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Depressione

17 novembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Depressione
Determinazione
Robert Shuller
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Una storia straordinaria – Robert Shuller

“Sconfiggete le depressione, vincete lo scoraggiamento, scacciate dalla mente ogni tipo di previsioni tragiche. Forse non siete in grado di tenere sotto controllo tutto quello che vi succede, ma siete certamente in grado di controllare le vostre reazioni. Anche se i medici vi hanno dato notizie devastanti, questa non e’ una buona ragione per lasciarsi abbattere. Potete alzarvi in piedi e combattere. E potete vincere: forse contro la malattia, certamente contro la depressione. Nessuno ha combattuto la guerra contro il cancro piu’ valorosamente, e l’ha vinta piu’ meravigliosamente, di quella donna bellissima che e’ Marguerite Piazza. Questa donna straordinaria mi ha mandato un’audiocassetta in cui racconta la sua storia. Un giorno ho ascoltato la cassetta mentre ero in macchina. Ne sono rimasto cosi’ commosso, che ho dovuto fermare la macchina e accostarmi al bordo della strada fino a che Marguerite non avesse finito. “Ero all’apice della carriera, stavo recitando a New York, quando notai un puntino rosa sulla guancia destra. Pensai che non fosse nulla d’importante, e che se ne sarebbe andato da solo. Mi limitai a metterci sopra una dose extra di trucco. Ogni volta che andavo dal dottore per una laringite o per qualche altro piccolo problema, parlavo anche di quel puntino.
I dottori lo esaminavano, e poi mi rispondevano invariabilmente: “Non e’ niente, non si preoccupi.” E io non mi preoccupai. Ma il puntino non scomparve. A quell’epoca, ero ad un punto della mia vita in cui venivo definita “la signora che ha tutto”. Ero una delle dieci donne meglio vestite del mondo. La gente diceva che ero bellissima. Ero una star del Metropolitan. Avevo creato uno spettacolo chiamato “the act” per i night club. Ero stata la prima ad avere con me dei ballerini e tutto quel genere di cose. La rivista “Variety” scrisse che quella era la nascita di una nuova forma di show business (oggi, ovviamente, e’ una cosa che fanno tutte). Ero sposata ad un uomo meraviglioso, un vero, grande gentiluomo del Sud, con cui era divertente vivere.

Mio marito era una persona a cui tutto andava bene.Improvvisamente, il mondo mi crollo’ addosso. Billy mori’ per un attacco di cuore. Due settimane dopo la sua morte, quel puntino rosa sulla guancia mi fu diagnosticato come melanoma, la forma piu’ grave di tumore della pelle. Di solito uccide nel giro di diciassette mesi, se non viene totalmente rimosso. E in effetti i chirurghi tentarono, con tre differenti operazioni, di estirpare quel melanoma dalla mia guancia. Volevano salvarmi il viso, perche’ ero nello show business. Dovevo rimanere bella: come sapete, lo show business e’ una cosa riservata solo a persone molto belle. Se avessero optato per la rimozione radicale, avrei potuto rimanere orribilmente sfregiata per sempre. Ma le tre operazioni non furono sufficienti. Il medico mi disse: “Marguerite, devi assolutamente affrontare l’intervento radicale se vuoi continuare a vivere. Hai anche un’alternativa, se vuoi. Puoi scegliere di non subire l’intervento radicale: in tal caso, conserverai la tua bellezza, ma e’ probabile che la conserverai dentro una bara. Invece, puoi permetterci di fare quello che dobbiamo fare: l’intevento radicale.

E in questo caso hai qualche possibilita’ di sopravvivere”. Quella sera dovevo cantare. A teatro c’era il tutto esaurito. La sala era stipata di persone che erano venute a sentirmi cantare e a vedermi danzare.Cosa puo’ fare una persona in una situazione come questa? Beh, fa quello per cui e’ pagata. Io ero pagata per divertire la gente. Percio’ pregai per ricevere forza. Andai avanti. E ogni volta che c’era un cambio di costume fra un atto e l’altro, e mi levavo il costume di scena e lo appendevo all’appendiabiti per indossare un altro costume, appendevo a quell’appendino anche i miei problemi, li lasciavo nell’armadio e andavo sul palco. Cantai come non avevo mai cantato, e ballai superando me stessa. Il pubblico ne rimase affascinato.Feci quello che dovevo fare sul palco; e feci quello che dovevo fare per i miei bambini: affrontai la rimozione totale. Avevo sei bambini piccoli. Non avevo ne’ fratelli ne’ sorelle: e, adesso che il loro papa’ era morto, i miei bambini potevano contare solo su di me. Percio’ promisi al Signore che, se mi avesse lasciato sopravvivere per provvedere ai miei bambini, non mi sarei lamentata. Affrontai la rimozione totale. Mi tolsero l’intera guancia destra, tutte le ghiandole del collo, la carotide e un muscolo della spalla destra. Diventai lo spettacolo piu’ spaventoso che abbiate mai visto nella vostra vita.

Tornai a casa. Mostrai ai miei figli quello che era successo, e gli spiegai che sarei guarita. I miei bambini erano ancora molto scossi per la morte del loro papa’. Si’, sarei stata di nuovo bene! Non sapevo se sarei potuta tornare nello show business. Mi sarebbe occorsa un’enorme forza, e non sapevo se sarei stata accettata da tutti con quel viso sfregiato.Subii dieci o undici interventi di chirurgia plastica per eliminare le cicatrici. Adesso canto di nuovo; recito per il Signore, e Lui mi ha accontentato. Ha fatto entrare nella mia vita un uomo meraviglioso, che e’ diventato un grande padre per i miei bambini. Cio’ che mi e’ successo e’ simile a cio’ che accade a un bambino che e’ totalmente assorbito in qualcosa. Mio figlio Gregory leggeva un libro, o guardava la TV, e io gli dicevo “Greg, vieni qua”, ma lui non sembrava ascoltarmi. Una volta chiesi al mio pediatra: “Pensa che il bambino sia sordo?”"Ovviamente no”, rispose, “e’ solo molto concentrato. Se vuole avere la sua attenzione, Marguerite, vada da lui e lo scrolli un po’. Lui la guardera’. E allora lei gli potra’ parlare. “Fra me e il Signore le cose andavano proprio cosi’. Il Signore  voleva tutta la mia attenzione. Ma io non stavo facendo ancora quello che lui voleva esattamente che facessi. E allora Lui mi scrollo’ un po’: con un secondo cancro. Non volevo crederci.

Ma il tumore era li’. Affrontai settantadue ore di radiazioni, e un’altra operazione chirurgica. Fu allora che capii che l’angoscia puo’ uccidere. Rischiai di morire, perche’ ero piena di angoscia. L’angoscia si era completamente impadronita di me.Se c’e’ qualcosa che ho imparato in tutta questa esperienza, e’ che la mente ha un’importanza fondamentale. Cio’ su cui fissate i vostri pensieri si manifestera’ anche esternamente. Se siete dominati dall’angoscia e dalla paura, esse si proietteranno nella vostra vita esterna. E se invece vi concentrate sull’amore e sulla comprensione, anche questi stati d’animo si rifletteranno nella vostra vita esterna, e vi porteranno tutte quelle cose che Dio desidera che abbiate.” Concludo traendo da un altro libro del dr. Schuller, anch’esso non tradotto in italiano, “Life’s not fair, but God is good” (“La vita e’ ingiusta, ma Dio e’ buono”), un episodio piu’ breve, di cui l’autore si serve per esortarci a ringraziare sempre il Signore, per qualsiasi cosa ci succeda, anzi soprattutto per le cose negative e tristi. Si tenga presente che il reverendo Schuller ha fondato la Chrystal Cathedral, una chiesa tutta di vetro, che dev’essere un capolavoro dell’architettura moderna, a Garden Grove, in California (la potete trovare su Internet), e che trasmette settimanalmente in TV un programma religioso intitolato “The Hour of Power”: e’ quindi a capo di uno staff di collaboratori. Ecco l’episodio: La mia segretaria, venti anni fa, si chiamava Lois Wendell. Lavorava con impegno e devozione in questo ministero. Una sera ero a casa, e lei mi telefono’.

Aveva lavorato tutto il giorno, ma era uscita un po’ prima per andare dal medico. Ora sentii la sua voce esitante all’altro capo del telefono. “Bob, ho avuto cattive notizie. Il dottore mi ha detto che ho un cancro.”Mi accorsi che faceva fatica per trattenersi dal piangere, e le dissi: “Metti giu’, Lois. Arrivo subito”.Mi misi in macchina e raggiunsi la casa di Lois, nella zona ovest di Garden Grove. Lei mi stava aspettando sulla porta. Entrai in casa e dissi: “Preghiamo”. Improvvisai una preghiera strana e inusitata: ma Lois poi ne parlo’ spesso per dire quanto aiuto aveva ricevuto da quelle parole. Come Lois stessa poi ricordava, ogni frase di quella preghiera cominciava con un “Grazie!”. “Grazie, Signore, perche’ questo cancro e’ stato soperto subito. Grazie perche’ ci hai fatto vivere in America, dove sono disponibili molti tipi di cure. Grazie perche’ Lois ha una grande fede, e questa fede le fara’ superare anche questa prova.

Ti ringrazio anche perche’ Lois ha un marito e dei figli che le daranno forza in questo momento. E infine ti ringrazio perche’ stai ascoltando questa preghiera e ci stai rispondendo. Grazie, Signore, per questo cancro. Alleluia. Amen.” Lois continuo’ a vivere per molti anni, e alla fine il cancro la uccise. Ma il suo atteggiamento positivo sollevo’ il suo spirito, e, senza alcun dubbio, aggiunse anni alla sua vita, come anche vita ai suoi anni. Siate riconoscenti a Dio per qualsiasi cosa! Ho sessantadue anni [il libro e' uscito nel '91, n.d.t.], e mi stupisco ancora nel constatare che non e’ mai successo niente nella mia vita, incluse le tragedie e i disastri, che non si sia poi rivelato una benedizione nascosta.”

(Robert Schuller)

3 novembre, 2009 by pomodorozen Categories :
Consapevolezza
Depressione
Felicità
Thich Nhat Hanh
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Come vincere la rabbia

faro

- di Thich Nhat Hanh -

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Cari amici, vorrei dirvi come pratico quando mi arrabbio. Durante la guerra in Vietnam, c’erano molte ingiustizie, e furono uccise molte migliaia di persone, fra le quali molti miei amici e discepoli. Ero molto arrabbiato. Una volta venni a sapere che la città di Ben Tre, una città di trecentomila abitanti, era stata bombardata dall’aviazione americana solo perché alcuni guerriglieri erano scesi in città e avevano cercato di abbattere gli aeroplani americani. I guerriglieri non ebbero successo, e dopo quel tentativo se ne andarono. E la città fu distrutta. In seguito il militare che si era reso responsabile di ciò dichiarò che aveva dovuto distruggere la città per salvarla. Ero molto arrabbiato.

Ma a quel tempo ero già un praticante, un solido praticante. Non dissi nulla, non feci nulla, perché sapevo che agire o dire cose mentre si è arrabbiati non è saggio. Può creare molta distruzione. Tornai a me stesso, riconoscendo la mia rabbia, abbracciandola, e guardai profondamente nella natura della mia sofferenza.
Nella tradizione buddista abbiamo la pratica del respirare in presenza mentale, del camminare in presenza mentale, allo scopo di generare l’energia della presenza mentale. È esattamente con questa energia che possiamo riconoscere, abbracciare e trasformare la nostra rabbia.

La presenza mentale è il tipo di energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che sta avvenendo dentro di noi e intorno a noi, e tutti possono essere in presenza mentale. Se bevete una tazza di tè e sapete che state bevendo una tazza di tè, questo è bere in presenza mentale. Quando inspirate e sapete che state inspirando, e concentrate la vostra attenzione sull’inspirazione, questa è consapevolezza della respirazione. Quando fate un passo e siete consapevoli che state facendo un passo, questo si chiama consapevolezza del camminare. La pratica basilare nei centri Zen, nei centri di meditazione, è quella di generare la presenza mentale in ogni momento della vita quotidiana. Quando siete arrabbiati, siete consapevoli di essere arrabbiati. E’ perché avete già in voi l’energia della presenza mentale creata dalla pratica che potete averne a sufficienza per riconoscere, abbracciare, guardare in profondità e capire la natura della vostra sofferenza.

Io riuscii a capire la natura della sofferenza in Vietnam. Vidi che non solo i vietnamiti soffrivano, ma anche gli americani soffrivano durante quella guerra. Il giovane americano mandato in Vietnam per uccidere ed essere ucciso era sottoposto a molta sofferenza, e la sofferenza continua ancora oggi. La famiglia soffre, e anche la nazione. Io potei vedere che la causa della nostra sofferenza in Vietnam non erano i soldati americani. Era una politica non saggia. Era un equivoco. Era la paura che stava al fondamento della politica.

Molti in Vietnam si sono dati fuoco per chiedere che la distruzione cessasse. Essi non volevano provocare dolore ad altri, ma prendere il dolore su di sé affinché passasse il loro messaggio. Ma il rumore degli aerei e delle bombe era troppo forte. Poche persone al mondo furono in grado di sentirci. Così decisi di recarmi in America e invocare una cessazione della violenza. Questo avvenne nel 1966, e a causa di ciò mi fu impedito di fare ritorno a casa. E da allora, dal 1966, ho vissuto in esilio.

Ho potuto vedere che non è l’uomo il vero nemico dell’uomo. Il vero nemico è l’ignoranza, la discriminazione, la paura, l’avidità, e la violenza. Non odiavo il popolo americano, la nazione americana. Venni in America a invocare quel guardare in profondità che avrebbe consentito al vostro governo di rivedere quel tipo di politica. Ricordo che incontrai il Segretario della Difesa Robert Mac Namara. Gli dissi la verità circa la sofferenza. Egli si trattenne con me a lungo e mi ascoltò profondamente, e io fui molto grato per la qualità del suo ascolto. Tre mesi dopo, quando la guerra si fece più intensa, venni a sapere che si era dimesso dal suo incarico.

Odio e rabbia non erano nel mio cuore. Fu per questo che molti giovani del mio paese mi ascoltarono, quando li invitai a seguire il cammino della riconciliazione, e insieme collaborammo nel dare vita alle nuove organizzazioni per la pace a Parigi. Spero che i miei amici qui a New York siano capaci di praticare allo stesso modo. Io ho compreso, e comprendo, la sofferenza e l’ingiustizia, e sento di capire profondamente la sofferenza di New York, dell’America. Io sento di essere un newyorkese. Sento di essere un americano.

Quando non siete calmi evitate di agire, non dite nulla: restate disponibili per voi stessi, centrati in voi stessi. Ci sono sistemi grazie ai quali possiamo tornare a noi stessi e praticare così da riscoprire la nostra calma, la nostra tranquillità, la nostra lucidità. Ci sono sistemi che possiamo mettere in pratica così da capire le reali cause della sofferenza. E questa comprensione ci aiuterà a fare ciò che va fatto, e a non fare ciò che potrebbe essere dannoso per noi e per gli altri. Prima di continuare, pratichiamo la respirazione in presenza mentale per mezzo minuto.

Nella psicologia buddista, siamo soliti parlare della coscienza in termini di semi. Abbiamo il seme della rabbia, nella nostra coscienza. Abbiamo il seme della disperazione, della paura. Ma abbiamo anche il seme della comprensione, della saggezza, della compassione, e del perdono. Se sappiamo come innaffiare il seme della saggezza e compassione in noi, quel seme, questi semi si manifesteranno come energie potenti che ci aiuteranno a compiere un gesto di perdono e compassione. Ciò basterà a recare un immediato sollievo alla nostra nazione, al mondo. Questa è la mia convinzione.

Io credo molto fortemente che gli americani abbiano molta saggezza e compassione in loro stessi. Voglio che siate al meglio di voi quando comincerete ad agire, nell’interesse dell’America e nell’interesse del mondo. Con lucidità, con comprensione e compassione vi rivolgerete alle persone che vi hanno provocato così tanto danno e sofferenza e porrete loro molte domande.

“Noi non comprendiamo abbastanza la vostra sofferenza, potreste parlarcene? Non vi abbiamo fatto nulla, non abbiamo cercato di distruggervi, non abbiamo cercato di discriminarvi, e non comprendiamo perché ci abbiate fatto questo. Deve esserci molta sofferenza in voi. Vogliamo ascoltarvi. Può darsi che possiamo aiutarvi. E insieme possiamo collaborare a costruire la pace nel mondo.” Se sarete solidi, se sarete compassionevoli nell’affermare ciò, essi vi parleranno della loro sofferenza.

Nel buddismo parliamo della pratica dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole, un metodo magnifico grazie al quale possiamo ripristinare la comunicazione – la comunicazione tra marito e moglie, la comunicazione tra padre e figlio, la comunicazione tra madre e figlia, la comunicazione tra nazioni. La pratica dell’ascolto profondo dovrebbe essere assimilata dai genitori, dalle coppie, così che possano capire la sofferenza dell’altra persona. Quella persona potrebbe essere nostra moglie, nostro marito, nostro figlio o nostra figlia.

Ma anche se possiamo avere l’intenzione di ascoltare, molti di noi hanno perso la capacità di farlo perché c’è molta rabbia e violenza in noi. Altri non sanno come usare la parola gentile; rimproverano e giudicano in continuazione. E il loro parlare è molto spesso aspro, amaro. Questo genere di linguaggio farà sempre esplodere in noi l’irritazione e la rabbia e ci impedirà di ascoltare profondamente e con compassione. Per questo la semplice intenzione di ascoltare non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un qualche allenamento per poter ascoltare profondamente e con compassione. Io penso, credo, ho la convinzione che se un padre sa come ascoltare profondamente e con compassione suo figlio, sarà in grado di aprire la porta del suo cuore e di ripristinare la comunicazione.

Anche al Congresso e al Senato le persone dovrebbero allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole. C’è molta sofferenza nel paese, e molte persone sentono che la loro sofferenza non è capita. Per questo i politici, i membri del Parlamento, i membri del Congresso devono allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo – l’ascolto del loro stesso popolo, l’ascolto della sofferenza nel paese, perché nel paese c’è ingiustizia, c’è discriminazione. C’è molta rabbia nel paese. Se possiamo ascoltarci gli uni gli altri, possiamo anche ascoltare coloro che sono al di fuori del paese. Molti di essi vivono nella disperazione, molti soffrono a causa di ingiustizia e discriminazione. La quantità di violenza e disperazione in loro è enorme. Ma se come nazione sappiamo come ascoltare la loro sofferenza, già possiamo recare molto sollievo. Essi sentiranno di essere capiti. Già questo è sufficiente a disinnescare la bomba.

Alle coppie raccomando sempre, quando sono arrabbiati l’uno con l’altra, di tornare al proprio respiro e al camminare in presenza mentale, di abbracciare la rabbia e guardare profondamente nella natura della rabbia. Così possono essere in grado di trasformare quella rabbia, anche in soli quindici minuti o in poche ore. Se non possono farlo, allora dovranno dire all’altra persona che soffrono, che sono arrabbiati, e che vogliono che l’altro lo sappia. Proveranno a dirlo in un modo calmo. “Caro (o cara), soffro, e voglio che tu lo sappia”. A Plum Village, dove vivo e pratico, raccomandiamo ai nostri amici di non tenersi la loro rabbia per più di ventiquattr’ore senza dirlo all’altra persona. “Caro/a, soffro, e voglio che tu lo sappia. Non so perché tu mi abbia fatto una cosa simile. Non so perché tu mi abbia detto una cosa simile.” Questa è la prima cosa che dovrebbero dire all’altra persona.

E se non sono abbastanza calmi per dirlo, possono scriverlo su un foglio. La seconda cosa che possono dire o scrivere è: “Sto facendo del mio meglio.” Significa: Sto praticando per non dire nulla, non fare nulla con rabbia, perché so che in questo modo creerei maggiore sofferenza. Così sto abbracciando la mia rabbia, sto guardando profondamente dentro la natura della mia rabbia.” Dite all’altra persona che state praticando il trattenere la rabbia, il comprendere la rabbia, allo scopo di scoprire se per caso quella rabbia proviene da una vostra cattiva comprensione, da una vostra percezione errata, da una vostra scarsa presenza mentale o da una mancanza di abilità.

E la terza cosa che potreste volergli o volerle dire è: “Ho bisogno del tuo aiuto.” Generalmente quando ci arrabbiamo con qualcuno vogliamo fare esattamente l’opposto. Vogliamo dire: “Non ho bisogno di te. Posso sopravvivere anche per conto mio.” “Ho bisogno del tuo aiuto” significa “Ho bisogno della tua pratica, ho bisogno del tuo guardare in profondità, ho bisogno che mi aiuti a vincere questa rabbia perché soffro.” E se io soffro, non è possibile che tu possa essere felice, perché la felicità non è una faccenda individuale. Se l’altro soffre, non c’è modo che tu possa essere felice da solo. Così aiutare l’altro a soffrire meno, a sorridere, farà felice anche te.

Bibliografia:

Spegni il fuoco della rabbiaThich Nhat Hanh

Dominare la rabbiaWilliam Davies

La rabbia nei bambiniDaniel L. Davis

2 novembre, 2009 by pomodorozen Categories :
Depressione
Meditazione
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Isolamento e solitudine

001-18

(di Fabio Gabrielli)

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La solitudine, ben diversa dall’isolamento, si delinea come uno stare al mondo autentico e positivo: un fecondo raccoglimento interiore per poi riaprirsi agli altri.

Il linguaggio, in cui dimora il mondo e nel quale svela il suo senso, talvolta genera confusione, ci fa percorrere sentieri solo apparentemente levigati e sicuri, ma, in realtà, insidiosi, pieni di “crepacci nascosti”; questo perché siamo noi a fare un uso distorto, banale e banalizzante del linguaggio e non perché esso ci induca per sua natura alla mistificazione, al sapere apparente o imposto dal mondo del “si dice, si fa”, ecc.

Capita, così, che non di rado tendiamo a vedere nella solitudine una modalità inautentica, lacerante e dolorosa di stare al mondo, scambiandola con l’isolamento, la chiusura interiore, il mutismo relazionale.

Nicola Abbagnano, invece, afferma che: ” La solitudine non è quella del misantropo, che vive nella preoccupazione di subire danni e ingiustizie da parte degli altri; che rimangono perciò sempre presenti nel suo timore. È piuttosto quella di chi cerca una pausa di raccoglimento che gli permetta di sentire meglio il sapore della vita”.

Quello che Abbagnano propone è un “esistenzialismo positivo”, dove l’uomo è possibilità, progettualità aperta sul mondo, norma a se stesso, lettura interiore dei suoi possibili che nulla hanno a che vedere con lo sguardo estetizzante, narcisistico, ripiegato su se stesso dell’intimismo, ma anche con forme di solitudine negativa (il nulla, la nausea, lo scacco o naufragio).

L’uomo è, dunque, colui che ha capacità di scelta, che si concretizza in un compito, in una missione quotidiana con tutte le sue conseguenze etiche ed esistenziali: la vita come dubbio, come continua rimessa in discussione dei dati acquisiti, come impegno, sforzo, faticosa conquista.

La solitudine, come introspezione, scavo interiore, duro lavoro di dissodamento dell’anima, viene a delinearsi, in ultima analisi, come continua riapertura degli occhi, come “dilatazione delle pupille” su ciò che si deve fare e si deve essere.

Insomma, la solitudine non è affatto fuga dalla realtà, ma una forma di isolamento positivo, un ricrearsi un proprio spazio interiore, un ri-spalancare gli occhi su se stessi per riflettere, al di là delle abitudini, delle opinioni che presupponiamo consolidate, sugli interrogativi di fondo dell’esistenza, per poi riaprirsi al mondo carichi di energie positive.

Tratto da Lista Sadhana – Yahoo

7 luglio, 2009 by pomodorozen Categories :
Depressione
Presenza mentale
Qui ed ora
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La solitudine

SOLITUDINE

SOLE DELL’ANIMA

008

Premessa

In questo contesto non si intende trattare il caso di chi per motivi sociali e politici o di grave disagio è costretto all’esperienza della solitudine – che richiederebbe un altro approfondimento – ma del concetto di solitudine.

Scrive Gibran nel poema SABBIA E SCHIUMA

La solitudine è una tempesta silenziosa

che distrugge i nostri rami secchi,

e tuttavia spinge le nostre radici viventi a fondo

nel cuore vivente della terra vivente

E’ la più bella immagine di Saturno, pianeta dell’essenza, dell’equilibrio perfetto, della canalizzazione attraverso cui l’energia fluisce per creare, dall’istinto, intelligenza e sapienza.

La parola solitudine composta dalla radice solis, propone un percorso nella direzione del sole interiore. Per rivolgere lo sguardo all’interno occorre che l’esterno sia buio e silenzioso: è la condizione che l’anima cerca in momenti particolari, prima che un cambiamento, attivato spesso da una crisi, abbia inizio e, in effetti, crisi significa cambiamento.

Alla periferia della consapevolezza, dove normalmente ci si trova, questa situazione di crisi – cambiamento – ricerca interiore non è per niente piacevole, perché è accompagnata da uno stato d’animo di disagio e insofferenza, quando non addirittura sofferenza; motivo per cui si tende a sfuggirla il più possibile. Fuga, in realtà ancor più generatrice di ansia e frustrazione, che riporta incessantemente al punto di partenza: è un’equazione a ripetere interrotta solamente dalla resa. A cosa? Alla propria anima, a sé stessi, alla voce interiore. Ecco allora come, attraverso la resa all’anima, la solitudine diventa uno stato di particolarissimo interesse rivolto all’ascolto del Sé sconosciuto, reso possibile dall’assenza di qualsiasi disturbo, e tutto o quasi è disturbo!

Quando si riesce a raggiungere e abitare uno stato di pace dove il tempo è sospeso, la capacità di ascolto è totalmente purificata e noi possiamo indurci ad accogliere la risposta alla domanda che, come Anima, avevamo formulato.

La solitudine ha naturalmente diverse sfumature, e si arriva ad apprezzarla solo contemplandola ai livelli nobili a cui è arrivata dopo essere passata al vaglio negli strati più remoti.

Nella mia rivisitazione del mito di Penelope, la regina, nel suo peregrinare, passa dalla solitudine – quale effetto di lontananza e separazione, di perdita del contatto con l’interiorità, di rinuncia nell’aderire al proprio modo di esistere – alla solitudine come scoperta della meraviglia del vivere.

È la rivoluzione della rinascita: dalla debolezza alla forza, dalla paura al coraggio, dalla tristezza alla gioia, dal turbamento alla pace.

In questa solitudine sacra scopre di essere non isolata ma unita, non sola ma sostenuta; scopre che tutto ciò che la circonda – e Tutto la circonda – la appoggia.

La solitudine paradossalmente non esiste più. Il significato si trasforma e acquista un valore di totalità: la goccia appartiene all’acqua nelle forme differenti del rigagnolo sullo filo d’erba o sul vetro della finestra, del ruscello, del lago, dell’oceano. Nessuna goccia è l’unica e ognuna è partecipe della parte più estesa della superficie terrestre, e questa estensione la colma: è una goccia pervasa d’oceano.

Ma qualche volta la goccia non lo sa o la ha dimenticato, e questa dolorosa perdita di memoria si chiama solitudine. L’esigenza di rintracciarne l’inconsapevole senso di appartenenza è stimolata dalla necessità di uscire dall’angoscia e dal dolore.

La solitudine remota è dimenticanza – appunto remota – completamente radicata e assimilata nella coscienza umana, tanto da aver assunto la concretezza di uno status specifico dell’uomo.

È normale soffrire di solitudine, sentirsi soli; ma quando con coraggio osiamo scrutarla scopriamo, come dice il poeta, che è una tempesta silenziosa (chi ha mai visto una tempesta silenziosa?) che distrugge i rami secchi.

Noi non vediamo tempeste silenziose che distruggono rami secchi; eppure, quando è giunto il momento, c’è qualcosa nel mondo che fa gialle le foglie verdi e distrugge i rami secchi e, ugualmente sempre in silenzio, dal seme fa nascere il fiore, la pianta e l’albero con i suoi rami, verdi prima secchi poi …

Ed è così che la tempesta silenziosa intrisa di forza e abitata dalla Vita spinge le nostre radici vive in una terra viva dove batte il cuore dell’umanità.

L’umanità è l’oceano degli uomini e possiede un cuore grande che batte scandendo un ritmo al quale il piccolo cuore dell’uomo spontaneamente si sintonizza – quando l’uomo non gli impedisce di rispondere – partecipando alla grande sinfonia offerta dalla terra grata all’universo che l’accoglie, la sostiene, la ama; perché la solitudine è un percorso solitario dal buio alla luce, dall’ignoranza alla sapienza, dalla paura alla pace, dalla parzialità all’anima, dalla morte alla vita.

Elisabetta Mastrocola

www.scrittura-creativa.it

13 marzo, 2009 by pomodorozen Categories :
Depressione
Felicità
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Vincere la depressione

10

di Dr. Mario Rizzi

Una persona ignara che vive una vita materialistica, pensa, agisce e vive in conformità al suo ambiente. Dorme a lungo e, durante il giorno, si lascia trascinare sulle onde dell’oceano di questo mondo, anche in virtù della sua programmazione materialista del mattino. Solo quando e toccata dalle disgrazie comincia eventualmente a riflettere; oppure, se la prende con Dio e ricorre ad una scatola di pastiglie.

La migliore medicina è, invece, utilizzare le ore del mattino nel senso voluto da Dio e dare cosi un orientamento positivo a tutta la giornata. Le forze cosmiche sono un’alta fonte di energia e si possono assimilare particolarmente bene nelle ore del mattino, quando il corpo si trova ancora in armonia. Esse fluiscono dalla farmacia di Dio e sono per ogni cellula del corpo l’acqua della vita. A te, o uomo, e dato di riceverle!

Il corretto uso di questa preziosa medicina sta nel retto atteggiamento interiore verso la vita spirituale divina. Il tuo primo pensiero del mattino aprirà o chiuderà la tua anima e il tuo corpo a questa energia vitale. Perciò, è di essenziale importanza il tuo primo pensiero e il tuo rivolgerti alle forze vitali esistenti che aspettano solo di essere richiamate.

Molte persone si svegliano di malumore, o perché hanno dormito male o perché sono oppresse da brutti sogni che rispecchiano il loro stile di vita. A volte, si svegliano con disturbi in questa o in quella parte del corpo, per cui per loro la giornata e già cominciata male.

Pensieri sgraditi, sia di giorno che di notte, non sono altro che la conseguenza di una programmazione quotidiana negativa. La persona che si occupa solo di cose materiali non riesce più a liberarsi dalla selva dei suoi pensieri. Quello che la occupa o le fa’ male al mattino se lo porta appresso durante la giornata e durante la notte nel sonno. A causa di questa errata impostazione della vita, è circondata continuamente da vibrazioni negative che si crea da sé. Queste vibrazioni che sono sorte in lei creano anche una risonanza nella sua sfera vitale esteriore, nel mondo.

Una persona così negativa non solo dà libero sfogo alle vibrazioni create, ma ne risveglia altrettante nel suo prossimo che si trova sulla stessa lunghezza d’onda, oppure le proietta nell’ambiente atmosferico. Da quel punto le vibrazioni torneranno certamente su di lei. Se non controlla il suo modo di vivere, l’uomo rimane in un campo energetico carico di forze negative che danneggiano sempre più i suoi nervi e le cellule del suo corpo.

Queste continue risonanze negative indeboliscono il corpo e generano le malattie. Prima o poi, eventualmente nella prossima vita, questo modo sbagliato di pensare e di agire fa’ sentire i suoi effetti. Queste negatività sfociano anche in aggressività ed eccessi che danneggiano l’anima.

Queste continue azioni contrarie alla Legge di Dio creano gli involucri dell’anima. Poi affinché questi involucri si sciolgano, ed il corpo possa ristabilire gli effetti della colpa dell’anima, possono essere necessarie diverse incarnazioni.

Da queste spiegazioni, si capisce come siano decisivi i primi pensieri al risveglio. Perciò, esamina te stesso ed esercita un buon autocontrollo giornaliero. Esercitati a pensare e ad agire in modo giusto; così facendo non arrecherai danno né alla tua anima e neppure al tuo corpo.

I pensieri nobili e positivi sono forze stimolanti che ti mantengono sano e forte per tutta la vita terrena. Le forze eteree sono la migliore medicina. Le tue cellule, i nervi, il cuore e la circolazione sanguigna, tutti i tuoi organi sono assetati di queste vibrazioni divine ad alta frequenza.

Il tuo corpo non ha bisogno solo di una giusta alimentazione, come molti credono, ma anche di pensieri eterei positivi, stimolanti. Ogni cellula del tuo corpo e una figlia che vuole essere trattata con amore, per poter reagire e vivere in modo giusto. Per questo, manda alle tue cellule, le figlie del tuo corpo, pensieri positivi. Esse ti ripagheranno vibrando al ritmo delle alte forze eteree, sia di notte che di giorno. Con una programmazione positiva al mattino, si sviluppano le forze eteree in te.

Non appena l’uomo si e abituato ad un ritmo di vita divino, cioè in armonia con la Legge divina, anche le sue abitudini alimentari cambiano. Il corpo reagisce di più all’armonia delle forze eteree che alle forze del mondo, che esigono cose contrarie alla Legge di Dio, rendono insoddisfatti e tirano l’uomo verso il basso.

Programmati al mattino con una preghiera che va fatta con convinzione e va rivolta ad una potenza superiore che vive ed agisce in te, nella tua anima. Questa potenza interiore è il divino etere, la scintilla dell’anima che contiene tutte le forze cosmiche necessarie a sviluppare una vita armoniosa.

Quando preghi, pensa a Colui che vuoi che esaudisca la preghiera. Sappi che ogni pensiero ti può portare dolore o gioia. Perciò, prega dal profondo del tuo cuore Dio, il tuo Signore, affinché Lui diventi tua guida nella vita quotidiana. Dio e tuo Padre. Lui, il Signore, vorrebbe per Suo figlio solo il bene.

Tuo Padre è al di sopra delle cose di questo mondo. Lui sa e vede tutto e conosce le caratteristiche della tua anima e anche i pericoli che stanno in agguato. Tuo Padre vede la tua vita eterna. Solo Lui ti può guidare, proteggere e mantenere in salute. Lui, tuo Padre, e la maggior potenza in tutto l’universo. Di che cosa hai paura, se Dio, lo Spirito, tuo Padre vive in te?

Di te devi avere paura, o uomo, dei tuoi bassi pensieri e delle tue azioni! I pensieri che tu produci ti portano il bene o il male. Se tu dunque sei la causa delle tue sofferenze, vedi in te il nemico. Il tuo modo di pensare, di vivere e di agire attuale determina il tuo futuro. Esso può essere per te una maledizione o una benedizione.

Nessuna persona può farti del male, se tu ti trovi in armonia con la somma forza, con il tuo Padre celeste. Sono i tuoi pensieri che escludono Dio, che liberano energie negative ed attirano forze opposte che ti fanno più male che bene. Pertanto sappi, uomo, che al tuo risveglio una preghiera di cuore riattiva le sacre energie assopite in te, che eserciteranno per tutta la giornata un influsso positivo su di te, perché tu le integri continuamente nella tua vita quotidiana.

Lo Spirito del tuo eterno Padre si trova in ogni cellula del tuo corpo ed anche in ogni cellula del tuo prossimo. Se l’uomo e in grado di mettere in azione queste sacre forze, crea un fluido invincibile che lo protegge da tutti gli influssi negativi, dalle malattie e dalle negatività di questo mondo, se questo e bene per la sua anima.

Dopo che hai pregato e che ti sei messo in contatto con Dio, tuo Padre, il cui Spirito abita nella tua anima, programma le cellule del tuo cervello. Parla con l’esercito delle tue cellule, sintonizzandolo sulle alte frequenze positive dello Spirito.

Parla loro in questo senso: “Ora parlo con le cellule del mio corpo”. Comincia con le cellule del cervello e parla loro con convinzione. Un tiepido tentativo, dietro al quale non ci sia convinzione e buona volontà, non attiva le cellule. Pensa, uomo, che in ogni cellula c’è la forza dell’Assoluto, la forza della Legge di Dio.

Oggi pensa solo in modo conforme a questa Legge, poiché il Signore ha detto: “Diventa perfetto come il Padre tuo che sta nei Cieli”. Questa frase deve diventare la tua pietra di paragone. Nelle cellule del tuo cervello non dovrebbero più trovar posto pensieri negativi. Contrapponi a qualsiasi moto di aggressività il pensiero: “IO SONO LA QUIETE ED IL SILENZIO”, programmando in questo senso il tuo esercito di cellule. Guardati dall’agitazione e dal nervosismo, da qualunque parte essi provengano, sia dagli uomini che dalla tecnica.

Pensa sempre: “Non c’e niente che mi faccia paura, perché lo Spirito di Dio vive in ogni cellula del mio corpo. Mi rimetto alla Sua guida onnipotente”.

Al tuo cuore, al sangue e a tutte le altre cellule ed organi parla così: “Ogni cellula si metta in armonia con l’Infinito e cosi rimanga. Nessun virus può attaccarmi, perché in ogni cellula del mio corpo vive lo Spirito di Dio.

Al mio stomaco do ordine di richiedere solo cibi sani e di sintonizzarsi con

essi. Al palato do l’ordine di farsi sentire solo quando il corpo ha

veramente bisogno di cibo e anche in quel caso di desiderare solo cibo

conforme alla Legge.

Ai miei ormoni ed alle mie ghiandole ordino di funzionare secondo il ritmo

divino e di non lasciarsi influenzare dall’esterno.

Durante tutta la giornata, resterò in armonia e non lascierò che le

negatività entrino in me.

Il Signore mi sia di guida.

L’Assoluto mi accompagni nella vita e mi aiuti a riconoscere tutti gli

errori che ancora sono in me, fino a quando il mio cuore riposerà completamente in Dio, mio Padre”.

Chi si circonda ogni mattina di questi alti pensieri, come di una forza, e durante la giornata rimane in sintonia con essi e con l’Infinito, per mezzo di brevi ma sentite preghiere di ringraziamento, diventerà una persona spiritualmente sapiente, che sa sfruttare le ore del mattino tra le quattro e le sette e metterle al servizio della sua giornata. Le forze interne ed esterne sono al servizio di una tale persona.

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Riferimenti bibliografici:

Il Dono della Depressione Cheri Uber
Dominare la Depressione
Uscire dalla Depressione
Dal Mal di Vivere alla Depressione