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Dio

10 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Claudia Catani
Dio
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Dialogo su Dio tra Claudia Catani ed Andrea Pangos

Perché da sempre gli esseri umani cercano Dio, a volte lo trovano, si rivolgono comunque a Lui?

La ricerca di Dio inteso come Amore è una ricerca spontanea. L’Amore esprime costantemente se stesso. Quando questo manifestarsi viene distorto a causa di emozioni, pensieri e altri fenomeni disarmonizzanti si produce sofferenza. A un certo punto, soprattutto per liberarsi dalla sofferenza, alcuni iniziano a cercare la Felicità, che è un modo diverso di definire Dio manifesto come Amore. In alcuni la ricerca della Felicità prevale come motivazione sulla fuga dalla sofferenza, ma si tratta comunque di un liberarsi dalla sofferenza. Finché non si Ama c’è sofferenza. Cercare Dio perché attratti più dal bisogno di Amore che dal fuggire dalla sofferenza, produce solitamente risultati migliori perché ci si focalizza maggiormente su un fenomeno positivo. Il solo pensare alla sofferenza può generare sofferenza e incastrare sempre più nel circolo vizioso dell’afflizione.

La ricerca di Dio immanifesto è, invece, solitamente successiva alla ricerca di Dio manifesto come Amore, anche perché cercare e conoscere un’esperienza è molto più diretto che cercare lo stato senza esperienza Origine di ogni sperimentazione.

 

Dov’è Dio?

Dipende da cosa si intende con la parola Dio. L’Origine, Dio immanifesto, è senza spazio. Dunque, non è da nessuna parte. Questo non significa che non esiste, anzi: è l’unica Realtà. L’Esistenza chiamata Dio immanifesto è l’Esistenza senza tempo: lo spazio è inscindibile dall’esperienza di esserci, la quale è invece sconosciuta a Dio non manifesto

 

Quando parli di Dio come Origine, Dio immanifesto, intendi “laddove” non è ancora manifestato l’aspetto di Dio definibile?

In quanto Origine del tempo-spazio, Dio Immanifesto precede ogni dove e quando. Li precede non in termini di spazio e tempo, ma di loro assenza e in quanto loro Origine.

Se invece come Dio intendiamo Dio manifesto come Amore, allora Dio si trova dove c’è Amore. Il concetto di Dio può essere utilizzato anche per indicare l’intera manifestazione, nonché la totalità composta dall’Origine e dalla manifestazione. Va comunque considerato che tutto ciò che viene percepito come manifesto fa parte del potenziale insito nell’Origine, che si manifesta. In questo senso, l’Origine è la totalità di per sé.

La parola Dio può essere utilizzata in vari modi. Andrebbe usata in modo illuminante: in funzione dell’Amore e della scoperta della sua Origine.

 

Dio immanifesto precede anche l’Amore?

Sì. L’Amore, cioè la Beatitudine, è un’esperienza, mentre l’Origine è uno stato non esperienziale. Alcuni insegnamenti definiscono la Beatitudine  come esistenza non manifesta, perché esiste a prescindere dall’esperienza chiamata universo. La Beatitudine è immanifesta rispetto all’esperienza mondo, che esiste grazie all’esprimersi della Beatitudine attraverso l’attività sensoriale, ma è manifesta rispetto all’Origine.

Dio senza forma è Dio immanifesto. L’esperienza è di per sé una forma. La Beatitudine è una forma esperienziale, che può essere non oggettuale e grazie alla quale possono apparire anche gli oggetti.

 

L’universo si basa quindi sull’Amore?

L’esperienza universo si basa sull’esperienza Amore, che è l’esperienza primaria. L’Amore è il sostrato dell’universo. Quando l’Amore permea l’intero campo esperienziale, l’Amore non è soltanto la base dell’universo. Allora l’intero universo è percepito come Amore.

 

E dunque quale sarebbe la giusta definizione di Beatitudine: Dio manifesto?

Dio manifesto può essere definito anche come Beatitudine, semplicemente la Beatitudine è Dio manifesto inteso come Beatitudine. Non c’è nulla di sbagliato nel definirlo così.

Definire la Beatitudine come Origine, stato non manifesto e unica Realtà, come fanno alcuni, è limitante. Può arrestare la ricerca alla manifestazione, mentre bisognerebbe scoprire la sua Origine come unica Realtà e la Beatitudine come illusione primaria, come inizio di maya. La Beatitudine è un’esperienza, mentre scoprire Dio immanifesto significa consapevolizzare il senza esperienza Origine di ogni esperienza. La ricerca dello stato non esperienziale permette una maggior trasformazione della mente, quindi maggior facilità a produrre Beatitudine.

 

Prima hai definito Dio manifesto anche come Amore. Dunque l’Amore è eterno, senza tempo?

L’Eterno è senza tempo e senza esperienza, non la totalità del tempo e delle esperienze. L’Eterno è l’Infinito, senza fine perché senza inizio. Ogni inizio esige il tempo e l’inizio del tempo è anche la fine dello stesso. Osservando dalla prospettiva di questo momento, l’inizio del tempo rappresenta anche la sua fine. In quanto esperienza, l’Amore è inscindibile dal tempo, senza il quale non ci può essere esperienza. L’Amore è il presente pienamente e puramente presente a se stesso. Dio immanifesto è l’Eterno, l’Infinito, il senza tempo. Quindi è anche senza presente.

Alcuni confondono il presente con il senza tempo. Abituati a immaginare che il tempo scorra dal passato verso il futuro, quando con il quietarsi della mente si arresta questa esperienza migratoria, pensano che l’assenza di flusso dal passato verso il futuro sia il senza tempo. Si tratta invece del presente sperimentato nella sua purezza, come Amore, senza percezione di separazione in passato, presente e futuro. Come detto, il senza tempo è anche senza presente: il presente è un’esperienza, il senza tempo è senza esperienza.

Per molti la presenza integrale ora-qua è il punto di arrivo, mentre dovrebbe essere anche al soglia per giungere alla scoperta dell’Origine del presente.

 

Quindi se di Dio immanifesto non si può fare esperienza, perché è senza tempo e senza presente, cosa significa conoscere Dio immanifesto?

Significa consapevolizzare l’esistenza di un Qualcosa che non è sperimentabile e che è l’Origine di ogni esperienza e della manifestazione intera. La misura in cui si è conosciuto Dio immanifesto non è una questione di concettualità, ma di Pace che deriva dalla consapevolezza che ogni esperienza è irReale, che soltanto l’Origine è Reale e che questa Origine è la Reale Identità: Ciò che si è Realmente, come Dio immanifesto, non come individuo o come Amore.

 

Come può avvenire questa consapevolizzazione, visto che non si tratta di conoscere qualcosa direttamente, tramite l’esperienza?

Immergendosi profondamente in sé si disattiva l’attività sensoriale e scompare l’esperienza chiamata mondo, prodotta dall’attività sensoriale stessa. Rimane la pura esperienza di esserci, l’Amore, la Beatitudine o come si vuole chiamare la pura esperienza primaria. A un certo punto, la pura esperienza di esserci diventa talmente densa, profonda e immobile, senza esperienza né di separazione né di differenziazione tra conoscitore e conosciuto, che scompare anche la stessa pura esperienza di esserci ed emerge l’Estinzione, che è appunto l’Estinzione della pura esperienza di esserci. Durante l’Estinzione non si può constatare nulla, nemmeno l’Estinzione stessa, perché non c’è conoscenza di esserci, né concettuale né esperienziale. Riemersa l’esperienza di esserci si può constatare che prima c’era uno stato che non ha prodotto nessuna impressione, nessun ricordo, durante il quale non c’era esperienza di esserci, ma c’era un qualcosa di indefinibile, un’Esistenza che permane comunque, a prescindere dalle esperienze, dal tempo, dal mondo, dall’Amore. Può così maturare la certezza che l’Esistenza senza né tempo né esperenza  è il Sé Reale, Ciò che si è in quanto Origine.

Questo processo di dissolvimento e ricomparsa dell’esperienza materiale ed energetica può avvenire sia durante la meditazione appartata con gli occhi chiusi, sia durante le attività quotidiane con gli occhi aperti. In quest’ultimo caso, quando l’immergersi in sé è graduale, si nota la dissoluzione dell’esperienza chiamata mondo. La forma del mondo inizia a sgranarsi, diventa meno tangibile e inizia ad apparire una specie di nebbiolina energetica che avvolge la materia e la fa scomparire e poi scompare lo stesso piano energetico. Poi, terminata l’Estinzione, riappare e allora si può avere la sensazione come se mancassero alcuni fotogrammi dello svolgersi delle dinamiche spaziotemporali.

 

 

Perché è così difficile trovare Dio immanifesto?

Trovare Dio immanifesto è difficile anche perché è già arduo cercarlo. Molti non iniziano neppure l’indagine su Dio immanifesto. La ricerca dell’Origine esige anche la capacità di comprendere che l’Origine della consapevolezza di esserci è senza consapevolezza di sé, che può sembrare un paradosso.

Attualmente questo tipo di ricerca è destinato a pochi, anche perché oltre la via dell’Amore esige anche la via della Conoscenza, specificatamente la via della Conoscenza suprema, perché relativa al Supremo, al non manifesto. La maggioranza dei ricercatori cerca l’Amore senza indagare profondamente sulla sua Origine, anche a causa degli insegnamenti che si fermano all’Amore, Beatitudine. Inoltre, la ricerca di Dio immanifesto esige un doppio trascendimento. La ricerca dell’Amore implica il tendere a superare l’attaccamento al corpo, alle emozioni e ai pensieri. Cercare Dio immanifesto significa, invece, anche tendere a liberarsi dall’attaccamento alla pura esperienza di esserci, al puro io sono, all’Amore stesso. è dura da digerire che la pura esperienza di esserci, definibile come pure io sono, non è reale e che soltanto la sua Origine è Reale.

 

Dunque il concetto cartesiano: cogito ergo sum, penso dunque sono, non è valido. Oppure potrebbe essere interpretato: sono quello che penso?

è valido limitatamente al fatto che per pensare bisogna esserci, ma noi ci siamo anche senza pensare. La nostra Identità esperienziale è l’Amore,  il puro essere che esiste a prescindere dai pensieri. L’Identità Reale esiste invece anche a prescindere dal puro essere, è l’Origine senza esperienza.

Alcuni danno molto peso al concetto penso dunque sono. Molti la ritengono una grande verità, un concetto fondamentale. Invece, indicando soltanto parzialmente l’esistenza è molto limitante, anche perché può far immaginare che più si pensa più si è, mentre per essere veramente bisogna liberarsi dai pensieri superflui.

Pensare di essere quello che si pensa di essere fa parte dell’immaginarsi. Ciò che si è non può essere spiegato, ogni spiegazione è soltanto un segmento della mente. Constatare sono Amore quando si Ama, è una constatazione veritiera riguardo a se stessi Amore, ma non rappresenta certamente il Sé esperienziale, né tanto meno quello Reale.

La massima sono quello che penso andrebbe intesa come: ciò che penso influisce sul determinare le caratteristiche del mio essere. Non si può essere ciò che si pensa, ogni idea è soltanto una minima parte del nostro esserci. Pensare penso di essere può essere un modo di fuorviarsi. Molti immaginano di pensare, ma sono pensati, nel senso che i pensieri si costituiscono in loro senza alcun controllo. Il pensare consapevole esige anche la capacità di non pensare,  la capacità di osservare i pensieri e di interrompere il flusso concettuale.

Penso oppure i pensieri scaturiscono in me senza alcun controllo? Esiste un soggetto che pensa oppure ci sono dei pensieri che vengono attribuiti al soggetto io, il quale è un’insieme di idee riguardo a se stessi? Se esiste veramente un soggetto che pensa, chi è, dove si trova? Cercare qualitativamente le risposte a queste domande è un ottimo modo per trasformarsi da pensati a liberi pensatori.

 

Amo dunque sono?

Sì, l’Amore è il puro essere. Amo dunque sono puro essere, senza il quale non ci può essere alcuna esperienza, quindi nemmeno alcun pensiero. I pensieri sono anche modi di fare esperienza di parti noi stessi, cioè dei pensieri,  attraverso le definizioni.

 

Perché nelle antiche tradizioni Dio è inteso come padre e madre?

A prescindere dai concetti delle tradizioni, Dio immanifesto può essere visto come padre o madre perché in quanto Origine della manifestazione può essere considerato anche come suo genitore. Simile discorso vale per Dio inteso come Amore. In quanto esperienza primaria, l’Amore contiene il potenziale di tutte le altre esperienze: sviluppo del tempo e dello spazio, universo e tutto ciò che è percepibile, cioè producibile dalla percezione. L’Amore può quindi essere visto come padre o madre di ogni cosa. Ad ogni modo, sia nel caso dell’Origine che nel caso dell’Amore, associare un sesso alla parola Dio può essere fuorviante. L’Origine e l’Amore sono senza sesso.

 

 

Spesso durante la maturazione spirituale si intende un percorso del tipo: cerco Dio fuori di me, cerco Dio in me, trovo Dio-me.Tu cosa intendi?

Il concetto di cercare Dio in se stessi è utile per invertire la direzione della ricerca, dal cercarlo fuori di noi a cercarlo in noi, ma può fuorviare. Essendo senza luogo, Dio immanifesto non è né in noi né fuori di noi e nemmeno in lui stesso. In quanto Origine, si è Dio immanifesto stesso. Chiaramente non come individui. Pensare che l’affermazione io sono Dio sia riferita a se stessi individuo significa fuorviarsi, nutrire l’identità immaginata e rischiare il delirio di onnipotenza. L’Onnipotenza esperienziale è della lucidità chiamata Amore, non certo dell’abbaglio io individuo sono Dio. Immaginare di essere Dio come individuo significa fantasticare di essere ciò che non si può essere in nessun caso, mai.

Dio inteso come Amore non è né in noi né fuori di noi. Noi siamo Dio Amore in ogni parte di noi dove produciamo Amore. L’Amore è un’esperienza prodotta dal processo di individualizzazione che siamo come individuo. Più Amore produciamo più siamo Dio Amore stesso. Le idee cerco Dio in me o cerco Dio fuori di me andrebbero sostituite con cerco me stesso Dio Amore e cerco me stesso Dio Origine dell’Amore.

 

Puoi approfondire il significato del processo di individualizzazione come integrazione dell’Amore e di Dio?

Come ho affermato detto poco fa, l’Amore è prodotto dall’individualizzazione. Senza vita non ci può essere Amore, l’Origine precede l’Amore. L’individuo può però produrre Amore come unica esperienza soltanto quando non non si identifica con esperienze diverse dall’Amore, perché non le produce. Quando c’è Amore non c’è identificazione con il corpo, le emozioni e i pensieri perché il corpo è sperimentato come Amore, le emozioni non ci sono e i pensieri, se ci sono, sono in armonia con l’Amore. Allora l’esperienza Divina e umana sono la stessa: Beatitudine, Amore.

 

Perciò l’Amore nella sua forma pura, Divina, non ha niente a che vedere con il sentimentalismo e le comuni emotività con le quali viene comunemente caratterizzato?

L’Amore non può essere impuro, non può essere diverso da sé pura esperienza di esserci. Se proprio si vuole parlare di qualità dell’Amore, anche perché l’Amore integrato nella pratica vita quotidiana esige il pensiero, si può classificare l’Amore in Amore senza pensieri e Amore con pensieri. L’Amore senza pensieri è la pura conoscenza o esperienza di esserci, senza esperienza di diversità tra conoscitore e conosciuto, amante e amato. L’Amore con pensieri produce invece inevitabilmente una minima esperienza di diversità tra conoscitore e conosciuto, amante e amato, mantenendo comunque l’esperienza di Unità. L’Amore non percepisce, cioè produce, separazione.

L’Amore Divino non è diverso da quello umano, dalla pura esperienza di esserci. L’Amore Divino è diverso dall’Amore umano quando le emozioni positive e l’affettività sono intesi come Amore o parte dell’Amare, ma si tratta di una prospettiva fuorviante. Le emozioni non fanno parte dell’Amore, che è l’esperienza primaria dalla quale derivano anche le esperienze definite emozioni. L’idea che l’Amore sia emozionale e sentimentale è una delle ragioni principali dei problemi nei rapporti e nell’educazione. Solo un rapporto basato sull’Amore può essere un rapporto d’Amore. Soltanto un’educazione fondata sull’Amore e libera da sentimentalismo, sensi di colpa, emozioni negative può essere veramente educativa. L’Amore è lo scopo dell’educazione vera, che corrisponde alla maturazione delle verità interiori. Soltanto chi Ama può educare, cioè favorire l’emersione dell’Amore in altri, aiutarli a manifestare la pura Conoscenza in essere, a esserla. Pura Conoscenza di cui ogni altro sapere è un minimo segmento espressivo, compreso l’universo inteso come conoscenza.

 

Mi daresti ancora una definizione, il più concisa possibile, se possibile, di Dio?

Certo, è molto semplice. Dio immanifesto è indefinibile, l’Amore è Dio manifesto nella sua forma esperienziale primaria. Queste definizioni non sono chiaramente Dio e andrebbero usate per scoprire la Verità Amore, che è senza parola, e la Realtà Origine, al di là di ogni parola, ma anche di ogni esperienza. Le verità concettuali possono indicare la Verità e la Realtà, non  esserle.

1 marzo, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Dio
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Dio non vuole nulla da nessuno – Andrea Pangos


Dio non vuole nulla da nessuno

Uno dei concetti più devianti sulla sofferenza è l’idea che la sofferenza di qualcuno sia una conseguenza della cosiddetta volontà di Dio. Se fosse veramente così, Dio sarebbe sadico.
Tra l’altro, Dio non vuole e nemmeno può volere (niente da nessuno):
- in quanto Consapevolezza senza esperienza di Sé o altro, Dio Immanifesto non ha percezione di nessuno, nemmeno di Sé.
- ogni volere implica (la volontà di) un cambiamento, che esige il tempo.

Dio manifesto, inteso come Amore, non può cambiare, è destinato a rimanere Amore. Dio Immanifesto è (il) Senzatempo.
- il volere è inscindibile dal pensiero e Dio (sia Immanifesto sia manifesto come Amore) non pensa.
- affermare che Dio vuole qualcosa significa asserire che è Imperfetto, mentre Dio Immanifesto è Perfezione Assoluta(Una perfezione non spiegabile e non sperimentabile),
Origine della perfezione relativa (sperimentabile) che è la Felicità, che può essere definita come Dio manifesto.

Quanti tra coloro che parlano di volontà di Dio, si sono chiesti in modo illuminante cosa significa il concetto volontà di Dio e se Dio ha veramente volontà? Quanti si sono risposti qualitativamente? Per dare una risposta effettiva riguardo alla (presunta) volontà di Dio:
- nel caso che con il concetto Dio si intenda l’Amore (Felicità), bisogna divenire integralmente Felicità, almeno per un breve periodo.
- se invece con il concetto Dio si intende l’Origine della manifestazione, è necessario consapevolizzare (non sperimentare) Dio Immanifesto, il che implica l’Alternanza tra la Felicità e l’Estinzione e il divenire consapevoli di quest’Ultima.

L’idea che Dio voglia la sofferenza di qualcuno, magari come conseguenza della presunta giustizia divina (la giustizia implica il dualismo giusto-ingiusto e quindi l’intelletto, sconosciuto a Dio), è un modo di razionalizzare in modo deviato le ragioni della sofferenza. Si tratta di una razionalizzazione figlia anche dell’idea che ci sia una causa spiegabile dell’esistenza del mondo, mentre non c’è. Ogni spiegazione è un pensiero, che esige il tempo-spazio, mentre il mondo è una conseguenza di cause inspiegabili, perché Precedenti il tempo-spazio.
(Andrea Pangos)

Bibliografia


Amare

Divenire

Realtà e Amore

Karma e Incarnazione

Eternamente Qua

Il Cavaliere delle energie

7 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
Dio
Guido da Todi
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La vera natura del Dharma – Guido da Todi

Per comprendere la logica compiuta che esiste in quelle azioni che attengono al dovere, all’adesione che ogni uomo e donna hanno verso – non so come dire – i compiti ambientali e contingenti nei quali si trovano immersi si dovrebbe andare per gradi. Le grandi sintesi sono estremamente rischiose, in proposito.

Allora:
Budda afferma che alla radice del dolore umano vi è l’ignoranza. Ossia, il fatto semplice e puro che colui che erra non sa di errare. Cristo pare abbia affermato, prima della sua morte:<Padre, perdona loro perché non sanno quel che (si) fanno>. Quel <si> è quanto aggiunge la tradizione esoterica, riferendosi al karma. Da ciò è abbastanza naturale concludere quanto sia vero che l’uomo medio quasi sempre non riesca a sfuggire a quel rantolo di azione che ne richiama un suo operato immediato; ma, è anche vero che questo dharma, questo operato non va assolutamente giustificato con una cornice sottintesa di predestinazione e di mancanza di responsabilità; quasi che egli non divenisse responsabile delle sua azioni errate.

…La Legge non ammette ignoranza…Ed, anzi, è grazie ai suoi errori – dai minimi ai più importanti – che l’umanità corregge di continuo il tiro delle proprie esperienze, e raggiunge, infine, il <grande equilibrio>.  Importa poco che un certo Islam condanni a morte (con taglia) dei noti scrittori, facendoli rintanare per la vita in un’esistenza protetta dalla polizia locale; né che amputi ancora la mano ai ladri; Né che, tuttora (ed avviene, anche senza pubblicità per i mass media) venga lapidata l’adultera; e tutto ciò, sicuramente, in <buona fede>… E questo vale anche per altre etnie diverse.

Il karma si rivolterà, prima o poi, verso quella lacerazione delle armonie fondamentali, e riporterà tutto nell’ordine, coinvolgendo i responsabili di tali azioni sicuramente malvagie. Sfugge una parte importante degli Insegnamenti Spirituali Tradizionali, in tutto ciò. Non è un piccolo balocco mentale il concetto dell’identificazione di ogni anima matura con il resto dell’esistenza. Giunge, gradualmente, quel momento in cui l’uomo comune si sentirà fisiologicamente coinvolto e identificato nell’organismo totale di cui è un aspetto. Pochi hanno afferrato la chiave più profonda del karma.

Perché ogni azione deve tornare a me? Perché è ineluttabile questo risultato?
La risposta a codeste domande la si ha solo e soltanto quando si sperimenta lo stato di unità con le cose. Se io ed il resto del mondo siamo veramente una sola cosa, ogni azione – portata in qualunque ambito dello stesso – si muoverà ed avrà l’intero suo corso in me, e solo in me……  Quando si é raggiunta questa fatale identificazione con tutto ciò che esiste la mano non si alzerà più, di sicuro, contro il nostro prossimo; né per ragioni di <giustizialismo>, né per ragioni di un qualunque intervento, sia pur nato con supposte ragioni evolutive. Vivekananda asseriva che tutti, santi e peccatori, cercano comunque e imprescindibilmente Dio in ogni loro azione. Dalla più malvagia, alla più santa… Ed esponeva anche un concetto che non esito a definire il più spirituale che io abbia mai avuto la fortuna di incontrare nel sentiero:

“..Smettila di cercare Dio!.. Guardalo finalmente attorno a te!..”

LA VERA NATURA DEL DHARMA  – (di Guido Da Todi) – da Lista Sadhana

26 luglio, 2010 by pomodorozen Categories :
Dio
Felicità
Frase del giorno
Sandra Heber Percy
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Paura ed incertezze – Sandra Heber Percy

Per molti la fede in Dio comporta sperare
che Egli faccia come vogliamo noi.

Sandra: Cosa è la felicità?
Dio:
La vera felicità è un senso di pace che coincide con la libertà dei fantasmi del passato e degli obiettivi del futuro.

Sandra: E l’infelicità?
Dio:
Significa che le cose non si sono concretizzate come ti aspettavi.

Sandra: La pace assomiglia ad apatia e noia?
Dio:
La vera esperienza della tranquillità non ha niente a che vedere con la noia, di cui tutti hanno timore e che tu rifuggi; consiste invece nell’eliminazione di quella ansia di avere qualsiasi tipo di esperienza nel futuro e nessun rimpianto o ricordi del passato.

Sandra: Tu mi parli di qualcosa che non assomiglia assolutamente all’esperienza della maggior parte di noi “persone” del mondo moderno. Il mondo è in uno stato di confusione.
Dio: Se tu sei confusa vedi il mondo come uno specchio della tua confusione. Per esempio: quando sei in uno stato “positivo”, in cui la vita scorre senza ostacoli, la percezione che hai del mondo esterno e di te stessa è positiva, ma quando sei triste o avvilita, vedi il mondo in tumulto. Lo stato in cui si trova la tua mente crea una sorta di vortice di eventi che riflettono ciò che stai provando. Il modo in cui percepisci te stessa e il mondo può essere paragonato alle immagini riflesse da un oggetto, posto tra due specchi uno di fronte all’altro.

Sandra: Quali sono gli ostacoli che ci impediscono di vivere nel presente?
Dio:
Gli ostacoli maggiori sono il desiderio di fare esperienze sempre nuove oppure il pensiero ossessivo, che rasenta l’ansia più che il desiderio, di vivere serenamente e senza problemi il futuro, perché quest’ansia è sempre accompagnata dalla paura per ciò che la vita potrebbe riservarti.

Il desideri odi nuove esperienze è la radice dell’infelicità, perché crea delle aspettative basate su ciò che stai vivendo nel presente, anziché attendere tranquillamente di vivere ciò che la vita ha in serbo per te. Esiste un mio ordine divino, ma equivale al principio dell’incertezza che è esattamente quello che tu non ami. Sembra paradossale che un ordine ben preciso crei confusione, ma il mio ordine spesso va contro il tuo bisogno di sicurezze. Diciamo che tu ti affanni per creare un soffice tappeto di sicurezze ed io amo toglierti il tappeto da sotto i piedi! Tu vorresti sempre cadere senza rischiare nulla ed io ti insegno a fare il gattino neonato che si lascia trasportare da un posto all’altro sentendosi sicuro nella bocca della mamma gatta! Non ami sentirti impotente perché vorresti sentirti a tutti i costi trovare ogni avvenimento comprensibile e coerente, in quanto la mente umana desidera certezza e sicurezza, mentre io ho creato un mondo essenzialmente incerto ed imprevedibile. Non comprendi che l’incertezza costituisce la base dell’esistenza del mondo fenomenico: il mondo non può esistere in assenza di insicurezza e la vita intera finirebbe, perché la “vita! Può esistere solamente sotto la benedizione data dall’incertezza. La sicurezza, personale o collettiva non può esistere.

Sandra: Mi sembra che la vita sia un continuo dover risolvere problemi. Risolto un problema, se ne presenta subito un altro ancor più difficile da risolvere!
Dio:
Tu non puoi trovare delle soluzioni ai problemi che ti si presentano; il problema stesso si dissolve nel momento in cui viene affrontato. Risolto un problema si viene a creare dello spazio che si riempie con un altro problema. Quindi non serve struggersi per trovare delle soluzioni, ma, se ti metti seduta sulla riva ed osservi il flusso della vita, le soluzioni arrivano da sole. I problemi vanno visti come nuvole di passaggio. Osserva come si rincorrono nel cielo e come tutto muta ed è sempre in movimento. Quante volte devo ripeterti che non sei tu a “fare” niente? Per non farti sentire apatica posso dirti di fare del tuo meglio, comunque tieni sempre presente che io, come legge cosmica, invio i problemi e sempre io invio le soluzioni. Io sono le correnti che spazzano le nubi ed il vento che porta la nuvola carica di pioggia. Quando ti capita un problema, sappi che ti arriva anche la soluzione, osservalo e non agitarti. Questa è la saggezza più alta.

tratto da:  Dialoghi con l’infinitoSandra Heber Percy

26 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Dio
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Coscienza pura

Per tornare alla base, la Coscienza stessa deve innescare il processo inverso della manifestazione e da Coscienza identificata con un nome e una forma umana deve accorgersi d’avere perso la memoria e tornare a essere quello che è sempre stata: la Coscienza Non Manifesta o Energia Potenziale.  (S.H.P.)