Appena vi manca qualcosa siete pronti a lamentarvi. Perché la constatazione di ciò che manca deve improvvisamente oscurare il vostro sguardo? Il sole sorge ogni giorno, avete la luce, l’aria, l’acqua, il cibo… Potete vedere, udire, gustare, comprendere… E avete anche la facoltà di entrare in relazione con il Creatore, con tutte le entità celesti e con gli esseri umani.
A cosa pensate al mattino davanti allo specchio?… E nel momento in cui fate scorrere l’acqua del lavabo o della doccia?… E quando vedete vostra moglie, i vostri figli, a cosa pensate? Forse direte che non avete moglie né figli. Ammettiamolo pure, ma uscendo di casa, incontrerete ben qualcuno. A cosa pensate vedendolo? Tutti gli esseri che vivono accanto a voi, come coloro che incontrate, sono lì per farvi riflettere, per affinare la vostra sensibilità. Invece di soffermarvi su quello che vi manca, imparate a rallegrarvi per tutte le inesauribili ricchezze della vita, e voi stessi diverrete più vivi.
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)
Domanda: Sappiamo che il sesso è una necessità fisica e psicologica ineludibile, ma esso sembra essere una delle cause fondamentali del caos presente nella vita privata della nostra generazione. Come possiamo affrontare questo problema?
KRISHNAMURTI: Perché qualunque cosa tocchiamo si trasforma in un problema? Abbiamo fatto di Dio un problema, dell’amore un problema, dei rapporti, della vita stessa un problema, e ora anche del sesso. Perché? Perché tutto ciò che facciamo è un problema, un orrore? Perché soffriamo? Perché il sesso è divenuto un problema? Perché ci sottoponiamo a questa vita piena di problemi, perché non mettiamo fine ai problemi? Perché non moriamo ai nostri problemi, invece di portarceli appresso giorno dopo giorno, anno dopo anno? Il sesso è certamente connesso a tutto ciò, ma l’interrogativo centrale è perché trasformiamo la vita in un problema. Il lavoro, il sesso, guadagnare soldi, pensare, sentire, avere esperienze – insomma, l’intera faccenda del vivere – perché è un problema?
Non lo è forse perché, essenzialmente, la nostra ottica è sempre limitata a un particolare punto di vista, un punto di vista fisso? Noi pensiamo sempre a partire da un centro e muovendo verso la periferia, ma per la maggior parte di noi la periferia costituisce il centro e, così, ci accostiamo a qualunque cosa in maniera superficiale. La vita, però, non è superficiale; esige che si viva completamente, e poiché noi viviamo s olo in superficie, conosciamo solo reazioni superficiali.
Qualunque cosa facciamo alla periferia finisce inevitabilmente per creare un problema, e questa è la nostra vita: viviamo in superficie e siamo contenti di vivere con tutti i problemi della superficialità. Ma i problemi esistono solo fin tanto che viviamo in superficie, alla periferia, laddove la periferia è rappresentata dall’”io” con le sue sensazioni, che può essere esternato o introiettato, può identificarsi con l’universo, con la nazione o con qualunque altra cosa inventata dalla mente.
Fin quando viviamo nel campo della mente, ci saranno sempre complicazioni e problemi; questo è tutto ciò che sappiamo. La mente è sensazione, è il risultato dell’accumularsi delle sensazioni e delle reazioni, e qualunque cosa essa sfiori, è destinata a creare infelicità e confusione, una sequenza incessante di problemi. La mente è la vera causa dei nostri problemi, la mente che lavora meccanicamente notte e giorno, consciamente e inconsciamente. La mente è qualcosa di estremamente superficiale, ma per generazioni e generazioni noi abbiamo dedicato le nostre vite – e continuiamo a dedicarle – a coltivare la mente, rendendola sempre più intelligente, più sottile, più astuta, più disonesta e imbrogliona, come è evidente in ogni nostra attività.
La natura della mente consiste proprio nell’essere disonesta, imbrogliona, incapace di affrontare la realtà, ed è questo che crea i problemi, anzi, questo è il problema.
Cosa intendiamo per “problema del sesso”? E’ l’atto, o il pensare all’atto? Di certo non è l’atto. L’atto sessuale non è un problema per voi, non più di quanto lo sia mangiare; ma, se voi pensate a mangiare, o a qualunque altra cosa per tutto il giorno, perché non avete nient’altro a cui pensare, allora diventa un problema. Il problema è, dunque, l’atto sessuale, o il fatto di pensare all’atto? Perché ci pensate? Perché date tanto peso al sesso, come evidentemente state facendo? I film, le riviste, i racconti, il modo in cui le donne si vestono, tutto contribuisce a rendere sempre più centrale il pensiero del sesso.
Perché la mente alimenta costantemente questo pensiero, perché non può fare a meno, in assoluto, di pensare al sesso? Perché? Perché il sesso è diventato un aspetto centrale della vita? Ci sono così tante cose che richiedono, che esigono la vostra attenzione, e voi siete interamente occupati dal pensiero del sesso. Cosa succede, perché le vostre menti ne sono così ossessionate?
Forse perché il sesso rappresenta un’estrema via di fuga, non è così? Un modo per dimenticare completamente se stessi. Per un momento, o meglio, in quel momento, è possibile dimenticare se stessi – e non esiste altro modo per farlo. Ogni altra cosa che fate nella vita mette l’accento sull’”io”, sul se’. Il lavoro, la religione, gli dei, i leader, le attività politiche ed economiche, gli svaghi, le attività sociali, l’iscriversi a un partito e il combatterne un altro – tutto ciò mette l’accento sull’”io” e lo rafforza. In altri termini, esiste un unico atto in cui l’accento non è posto sull’”io”, e così esso diventa un problema.
Quando una sola cosa nella vita costituisce una via di fuga estrema, una possibilità di dimenticare se stessi completamente, sia pure per una manciata di secondi, ci si aggrappa ad essa poiché quello è l’unico momento in cui si è felici. Ogni altro aspetto dell’esistenza a cui ci si accosta si tramuta in un incubo, una fonte di sofferenza e dolore, così ci si aggrappa all’unica cosa che assicura l’oblio totale di sé, che voi chiamate felicità. Ma quando vi aggrappate a quella cosa, anch’essa si tramuta in un incubo, poiché allora desiderate liberarvene, non volete esserne schiavi.
Così inventate, sempre a partire dalla mente, l’idea di castità, di celibato, e cercate allora di restare celibi, di mantenervi casti attraverso la soppressione dei desideri, tutte operazioni della mente per distaccarsi dall’atto. Ma questo significa ancora una volta mettere l’accento sull’ “io” che cerca di diventare qualcosa e, quindi, comporta nuovamente travaglio, difficoltà, sforzo, dolore.
Il sesso diventa un problema straordinariamente difficile e complesso fin tanto che non si comprende la mente che concepisce il problema. L’atto in sé non può mai essere un problema, ma il pensiero dell’atto crea il problema. L’atto è qualcosa che voi salvaguardate: conducete un’esistenza promiscua oppure assecondate i vostri desideri con il matrimonio, facendo così di vostra moglie una prostituta dietro la facciata di rispettabilità, e siete soddisfatti di lasciare le cose così come sono. Certamente il problema può essere risolto soltanto comprendendo l’intero processo e la struttura dell’”io” e del “mio”: mia moglie, mio figlio, i miei beni, lamia macchina, i miei risultati, i miei successi – fin quando non comprenderete e risolverete tutto ciò, il sesso continuerà a essere un problema. Fin quando sarete ambiziosi, in campo politico, religioso o in qualunque altro modo, fin quando metterete l’accento sul sé, il soggetto pensante, il soggetto dell’esperienza, alimentandolo di ambizioni in nome di voi stessi in quanto individui oppure nel nome del paese, del partito o di un’idea che chiamate religione – fin quando ci sarà questa attività di espansione del sé, per voi il sesso sarà sempre un problema.
Da un lato voi vi create, vi alimentate, vi espandete, dall’altro cercate di dimenticare voi stessi, di perdervi sia pure per un momento. Come è possibile conciliare le due cose? La vostra vita è una contraddizione: enfatizzare l’”io” e dimenticare l’”io”. Il sesso non è un problema, il problema è questa contraddizione nella vostra vita; e la contraddizione non può essere superata dalla mente, perché la mente stessa è una contraddizione. Solo comprendendo appieno l’intero processo della vita quotidiana è possibile comprendere la contraddizione.
L’andare al cinema e guardare le donne sullo schermo, la lettura di libri che stimolano il pensiero del sesso o di riviste con le fotografie di corpi mezzi nudi, il modo in cui guardate le donne, lo sguardo che di nascosto incontra il vostro – tutte queste cose incoraggiano la mente per vie traverse a mettere l’accento sul sé, mentre contemporaneamente cercate di essere gentili, affettuosi, teneri. Le due cose non possono coesistere. L’uomo ambizioso, spiritualmente o in altro modo, non può non avere sempre un problema, perché i problemi cessano solamente quando il se viene dimenticato, quando l’io è inesistente, e quello stato di inesistenza del sé non è un atto di volontà, non è una mera reazione. Il sesso diventa una reazione; quando la mente cerca di risolvere il problema, riesce solo a renderlo più confuso, più acuto, più doloroso.
Il problema non è l’atto, il problema è la mente che afferma di dover essere casta. La castità non è della mente. La mente può solo sopprimere le proprie attività, ma la soppressione non corrisponde alla castità. La castità non è una virtù, non può essere coltivata. Colui che coltiva l’umiltà non è certo umile; può forse chiamare il proprio orgoglio umiltà, ma di fatto è un uomo orgoglioso ed è per questo che cerca di diventare umile. L’orgoglio non può mai diventare umiltà e la castità non è un prodotto della mente – non si può diventare casti. Conoscerete la castità solo quando in voi ci sarà amore, ma l’amore non è della mente, non è un prodotto della mente.
Dunque il problema del sesso, che tormenta così tanta gente in tutto il mondo, non può essere risolto fin quando non si comprende la mente. Non possiamo smettere di pensare, ma il pensiero si estingue quando il soggetto pensante cessa di esistere, e ciò accade soltanto quando c’è una comprensione dell’intero processo. La paura insorge quando c’è una distinzione fra il soggetto pensante e il pensiero; quando non c’è alcun soggetto pensante, solo allora non c’è conflitto nel pensiero.
Ciò che è implicito non necessita di alcuno sforzo di comprensione. Il soggetto pensante si realizza attraverso il pensiero e successivamente si applica a modellare e controllare i propri pensieri oppure a farli cessare. Il soggetto pensante è un’entità fittizia, un’illusione della mente. Quando ci si rende conto che il pensiero è un dato di fatto, non c’è alcun bisogno di riflettere su di esso. Se c’è semplice consapevolezza, senza possibilità di scelta, allora ciò che è implicito nel fatto comincia a rivelarsi. E dunque il pensiero in quanto fatto cessa. Vedrete allora che i problemi che divorano i nostri cuori e le nostre menti, i problemi della nostra struttura sociale, possono essere risolti. Il sesso non sarà più un problema, avrà il posto che gli spetta, non sarà né una cosa impura, né una cosa pura. Il sesso ha un suo posto nella vita; ma quando la mente gli attribuisce una posizione predominante, allora diventa un problema. La mente attribuisce al sesso una posizione predominante perché non sa vivere senza qualche forma di felicità, e così il sesso diventa un problema; quando la mente comprende il proprio intero processo e dunque si arresta, è allora che il pensiero cessa e c’è creazione, quella creazione che rende felici. Essere in quello stato di creatività è una condizione di beatitudine, poiché è l’oblio di sé in cui non c’è nulla che sia una reazione del sé. Questa non è una risposta astratta al problema quotidiano del sesso: è l’unica risposta. La mente nega l’amore e senza amore non c’è castità; è l’assenza d’amore che rende il sesso un problema.
LA RICERCA DELLA FELICITA’. Traduzione di VINCENZO VERGIANI
Bibliografia
Krishnamurti – Viaggio nella terra senza sentieri
Così parlò Krishnamurti
La mia strada è la tua strada – Jiddu Krishnamurti
La rivoluzione interiore – Come cambiare radicalmente il mondo
![]() |
Viaggio nella terra senza sentieri
Prezzo € 8,50
|
![]() |
Prezzo € 9,00
|
![]() |
Come cambiare radicalmente il mondo
Prezzo € 9,00
|
![]() |
Prezzo € 19,00
|
![]() |
Prezzo € 9,50
|
![]() |
Liberare la mente da tutti i condizionamenti
Prezzo € 14,00
|
![]() |
La vera meditazione
Prezzo € 11,50
|
![]() |
Prezzo € 23,00
|
![]() |
Meditazioni sul vivere – Volume terzo
Prezzo € 13,00
|
Ho camminato nel mondo incontrando molte anime.
Ognuna di loro cercava da me qualcosa che ancora non aveva avuto. La cosa che invece ho capito è che non erano loro ad avermi incontrato, ma è stata la mia anima a farmele incrociare.
A tutti loro devo la mia vita . Ad ognuno di loro devo il mio cuore, perchè mi hanno insegnato il coraggio, la felicità nel nulla, ma sopratutto ho incontrato una cosa che dalle mie parti non si vede, … l’umiltà di non essere niente e la consapevolezza di far parte del tutto. (M. Maini)
Ad esempio, se ti senti scontento, cosa puoi fare? Patanjali [il più famoso esponente dello Yoga] dice di riflettere sull’opposto: se ti senti scontento, contempla la contentezza. Chiediti: cos’è la contentezza?
Porta equilibrio. Se la mente è arrabbiata, introduci la compassione. Pensa alla compassione, e subito l’energia cambierà, perché è la stessa energia; l’opposto è la stessa energia. Quando fai entrare in campo l’opposto, esso assorbe l’altro lato. C’è rabbia: contempla la compassione.
Fai una cosa: procurati una statua di Buddha, perché quella statua esprime il gesto della compassione. Quando sei arrabbiato, vai nella tua stanza, guarda il Buddha, siedi come un buddha, e prova compassione. Subito vedrai accadere dentro di te una trasformazione: la rabbia cambia, l’eccitazione scompare… nasce la compassione. Non è un’energia diversa; è la stessa energia della rabbia che cambia la sua qualità e raggiunge un livello più elevato. Prova.
Non è repressione, ricordalo. La gente mi chiede: “Patanjali sta reprimendo? Se sono arrabbiato, e penso alla compassione, non sarà una repressione?”. No, si tratta di sublimazione, non di repressione. Se sei arrabbiato e reprimi la rabbia senza pensare alla compassione, quella è repressione. Continui a tenerla sotto controllo, sorridi e agisci come se non fossi arrabbiato – ma la rabbia è lì che bolle, pronta a esplodere. Quella è repressione. No, non stiamo reprimendo nulla, e non stiamo fabbricando un sorriso o qualcosa del genere; stiamo cambiando la polarità interna.
È il polo opposto, l’altro estremo. Se provi odio, pensa all’amore. Se senti desiderio, pensa all’assenza di desiderio e al silenzio che l’accompagna. In ogni caso, introduci l’opposto, e osserva cosa accade dentro di te. Una volta che hai scoperto il ‘trucco’, sei diventato un maestro. Ora hai la chiave: in qualsiasi momento la rabbia può essere trasformata in compassione, l’odio in amore, la tristezza in estasi. La sofferenza può diventare beatitudine, perché la sofferenza ha la stessa energia della beatitudine – non è un’energia diversa. Devi solo sapere come canalizzarla.
Non c’è repressione, perché tutta l’energia della rabbia diventa compassione – non resta nulla da reprimere. Nella compassione, in realtà, viene espressa.
Esistono due modi d’espressione. Ora in Occidente è diventata molto importante la catarsi. I gruppi di Encounter e di Primal credono nella catarsi. Anch’io ho creato un metodo catartico con la mia Meditazione Dinamica, perché la gente ha perso la chiave per la sublimazione. Patanjali non parla affatto di catarsi. Come mai? La gente ai suoi tempi aveva la chiave, conosceva il ‘trucco’. Sapevano come sublimare. Tu te ne sei dimenticato, quindi devo insegnarti la catarsi.
C’è rabbia e questa rabbia può essere trasformata in compassione, ma tu non hai idea di come fare. Non è un’arte che si può imparare, è un ‘trucco’. Puoi imparare solo facendolo – non c’è altro modo. È come quando nuoti: devi nuotare, e sbagliare, e a volte rischiare. A volte ti sentirai perso; penserai che la tua vita sia in pericolo, che stai annegando. Devi passare attraverso tutti questi momenti, e così impari il trucco, sai di che si tratta. Nuotare è semplicissimo.
Hai mai notato? Ci sono alcune cose che impari e non puoi dimenticare: nuotare è una di queste. Tutto il resto puoi imparare, e puoi anche dimenticare. A scuola hai imparato mille cose; ora le hai dimenticate tutte. L’intero sistema scolastico sembra essere un grosso spreco. La gente impara, ma poi non ricorda nulla. Fai gli esami… e poi basta, poi non ti ricordi più di nulla. Ma non puoi dimenticarti come nuotare. Se per cinquant’anni non sei più andato al fiume e un giorno di colpo vieni gettato dentro, nuoterai bene come prima – non avrai nemmeno un momento di esitazione su cosa fare. Perché accade questo? Perché è un ‘trucco’. Non puoi dimenticarlo. Non è qualcosa che impari, non è un’arte. Ciò che impari – l’arte – può essere dimenticata, ma un trucco? Un trucco è qualcosa che va in profondità nel tuo essere e diventa parte di te. La sublimazione è un trucco.
Patanjali non parla mai di catarsi. Io devo farlo per via di come sei tu. Ma quando comprendi, e sei in grado di sublimare, la catarsi non serve più, perché essa è, in un certo senso, uno spreco d’energia. Sfortunatamente, in questo momento non c’è nulla da fare. E se hai represso per tanti secoli, la sublimazione può apparirti come repressione, quindi la catarsi sembra essere l’unica possibilità. Prima devi trovare un po’ di sollievo, alleggerirti – devi scaricarti dai tuoi fardelli – e poi ti si potrà insegnare l’arte della sublimazione.
Sublimazione vuol dire usare l’energia in modo più elevato – la stessa energia viene usata con una qualità diversa. Ma tu prova. Alcuni hanno fatto la Meditazione Dinamica per lunghi periodi di tempo. Puoi provare: la prossima volta che provi rabbia o tristezza, siediti in silenzio e lascia che la tristezza si sposti verso la felicità – aiutala, dalle una spintarella. Non fare troppo e non avere fretta, perché la tristezza all’inizio sarà riluttante a muoversi verso la felicità. Per secoli, per molte vite, non le hai permesso di muoversi in questa direzione – sarà riluttante
È come un cavallo che vuoi costringere a prendere una nuova strada, una che non ha mai percorso prima – sarà riluttante. Cercherà di imboccare la vecchia strada, il solco che conosce già. Lo dovrai convincere, sedurre, a poco a poco. Di’ alla tristezza: “Non temere. È magnifico! Vieni da questa parte. Puoi diventare felicità, non c’è nulla di male in questo è non è impossibile”.
Persuadi la tristezza, parlale, e un giorno all’improvviso scoprirai che la tristezza si è spostata in un nuovo canale: è diventata felicità.
Bibliografia
La vita è un dono – Osho
Giusto o sbagliato – Osho
E’ da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, Nirodh è pieno di creatività. All’età di 28 anni gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. I primi sintomi della malattia si manifestarono sul suo viso. Nell’intervista che segue ci racconta come un handicap può essere vissuto e superato al proprio interno.
E’ da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, il 52enne Nirodh è pieno di creatività. Insieme alla sua compagna, Ushma, ha fondato e dirige l’Osho Arihant Meditation and Creative Arts Center di Varazze, in Italia. Musicoterapista ed etnomusicologo, è anche direttore della società di servizi musicali e multimediali “Nostudio”.
Dopo due anni dal matrimonio, all’età di 28 anni e con un figlio che non aveva ancora compiuto un anno, a Nirodh viene diagnosticata la distrofia muscolare. Una malattia degenerativa, di origini genetiche (anche sua sorella ne è affetta), per la quale non si conoscono cure efficaci. I primi sintomi della malattia si manifestano sul suo viso. Nirodh non può sorridere, ridere, corrugare la fronte o lasciarsi andare a qualsiasi altra delle tante espressioni facciali di cui si serve la maggior parte delle persone per manifestare le proprie emozioni e per comunicare con gli altri.
Dopo essersi dedicato alla meditazione per 30 anni, Nirodh decide di organizzare seminari per persone disabili. Tema dei seminari: “Come la meditazione può trasformare uno stile di vita delimitato da confini sempre più ristretti in un’opportunità per espandere illimitatamente la propria crescita interiore”. Nell’intervista che segue, Nirodh spiega alcuni aspetti della sua esperienza e offre suggerimenti a chi si trova in una situazione simile alla sua.
Per una persona che ha un handicap fisico, come una paralisi per esempio, diventa quasi naturale spostare lo sguardo all’interno di se stesso, poiché il ballo, per esempio, e altri movimenti diventano attività impossibili. Così questa persona può diventare un “osservatore”, che poi è l’essenza della meditazione. Quando la vita ti obbliga a confrontarti con la caducità del tuo corpo e i suoi limiti, il fatto che tu ti focalizzi sulla tua interiorità è una sorta di compensazione, quasi naturale.
- Maneesha James: Cosa intendi per “osservare?
- Per me, osservare significa sedermi all’interno di me stesso, come se fossi di fronte a un lago molto tranquillo, piatto. senza che alcun sasso venga gettato dentro. A questo punto posso vedere molto più chiaramente cosa sta succedendo nella realtà.
Se, invece, ti fai prendere dalla rabbia, per esempio, allora il lago diventa agitato e tu non riesci a vedere niente. E a quel punto, poiché non sei in grado di guardare serenamente, l’acqua ti travolge.
L’osservare non accade nello spazio del pensiero ma in quello del non-pensiero, perché se tu pensi, ti muovi. Può essere un movimento appena percettibile, ma si tratta sempre di un movimento; è un’increspatura sulla superficie di quel lago interiore.
- Maneesha James: Come tutto ciò può aiutare, particolarmente in caso di malattia?
- Aiutandoti a renderti conto che la tua testimonianza non è malata; è solo il tuo corpo ad esserlo. Se commettiamo l’errore di pensare che la testimonianza è malata, siamo veramente malati!
Inoltre non dovremmo lasciarci andare al pensiero che se non possiamo fare yoga, o ballare o se non possiamo fare qualsiasi altra cosa, significa che non possiamo realizzarci, perché la realizzazione di noi stessi non è legata esclusivamente al corpo. Il corpo non è un parte intrinseca della crescita interiore. Al contrario, e questo vale per tutti ad un certo punto della vita, dobbiamo renderci conto dei limiti del nostro corpo. La nostra testimonianza è come la musica su un CD. La musica non è il CD di plastica. La musica è l’essenza del CD.
- Maneesha James: E per coloro che sono disabili ma che non sanno niente di meditazione e di come osservare.?
- Essere malato ti costringe a entrare nella tua interiorità, ma se non lo fai seguendo una prospettiva meditativa, entri nella mente e nella sua disperazione. Per esempio, mi capita di incontrare persone disabili che sono molto arrabbiate con la vita e con tutto ciò che è legato ad essa, inclusi gli altri esseri umani. Possono usare la loro malattia anche per manipolare gli altri. Per esempio, quando c’è una discussione, sanno che alla fine vinceranno perché possono tirar fuori il loro asso nella manica, ossia “Ho ragione perché sono malato”. Questo atteggiamento funziona quando si gioca sul senso di colpa e di imbarazzo degli altri. E’ una forma di potere.
Può accadere che utilizzino la loro malattia per punire gli altri. Fanno sentire gli altri in difetto perché non si prendono cura di loro, non li aiutano a sopportare il dolore e così via. Quindi, ripeto, possono creare un senso di colpa in coloro che si prendono cura di loro. Alcuni utilizzano la loro malattia, altri la rinnegano. Maneesha James: Quali risvolti ha, a livello personale, il fatto di non poter contare sulla propria indipendenza? Essere indipendente non significa essere un’isola e sentire che non hai bisogno di niente da nessuno; significa condividere, senza dipendenza reciproca, ma con amore. Può succedere che la persona disabile sia di aiuto agli altri. Gli altri possono aiutarla con il corpo e può succedere che la persona disabile possa aiutare loro psicologicamente. L’importante è che non sia uno scambio a direzione univoca.
- Maneesha James: Che tipo di atteggiamento hai verso il tuo corpo? Come ti senti, per esempio, quando non ti permette di fare qualcosa che vuoi fare?
- Prima che scoprissi di avere questa malattia, la mia vita era molto intensa. Come molte menti artistiche ero anche piuttosto auto-distruttivo. Paradossalmente, la mia malattia mi ha portato ad abbandonare questo atteggiamento e mi ha obbligato a prestare attenzione al mio corpo. Quello che mi è successo mi ha fatto tornare coi piedi per terra perché, fino ad allora, avevo seguito idee, obiettivi, mettendoci tutta la mia energia – e dimenticandomi di avere un corpo.
Il lento processo di una malattia progressiva offre una buona opportunità per osservare la mente – perché osservare è qualcosa che devi imparare, un processo a cui devi essere continuamente richiamato. E’ qualcosa che tutti noi – non solo chi soffre di una malattia – dimentichiamo e osservare il proprio corpo può essere una buona base per osservare anche tutti gli altri aspetti del nostro sistema persona.
Un’altra opportunità che mi si è presentata, attraverso il corpo, è avere tempo per utilizzare me stesso non per una vita molto dinamica, ma per una grande espansione interiore – come per esempio la creatività.
- Maneesha James: Con la tua compagna, Ushma, hai creato più di 11 CD per la meditazione e circa 27 CD musicali, tutti reperibili in Italia e negli USA, vero?
- Sì. Per 15 anni ho anche condotto delle ricerche sul suono e la mente, lavorando simultaneamente su questo tema: mi trovavo sul Lago di Como, presso un istituto statale per persone psicotiche. Studiando le onde prodotte dalle frasi, apparentemente senza senso, pronunciate da persone affette da turbe psichiche, ho scoperto che, in realtà, c’è un modulo, un ritmo e un significato in ciò che esprimono. Questa scoperta ha rappresentato la base per una pubblicazione.
- Maneesha James: Tutte le persone disabili hanno il potenziale per essere così creative?
- Sì, ma prima di esplorare la loro creatività, devono acquisire la consapevolezza dei limiti della loro malattia e della libertà di cui dispongono. Se si lasciano cadere nelle trappole della mente – lamentandosi o lasciandosi andare alla disperazione – perdono un’opportunità perchè, al di là di cosa facciano o non facciano, devono comunque vivere!
- Maneesha James: Quali sono i metodi utili per la meditazione, quando la capacità di muoversi è limitata?
- Non esiste una situazione ideale per la meditazione; ognuno può iniziare da dove vuole.
Tutte le tecniche che richiedono la partecipazione del corpo possono essere utilizzate in modo limitato, quindi chiunque dovrebbe essere consapevole dei limiti del proprio corpo e muovere ciò che può. Se puoi muovere solo il collo, per esempio, puoi visualizzare nella tua sfera immaginativa di ballare molto liberamente. Immaginare di riuscire a muoverti in piena libertà può procurarti un pò di felicità. Emettere suoni senza senso è una buona tecnica per schiarirsi la mente perchè permette di scaricare, in modo del tutto naturale, ciò di cui devi liberarti. La considero una tecnica che richiede molto coraggio perchè nella tua voce c’è molto della tua personalità e inizi ad essere un individuo quando inizi a usare la tua voce. Se una persona disabile utilizza questa tecnica insieme ad altri, passa dalla sfera della solitudine alla sfera della condivisione.
- Maneesha James: Come va affrontato il dolore?
- Quando abbiamo un dolore molto forte, dovremmo ricorrere alla medicina perchè non possiamo alleviarlo con l’aiuto della mente o delle emozioni; si tratta di un disturbo. Il corpo fisico sta inviando un messaggio. Ovviamente è importante, prima di tutto, cercare di evitare quel dolore, se puoi, per esempio evitando quei movimenti che sai già che ti procureranno dolore.
C’è una meditazione descritta da Osho – per entrare nel dolore. Il dolore inizia a dissolversi quando inizia a espandersi da un punto in cui era concentrato, diminuendo così di intensità. Non cercare di sfuggire al dolore ma ascoltalo più in profondità; parlagli. A quel punto puoi capire quanta parte di questo dolore sia frutto della tua mente e quanta parte sia effettivamente fisica.
La nostra idea mentale del dolore può renderlo più acuto. Di solito la mente inizia a farne un dramma; ciò porta a disperdere la propria energia e a far aumentare, di conseguenza, il dolore stesso.
- Maneesha James: Come reagisci quando le persone che ti incontrano per la prima volta rimangono stupite o addirittura impressionate e forse anche imbarazzate?
- Se sei un tipo infelice, trasmetti tale energia e le persone la assorbono. Se, invece, riesci a ridere di te stesso ed essere gioioso. non succede che gli altri sentano il mio dolore – il dolore è un problema mio – ma gli altri possono vedere che sono felice così come sono. Ciò non significa che a me piaccia essere una persona disabile; non è piacevole essere malati.
Ma è bello essere felici perchè ho scoperto, nella mia condizione, qualcosa per cui essere felice. Le persone mi parlano delle loro sofferenze psicologiche. Può darsi che ciò accada perchè vengono attirate da me a farlo – percepiscono che sono una persona che ha affrontato una grande sfida.
Potrebbero pensare che se io riesco ad essere felice così come sono, forse la loro situazione non è poi così tanto grave. Il mio suggerimento ai portatori di handicap è: non permettete che tutta la vostra vita ruoti attorno alla vostra malattia. Usate il vostro handicap per espandervi. Le persone monopolizzano la situazione con la loro malattia e questa è un’altra strategia di potere.
C’è altro nella vita! C’è l’essenza, la meditazione, l’osservazione. sì il tuo corpo scomparirà quando avrai 80 anni o giù di lì, quindi certamente il corpo è importante – ma non è tutta la tua vita. Altrimenti, finirebbe per essere un disastro. E a me non piace essere negativo.
- Maneesha James: Non provi alcun risentimento ad essere un portatore di handicap?
- E’ molto importante essere capace di perdonare la madre o il padre che ti hanno trasmesso la malattia, perdonare la società e te stesso. Inoltre non devi colpevolizzare nessuno perchè tutti fanno del loro meglio ma, al contrario, devi usare la situazione in cui ti trovi per tuffarti nell’amore e nella consapevolezza. Non è piacevole confrontarti con la società perchè ti fa sentire anormale.
Ovviamente non puoi cambiare la società. Vedi persone che fanno cose che tu non puoi fare. E’ molto pesante da sopportare. Ciò fa parte del perdono che devi concedere a te stesso. Infine dobbiamo essere responsabili di ciò che siamo – dobbiamo accettarlo. Se abbiamo un problema, non dobbiamo crearne un altro!
Puoi essere connesso alla vita in qualsiasi luogo; l’energia non è concentrata maggiormente in un luogo piuttosto che in un altro. Se riusciamo a fare nostra questa percezione, allora ogni cosa assume una sua personalità e possiamo interagire con qualsiasi cosa – per esempio, una pianta in un vaso. E’ viva; necessita di cure e ogni giorno che passa puoi osservare i suoi cambiamenti. Persino i sassi, se li guardi da questa prospettiva, ti parlano dell’esistenza.
Puoi esprimere la tua creatività abbellendo la tua stanza. Puoi decidere di dipingere le pareti di un nuovo colore, di installare un impianto hi-fi, di utilizzare fragranze profumate, insomma di renderla più confortevole in tanti modi diversi.
Non è necessario cercare un posto esterno ideale perchè puoi dimenticarti di te stesso in qualsiasi posto! Questa verità vale per tutti, e soprattutto per coloro che possono muoversi solo molto lentamente e con l’aiuto degli altri.
Di solito le persone senza handicap fisici non prestano alcuna attenzione a ciò che fanno perchè le normali attività quotidiane sono del tutto naturali per loro, ma per le persone disabili, invece, queste attività assumono una grande importanza. Per loro, piccoli eventi o semplici azioni possono rappresentare un problema grande quanto l’Himalaya.
A volte ci troviamo in un posto che ci sembra brutto, ma dentro di noi c’è uno spazio bello a cui non tutti possono accedere. Coloro che utilizzano una porta convenzionale che promette l’accesso alla felicità potrebbero, prima o poi, scoprire che in realtà non è così. Dipende da noi – da come utilizziamo le situazioni. Il senso di pienezza e il senso di felicità non sono cose pre-confezionate.
(di Maneesha James) tratto da Lista Sadhana
Nirodh Fortini – Bibliografia