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18 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
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Insegnamenti sul Buddhismo
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Il Buddhismo – Divisione dei veicoli – Dalai Lama

La letteratura buddhista classica cita vari sistemi di pensie ro e pratica.l Tali sistemi sono detti yana, owero veicoli.

Oltre ai veicoli buddhisti, che sono: il veicolo della libera zione individuale (hlnayana), il veicolo della salvezza uni versale (mahayana) e il veicolo del tantra (vajrayana), esisto no vari altri veicoli degli esseri umani e degli esseri divini. In questo contesto, veicoli degli esseri umani e degli esseri divi ni si riferisce a sistemi che indicano la pratica e i metodi es senziali sia per realizzare le maggiori aspirazioni di questa vita sia per ottenere una rinascita propizia come essere umano o come essere divino. Tali sistemi sottolineano la ne cessità di mantenere uno stile di vita eticamente corretto  fondato sull’astensione dal commettere azioni negative  poich‚ il condurre vita retta e mantenere un buon compor tamento è considerato il fattore più importante per assicu rarsi una rinascita positiva.

Il Buddha ha parlato anche di un altro tipo di veicolo, il veicolo brahmanico, che comprende le tecniche di me ditazione che mirano al raggiungimento della più elevata forma di vita possibile all’interno del samsara (il ciclo dell’esistenza condizionato dal karma). Tali tecniche com prendono, tra l’altro, il ritrarre la mente da tutti gli ogget ti esterni, il che conduce a uno stato di concentrazione univoca. Gli stati meditativi esperiti come risultato dell’aver generato concentrazione univoca costituiscono stati di coscienza modificati che, per quanto riguarda i lo ro aspetti fenomenologici e anche il modo di rapporto con gli oggetti, corrispondono strettamente a stati di esi stenza nei mondi della forma e senza forma.2   Dal punto di vista buddhista tutti i veicoli sono degni di rispetto, in quanto tutti hanno il potenziale per arrecare grande beneficio a un grande numero di esseri senzienti.

Cio’ non significa, tuttavia, che tutti questi siano completi nel presentare una via che conduca alla piena liberazione dalla sofferenza e dal ciclo dell’esistenza. Vera libertà e vera liberazione possono essere raggiunte solo quando sia totalmente superata la nostra fondamentale ignoranza, la nostra abituale errata percezione della natura della realtà. Questa ignoranza è alla base di tutti i nostri stati emotivi e cognitivi ed è il fattore principale che ci lega al ciclo pe renne di vita e morte nel samsara. n sistema di pensiero e di pratica che presenta una via completa di liberazione da questa schiavitù è denominato veicolo del Buddha (buddhaydna).

Il veicolo del Buddha contiene due sistemi principali di pensiero e pratica: il Veicolo Individuale, o Hmayana, e il Veicolo Universale, o Mahayana. Il primo include il sistema Theravada, forma di buddhismo prevalente in molti paesi asiatici, per esempio Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cam bogia e altri. La letteratura buddhista classica presenta due divisioni principali del Veicolo Individuale: il Veicolo degli Uditori e il Veicolo dei Realizzatori Solitari. Una fondamen tale differenza tra il Veicolo Individuale e il Veicolo Univer sale consiste nella diversa visione della dottrina buddhista della non esistenza del s‚ e del suo raggio di applicazione.

Il Veicolo Individuale interpreta la visione della non esisten za del s‚ solo in rapporto alla persona o all’identità perso nale, e non in rapporto alle cose e agli eventi in generale; mentrè nel Veicolo Universale tale principio non è confina to a quell’ambito limitato, ma abbraccia l’intero spettro dell’esistenza, tutti i fenomeni. In altre parole, il sistema del Veicolo Universale considera la non esistenza del s‚ un principio universale. Interpretato in questo modo, quel concetto acquista maggiore profondità. Secondo gli inse gnamenti del Veicolo Universale, solo quando l’esperienza di non esistenza del s‚ è radicata dal praticante nell’inter pretazione universale, l’esperienza stessa porterà all’elimi nazione delle afflizioni mentali e degli stati di ignoranza ad esse sottesi. Eliminando tali stati di ignoranza possiamo ta gliare la radice del samsara. Inoltre, una profonda esperien za di non esistenza del s‚ puo’ anche condurre, in ultima analisi, alla piena illuminazione: uno stato di totale libertà dai condizionamenti sottili e dalle tendenze abituali ostrut tive create dalla nostra errata interpretazione della natura della realtà. Il sistema di pensiero e pratica che presenta tale visione del s‚ viene denominato Mahayana, cioè Veicolo Universale.

Il Veicolo Tantrico, o Vajrayana, che la tradizione tibeta na considera il veicolo più alto, è incluso nel Veicolo Uni versale. Oltre a pratiche meditative volte a potenziare la comprensione della vacuità e di bodhicitta,3 questo sistema comprende anche particolari tecniche avanzate per utiliz zare i vari elementi del corpo fisico nella pratica meditati va, sulla base di sofisticate tecniche yoga che comportano il penetrare mentalmente i punti all’interno del corpo do ve sono localizzati i cakra, o centri dell’energia.

Grazie a questa sottile, raffinata coordinazione di mente e corpo, il praticante è in grado di accelerare il processo per arrivare alla radice dell’ignoranza e superare completamente i suoi effetti e condizionamenti, processo che culmina, infi ne, nel raggiungimento della piena illuminazione. L’im pegnarsi in pratiche di meditazione che comportano la sottile coordinazione di elementi fisiologici e mentali del praticante è una caratteristica particolare e unica del Vei colo Tantrico.

Spiegher• ora brevemente il quadro storico del buddhi smo quale noi lo conosciamo. Secondo il pandit kashmiro gakya grl, che giunse in Tibet all’inizio del secolo XIII, il Buddha nacque in India circa 2500 anni fa. Ci• concorda con la posizione generalmente accettata dalla tradizione Theravada, ma, secondo alcuni studiosi tibetani, il Buddha apparve nel mondo più di 3000 anni fa.4 C’è poi una terza opinione che fa risalire la nascita del Buddha all’VIII secolo avanti Cristo. Riflettendo su queste contrastanti opinioni riguardo alla data forse più importante della storia del buddhismo, trovo a volte piuttosto imbarazzante che non si sia ancora raggiunta l’unanimità su quando effettiva mente visse il maestro Buddha gakyamuni!

Penso seria mente che sarebbe utile se, con tutto il rispetto necessario, si conducessero test scientifici sulle reliquie del Buddha rite nute autentiche. Oueste reliquie si trovano in diversi paesi come l’India, il Nepal e il Tibet. Forse esperimenti scientifici che si awalessero delle risorse sofisticate della tecnologia e della chimica moderna sarebbero in grado di stabilire con un maggior grado di precisione le date dell’esistenza stori ca del Buddha. Ci• sarebbe utilissimo. Gli eruditi buddhisti del passato si sono valsi soprattutto di strumenti logici e dialettici per dimostrare la veridicità della loro versione dei fatti relativi alla vita storica del Buddha. Data la natura del la questione, tuttavia, ritengo che tale genere di prove non possa mai essere definitivo.

Nonostante le contrastanti asserzioni sulla data di na scita del Buddha, la letteratura mostra generale accordo riguardo agli eventi principali della sua vita. Sappiamo che egli era in origine una persona normale, come noi, con tutti i difetti e le debolezze dell’essere umano. Nacque da una famiglia reale, si sposo’ ed ebbe un figlio. In seguito, tuttavia, la insoddisfacente natura di sofferenza della vita gli si rivelo’  nella forma di inaspettati incontri con persone afflitte da malattia, vecchiaia e morte.

Profondamente tur bato da cio” che vedeva, il principe fin per abbandonare il palazzo paterno e rinunciare alla vita agiata e protetta che aveva condotto fino a quel momento. Inizialmente la sua reazione fu quella di adottare l’austero stile di vita dell’asceta, impegnandosi in una via spirituale che com portava grandi penitenze fisiche. In seguito, scopri’ che la vera via che allontana dalla sofferenza si trova in una via di mezzo tra gli estremi del severo ascetismo e del lusso indulgente con se stesso. La sua risoluta ricerca spirituale sboccio’ infine nel pieno risveglio, o illuminazione: lo stato di buddhità.
Sento che la storia della vita del Buddha ha grande si gnificato per noi. Essa esemplifica le immense potenzia lità e capacità che sono intrinseche alla natura umana. Mi pare che gli awenimenti che portarono alla piena illumi nazione del Buddha costituiscano un esempio degno e ispiratore per i suoi seguaci. In breve, la sua vita ci tra smette questo messaggio: Ouesto è il modo in cui dovre ste percorrere il cammino spirituale. Tenete a mente che il raggiungimento dell’illuminazione non è compito facile. Esso richiede tempo, volontà e perseveranza. Percio’, fin dall’inizio, è fondamentale non illudersi che il cammino sia semplice e rapido.

In quanto apprendisti spirituali dovete essere preparati ad affrontare le difficoltà connesse a una vera ricerca spirituale, ed essere decisi a rispettare il vostro impegno e a mantenere salda la volontà. Dovete aspettarvi i molteplici ostacoli che necessariamente incontrerete sul cammino, e comprendere che la chiave di una pratica coronata da successo sta nel non perdere mai la determinazione. Tale fermo atteggiamento è molto importante. La storia della vita del Buddha, come abbiamo visto, è la storia di una persona giunta all’illuminazione attraverso un duro lavoro e una inflessibile dedizione. E un po’ ridicolo che noi, che seguiamo i passi del Buddha, possiamo a volte pensare di poter raggiungere la piena illuminazione con maggiore facilità e minore fatica! Il primo giro della ruota del Dharma

Tratto da “La via del Buddhismo Tibetano – SS Dalai Lama”

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26 aprile, 2010 by pomodorozen Categories :
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Frase del giorno
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Ottenere la pace

La felicità non può nascere dalla rabbia o dall’odio. Nessuno dice: “Oggi sono felice perché
stamattina mi sono arrabbiato assai”. Al contrario, la gente si sente a disagio e dice: “Oggi
non sono contento perché stamattina ho perso le staffe”. Tramite la gentilezza, tanto al
livello personale, quanto a livello nazionale e internazionale, col rispetto reciproco e la
reciproca comprensione, otterremo la pace, unitamente a una genuina soddisfazione.
(Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)

22 ottobre, 2009 by pomodorozen Categories :
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Libri sullo zen
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Mente zen mente di principiante

Mente Zen mente di principiante

Estratto dal libro
Anche se non fate niente, possedete la qualità dello zazen in ogni momento. Ma se cercate di trovarla, non possedete alcuna qualità. Non abbiamo alcuna finalità. Ma una via c’è. La via di praticare senza alcuna meta, ossia concentrarsi su ciò che si sta facendo nel momento presente. Una sola è la via Il panorama che vediamo dal finestrino del treno cambierà, ma i binari su cui corriamo sono sempre uguali. E i binari non hanno né inizio né fine. Non esiste un punto di partenza né una meta da raggiungere. La nostra via è correre semplicemente sui binari e basta. Ma quando sorge in voi la curiosità per i binari sorge il pericolo. Limitatevi ad apprezzare la vista che si gode dal finestrino del treno Non c’è alcun segreto. La natura di ognuno è sempre la stessa, come i binari.


Shunryu Suzuki-Roshi

Conversazioni sulla meditazione e la pratica Zen
ISBN: 9788834002780

Prezzo € 10,00

Tratto dai discorsi che Suzuki-roshi teneva ai propri studenti Zen, questo libro e l’unica testimonianza scritta di un grande uomo, il quale, con le sue doti umane di semplicita, dolcezza, calore e umorismo, ha saputo comunicare agli occidentali, in una lingua occidentale, l’intimo significato dello Zen, collocandosi cosi, insieme a Watts, Krishnamurti e Trungpa, fra i protagonisti dell’incontro fra oriente religioso e occidente contemporaneo.

Shunryu Suzuki-roshi (1904-1971), figlio di un prete soto responsabile di un piccolo tempio giapponese, inizio l’addestramento zen molto presto sotto la guida di Gyokujun So-on e di altri maestri. Nel 1959, ormai responsabile di molti templi e di un monastero, riusci a realizzare il suo grande sogno: partire per l’America per diffondere lo zen soto, l’insegnamento di Dogen. Stabilitosi al Sokoji di San Francisco, un piccolo tempio soto di cui erano membri una sessantina di famiglie giapponesi, riuni attorno a sé un gruppo sempre piu nutrito di studenti americani, fondando in pochi anni il San Francisco Zen Center e lo Zen Mountain Center di Tassajara, il primo monastero zen in America per ritiri intensivi.

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22 ottobre, 2009 by pomodorozen Categories :
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Cuore zen – Ezra Bayda

Consigli semplici per una vita di consapevolezza e compassione
ISBN: 9788834015568



Cuore zen e un libro cristallino. La lettura e leggera e scorrevole, tanto che a volte sembra difficile cogliere la profondita delle esperienze che descrive.

Per amore di chiarezza l’autore divide il percorso meditativo in tre fasi, e riesce cosi a tracciare un quadro esaustivo, semplice, ma non semplicistico, del sentiero della pratica. Secondo Bayda, l’io in quanto ‘me’, in quanto personalita, sé individuale, ha necessita di essere esplorato al fine di compiere un percorso spirituale completo, e cio avviene nella ‘fase del me’. Ma la conoscenza di sé, dei propri meccanismi di difesa, dei propri schemi emotivi, non esaurisce la comprensione cui da accesso la meditazione.

‘Essere consapevolezza’ ed ‘essere gentilezza’ non sono solo possibilita effettive dell’uomo, sono la sua vera natura.

L’autore illustra gli ostacoli, diversi per ognuno, ma riconducibili ad alcuni meccanismi ripetitivi, cosi come i pilastri della pratica e le qualita necessarie al risveglio.

Egli non insiste sul primato di una via sull’altra, pur definendosi insegnante di zen, e si concentra piuttosto su una disamina attenta ed esauriente di un cammino di realizzazione, esprimendo in tutta la sua complessita le vicissitudini umane di qualcuno che ha cercato risveglio e compassione. Il volume si completa con alcuni interessanti suggerimenti pratici ed esercizi per accogliere tutti gli eventi della vita, invece di fuggire, arrabbiarsi o tentare invano di controllarli.

Discepolo di Charlotte Joko Beck, la fondatrice della scuola di zen americano Ordinary Mind, Ezra Bayda insegna una pratica zen spogliata di ogni connotazione orientale e ridotta all’essenziale: essere presenti alla vita quotidiana con attenzione e consapevolezza. Questo e il segreto, sorprendentemente semplice, della vita spirituale: basta applicarlo nella propria vita quotidiana e il mondo intero diviene il nostro maestro, ci risvegliamo alla sacralita della vita e siamo colmi naturalmente di compassione per tutti gli esseri. Ma semplice non significa facile, e certo non e facile essere presenti agli aspetti piu dolorosi o imbarazzanti della vita. Cuore zen insegna una pratica in grado di trasformare le esperienze difficili in stadi preziosi del sentiero spirituale e di rendere la consapevolezza un’abitudine quotidiana.
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22 ottobre, 2009 by pomodorozen Categories :
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Il manifesto dello Zen – Osho

Osho

Liberta da se stessi

Prezzo € 19,00

Lo Zen non ha nulla a che vedere con la mente, è il ruggito di un leone. E il maggior contributo dello Zen al mondo è la libertà da se stessi“. Osho

L’opera raccoglie l’ultima serie di discorsi di Osho in cui egli apre a vette mai prima dischiuse da coloro che in Occidente si sono avvicinati al mondo dello Zen, e parte del testo mette a fuoco i limiti dei vari Merton, Alan Watts, Paul Reps che, loro malgrado, hanno tentato di confinare tale esperienza al mero esercizio dell’intelletto.

“Man mano che ci si addentra nella lettura, si scopre che Osho ha le qualità di un arciere Zen. Con la sua poesia mette a fuoco il bersaglio, con la sua logica lo scruta dalle posizioni più diverse, prima di tendere l’arco della propria consapevolezza e annientare l’io con la freccia del proprio essere.

Leggendo questi undici capitoli (e il mio consiglio è di affrontarli uno per volta, senza fretta), vi invito a rileggerli tutti due volte, prima di proseguire. Se lo farete, non solo sperimenterete l’intima gioia di assorbire pian piano le parole di un Maestro Zen, ma nella rilettura ne potrete afferrare le sfumature meno abituali ai vostri processi mentali. E se siete persone come me, ben presto vi troverete a scrivere i vostri commenti, a evidenziare le cose che hanno sprigionato il vostro entusiasmo, o che hanno sollevato il vostro disaccordo.” Robert H. Rimmer

“Su questo pensatore sono stati scritti articoli e libri al curaro. Una campagna denigratoria che non ha avuto uguali ha tentato il discredito sistematico, tutto è caduto nel nulla. Rimane il pensiero. È difficile sottrarsi al fascino di un uomo dalla cultura universale, capace di collegare davvero l’occidente all’oriente, l’ebraismo al cattolicesimo, la magia alla scienza. E il sospetto che sia proprio questa capacità sincretica a generare l’odio diventa subito fortissimo. Perché anche nel passato tutti i tentativi di rapportare il sapere tra secoli e culture diverse sono sempre stati soffocati nel sangue.

E allora viene anche da riflettere sulla lotta tra bene e oscurità. La spiegazione della persecuzione di Rajneesh può trovare una lettura in questa titanica, millenaria battaglia tra la forza dell’unione e quella della separazione”.
“Taccuino di viaggio” a cura di Gabriele La Porta

Ci sono libri che è impossibile non pubblicare, che non si possono non leggere: sono opere che anticipano il futuro, mutano la realtà individuale, richiamano fortemente il nostro destino di uomini a possibilità mai concepite o immaginate. Questi libri obbligano a uscire dal proprio appartenere biologico, sociale, psichico e individuale, per indossare l’abito della consapevolezza: il solo strumento in grado di leggerli, di valorizzarli e di comprenderli. In questo sta il loro valore, la loro grandezza: questo è semplicemente uno di quei libri.

“I tempi sono maturi per un Manifesto dello Zen. L’Occidente ha acquisito familiarità, ma cerca di avvicinarsi allo Zen con la mente: ancora non ha compreso che lo Zen è pura non-mente!
L’incredibile compito dello Zen è farvi uscire dalla prigione della mente. Non si tratta di filosofia, di intellettualismi. Non è neppure una religione, perché non presenta finzioni, né menzogne, né consolazioni: è il ruggito di un leone.

La cosa grandiosa che lo Zen ha introdotto nel mondo è la libertà da se stessi. Questa è l’unica ribellione contro la mente, contro il sé, la sola ribellione che cancella ogni limite che vi imprigiona e che fa compiere un balzo quantico nel nulla. Ma questo nulla è assolutamente vivo, è la vita stessa, è l’esistenza. Il Manifesto dello Zen è semplicemente a favore di questa esistenza. Forse lo Zen è l’unico sentiero che non rifiuta nulla. Si rallegra di ogni cosa, senza condizioni: non ha comandamenti.

Lo Zen conosce solo una vita senza confini che assorbe in sé ogni tipo di contraddizione, in una profonda armonia. La notte è in armonia con il giorno, la vita è in armonia con la morte, la terra è in armonia con il cielo. Questa immensa armonia è l’essenza di questo Manifesto che si addice a tutti: uomini e donne, bianchi e negri, hindu e mussulmani, cristiani e buddisti. È un’esperienza, è il risvegliarsi della luce interiore…”
(Osho)

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