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La mente

27 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
La mente
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Punti di vista – Perchè un pollo ha attraversato la strada?

Perchè un pollo ha attraversato la strada?

UN ALTRO POLLO Perche’ ha visto una polla.

ARISTOTELE: E’ nella natura del pollo, attraversare la strada.

KARL MARX: Era storicamente inevitabile.

SADDAM HUSSEIN: E’ stato un atto non provocato dei ribelli ed avevamo pertanto ogni diritto di buttargli addosso 50 tonnellate di gas nervino.

CAPITANO JAMES T. KIRK: Per arrivare li’, dove nessun pollo era mai arrivato.

PADRE DEL POLLO Se lo rifai di butto fuori dal pollaio

MADRE DEL POLLO Ce l’avevi il casco, almeno?

FRATELLI DEL POLLO Ci volevi far menare tutti? NASA Missione A-Pollo

ARMSTRONG E’ un piccolo passo per il pollo, un grande passo per il pollame

RAFFAELLA CARRA Il pollo che ha attraversato la strada e’ quiiiiiiiiiiii

SHAKESPEARE Attraversare la strada o non attraversare la strada, questo è il problema

BERLUSCONI Non è vero niente cribbio. E’ solo una mistificazione che usa la sinistra per creare confusione in questo paese. La verità storica è che quel pollo non ha mai lasciato il pollaio e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Vede, Vespa, è il solito giochetto della disinformazione usato dai comunisti per screditare la casa delle libertà e me che ne sono l’umile portavoce, bla bla bla…

RAY CHARLES Pollo? Quale Pollo? Dove?

GIACOMO LEOPARDI pollo rimembri ancor quando la mortale strada attraversasti?

MARTIN LUTHER KING, JR.:Vedo un mondo in cui tutti i polli saranno liberi di attraversare strade, senza che i loro motivi vengano messi in questione.

MOSE’: E Dio venne dal cielo, e disse al pollo “Devi attraversare la strada”. Ed il pollo attraverso’ la strada, e ci fu grande giubilo.

RICHARD M. NIXON: Il pollo non ha attraversato la strada. Ripeto, il pollo NON ha attraversato la strada.

MACHIAVELLI: L’importante e’ che il pollo ha attraversato la strada. A chi interessa Il motivo? L’attraversamento della strada giustifica ogni possibile motivo.

FREUD: Il fatto che lei si ponga la domanda, perche’ il pollo ha attraversato la strada, esprime la sua sub-cosciente insicurezza sessuale.

BILL GATES: Ho appena lanciato il nuovo Pollo Office 2000, che non solo attraversa la strada, ma fa anche le uova, amministra documenti importanti e gestisce il vostro conto in banca.

DARWIN: I polli furono selezionati dalla natura attraverso un lungo periodo di tempo in modo da essere geneticamente in grado di attraversare strade.

EINSTEIN: Se e’ stato il pollo ad attraversare la strada o se la e’ strada che si e’ spostata sotto al pollo, dipende dal vostro ambito di riferimento.

BUDDHA: Con tale domanda rinneghi la tua natura di pollo.

RALPH WALDO EMERSON: Il pollo non ha attraversato la strada … l’ha trascesa.

NIETSZCHE Ovviamente e’ un superpollo

HITLER Il pollo ariano non solo attraversa la strada ma governera’ il mondo

ALICE Il pollo seguiva un bianconiglio

WILLIE COYOTE Mi e’ sfuggito un’altra volta

CHUANG TZU Il pollo ha sognato di attraversare la strada o la strada ha sognato che un pollo la attraversasse

I CHING Se il pollo ha attraversato la strada, prima o poi la riattraversera’ per ritornare

REIKI Il suo respiro era in armonia con l’universo

KAMIKAZE Cooooccooodeeeeeeeeeeeeee!

CATTOLICI Attraversando la strada ha commesso un peccato capitale di superbia

LIBRO TIBETANO DEI MORTI Sebbene ha attraversato la strada e’ ancora in tempo per evitare la rinascita

EBRAISMO Noi aspettiamo ancora che la attraversi

SIOUX Il pollo lo aveva gia’ fatto nella realta’ parallela

POLITEISMO Il dio della Strada era d’accordo il dio dei polli

UMBERTO BOSSI perchè  l’era una galina padana e le galine padane non hanno paura di niente!

ENRICO MENTANA Vediamo subito dal nostro inviato Tony Capuozzo – ci sei Tony?- il servizio in esclusiva per le telecamere del Tg5 che riprende il momento clou il momento saliente in cui il volatile ha attraversato… per una questione di deontologia professionale, gentili telespettatori, vi confesso che non sappiamo ancora le reali motivazioni che l’hanno spinta ad un gesto così estremo, così disperato, ma appena avremo delle novità, statene certi, vi metteremo immediatamente al corrente!

EMILIO FEDE Attentato! Si tratta di attentato! Un gallo colla cresta rossa e, quindi, comunista, ha attraversato la strada per raggiungere la villa del Cavaliere…

MICHELE SANTORO aveva tutto il diritto di fare ciò che ha fatto. D’altronde sta scritto anche nello statuto dei lavoratori, non lo invento mica io. Anni ed anni di sacrifici ed umiliazioni. Sfruttata, sottopagata e  alla fine anche beffata dato che il contadino non le ha neppure versato  i contributi previdenziali. Sapete che vi dico, ha fatto bene!

PUFFO BRONTOLONE io ooooodio i polli!

RIDGE FORRESTER quella gallina non è mia figlia e neppure la mia amante!

KOAN ZEN la gallina è dentro di te, non fuori

MAOMETTO se il pollo non va alla strada è la strada che va al pollo

SAN FRANCESCO laudato sii mii signore per fratello nostro pollo e per sora nostra strada

HEGEL il pollo non è altro che la serie delle sue azioni

ALDA MERINI sono un piccolo pollo furibondo

SALVADOR DALI’ Il meno che si possa chiedere ad un pollo è che stia fermo.

WOODY ALLEN il mio unico rammarico nella vita è di non essere quel pollo

LEGGE DI MURPHY Nonostante lo sforzo profuso in fase di sviluppo, anche se il pollo, per una volta, in fase di test, ha attraversato la strada con successo, in fase di collaudo, non lo fara’ piu’

MARTIN LUTHER KING, JR.:Vedo un mondo in cui tutti i polli saranno liberi di attraversare strade, senza che i loro motivi vengano messi in questione.

MOSE’: E Dio venne dal cielo, e disse al pollo “Devi attraversare la strada”. Ed il pollo attraverso’ la strada, e ci fu grande giubilo.

NICHIREN Se ripeti sempre “Nam yo ho renghe kyo” riuscirai ad attraversarla pure te

24 agosto, 2010 by pomodorozen Categories :
Chandra Candiani
La mente
Risveglio
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Silenzio e Verità – Jein Klein

Il silenzio è la nostra vera natura. Ciò che siamo è fondamentalmente solo silenzio.  Il silenzio è libero da inizio e da fine.  Esisteva prima dell’inizio di tutte le cose.  È senza causa.  La sua grandezza sta nel fatto che semplicemente è.

Nel silenzio tutti gli oggetti hanno il loro fondamento. È la luce che crea gli oggetti, che li plasma e li forma. Tutti i movimenti, tutte  le attività sono armonizzate dal silenzio. Il silenzio non è opposto al rumore. È al di là del positivo e del negativo. Il silenzio dissolve tutti gli oggetti. Non è connesso ad alcuna controparte che  appartenga alla mente. Il silenzio non ha niente a che fare con la mente. Non può essere definito, ma può essere sentito direttamente perché è la nostra intimità.

Il silenzio è libertà senza restrizione e senza centro. È la nostra interezza, non è né dentro né fuori dal corpo. Il silenzio è gioioso, non gradevole. Non è psicologico. È sentire senza colui che sente. Il silenzio non ha bisogno di intermediari. Il silenzio è sacro. Il silenzio sa guarire. Non c’è paura nel silenzio. Il silenzio è autonomo come l’amore e la bellezza. È intoccato dal tempo. Il silenzio è meditazione, senza alcuna intenzione, senza colui che medita. Il silenzio è l’assenza in se stessa o il silenzio è l’assenza dell’assenza. Il suono che viene dal silenzio è musica. Ogni attività che nasce dal silenzio è creativa. È un costante e nuovo inizio.

Il silenzio precede la parola, la poesia, la musica, e tutte le arti.

Il silenzio è il terreno di ogni attività creativa. Ciò che è veramente creativo è parola, è verità. Il silenzio è la parola. Il silenzio è verità. Chi dimora nel silenzio vive in costante offerta, in preghiera senza richiesta, in gratitudine, in costante amore.

[Traduzione di Chandra Candiani] – tratto da Lista Sadhana

Bibliografia sul silenzio:

Il silenzio del cuore – Paul Ferrini
Il silenzio della mente – Jiddu Krishnamurti
Il silenzio tra due onde – Corrado Pensa

Non C'è Silenzio che non Abbia Fine
I miei anni di prigionia nella giungla colombiana
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Il Silenzio del Cuore
Riflessioni dalla mente di Cristo
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Il Silenzio tra due Onde
Il Buddha, la meditazione, la fiducia
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Lo Spirito del Silenzio
Dare spazio alla creatività
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Il Silenzio del Buddha
Un a-teismo religioso
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Il Silenzio della Mente
Meditazioni sul vivere – Volume secondo
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La Via del Silenzio e la Via delle Parole
Portare la meditazione nella psicoterapia
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29 luglio, 2010 by pomodorozen Categories :
Attaccamento
La mente
Seung Sahn
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Il cerchio Zen – Seung Sahn

Una sera Dae Soen Sa Nim tenne il seguente discorso di Dharma al centro zen di Providence. “Cos’è lo Zen? Zen significa conoscere se stessi. Significa chiedersi: Cosa sono io? Io spiego lo Zen con un cerchio. Su questo cerchio ci sono cinque punti. 0°, 90°, 180°, 270° e 360°. 360° e 0° sono lo stesso punto.

Cominciamo con lo spazio tra 0° e 90°. Qui dominano il pensiero e l’attacamento. Il pensiero è esigere e l’esigere porta alla sofferenza. Tutto si sostiene sui contrasti: buono o cattivo, bello o brutto, mio e tuo. Mi piace – non mi piace. Mi piacerebbe essere felice e non soffrire. Così, in questo stato, la vita è sofferenza e la sofferenza è vita.

Sopra i 90° c’è lo spazio della consapevolezza del così detto karma-sé. Al di sotto si è attaccati ai nomi, alle forme ed anche ai pensieri. Prima che nascessi non eri nulla. Adesso sei l’Uno. Quando muori, ritorni nulla. Per questo il nulla è Uno e Uno è il nulla. In questo parte del cerchio, tutti i fenomeno sono uguali, fatti della stessa sostanza. Tutto ha nome e forma, ma nome e forma vengono dalla originaria vacuità e si ritorcono di nuovo sulla vacuità stessa. Il tutto è comunque ancora pensiero.

A 180° non c’è quasi più pensiero. Questa è l’esperienza della vera vacuità. Davanti al pensiero non ci sono né parole né lingua, ma anche nessuna montagna, nessun fiume, nessun dio, nessun Buddha, assolutamente più niente. C’è solo ancora…”
A questo punto Dae Soen Sa Nim colpì il tavolo.

La prossima zona va fino a 270°, questa è la parte del cerchio della magia e del miracolo. Qui domina la pura libertà, non ostacolata né dal tempo, né dallo spazio. Ciò è indice di un pensare vivace. Posso trasformare il mio corpo in quello di un serpente. Posso cavalcare le nuvole del cielo occidentale. Posso camminare sull’acqua. Voglio vivere, allora vivo; voglio morire, allora muoio. In questo arco del cerchio tutto è possibile: una statua può piangere; la terra non è né chiara né scura; l’albero non ha radici; la valle non ha echo. Se resti a 180°, allora rimani attaccato alla vacuità; se rimani a 270° soffrirai per l’attaccamento alla libertà.

A 360° tutti i fenomeni sono così come sono. La verità è semplicemente così com’è. ‘Semplicemente così’ significa che non si è più attaccati a nulla. Questo punto è esattamente uguale al punto del nulla. Arriviamo lì dove siamo sempre stati. La differenza è che 0° è pensiero d’attaccamento, mentre 360° è pensiero incondizionato/di non attaccamento.

Un esempio: quando si guida un auto e la tua mente è da qualche altra parte allora è probabile che tu possa attraversare un incrocio con il rosso. Questi sono pensieri d’attaccamento. Pensiero di non attaccamento significa che la tua mene è chiara per tutto il tempo. Quindi la verità è semplicemente così com’è. Il rosso significa stop, il verde via libera. E’ un’azione intuitiva. Ciò significa un’azione senza reclami, senza trattenimenti. La mia mente è come uno specchio che riflette tutto semplicemente così com’è. Se compare il rosso davanti allo specchio, lo specchio mostra il rosso; compare il giallo, mostra il giallo. Proprio così è la vita di un Bodhidsattva. Non desidero niente per me, le mie azioni sono per il beneficio di tutti gli uomini.

0° è il piccolo-sé. 90° è il karma-sé e 180° è il non-sé. 270° è il libertà-sé. 360° è il grande-sé. Il grande-sé è spazio e tempo illimitati. Quindi non conosce né vita né morte. Ha solo un desiderio: beneficiare tutti gli essere senzienti. Se gli uomini sono felici, sono anch’io felice; se sono tristi, anch’io sono triste.

Zen significa raggiungere 360°. Se hai raggiunto 360° allora scompaiono tutti i gradi della ruota. La ruota è solo un ausilio all’insegnamento zen. Non esiste veramente. La adoperiamo per rendere più semplifice il pensiero e testare la conoscensa di uno studente zen.

Dae Soen Sa Nim prese un libro ed una matita e mosse in alto chiedendo: ‘Questo libro e questa matita – sono uguali o diversi?’. A 0° sono diversi. A 90° tutto è Uno, quindi il libro è la matita e la matita è il libro. A 180° tutti i pensieri sono cessati, non ci sono né nome né lingua. La risposta è…” Dae Soen Sa Nim colpì il tavolo. “A 270° domina la pura libertà, una buona risposta potrebbe essere: il libro è irato e la matita ride. A 360° la verità è semplicemente così com’è. Viene la primavera e l’erba cresce; dentro è chiaro, fuori è scuro; tre volte tre fa nove. Quindi la risposta suona: il libro è il libro, la matita è la matita.

Ad ognuno dei cinque punti la risposta suona diversamente. Qual’è quella esatta? Capisci?
Adesso ho ancora solo una risposta per te: tutte e cinque le risposte sono sbagliate.”
“Perché?”
Dopo aver aspettato un momento, Sae Soen Sa Nim gridò:”KATZ!!!” e subito dopo aggiunse:”Il libro è blu, la matita è gialla. Quando capisci, capirai te stesso.
Se veramente capisci te stesso allora ti bastonerò trenta volta. Ma se non capisci te stesso ti colpirò comunque trenta volte.”
“Perché?”
Dopo aver aspettato ancora un attimo, Dae Soen Sa Nim disse: “Oggi fa molto freddo.”

(Seung Sahn) fonte articolo  www.bodhidharma.info

15 luglio, 2010 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
La mente
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In questo corpo – Anguttara Nikaya

In questo corpo lungo poche braccia,
con le sue percezioni e pensieri,
c’è il mondo,
l’origine del mondo,
la fine del mondo
e la via che porta alla fine del mondo.

(Anguttara Nikaya, IV, 451 – © copyleft perle.risveglio.net)

16 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
La mente
Presenza mentale
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Illuminarsi – Ajahn Brahmavamso

“Dunque ero lì, in un paese straniero, impegnandomi così tanto e rinunciando a così tanto, e per cosa? Non lo sapevo affatto.”

Quand’ero piccolo, desideravo appassionatamente diventare un guidatore di treni. Mio nonno aveva portato me e mio fratello alla stazione Euston di Londra dove mi innamorai di quelle massicce macchine d’acciaio nere e verdi che fischiavano con tanta forza. Sarebbe stato meraviglioso, sognavo, se un giorno…

Qualche anno dopo, desideravo appassionatamente illuminarmi. Avevo letto di tutto sull’illuminazione nei libri. Per un ragazzo sognatore, l’idea di vivere in permanente beatitudine e nello stesso tempo di salvare l’umanità era di un fascino irresistibile. Sarebbe stato meraviglioso, sognavo, se un giorno…

Quando per la prima volta ascoltai il racconto dell’illuminazione del signore Buddha ero ancora molti bicchieri di birra lontano dall’essere un monaco. Ero uno studente, dedito a quel genere di smoderate attività che gli studenti apprezzavano alla fine degli anni sessanta e di cui si sarebbero pentiti alla fine degli anni settanta. Ma per un certo periodo avevo meditato con alti e bassi, per lo più bassi, e avevo cominciato a notare degli inequivocabili cambiamenti nella mia vita quotidiana. Durante la festa del Vesak, alla locale Buddhist Society, mentre il venerabile monaco dello Sri Lanka leggeva la storia dell’illuminazione, mi sentii sempre più ispirato ed entusiasta. Mi piacque soprattutto il punto in cui il futuro Buddha si mise a sedere ai piedi dell’albero della Bodhi e prese la risoluzione che scosse il mondo intero: anche se il mio sangue si dovesse prosciugare e le mie ossa dovessero diventare polvere, non mi muoverò da questo posto, finché non penetrerò nella suprema e completa illuminazione.

Uhao! Col procedere della storia, un pensiero cominciò a prendere forma nella mia mente. A fatica, riuscii ad aspettare la fine dei canti. Con impazienza trangugiai la tazza di té inevitabile in quell’occasione, e finalmente mi precipitai nella mia stanza al college. Avevo ascoltato un sacco di discorsi sul buddhismo, avevo letto un’infinità di libri su questo argomento. Inoltre meditavo da un anno, quasi sempre almeno una volta alla settimana. Se ce l’aveva fatta il Buddha, perché non provarci anch’io? Ecco come, nell’arrogante stupidità della giovinezza, io, meditante novizio, che a malapena riusciva a sedere fermo per mezz’ora, decisi che era ora di illuminarsi. Presi la risoluzione: ora o mai più perché il giorno dopo avevo un esame. Chiusi a chiave la porta della mia stanza. Sedetti sul cuscino di meditazione. Mi raccolsi. Poi, pronunciai, con voce profonda, chiara, solenne:

“Anche se il mio sangue si dovesse prosciugare e le mie ossa dovessero diventare polvere, non mi muoverò da questo cuscino finché anch’io non mi sarò illuminato.”

Proprio così. Basta col perdere tempo. Ero mortalmente serio.

Quaranta minuti dopo ero in piena agonia. Anche se il mio sangue sembrava liquido come sempre e le mie ossa ancora distinguibili, il male alle ginocchia mi spediva all’inferno. Quello che mi preoccupava seriamente era che, passata un’ora e mezza, non avevo ancora visto le luci tanto attese brillare e lampeggiare. Nemmeno un luccichìo per segnalare che mi stavo avvicinando. Era deprimente e molto doloroso. Mi arresi. Mi alzai delusissimo. Non illuminarmi aveva rovinato tutta la giornata.

Qualche anno dopo, un po’ più assennato, anche se solo un po’, mi trovavo all’ aeroporto di Londra in partenza per la Thailandia e mi accomiatavo da due bhikkhu thailandesi. Andavo a Bangkok per ricevere l’ordinazione. Ricordo ancora le parole di commiato del bhikkhu più anziano, che era allora il mio insegnante: “Per favore, ritorna, quando ti sei illuminato.” Avevo programmato di restare in Thailandia come monaco per due anni al massimo. Avevo detto a parenti e amici che avrei fatto ritorno non appena trascorse due estati. Dopo tutto, due anni interi come monaco buddhista in Thailandia sarebbero stati sicuramente sufficienti per consentire l’illuminazione anche ad una persona dall’intelligenza un po’ scarsa. Per quanto mi concerneva, io avevo una laurea, dunque non avevo dubbi che sarei tornato in Inghilterra, nel giro di due anni, illuminato. Una volta ottenuta questa cosa straordinaria, mi sarei sposato e sarei andato a vivere in una comune, in Galles naturalmente. Avevo già fatto ricerche prima di partire.

Dopo due anni di percorso, stava diventando evidente che questa impresa dell’illuminazione non sarebbe stata così facile. Per qualche ragione, benché fossi un occidentale, laureato a pieni voti in un’ottima università, mi comportavo molto più stupidamente dei monaci thailandesi che avevano a malapena la licenza elementare di una scuola di paese. La mia presunzione aveva bisogno di un lungo lavoro di martello. La cosa strana era che, benché non fossi ancora illuminato, godevo della pace, della semplicità e della moralità della vita monastica. Non volevo andarmene. Il progetto della comune in Galles aveva perso il suo fascino.

Nel mio quarto ritiro delle piogge avevo tentato l’impossibile. In Thailandia, era giunta voce dell’acquisto di Chithurst House e che si era formato un Sangha in Inghilterra che aveva bisogno di più bhikkhu. Ecco una grande occasione per illuminarsi. Stavo in un monastero molto tranquillo. La mia pratica di meditazione procedeva spedita. Gli auspici erano tutti favorevoli. E infine: accadde!

Una sera, camminando sul mio sentiero di meditazione, la mente già calma dopo lunghe ore di sedute, compresi all’improvviso la causa di tutti i problemi e il mio cuore provò immediatamente la gioia della liberazione. Attorno tutto sembrava fulgente. La beatitudine colmava tutto il mio essere. Avevo energia e chiarezza in abbondanza. Benché fosse notte alta, sedetti in meditazione, perfettamente consapevole, perfettamente fermo. Poi mi sdraiai per riposare, dormendo, oh tanto lievemente, per poche ore. Mi alzai alle tre ed ero il primo in sala per la meditazione del mattino. Sedetti fino all’alba senza sforzo e senza la più lieve sonnolenza. Proprio così! Era una gioia incommensurabile essere illuminato. Peccato che non durasse a lungo.

Il monastero in cui tutto questo si svolse era molto povero e il cibo era assai scadente. Era quel genere di monastero thailandese del nord-est, in cui ti sentivi felice di mangiare solo un pasto al giorno, trovando iniquo affrontare tale tremenda prova due volte in un giorno. Tuttavia, il giorno dopo la mia esperienza di “liberazione”, il cibo era più accettabile. Insieme con l’alimento base che consisteva in curry di pesce marcio, stufato di pesciolini mantenuti nel modo più antigienico finché non sarebbero andati a male, c’era un tegame di curry di maiale. Quel giorno anche l’abate thailandese visibilmente si ritrasse alla vista del maleodorante pesce stufato e prese un’enorme porzione di curry di maiale. Non me ne curai, ero il secondo della fila e ne restava tantissimo per me. Tuttavia, la pentola di maiale non mi arrivò mai. L’abate versò il curry di maiale rimasto in mezzo al pesce marcio stufato e mescolò il tutto dicendo che tanto si sarebbe comunque mischiato nello stomaco. Ero furibondo. Razza d’ipocrita! Se lo pensava davvero, allora perché non aveva mischiato i curry prima di servirsi. Sbirciai rabbioso dentro il tegame che lui mi porgeva: i marci maleodoranti pezzi di pesce gommoso che galleggiavano fianco a fianco col mio delizioso maiale, il mio unico pasto felice rovinato. Oh, quell’abate, ero furioso con lui! Ero pieno di rabbia! Poi, un pensiero mi colpì, come un tonfo deprimente, o meglio come un disgustoso splash nel fango: forse non ero affatto illuminato. Si presume che gli illuminati non si arrabbino. Agli arahant non interessa mangiare pesce putrido piuttosto che delizioso maiale. Dovevo ammettere di essere arrabbiato, e perciò dovevo desumere di non essere illuminato. Che delusione! Profondamente depresso, mi misi nella ciotola un mestolo di pesce marcio con maiale. Ero troppo frustrato per notare il sapore del cibo quel giorno.

Nonostante questi singhiozzi spirituali causati da indigestione dharmica (una forma di cattiva assimilazione degli insegnamenti), i miei anni successivi di bhikkhu produssero sicuramente risultati di maggiore tranquillità, chiarezza e gioia. Furono gli umili insight, le comprensioni che arrivano senza suono di fanfara, a risultare più efficaci. Il mio desiderio di diventare illuminato mi appariva ora sospettosamente affine al desiderio della mia infanzia di diventare guidatore di treno, o più tardi alla mia ambizione di diventare il primo astronauta inglese… un calciatore professionista… primo chitarrista in un complesso rock… il miglior amante del college… (è troppo imbarazzante menzionare le mie altre aspirazioni). In un certo senso voler diventare illuminato era anche più insensato. Per lo meno una qualche idea di cosa significasse guidare un treno ce l’avevo. Riguardo all’illuminazione, non ero affatto sicuro di cosa fosse! E ogni volta che avevo tentato di scoprirlo chiedendolo a uno dei monaci anziani, non avevo mai ottenuto una risposta chiara. Dunque ero lì, in un paese straniero, mangiando pesce marcio e cose anche peggiori, sopportando voraci zanzare e caldo senza fine, sforzandomi tanto e a tanto rinunciando, e per cosa? Nemmeno lo sapevo. Dunque l’unica cosa razionale da fare era rinunciare a cercare di illuminarmi finché non avessi saputo cos’era l’illuminazione! Non volevo rinunciare a essere un bhikkhu, questo l’avevo compreso e aveva un senso. Dovevo solo smettere di seguire le mie fantasie, e la mia idea di illuminazione era l’ultima fantasia.

L’altra faccia dell’insight è che raramente si pensa di essere saggi “adesso”, nel presente, perché si è sommersi dal pensiero di quanto si è stati stupidi prima. Come potevo essere stato tanto ottuso? E’ scritto in così tanti testi buddhisti ed è sottolineato da tanti bravi insegnanti, che DIVENTARE E’ SOFFERENZA, diventare qualsiasi cosa. Il Buddha, parlando chiaro come sempre, sottolineò con veemenza che non proponeva alcun divenire. Diventare è quel che fa l’Io tutto il giorno. Diventare modella l’identità. Diventare è la pelle che tiene insieme la bolla del sé. Smetti ogni diventare e l’illusione è in frantumi.

Dunque, quella fu la fine del mio sforzo di diventare illuminato. Mi concentrai invece sulla domanda riguardante CHI volesse diventare illuminato, ammesso che esistesse un qualcuno. Investigai il non-sé, che è assai più illuminante del cercare di diventare illuminati. Ma ancora le persone mi rivolgono, come ad altri bhikkhu, la domanda fondamentale: sei illuminato? Ora ho una splendida replica, che ho plagiato dal compianto Venerabile Ananda Mangala Mahanayakathera (so che non se ne curerebbe), che, da straordinario maestro qual era, diede la risposta perfetta a questa domanda:

“No, sir! – rispondeva il venerabile thera di Sri Lanka – Non sono illuminato. Ma sono in buona parte eliminato!”

° ° ° ° ° °

AJAHN Brahmavamso nasce a Londra nel 1951. Il suo primo contatto col buddhismo avviene sfogliando dei libri in una libreria di Londra quando è ancora studente. Infatti studia fisica alla Cambridge University e in quel periodo diventa membro della locale Buddhist Society e comincia a praticare la meditazione. Dopo essersi laureato col massimo dei voti, insegna fisica alle scuole superiori in Devon. Il contatto con i bhikkhu thailandesi di Londra lo ispira ad andare in Thailandia per intraprendere anche lui la vita monastica cosicché,a 23 anni, riceve l’ordinazione al Wat Sraket con Tan Chao Khun Prom Gunaphorn.

Dal 1975 studia e pratica con Ajahn Chah ed è uno dei primi residenti a Wat Pah Nanachat. Nel 1983 raggiunge il venerabile Jagaro al Bodhinyana, un monastero appena fondato a Perth, nell’Australia occidentale, dove tuttora vive, adesso come abate. Si impegna attivamente nel programma principale di strutturazione ed oggi insegna buddhismo a un uditorio vasto e vario, che va dai bambini ai prigionieri della zona.

Il venerabile Brahmavamso è noto nella comunità dei monaci occidentali per la sua erudizione nel Vinaya, il codice di condotta monastica, e il suo lavoro in questo campo è attualmente fondamentale per l’istruzione nel Vinaya degli occidentali presenti nei monasteri in Inghilterra, Svizzera, Australia e Nuova Zelanda.

del venerabile Ajahn Brahmavamso

© Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Chandra Candiani.