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Determinazione

24 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Determinazione
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La preghiera del guerriero – Video e Testo

La Preghiera del guerriero
(di Stuart Wilde)

Sono quel che sono.
Avendo fede nella bellezza dentro di me, sviluppo fiducia.
Nella dolcezza ho forza.
In silenzio cammino con gli dei.
In pace capisco me stesso e il mondo.
Nel conflitto mi allontano.
Nel distacco sono libero.
Nel rispettare ogni creatura vivente, rispetto me stesso.
In dedizione onoro il coraggio dentro di me.
In eternità ho pietà per la natura di tutte le cose.
In amore accetto incondizionatamente l’evoluzione degli altri.
In libertà ho potere.
Nella mia individualità esprimo la Forza divina che è dentro di me.
In servizio do quel che sono diventato.
Sono quel che sono:

Eterno, immortale, universale e infinito. E cosi sia!

22 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Determinazione
Felicità
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Un motivo per sorridere – Dalla malattia alla meditazione – Maneesha James

E’ da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, Nirodh è pieno di creatività. All’età di 28 anni gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. I primi sintomi della malattia si manifestarono sul suo viso. Nell’intervista che segue ci racconta come un handicap può essere vissuto e superato al proprio interno.

E’ da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, il 52enne Nirodh è pieno di creatività. Insieme alla sua compagna, Ushma, ha fondato e dirige l’Osho Arihant Meditation and Creative Arts Center di Varazze, in Italia. Musicoterapista ed etnomusicologo, è anche direttore della società di servizi musicali e multimediali “Nostudio”.

Dopo due anni dal matrimonio, all’età di 28 anni e con un figlio che non aveva ancora compiuto un anno, a Nirodh viene diagnosticata la distrofia muscolare. Una malattia degenerativa, di origini genetiche (anche sua sorella ne è affetta), per la quale non si conoscono cure efficaci. I primi sintomi della malattia si manifestano sul suo viso. Nirodh non può sorridere, ridere, corrugare la fronte o lasciarsi andare a qualsiasi altra delle tante espressioni facciali di cui si serve la maggior parte delle persone per manifestare le proprie emozioni e per comunicare con gli altri.

Dopo essersi dedicato alla meditazione per 30 anni, Nirodh decide di organizzare seminari per persone disabili. Tema dei seminari: “Come la meditazione può trasformare uno stile di vita delimitato da confini sempre più ristretti in un’opportunità per espandere illimitatamente la propria crescita interiore”.  Nell’intervista che segue, Nirodh spiega alcuni aspetti della sua esperienza e offre suggerimenti a chi si trova in una situazione simile alla sua.

Per una persona che ha un handicap fisico, come una paralisi per esempio, diventa quasi naturale spostare lo sguardo all’interno di se stesso, poiché il ballo, per esempio, e altri movimenti diventano attività impossibili. Così questa persona può diventare un “osservatore”, che poi è l’essenza della meditazione. Quando la vita ti obbliga a confrontarti con la caducità del tuo corpo e i suoi limiti, il fatto che tu ti focalizzi sulla tua interiorità è una sorta di compensazione, quasi naturale.

- Maneesha James: Cosa intendi per “osservare?

- Per me, osservare significa sedermi all’interno di me stesso, come se fossi di fronte a un lago molto tranquillo, piatto. senza che alcun sasso venga gettato dentro. A questo punto posso vedere molto più chiaramente cosa sta succedendo nella realtà.

Se, invece, ti fai prendere dalla rabbia, per esempio, allora il lago diventa agitato e tu non riesci a vedere niente. E a quel punto, poiché non sei in grado di guardare serenamente, l’acqua ti travolge.

L’osservare non accade nello spazio del pensiero ma in quello del non-pensiero, perché se tu pensi, ti muovi. Può essere un movimento appena percettibile, ma si tratta sempre di un movimento; è un’increspatura sulla superficie di quel lago interiore.

- Maneesha James: Come tutto ciò può aiutare, particolarmente in caso di malattia?

- Aiutandoti a renderti conto che la tua testimonianza non è malata; è solo il tuo corpo ad esserlo. Se commettiamo l’errore di pensare che la testimonianza è malata, siamo veramente malati!

Inoltre non dovremmo lasciarci andare al pensiero che se non possiamo fare yoga, o ballare o se non possiamo fare qualsiasi altra cosa, significa che non possiamo realizzarci, perché la realizzazione di noi stessi non è legata esclusivamente al corpo. Il corpo non è un parte intrinseca della crescita interiore. Al contrario, e questo vale per tutti ad un certo punto della vita, dobbiamo renderci conto dei limiti del nostro corpo. La nostra testimonianza è come la musica su un CD. La musica non è il CD di plastica. La musica è l’essenza del CD.

- Maneesha James: E per coloro che sono disabili ma che non sanno niente di meditazione e di come osservare.?

- Essere malato ti costringe a entrare nella tua interiorità, ma se non lo fai seguendo una prospettiva meditativa, entri nella mente e nella sua disperazione. Per esempio, mi capita di incontrare persone disabili che sono molto arrabbiate con la vita e con tutto ciò che è legato ad essa, inclusi gli altri esseri umani. Possono usare la loro malattia anche per manipolare gli altri. Per esempio, quando c’è una discussione, sanno che alla fine vinceranno perché possono tirar fuori il loro asso nella manica, ossia “Ho ragione perché sono  malato”. Questo atteggiamento funziona quando si gioca sul senso di colpa e di imbarazzo degli altri. E’ una forma di potere.

Può accadere che utilizzino la loro malattia per punire gli altri. Fanno sentire gli altri in difetto perché non si prendono cura di loro, non li aiutano a sopportare il dolore e così via. Quindi, ripeto, possono creare un senso di colpa in coloro che si prendono cura di loro. Alcuni utilizzano la loro malattia, altri la rinnegano. Maneesha James: Quali risvolti ha, a livello personale, il fatto di non poter contare sulla propria indipendenza?   Essere indipendente non significa essere un’isola e sentire che non hai bisogno di niente da nessuno; significa condividere, senza dipendenza reciproca, ma con amore. Può succedere che la persona disabile sia di aiuto agli altri. Gli altri possono aiutarla con il corpo e può succedere che la persona disabile possa aiutare loro psicologicamente. L’importante è che non sia uno scambio a direzione univoca.

- Maneesha James: Che tipo di atteggiamento hai verso il tuo corpo? Come ti senti, per esempio, quando non ti permette di fare qualcosa che vuoi fare?

- Prima che scoprissi di avere questa malattia, la mia vita era molto intensa. Come molte menti artistiche ero anche piuttosto auto-distruttivo. Paradossalmente, la mia malattia mi ha portato ad abbandonare questo atteggiamento e mi ha obbligato a prestare attenzione al mio corpo. Quello che mi è successo mi ha fatto tornare coi piedi per terra perché, fino ad allora, avevo seguito idee, obiettivi, mettendoci tutta la mia energia – e dimenticandomi di avere un corpo.

Il lento processo di una malattia progressiva offre una buona opportunità per osservare la mente – perché osservare è qualcosa che devi imparare, un processo a cui devi essere continuamente richiamato. E’ qualcosa che tutti noi – non solo chi soffre di una malattia – dimentichiamo e osservare il proprio corpo può essere una buona base per osservare anche tutti gli altri aspetti del nostro sistema persona.

Un’altra opportunità che mi si è presentata, attraverso il corpo, è avere tempo per utilizzare me stesso non per una vita molto dinamica, ma per una grande espansione interiore – come per esempio la creatività.

- Maneesha James: Con la tua compagna, Ushma, hai creato più di 11 CD per la meditazione e circa 27 CD musicali, tutti reperibili in Italia e negli USA, vero?

- Sì. Per 15 anni ho anche condotto delle ricerche sul suono e la mente, lavorando simultaneamente su questo tema: mi trovavo sul Lago di Como, presso un istituto statale per persone psicotiche. Studiando le onde prodotte dalle frasi, apparentemente senza senso, pronunciate da persone affette da turbe psichiche, ho scoperto che, in realtà, c’è un modulo, un ritmo e un significato in ciò che esprimono. Questa scoperta ha rappresentato la base per una pubblicazione.

- Maneesha James: Tutte le persone disabili hanno il potenziale per essere così creative?

- Sì, ma prima di esplorare la loro creatività, devono acquisire la consapevolezza dei limiti della loro malattia e della libertà di cui dispongono. Se si lasciano cadere nelle trappole della mente – lamentandosi o lasciandosi andare alla disperazione – perdono un’opportunità perchè, al di là di cosa facciano o non facciano, devono comunque vivere!

- Maneesha James: Quali sono i metodi utili per la meditazione, quando la capacità di muoversi è limitata?

- Non esiste una situazione ideale per la meditazione; ognuno può iniziare da dove vuole.

Tutte le tecniche che richiedono la partecipazione del corpo possono essere utilizzate in modo limitato, quindi chiunque dovrebbe essere consapevole dei limiti del proprio corpo e muovere ciò che può. Se puoi muovere solo il collo, per esempio, puoi visualizzare nella tua sfera immaginativa di ballare molto liberamente. Immaginare di riuscire a muoverti in piena libertà può procurarti un pò di felicità.   Emettere suoni senza senso è una buona tecnica per schiarirsi la mente perchè permette di scaricare, in modo del tutto naturale, ciò di cui devi liberarti. La considero una tecnica che richiede molto coraggio perchè nella tua voce  c’è molto della tua personalità e inizi ad essere un individuo quando inizi a usare la tua voce. Se una persona disabile utilizza questa tecnica insieme ad altri, passa dalla sfera della solitudine alla sfera della condivisione.

- Maneesha James: Come va affrontato il dolore?

- Quando abbiamo un dolore molto forte, dovremmo ricorrere alla medicina perchè non possiamo alleviarlo con l’aiuto della mente o delle emozioni; si tratta di un disturbo. Il corpo fisico sta inviando un messaggio. Ovviamente è importante, prima di tutto, cercare di evitare quel dolore, se puoi, per esempio evitando quei movimenti che sai già che ti procureranno dolore.

C’è una meditazione descritta da Osho – per entrare nel dolore. Il dolore inizia a dissolversi quando inizia a espandersi da un punto in cui era concentrato, diminuendo così di intensità. Non cercare di sfuggire al dolore ma ascoltalo più in profondità; parlagli. A quel punto puoi capire quanta parte di questo dolore sia frutto della tua mente e quanta parte sia effettivamente fisica.

La nostra idea mentale del dolore può renderlo più acuto. Di solito la mente inizia a farne un dramma; ciò porta a disperdere la propria energia e a far aumentare, di conseguenza, il dolore stesso.

- Maneesha James: Come reagisci quando le persone che ti incontrano per la prima volta rimangono stupite o addirittura impressionate e forse anche imbarazzate?

- Se sei un tipo infelice, trasmetti tale energia e le persone la assorbono. Se, invece, riesci a ridere di te stesso ed essere gioioso. non succede che gli altri sentano il mio dolore – il dolore è un problema mio – ma gli altri possono vedere che sono felice così come sono. Ciò non significa che a me piaccia essere una persona disabile; non è piacevole essere malati.

Ma è bello essere felici perchè ho scoperto, nella mia condizione, qualcosa per cui essere felice. Le persone mi parlano delle loro sofferenze psicologiche. Può darsi che ciò accada perchè vengono attirate da me a farlo – percepiscono che sono una persona che ha affrontato una grande sfida.

Potrebbero pensare che se io riesco ad essere felice così come sono, forse la loro situazione non è poi così tanto grave. Il mio suggerimento ai portatori di handicap è: non permettete che tutta la vostra vita ruoti attorno alla vostra malattia. Usate il vostro handicap per espandervi. Le persone monopolizzano la situazione con la loro malattia e questa è un’altra strategia di potere.

C’è altro nella vita! C’è l’essenza, la meditazione, l’osservazione. sì il tuo corpo scomparirà quando avrai 80 anni o giù di lì, quindi certamente il corpo è importante – ma non è tutta la tua vita. Altrimenti, finirebbe per essere un disastro. E a me non piace essere negativo.

- Maneesha James: Non provi alcun risentimento ad essere un portatore di handicap?

- E’ molto importante essere capace di perdonare la madre o il padre che ti hanno trasmesso la malattia, perdonare la società e te stesso. Inoltre non devi colpevolizzare nessuno perchè tutti fanno del loro meglio ma, al contrario, devi usare la situazione in cui ti trovi per tuffarti nell’amore e nella consapevolezza. Non è piacevole confrontarti con la società perchè ti fa sentire anormale.

Ovviamente non puoi cambiare la società. Vedi persone che fanno cose che tu non puoi fare. E’ molto pesante da sopportare. Ciò fa parte del perdono che devi concedere a te stesso. Infine dobbiamo essere responsabili di ciò che siamo – dobbiamo accettarlo. Se abbiamo un problema, non dobbiamo crearne un altro!

Puoi essere connesso alla vita in qualsiasi luogo; l’energia non è concentrata maggiormente in un luogo piuttosto che in un altro. Se riusciamo a fare nostra questa percezione, allora ogni cosa assume una sua personalità e possiamo interagire con qualsiasi cosa – per esempio, una pianta in un vaso. E’ viva; necessita di cure e ogni giorno che passa puoi osservare i suoi cambiamenti. Persino i sassi, se li guardi da questa prospettiva, ti parlano dell’esistenza.

Puoi esprimere la tua creatività abbellendo la tua stanza. Puoi decidere di dipingere le pareti di un nuovo colore, di installare un impianto hi-fi, di utilizzare fragranze profumate, insomma di renderla più confortevole in tanti modi diversi.

Non è necessario cercare un posto esterno ideale perchè puoi dimenticarti di te stesso in qualsiasi posto! Questa verità vale per tutti, e soprattutto per coloro che possono muoversi solo molto lentamente e con l’aiuto degli altri.

Di solito le persone senza handicap fisici non prestano alcuna attenzione a ciò che fanno perchè le normali attività quotidiane sono del tutto naturali per loro, ma per le persone disabili, invece, queste attività assumono una grande importanza. Per loro, piccoli eventi o semplici azioni possono rappresentare un problema grande quanto l’Himalaya.

A volte ci troviamo in un posto che ci sembra brutto, ma dentro di noi c’è uno spazio bello a cui non tutti possono accedere. Coloro che utilizzano una porta convenzionale che promette l’accesso alla felicità potrebbero, prima o poi, scoprire che in realtà non è così. Dipende da noi – da come utilizziamo le situazioni. Il senso di pienezza e il senso di felicità non sono cose pre-confezionate.
(di Maneesha James) tratto da Lista Sadhana
Nirodh Fortini – Bibliografia

17 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Depressione
Determinazione
Robert Shuller
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Una storia straordinaria – Robert Shuller

“Sconfiggete le depressione, vincete lo scoraggiamento, scacciate dalla mente ogni tipo di previsioni tragiche. Forse non siete in grado di tenere sotto controllo tutto quello che vi succede, ma siete certamente in grado di controllare le vostre reazioni. Anche se i medici vi hanno dato notizie devastanti, questa non e’ una buona ragione per lasciarsi abbattere. Potete alzarvi in piedi e combattere. E potete vincere: forse contro la malattia, certamente contro la depressione. Nessuno ha combattuto la guerra contro il cancro piu’ valorosamente, e l’ha vinta piu’ meravigliosamente, di quella donna bellissima che e’ Marguerite Piazza. Questa donna straordinaria mi ha mandato un’audiocassetta in cui racconta la sua storia. Un giorno ho ascoltato la cassetta mentre ero in macchina. Ne sono rimasto cosi’ commosso, che ho dovuto fermare la macchina e accostarmi al bordo della strada fino a che Marguerite non avesse finito. “Ero all’apice della carriera, stavo recitando a New York, quando notai un puntino rosa sulla guancia destra. Pensai che non fosse nulla d’importante, e che se ne sarebbe andato da solo. Mi limitai a metterci sopra una dose extra di trucco. Ogni volta che andavo dal dottore per una laringite o per qualche altro piccolo problema, parlavo anche di quel puntino.
I dottori lo esaminavano, e poi mi rispondevano invariabilmente: “Non e’ niente, non si preoccupi.” E io non mi preoccupai. Ma il puntino non scomparve. A quell’epoca, ero ad un punto della mia vita in cui venivo definita “la signora che ha tutto”. Ero una delle dieci donne meglio vestite del mondo. La gente diceva che ero bellissima. Ero una star del Metropolitan. Avevo creato uno spettacolo chiamato “the act” per i night club. Ero stata la prima ad avere con me dei ballerini e tutto quel genere di cose. La rivista “Variety” scrisse che quella era la nascita di una nuova forma di show business (oggi, ovviamente, e’ una cosa che fanno tutte). Ero sposata ad un uomo meraviglioso, un vero, grande gentiluomo del Sud, con cui era divertente vivere.

Mio marito era una persona a cui tutto andava bene.Improvvisamente, il mondo mi crollo’ addosso. Billy mori’ per un attacco di cuore. Due settimane dopo la sua morte, quel puntino rosa sulla guancia mi fu diagnosticato come melanoma, la forma piu’ grave di tumore della pelle. Di solito uccide nel giro di diciassette mesi, se non viene totalmente rimosso. E in effetti i chirurghi tentarono, con tre differenti operazioni, di estirpare quel melanoma dalla mia guancia. Volevano salvarmi il viso, perche’ ero nello show business. Dovevo rimanere bella: come sapete, lo show business e’ una cosa riservata solo a persone molto belle. Se avessero optato per la rimozione radicale, avrei potuto rimanere orribilmente sfregiata per sempre. Ma le tre operazioni non furono sufficienti. Il medico mi disse: “Marguerite, devi assolutamente affrontare l’intervento radicale se vuoi continuare a vivere. Hai anche un’alternativa, se vuoi. Puoi scegliere di non subire l’intervento radicale: in tal caso, conserverai la tua bellezza, ma e’ probabile che la conserverai dentro una bara. Invece, puoi permetterci di fare quello che dobbiamo fare: l’intevento radicale.

E in questo caso hai qualche possibilita’ di sopravvivere”. Quella sera dovevo cantare. A teatro c’era il tutto esaurito. La sala era stipata di persone che erano venute a sentirmi cantare e a vedermi danzare.Cosa puo’ fare una persona in una situazione come questa? Beh, fa quello per cui e’ pagata. Io ero pagata per divertire la gente. Percio’ pregai per ricevere forza. Andai avanti. E ogni volta che c’era un cambio di costume fra un atto e l’altro, e mi levavo il costume di scena e lo appendevo all’appendiabiti per indossare un altro costume, appendevo a quell’appendino anche i miei problemi, li lasciavo nell’armadio e andavo sul palco. Cantai come non avevo mai cantato, e ballai superando me stessa. Il pubblico ne rimase affascinato.Feci quello che dovevo fare sul palco; e feci quello che dovevo fare per i miei bambini: affrontai la rimozione totale. Avevo sei bambini piccoli. Non avevo ne’ fratelli ne’ sorelle: e, adesso che il loro papa’ era morto, i miei bambini potevano contare solo su di me. Percio’ promisi al Signore che, se mi avesse lasciato sopravvivere per provvedere ai miei bambini, non mi sarei lamentata. Affrontai la rimozione totale. Mi tolsero l’intera guancia destra, tutte le ghiandole del collo, la carotide e un muscolo della spalla destra. Diventai lo spettacolo piu’ spaventoso che abbiate mai visto nella vostra vita.

Tornai a casa. Mostrai ai miei figli quello che era successo, e gli spiegai che sarei guarita. I miei bambini erano ancora molto scossi per la morte del loro papa’. Si’, sarei stata di nuovo bene! Non sapevo se sarei potuta tornare nello show business. Mi sarebbe occorsa un’enorme forza, e non sapevo se sarei stata accettata da tutti con quel viso sfregiato.Subii dieci o undici interventi di chirurgia plastica per eliminare le cicatrici. Adesso canto di nuovo; recito per il Signore, e Lui mi ha accontentato. Ha fatto entrare nella mia vita un uomo meraviglioso, che e’ diventato un grande padre per i miei bambini. Cio’ che mi e’ successo e’ simile a cio’ che accade a un bambino che e’ totalmente assorbito in qualcosa. Mio figlio Gregory leggeva un libro, o guardava la TV, e io gli dicevo “Greg, vieni qua”, ma lui non sembrava ascoltarmi. Una volta chiesi al mio pediatra: “Pensa che il bambino sia sordo?”"Ovviamente no”, rispose, “e’ solo molto concentrato. Se vuole avere la sua attenzione, Marguerite, vada da lui e lo scrolli un po’. Lui la guardera’. E allora lei gli potra’ parlare. “Fra me e il Signore le cose andavano proprio cosi’. Il Signore  voleva tutta la mia attenzione. Ma io non stavo facendo ancora quello che lui voleva esattamente che facessi. E allora Lui mi scrollo’ un po’: con un secondo cancro. Non volevo crederci.

Ma il tumore era li’. Affrontai settantadue ore di radiazioni, e un’altra operazione chirurgica. Fu allora che capii che l’angoscia puo’ uccidere. Rischiai di morire, perche’ ero piena di angoscia. L’angoscia si era completamente impadronita di me.Se c’e’ qualcosa che ho imparato in tutta questa esperienza, e’ che la mente ha un’importanza fondamentale. Cio’ su cui fissate i vostri pensieri si manifestera’ anche esternamente. Se siete dominati dall’angoscia e dalla paura, esse si proietteranno nella vostra vita esterna. E se invece vi concentrate sull’amore e sulla comprensione, anche questi stati d’animo si rifletteranno nella vostra vita esterna, e vi porteranno tutte quelle cose che Dio desidera che abbiate.” Concludo traendo da un altro libro del dr. Schuller, anch’esso non tradotto in italiano, “Life’s not fair, but God is good” (“La vita e’ ingiusta, ma Dio e’ buono”), un episodio piu’ breve, di cui l’autore si serve per esortarci a ringraziare sempre il Signore, per qualsiasi cosa ci succeda, anzi soprattutto per le cose negative e tristi. Si tenga presente che il reverendo Schuller ha fondato la Chrystal Cathedral, una chiesa tutta di vetro, che dev’essere un capolavoro dell’architettura moderna, a Garden Grove, in California (la potete trovare su Internet), e che trasmette settimanalmente in TV un programma religioso intitolato “The Hour of Power”: e’ quindi a capo di uno staff di collaboratori. Ecco l’episodio: La mia segretaria, venti anni fa, si chiamava Lois Wendell. Lavorava con impegno e devozione in questo ministero. Una sera ero a casa, e lei mi telefono’.

Aveva lavorato tutto il giorno, ma era uscita un po’ prima per andare dal medico. Ora sentii la sua voce esitante all’altro capo del telefono. “Bob, ho avuto cattive notizie. Il dottore mi ha detto che ho un cancro.”Mi accorsi che faceva fatica per trattenersi dal piangere, e le dissi: “Metti giu’, Lois. Arrivo subito”.Mi misi in macchina e raggiunsi la casa di Lois, nella zona ovest di Garden Grove. Lei mi stava aspettando sulla porta. Entrai in casa e dissi: “Preghiamo”. Improvvisai una preghiera strana e inusitata: ma Lois poi ne parlo’ spesso per dire quanto aiuto aveva ricevuto da quelle parole. Come Lois stessa poi ricordava, ogni frase di quella preghiera cominciava con un “Grazie!”. “Grazie, Signore, perche’ questo cancro e’ stato soperto subito. Grazie perche’ ci hai fatto vivere in America, dove sono disponibili molti tipi di cure. Grazie perche’ Lois ha una grande fede, e questa fede le fara’ superare anche questa prova.

Ti ringrazio anche perche’ Lois ha un marito e dei figli che le daranno forza in questo momento. E infine ti ringrazio perche’ stai ascoltando questa preghiera e ci stai rispondendo. Grazie, Signore, per questo cancro. Alleluia. Amen.” Lois continuo’ a vivere per molti anni, e alla fine il cancro la uccise. Ma il suo atteggiamento positivo sollevo’ il suo spirito, e, senza alcun dubbio, aggiunse anni alla sua vita, come anche vita ai suoi anni. Siate riconoscenti a Dio per qualsiasi cosa! Ho sessantadue anni [il libro e' uscito nel '91, n.d.t.], e mi stupisco ancora nel constatare che non e’ mai successo niente nella mia vita, incluse le tragedie e i disastri, che non si sia poi rivelato una benedizione nascosta.”

(Robert Schuller)

8 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Consapevolezza
Determinazione
Frase del giorno
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Focalizzazione – Brian Bacon

E’ importante annaffiare i fiori della nostra vita e non le erbacce e concentrarsi su quelle poche cose che possono segnare una differenza positiva: “Dove va la tua attenzione, là scorre energia. Dove scorre energia, lì va la vita.

Il teorema pitagorico dell’armonia, ha offerto la chiave per una focalizzazione efficace, espressa con tre punti in forma di triangolo. Il punto inferiore a sinistra è la persona, il se, mentre quello a destra rappresentava la vita e tutto ciò che le chiediamo (ricchezza, carriera, conoscenza, relazioni ecc.) Il terzo punto, quello in alto rappresentava la ‘Verità’ o ‘il Divino’ (che secondo gli antichi greci significava: ciò che serve tutti e che tutti cercano). Il punto ‘Verità’ è automaticamente connesso a quello della ‘Vita’. Se tu (il sé) sei concentrato a ottenere ciò che vuoi dalla ‘Vita’, allora rimani costantemente nella dimensione del prendere. Se, invece, ti connetti con la ‘Verità’, allora passi dal prendere al dare spontaneamente. Quando cominci a dare, le cose cominciano a scorrere verso di te; cominci a ricevere dalla vita – e questa è la legge naturale della ‘sincronicità’.

E’ molto diffusa tra le persone l’idea che nel mondo “reale” non si sopravvive se non ci si comporta come ‘squali’. Qual è il più grande nemico dello squalo, quello più temuto? E’ il delfino. Per quanto non siano aggressivi, se minacciati, i delfini si aggregano e sono velocissimi, più dello squalo. Perciò, quando si nuota con degli squali, piuttosto che svignarsela o tenere la testa giù e lasciar correre, abbiamo bisogno di pensare come il delfino: applicare l‘intuizione, i valori spirituali, l’intelligenza dei delfini.

Per aumentare la nostra capacità di concentrazione e l’armonia di cui tutti abbiamo bisogno occorre:

•    focalizzarci su poche cose

•    liberarsi di altre (fare una lista di cose da non fare)

•    essere consistenti

•    mantenere chiara la propria direzione.

Qualcuno ha chiesto: “ Essere delfino, connettersi, è veramente sufficiente?”

- “Solo quando sei connesso con la tua verità otterrai la risposta di cui hai bisogno, potrai far fronte a ogni situazione e saprai prendere la decisione giusta. La tendenza è quella di focalizzarsi sul futuro e cercare di rispondere a tutte le risposte della vita e del lavoro in anticipo. Così non funziona. Quello che funziona è focalizzarsi sul presente. La prima volta che ho incontrato Dadi Janki, ero andato con pagine su pagine di appunti, domande e pensieri. Dadi mi ascoltò a lungo, poi mi disse semplicemente: “Tu sai quello che devi fare; devi solo farlo!”

(Brian Bacon)

Bibliografia:

Il potere della focalizzazione – Essere felici
Oltre la consapevolezza in parole semplici – Henepola Gunaratana
Consapevolezza intuitiva – Ajahn Sumedho (***)

30 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Anna Condemi
Autostima
Determinazione
Felicità
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Perdere .. senza perdersi, Anna Condemi

Perdite e distacchi sono esperienze comuni, fanno parte della nostra vita e fanno male, al punto che spesso reagiamo un po’… come le lucertole: se una parte soffre, la tagliamo via. Distaccandoci da noi stessi e dagli altri. Ma esiste un altro modo.

Quale esistenza non vive piccole e grandi perdite, piccoli e grandi distacchi? Da persone amate, da oggetti cari, dal proprio lavoro, ma anche dal paese di nascita, dalla casa a cui eravamo affezionati… sono eventi abbastanza comuni. E c’è di più: il distacco non è solo perdere qualcuno o qualcosa, è anche perdere un proprio modo di essere. L’esperienza del crescere, ma anche quella d’invecchiare: il corpo che si trasforma… non è forse un distacco da un modo d’essere, da un’immagine di sé?

Sono emozioni ed esperienze comuni a tutti noi che ci riportano al più vasto tema del cambiamento, della trasformazione che è poi il tema della vita: luoghi, relazioni, rapporti, ruoli sociali mutano, come cambiamo noi stessi insieme al nostro corpo e al nostro modo di pensare, di percepire, di sentire. La vita è tutta sostanzialmente un processo di cambiamento, un percorso del divenire, un aggiustamento consapevole di come siamo fatti: creare armonia dentro di sé, sintesi nella definizione di Roberto Assagioli, psichiatra e fondatore della psicosintesi. E questo cambiamento comporta tanto la speranza della trasformazione quanto il timore della perdita.

Dobbiamo allora evitare i distacchi? Impossibile. Neutralizzarli in modo da anestetizzarci e non sentire più nulla, né nell’animo né nel corpo? Oppure ancora cristallizzarci, immobilizzarci nella sofferenza, solo per il fatto che la continuità, persino se dolorosa, ci dà un senso d’identità?

La psicosintesi propone esattamente il contrario: nessuna anestesia, nessuna chiusura ai sentimenti, tanto meno a quelli pesanti. Queste emozioni purtroppo non sono rare, ma sono emozioni da condividere: solo così, pur essendo dolorose, non sono distruttive. Non è il dolore che ci distrugge dentro, ma l’isolamento, la chiusura.

Il dolore allora si può, si deve condividere e prima di tutto con noi stessi: come? Semplicemente permettendoci di provarlo. Fermiamoci, concediamoci tempo, lasciamolo parlare questo nostro dolore… e se le parole si esprimeranno in pianto, ascoltiamolo ma facciamolo con affetto: questo di oggi forse richiamerà lacrime più antiche che non ci eravamo permessi di provare, alle quali non avevamo concesso sfogo, espressione perché non potevamo concedercela. “Simile a pianta che non ha più fiori, ormai tronco, posso contorcermi. Salice piangente.”

E’ il sentimento doloroso di una poetessa giapponese del ’600, scritto dopo la scomparsa di tutti i suoi familiari… ma lei ha potuto permetterselo, ha potuto contorcersi, sostare nel suo dolore! Il dolore espresso, anche poeticamente, non distrugge, non lacera.

Scrivere, parlare, raccontare… raccontarsi agli altri: a qualcuno che ci ascolti, che ci stringa una mano, che ci accompagni nella sofferenza, che condivida i nostri sentimenti. E’ la chiusura, il non parlare a scavare un abisso tra sé e se stessi, tra sé e l’Altro, per il credente tra sé e Dio o qualsiasi forma di trascendenza. Parlare, al contrario, fa rientrare nel relativo. E quello che era un dolore assoluto, che c’invadeva totalmente, diventa relativo proprio perché, raccontandoci all’Altro, entrando in relazione scopriamo che accanto all’emozione dolorosa c’è il conforto, la simpatia, la tenerezza, l’empatia, la comprensione, la commozione. E con la commozione riemerge il ricordo delle persone amate, dei momenti belli. L’animo si solleva, si eleva.

Per Assagioli come per Buber noi siamo esseri di relazione, non siamo esseri soli: non esiste l’io se non esiste il tu. Solo se siamo in relazione siamo noi stessi, siamo sulla strada dell’essere umano, siamo nella direzione del cuore: quell’intenzione profonda, quella consapevolezza nel vivere per cui ogni azione, ogni gesto, ogni incontro, ogni cosa che ci circonda racchiude e imprigiona in sé preziose scintille che noi siamo in grado di liberare.
(di Anna Condemi)

Psicosintesi - “Un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore.
(Roberto Assagioli)

Bibliografia sulla Psicosintesi:

- Crescere – Piero Ferrucci – Astrolabio
- Psicosintesi – Roberto Assaggioli – Astrolabio
- Iniziazione alla psicosintesi – Fabio Guidi – Ed. Mediterranee
- La via dei fiori – Marisa Saso – (Ikebana e psicosintesi)