unione con il senso di autonomia, ovvero con quel bisogno di rivolgere l’attenzione verso noi stessi che è parte integrante della nostra evoluzione di individui.”
Mutare prospettiva è spesso uno degli strumenti più potenti ed efficaci che abbiamo a disposizione quando ci confrontiamo con i problemi quotidiani della vita.
Sostanzialmente mutare prospettiva non vuol dire essere incoerenti oppure bandiere al vento. Ma se espressione della nostra voglia di capire gli altri rispecchiano la capacità di guardare la situazione da un altro punto di vista che in certe situazioni potrebbe essere anche quello del nostro peggiore nemico.
Cercare di capire il nostro nemico è anche segno di misericordia. Rispettare ed amare colui che ci ha fatto del male vuol dire far crescere in noi il seme della compassione. E se il mondo si dovesse riempire di compassione non ci sarebbe più posto per guerre, cattiverie e crudeltà.
(brani tratti da “L’Arte della felicità” – Dalai Lama)
— — —
Che cosa occorre per essere felici? Il denaro? Il successo? L’amore? La stima degli altri?
E’ un interrogativo che da sempre l’uomo si pone senza sapersi dare una risposta. Il Dalai Lama, rivolgendosi a tutti, indipendentemente dalle condizioni o dalle storie personali, dalla religione o dalla cultura, ci spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l’odio, l’avidità) e a coltivare gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità, la tolleranza verso gli altri).
L’Arte della Felicità non attinge quindi a credenze religiose o verità assolute, ma è la conquista e l’esercizio di una pratica quotidiana, difficile ma possibile: conoscere se stessi, capire le ragioni degli altri, aprirsi al diverso e guardare le cose in modo nuovo.
In una parola, riscoprire la qualità umana per eccellenza: la compassione. Insegnandoci a trasformare le avversità in occasioni per conquistare una stabile e profonda serenità interiore, il Dalai Lama ci rivela così come sconfiggere l’ansia, l’insicurezza, la collera e lo sconforto, per vivere meglio con se stessi e con gli altri. … continua
Tenzin Gyatso (1935) è il quattordicesimo Dalai Lama. Leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del pacifismo mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. Dal 1959 vive in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.
La nostra aspirazione, la nostra vocazione, il desiderio di una vita autentica, è scoprire la verità di chi siamo davvero, capire che la natura del nostro essere é connessione e amore, non l’illusione di un sé separato a cui si aggrappa la sofferenza. Ed è partendo da questa consapevolezza che la vita può attraversarci: questo corpo condizionato, libera manifestazione dell’incondizionato.
E qual’è il sentiero?
Impara ad abitare ciò che la vita propone.
Impara a prestare attenzione alle cose
che bloccano il flusso di una vita più aperta
e vederle come la vera via del risveglio:
costrutti, identità,
esitazioni, difese,
paure, autocritiche e accuse,
tutto ció che ci separa dall’accettare la vita.
E qual’è il sentiero?
Rinunciare alla ricerca di consolazione
e alla fuga dal dolore.
Aprirsi alla volontà di essere
semplicemente in questo istante
così com’è.
Non più tanto pronti a cadere
nel vortice inarrestabile della mente.
Praticare è risvegliarsi al vero Sé:
nessuno in particolare, nessuna meta.
Abitando nel cuore, basta essere.
Siamo tanto di più che questo corpo,
che questo dramma personale.
Abbarbicati alla paura,
alla vergogna, al dolore,
perdiamo la gratitudine di una vita spontanea.
Come si manifesta, adesso, il nostro aggrapparci alle opinioni?
Rilassando il giudizio incessante della mente ci risvegliamo al cuore che cerca il risveglio.
E quando si alza il velo della separazione,
La vita si rivela come vuole.
Liberi dal sogno autocentrato
possiamo donarci agli altri,
come un uccello bianco nella neve.
Il tempo vola.
Non esitare.
Accogli grato questa vita preziosa.
(Ezra Bayda – Cuore Zen)
Lo trovi in libreria o qui su Macrolibrarsi.it
![]() |
Conversazioni sulla meditazione e la pratica Zen
ISBN: 9788834002780
L’unica testimonianza scritta di un grande Roshi contemporaneo che con il calore della sua umanità la sua semplicità e la dolcezza, ha saputo comunicare all’occidente, in una lingua occidentale, l’intimo significato dello Zen. |
![]() |
ISBN: 9788827201473
Lo Zen è la dottrina segreta trasmessa, al di fuori delle scritture, dallo stesso Buddha al suo discepolo Mahakacyapa, introdotta in Cina verso il VI secolo da Bodhidharma e poi continuatasi attraverso una successione di maestri e di « patriarchi » sia in Cina che in Giappone, ove la sua influenza perdura e lo Zen ha ancora oggi i suoi rappresentanti e le sue sale di meditazione (Zendo). Per portare lo Zen a conoscenza del pubblico italiano abbiamo scelto la presente opera perché è certamente la più completa. I capitoli iniziali sono dedicati allo Zen e alla interpretazione cinese della dottrina dell’illuminazione. I capitoli successivi, nei quali si parla del satori e dei metodi di insegnamento dello Zen, permettono di cogliere le idee centrali la dottrina, mentre alcuni riferimenti alle figure e alle vicende dello Zen in Cina contengono in pari tempo riferimenti essenziali per una visione generale della materia. Chi del buddhismo avesse le errate idee popolari a base di annichilamento e di nirvana estatico, troverà invece il buddhismo, giustamente, presentato come una dottrina dell’illuminazione e della libertà spirituale. |
![]() |
ISBN: 9788834015346
Shunryu Suzuki-roshi (1904-1971), conosciuto dal pubblico mondiale per il suo “Mente zen, mente di principiante”, è considerato uno dei più influenti maestri spirituali del xx secolo e un padre fondatore dello zen in America. Dal suo insegnamento nacquero moltissimi centri di meditazione e furono toccate migliaia di praticanti, i personaggi degli episodi brevi e illuminanti che riempiono questo libro. Come nelle raccolte di detti dei monasteri antichi, dalle sue pagine emerge l’insegnamento vivo, spiritoso e penetrante di un maestro straordinario. |
![]() |
Discorsi su “la mente fiduciosa” di Sosan, terzo patriarca Zen
ISBN: 8827200479
Lo Zen nacque dall’incontro del pensiero dell’India con il pensiero della Cina, si potrebbe dire che sia nato dall’incrocio tra il pensiero del Buddha e il pensiero di Lao Tzu: esso è una rara fioritura tra le vette più elevate, l’unione tra quelle cime. Nella sua sintetica chiarezza, l’opera di Sosan contiene ed espone, soprattutto per immagini e metafore., l’essenza dello Zen. Osho Rajneesh la commenta come solo lui avrebbe potuto, non soltanto rendendola accessibile a tutti, ma introducendo in maniera spontanea il lettore alla meditazione. Il testo di Sosan, commentato da Osho, diventa quindi ancor più valido e importante: esso prepara a sperimentare in prima persona quel processo di illuminazione che è il vero destino dell’uomo. Pagina dopo pagina, il lettore si trova suo malgrado a perdere quella nebulosità che giustificava una certa idea del mondo, e una vita separata dalla realtà: senza requie, si è richiamati a se stessi, al proprio essere, ad usare il proprio sentire per sperimentare il Reale nella sua immediata concretezza, nella sua realtà. La lettura diventa “il sentiero”, un viaggio che, partendo dalla sfera logica abituale, porta inevitabilmente a ritrovare se stessi. |
![]() |
ISBN: 9788834015421
Barry Magici è un esponente della Ordi-nary Mind Zen School, la scuola fondata da Joko Beck e dai suoi successori che fa capo al centro zen di San Diego e che testimonia una svolta molto interessante nel radicamento del buddhismo zen in America. A differenza degli altri centri di meditazione, affiliati per lo più a monasteri giapponesi delle scuole Rin-zai e Soto, la Ordinary Mind ha mantenuto gli elementi essenziali della pratica buddhista tradizionale, eliminando però vesti monastiche, lignaggi, nomi dharmi-ci e, soprattutto, quel rigore poco adatto agli occidentali che devono far combaciare lo zazen con tutti gli impegni di una vita laica. Lo zendo newyorkese guidato da Barry Magid, in particolare, si rivolge soprattutto alle esigenze di coloro che desiderano integrare la pratica zen con la pratica psicoterapeutica, sia in veste di pazienti sia di terapeuti in training. In questo libro l’autore spazia dai grandi maestri zen del passato a Socrate, Piatone, Hume, Wittgenstein e Freud, ribadendo la necessità di coniugare l’eredità dell’Oriente con i conseguimenti della filosofia e della psicoanalisi occidentali, nella certezza che la verità assoluta non sia appannaggio di nessun credo e nessuna cultura. |
![]() |
Portare la meditazione nella vita
ISBN: 8834014324
Un problema comune anche ai meditanti di lungo corso è la frattura che si crea tra la meditazione e la vita, quando l’io riprende le redini della mente. Molti libri promettono di portare la pratica spirituale nella vita quotidiana, questo ci dà gli strumenti per farlo. Insegnante americano di zen, Ezra Bayda ha ricevuto la trasmissione del dharma da Charlotte Joko Beck nel 1998. La caratteristica principale del suo insegnamento è l’insistenza sulla consapevolezza, l’essere semplicemente con la vita così com’è, e l’utilizzo di tecniche semplici quanto efficaci per portare veramente la pratica nella vita quotidiana, imparando a spogliarsi delle convinzioni radicate che, come filtri invisibili, falsano ogni esperienza. Il linguaggio volutamente non filosofico, i tanti esempi tratti dall’esperienza diretta, ne fanno un libro prezioso sia per i principianti sia per chi medita da più tempo. |
![]() |
La risposta zen al terrorismo
ISBN: 9788804570776
In queste pagine, frutto dei discorsi tenuti nei giorni e nei mesi successivi all’11 settembre 2001, il maestro Thich Nhat Hank riflette sul clima di terrore che pervade i nostri tempi e rivela come sia possibile mantenersi calmi e sereni, allontanare la paura e il senso di insicurezza attraverso la pratica della compassione, dell’ascolto profondo e della comunicazione consapevole. Le sue intuizioni semplici quanto penetranti offrono la chiave per superare gli equivoci e le incomprensioni che ci tengono lontani gli uni dagli altri, vincendo i nostri timori e le diffidenze innate verso il prossimo. Con la sua caratteristica umanità e il suo sguardo acuto il monaco vietnamita insegna come gestire, a livello individuale e collettivo, la rabbia e il desiderio di vendetta, lasciando spazio a relazioni più profonde ed empatiche con gli altri e spalancando le porte a un mondo di pace. |

Era un dotto, molto versato inletteratuni antica e amava citare gli antichi, per dare un tocco finale ai suoi propri pensieri. Veniva fatto di chiedersi se avesse realmente pensieri indipendenti dai libri. Naturalmente, non c’è pensiero indipendente; ogni pensiero è dipendente, condizionato. Il pensiero è la verbalizzazione delle influenze. Pensare è essere dipendenti; il pensiero non può mai essere libero.
Ma quell’uomo era tutto preso dalla cultura; era gravido di sapere e lo portava con orgoglio. Cominciò a parlare direttamente in sanscrito e fu molto sorpreso e in certo qual modo scandalizzato nello scoprire che il sanscrito non era capito. Non riusciva a crederlo. «Ciò che dite nelle vostre conferenze mostra che o avete letto estesamente in sanscrito o avete studiato le traduzioni di alcuni tra i grandi maestri» egli disse. Quando dovette constatare che non era così e che non c’erano state letture di opere religiose, filosofiche o psicologiche, si mostrò apertamente incredulo.
È strano quanta importanza diamo alla parola stampata, ai cosiddetti libri sacri. I dotti, come i profani, sono grammofoni; continuano a ripetere, per quanto spesso i dischi possano essere cambiati. Sta loro a cuore il sapere e non la sperimentazione. Il sapere è un ostacolo alla sperimentazione. Ma il sapere è un porto sicuro, il rifugio di una minoranza; e poi che gli ignoranti sono impressionati dal sapere, il sapiente è rispettato e onorato. Il sapere è come un vizio, come il vizio dell’alcool; il sapere non porta la comprensione. Il sapere può essere insegnato, ma non la saggezza; ci deve essere liberazione dal sapere per l’avvento della saggezza. Il sapere non è la moneta di acquisto della saggezza; ma l’uomo che è entrato nel rifugio del sapere non se ne avventura fuori, perché la parola nutre il suo pensiero ed egli trae godimento dal pensare. Il pensiero è un impedimento alla sperimentazione; e non c’è saggezza senza sperimentazione. Il sapere, l’idea, il credo sbarrano la via alla saggezza.
Una mente occupata non è libera, spontanea, e soltanto nella spontaneità può esserci la scoperta. Una mente occupata è chiusa in se stessa; è inavvicinabile, non vulnerabile e in ciò sta la sua sicurezza. Il pensiero, per la sua stessa struttura, è autoisolante; non può essere fatto vulnerabile. Il pensiero non può essere spontaneo, non può mai essere libero. Il pensiero è la continuazione del passato, e ciò che continua non può essere libero. C’è libertà soltanto nella terminazione. Una mente occupata crea ciò su cui lavora. Può produrre il carro a buoi o l’aeroplano a reazione.
Possiamo credere di essere stupidi e pensandolo siamo stupidi. Possiamo pensare di essere Dio e siamo la nostra stessa concezione: «lo sono Ciò che è». «Ma, certo, è meglio occuparsi delle cose di Dio che non di quelle mondane, non vi pare?» Noi siamo ciò che pensiamo; ma è la comprensione del processo del pensiero che è importante e non ciò che noi pensiamo. Che noi pensiamo a Dio, o a un bicchiere di vino, non è importante; ognuno ha il suo effetto particolare, ma in entrambi i casi il pensiero è occupato dalle sue stesse proiezioni. Idee, ideali, fini e così via, sono tutti proiezioni o estensioni del pensiero. Occuparsi delle proprie proiezioni, a qualunque livello, è adorare l’io.
Il Se Stesso, con la S maiuscola, è ancora una proiezione del pensiero. Quale che sia il pensiero di cui ci si occupa, quello è; e ciò che è non è altro che pensiero. Ecco perché è importante comprendere il processo del pensiero. Il pensiero è la risposta alla sfida, no? Senza sfida, non c’è pensiero. Il processo della sfida e della reazione alla sfida è l’esperienza; e l’esperienza verbalizzata è pensiero. L’esperienza è non soltanto del passato, ma anche del passato in congiunzione col presente; è il conscio e insieme il nascosto. Questo residuo dell’esperienza è la memoria, l’influenza; e la risposta della memoria, del passato, è il pensiero.
«Ma questo è tutto ciò che riguarda il pensiero? Non ci sono profondità maggiori per il pensiero che non le semplici risposte della memoria?» Il pensiero può porsi, e si pone, a livelli differenti, lo stupido e il profondo, il nobile e l’indegno; ma è sempre pensiero, non vi pare? Il Dio del pensiero è ancora della mente, della parola. Il pensiero di Dio non è Dio, è semplicemente la risposta della memoria.
La memoria dura a lungo e così può apparire profonda; ma per la sua stessa struttura non può mai essere profonda. La memoria può essere nascosta, non immediatamente visibile, ma ciò non la rende profonda. Il pensiero non può mai essere profondo, o qualcosa più di ciò che è. Il pensiero può dare a se stesso un più alto valore, ma rimane pensiero.
Quando la mente è occupata con le sue proprie proiezioni, non è andata al di là del pensiero, ha assunto soltanto una nuova parte, una posa nuova; sotto quel mantello è ancora pensiero. «Ma come si può andare al di là del pensiero?» Non è questo il punto, non vi pare? Non si può andare al di là del pensiero, perché l”’agente”, l’autore dello sforzo, è il risultato del pensiero. Nella scoperta del processo del pensiero, che è conoscenza dell’io, la verità di ciò che è pone fine al processo del pensiero. La verità di ciò che è non si trova in nessun libro, antico o moderno. Quella che si trova è la parola, non la verità. «Allora come trovare la verità?»
Non si può trovarla. Lo sforzo di trovare la verità porta in essere un fine proiettato dall’io; e questo fine non è la verità. Un risultato non è la verità; il risultato è la continuazione del pensiero, esteso o proiettato. Solo quando il pensiero ha fine c’è la verità. Non c’è fine del pensiero attraverso !’imposizione, la disciplina, o attraverso qualunque forma di resistenza. Ascoltare la storia di ciò che è genera la sua propria liberazione. È la verità che libera, non lo sforzo di essere liberi.
Cessazione del pensiero – PP. 168-169-170 (“La mia strada è la tua strada” – Krishnamurti)
Libro consigliato da pomodorozen
![]() |
ISBN: 9788804586548
Prezzo € 9,00 |
“Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo.”
Così Jiddu Krishnamurti, una fra le voci più significative dell’India moderna, sintetizzava l’essenza dei suoi insegnamenti: un accorato appello alla conquista della libertà interiore, alla limpida presa di coscienza della propria spiritualità.
Questo primo volume delle sue Meditazioni sul vivere contiene riflessioni sull’amore, la solitudine, la gelosia, il lavoro, la politica, il rapporto fra individuo e società, il potere, le ideologie.
Pensieri basati su concetti semplici e immediati , che fotografano con profonda saggezza i più svariati aspetti dell’esistenza umana e rappresentano un momento di incontro tra l’antica saggezza indiana e un atteggiamento più spregiudicato e moderno.
Meditazioni che sono il frutto di uno sguardo penetrante, capace di scrutare nei recessi più profondi dell’uomo contemporaneo.