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Insegnamenti sul Buddhismo

18 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
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Il Buddhismo – Divisione dei veicoli – Dalai Lama

La letteratura buddhista classica cita vari sistemi di pensie ro e pratica.l Tali sistemi sono detti yana, owero veicoli.

Oltre ai veicoli buddhisti, che sono: il veicolo della libera zione individuale (hlnayana), il veicolo della salvezza uni versale (mahayana) e il veicolo del tantra (vajrayana), esisto no vari altri veicoli degli esseri umani e degli esseri divini. In questo contesto, veicoli degli esseri umani e degli esseri divi ni si riferisce a sistemi che indicano la pratica e i metodi es senziali sia per realizzare le maggiori aspirazioni di questa vita sia per ottenere una rinascita propizia come essere umano o come essere divino. Tali sistemi sottolineano la ne cessità di mantenere uno stile di vita eticamente corretto  fondato sull’astensione dal commettere azioni negative  poich‚ il condurre vita retta e mantenere un buon compor tamento è considerato il fattore più importante per assicu rarsi una rinascita positiva.

Il Buddha ha parlato anche di un altro tipo di veicolo, il veicolo brahmanico, che comprende le tecniche di me ditazione che mirano al raggiungimento della più elevata forma di vita possibile all’interno del samsara (il ciclo dell’esistenza condizionato dal karma). Tali tecniche com prendono, tra l’altro, il ritrarre la mente da tutti gli ogget ti esterni, il che conduce a uno stato di concentrazione univoca. Gli stati meditativi esperiti come risultato dell’aver generato concentrazione univoca costituiscono stati di coscienza modificati che, per quanto riguarda i lo ro aspetti fenomenologici e anche il modo di rapporto con gli oggetti, corrispondono strettamente a stati di esi stenza nei mondi della forma e senza forma.2   Dal punto di vista buddhista tutti i veicoli sono degni di rispetto, in quanto tutti hanno il potenziale per arrecare grande beneficio a un grande numero di esseri senzienti.

Cio’ non significa, tuttavia, che tutti questi siano completi nel presentare una via che conduca alla piena liberazione dalla sofferenza e dal ciclo dell’esistenza. Vera libertà e vera liberazione possono essere raggiunte solo quando sia totalmente superata la nostra fondamentale ignoranza, la nostra abituale errata percezione della natura della realtà. Questa ignoranza è alla base di tutti i nostri stati emotivi e cognitivi ed è il fattore principale che ci lega al ciclo pe renne di vita e morte nel samsara. n sistema di pensiero e di pratica che presenta una via completa di liberazione da questa schiavitù è denominato veicolo del Buddha (buddhaydna).

Il veicolo del Buddha contiene due sistemi principali di pensiero e pratica: il Veicolo Individuale, o Hmayana, e il Veicolo Universale, o Mahayana. Il primo include il sistema Theravada, forma di buddhismo prevalente in molti paesi asiatici, per esempio Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cam bogia e altri. La letteratura buddhista classica presenta due divisioni principali del Veicolo Individuale: il Veicolo degli Uditori e il Veicolo dei Realizzatori Solitari. Una fondamen tale differenza tra il Veicolo Individuale e il Veicolo Univer sale consiste nella diversa visione della dottrina buddhista della non esistenza del s‚ e del suo raggio di applicazione.

Il Veicolo Individuale interpreta la visione della non esisten za del s‚ solo in rapporto alla persona o all’identità perso nale, e non in rapporto alle cose e agli eventi in generale; mentrè nel Veicolo Universale tale principio non è confina to a quell’ambito limitato, ma abbraccia l’intero spettro dell’esistenza, tutti i fenomeni. In altre parole, il sistema del Veicolo Universale considera la non esistenza del s‚ un principio universale. Interpretato in questo modo, quel concetto acquista maggiore profondità. Secondo gli inse gnamenti del Veicolo Universale, solo quando l’esperienza di non esistenza del s‚ è radicata dal praticante nell’inter pretazione universale, l’esperienza stessa porterà all’elimi nazione delle afflizioni mentali e degli stati di ignoranza ad esse sottesi. Eliminando tali stati di ignoranza possiamo ta gliare la radice del samsara. Inoltre, una profonda esperien za di non esistenza del s‚ puo’ anche condurre, in ultima analisi, alla piena illuminazione: uno stato di totale libertà dai condizionamenti sottili e dalle tendenze abituali ostrut tive create dalla nostra errata interpretazione della natura della realtà. Il sistema di pensiero e pratica che presenta tale visione del s‚ viene denominato Mahayana, cioè Veicolo Universale.

Il Veicolo Tantrico, o Vajrayana, che la tradizione tibeta na considera il veicolo più alto, è incluso nel Veicolo Uni versale. Oltre a pratiche meditative volte a potenziare la comprensione della vacuità e di bodhicitta,3 questo sistema comprende anche particolari tecniche avanzate per utiliz zare i vari elementi del corpo fisico nella pratica meditati va, sulla base di sofisticate tecniche yoga che comportano il penetrare mentalmente i punti all’interno del corpo do ve sono localizzati i cakra, o centri dell’energia.

Grazie a questa sottile, raffinata coordinazione di mente e corpo, il praticante è in grado di accelerare il processo per arrivare alla radice dell’ignoranza e superare completamente i suoi effetti e condizionamenti, processo che culmina, infi ne, nel raggiungimento della piena illuminazione. L’im pegnarsi in pratiche di meditazione che comportano la sottile coordinazione di elementi fisiologici e mentali del praticante è una caratteristica particolare e unica del Vei colo Tantrico.

Spiegher• ora brevemente il quadro storico del buddhi smo quale noi lo conosciamo. Secondo il pandit kashmiro gakya grl, che giunse in Tibet all’inizio del secolo XIII, il Buddha nacque in India circa 2500 anni fa. Ci• concorda con la posizione generalmente accettata dalla tradizione Theravada, ma, secondo alcuni studiosi tibetani, il Buddha apparve nel mondo più di 3000 anni fa.4 C’è poi una terza opinione che fa risalire la nascita del Buddha all’VIII secolo avanti Cristo. Riflettendo su queste contrastanti opinioni riguardo alla data forse più importante della storia del buddhismo, trovo a volte piuttosto imbarazzante che non si sia ancora raggiunta l’unanimità su quando effettiva mente visse il maestro Buddha gakyamuni!

Penso seria mente che sarebbe utile se, con tutto il rispetto necessario, si conducessero test scientifici sulle reliquie del Buddha rite nute autentiche. Oueste reliquie si trovano in diversi paesi come l’India, il Nepal e il Tibet. Forse esperimenti scientifici che si awalessero delle risorse sofisticate della tecnologia e della chimica moderna sarebbero in grado di stabilire con un maggior grado di precisione le date dell’esistenza stori ca del Buddha. Ci• sarebbe utilissimo. Gli eruditi buddhisti del passato si sono valsi soprattutto di strumenti logici e dialettici per dimostrare la veridicità della loro versione dei fatti relativi alla vita storica del Buddha. Data la natura del la questione, tuttavia, ritengo che tale genere di prove non possa mai essere definitivo.

Nonostante le contrastanti asserzioni sulla data di na scita del Buddha, la letteratura mostra generale accordo riguardo agli eventi principali della sua vita. Sappiamo che egli era in origine una persona normale, come noi, con tutti i difetti e le debolezze dell’essere umano. Nacque da una famiglia reale, si sposo’ ed ebbe un figlio. In seguito, tuttavia, la insoddisfacente natura di sofferenza della vita gli si rivelo’  nella forma di inaspettati incontri con persone afflitte da malattia, vecchiaia e morte.

Profondamente tur bato da cio” che vedeva, il principe fin per abbandonare il palazzo paterno e rinunciare alla vita agiata e protetta che aveva condotto fino a quel momento. Inizialmente la sua reazione fu quella di adottare l’austero stile di vita dell’asceta, impegnandosi in una via spirituale che com portava grandi penitenze fisiche. In seguito, scopri’ che la vera via che allontana dalla sofferenza si trova in una via di mezzo tra gli estremi del severo ascetismo e del lusso indulgente con se stesso. La sua risoluta ricerca spirituale sboccio’ infine nel pieno risveglio, o illuminazione: lo stato di buddhità.
Sento che la storia della vita del Buddha ha grande si gnificato per noi. Essa esemplifica le immense potenzia lità e capacità che sono intrinseche alla natura umana. Mi pare che gli awenimenti che portarono alla piena illumi nazione del Buddha costituiscano un esempio degno e ispiratore per i suoi seguaci. In breve, la sua vita ci tra smette questo messaggio: Ouesto è il modo in cui dovre ste percorrere il cammino spirituale. Tenete a mente che il raggiungimento dell’illuminazione non è compito facile. Esso richiede tempo, volontà e perseveranza. Percio’, fin dall’inizio, è fondamentale non illudersi che il cammino sia semplice e rapido.

In quanto apprendisti spirituali dovete essere preparati ad affrontare le difficoltà connesse a una vera ricerca spirituale, ed essere decisi a rispettare il vostro impegno e a mantenere salda la volontà. Dovete aspettarvi i molteplici ostacoli che necessariamente incontrerete sul cammino, e comprendere che la chiave di una pratica coronata da successo sta nel non perdere mai la determinazione. Tale fermo atteggiamento è molto importante. La storia della vita del Buddha, come abbiamo visto, è la storia di una persona giunta all’illuminazione attraverso un duro lavoro e una inflessibile dedizione. E un po’ ridicolo che noi, che seguiamo i passi del Buddha, possiamo a volte pensare di poter raggiungere la piena illuminazione con maggiore facilità e minore fatica! Il primo giro della ruota del Dharma

Tratto da “La via del Buddhismo Tibetano – SS Dalai Lama”

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18 febbraio, 2011 by pomodorozen Categories :
Insegnamenti sul Buddhismo
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Come fare zazen – Kosho Uchiyama Roshi


Come si fa Zazen.

Finora (l’Autore fa riferimento ad una introduzione all’opera, non pubblicata qui) ho parlato del significato di Zazen, ed ora esaminerò il modo di farlo effettivamente.

Innanzi tutto il luogo prescelto per lo Zazen deve essere il più possibile silenzioso e tranquillo. Non deve essere né troppo luminoso né troppo oscuro; riscaldato in inverno e fresco in estate.

Abbiate cura che sia al riparo da correnti d’aria, da fumi ed odori sgradevoli; fate che sia un luogo sempre in ordine e pulito. Insomma, è necessario creare un’atmosfera in cui si possa stare seduti senza disturbi esteriori, un ambiente appositamente dedicato allo Zazen.

È bene, io credo, che vi sia un’immagine di Buddha, con un’offerta di fiori e d’incenso. Una raffigurazione di Buddha è l’espressione artistica della tranquillità dello Zazen e della compassione e saggezza che lo Zazen manifesta: contribuisce a formare il carattere di un posto che è parte del mondo dello Zazen, l’atmosfera che ci attende quando andiamo a sederci.

Noi, persone di Zazen, rispettiamo il luogo dello Zazen, ed anche il nostro inchino a mani giunte, ogni volta che entriamo, manifesta la stessa forma di rispetto. Non dobbiamo mai scordare di avere cura dell’ambiente che ci rende possibile e ci aiuta a fare Zazen. Nello stesso spirito curiamo il nostro aspetto: indossiamo vestiti comodi, puliti, non esageratamente vistosi. Ora spieghiamo come ci si siede. Mettiamo un cuscino quadrato e sottile o una coperta di fronte al muro, ed un cuscino tondo (zafu) alto e non morbido, sopra di esso.

Ci si siede sul cuscino tondo e si incrociano le gambe. Il piede destro sulla coscia sinistra, il piede sinistro su quella destra.

È la posizione detta del loto. Se non è possibile assumere questa posizione, è sufficiente mettere il piede sinistro sulla coscia destra, nella posizione chiamata mezzo loto. Non si deve sedere nel centro del cuscino tondo ma quasi sul bordo, lasciandone libera la maggior parte dietro la schiena. Il peso del corpo, dalla vita in su, è così appoggiato su tre solidi punti: le due ginocchia (sul cuscino quadrato o coperta) ed il sedere (sul cuscino tondo).

Sedetevi e stirate la schiena come per affondare le natiche nel cuscino. Tenete il collo eretto e fate rientrare leggermente il mento. Le labbra e i denti sono chiusi senza essere contratti, la lingua poggia contro il palato, in modo che non vi sia aria né saliva nella bocca. Raddrizzate la testa come se voleste perforare il soffitto.

Le spalle sono invece rilassate, sciolte da ogni tensione. La mano destra riposa, appoggiata sulla pianta del piede sinistro; la mano sinistra è posata nel palmo della destra. I pollici si toccano leggermente senza toccare le altre dita: la forma delle mani disegna così una sorta di ellisse. La testa non deve inclinare né avanti né indietro, né a destra né a sinistra: quindi le orecchie sono allineate alle spalle ed il naso all’ombelico. Gli occhi aperti come di consueto, guardate il muto e poi abbassate un poco lo sguardo.

Una volta assunta la posizione, aprite la bocca ed espirate profondamente in silenzio. Per sciogliere muscoli e giunture, è consigliabile fare qualche lento movimento ondulatorio, due o tre volte, a destra ed a sinistra. Poi sedete immobili. Si respira tranquillamente dal naso: non si applica alcuna forma di controllo della respirazione. Lasciamo che i respiri lunghi siano lunghi, che quelli brevi siano brevi, nel modo più naturale possibile, senza bruschi sbalzi e senza fare alcun rumore.

Ho descritto a grandi linee la posizione del corpo in Zazen. In verità questa posizione, una scoperta unica dell’Oriente, possiamo ben dire che è qualcosa di straordinario. Fra quelle che il corpo può normalmente assumere, è infatti la più adatta per abbandonare i piccoli umani pensieri.

Si può comprendere facilmente cosa voglio dire, se confrontiamo la posizione di Zazen con l’immagine che comunemente abbiamo in Occidente di un uomo che pensa. La fronte appoggiata alla mano, la schiena curva, lo sguardo un po’ perso, ecco l’uomo immerso nei suoi pensieri, oppure la fronte corrugata, le spalle contratte, tutte le membra in tensione, ecco l’uomo contratto su un pensiero particolare: in ambo i casi dimentico della realtà che gli è attorno. Una famosa statua dello scultore francese Auguste Rodin è intitolata appunto “Il pensatore” ed è un esempio emblematico: tutto il corpo è come ripiegato su se stesso, l’impressione è quella di un uomo immerso nelle proprie illusioni.

Invece, quando siamo in Zazen, il torso, la schiena, il collo, la testa, tutto è in posizione eretta. L’addome rilassato riposa sulle gambe solidamente incrociate, per cui il sangue decongestiona la testa e circola liberamente nel ventre. Grazie al decongestionarsi del cervello, l’eccitazione mentale diminuisce e non è più possibile lasciarsi andare alle fantasie ed all’immaginazione.

Comprenderete quindi che fare Zazen correttamente significa assumere fisicamente la posizione giusta ed affidarsi ad essa, lasciando perdere tutto il resto. Eppure, mentre è tanto facile dire a qualcuno: “Cerca di assumere e mantieni la posizione giusta, con il tuo corpo, ed in essa abbandona tutto il resto!”, in effetti non è così facile a farsi.

Se, pur essendo nella forma fisica dello Zazen, continuiamo a pensare, allora  stiamo pensando e non facendo Zazen. Se invece ci addormentiamo, allora invece di fare Zazen stiamo dormendo. Zazen non è pensare e non è dormire: fare Zazen è sempre tendere con tutta la vitalità alla giusta posizione di Zazen. Se vi insonnolite durante Zazen, il vostro modo di essere seduti perde energia e vi intorpidite. Se state a pensare, immancabilmente il vostro modo di essere seduti diventa rigido. Zazen non è né irrigidimento né svuotamento di energia: deve essere invece piena vitalità.
tratto dal sito www.gianfrancobertagni.it

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6 dicembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Insegnamenti sul Buddhismo
Quatto nobili verità
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Le quattro nobili verità – La base dell’insegnamento Buddhista

1) La vita è sofferenza.
2) L’origine della sofferenza è l’attaccamento.
3) La cessazione della sofferenza è possibile.
4) Il percorso per la cessazione della sofferenza.

1) La vita è sofferenza.

Vivere vuol dire soffrire, perché la natura umana non è perfetta e non è il mondo in cui viviamo. Nel corso della nostra vita, sopporteremo sofferenze fisiche come il dolore, la malattia, dolore fisico, stanchezza, vecchiaia, e infine la morte; e sopporteremo sofferenze psicologiche come tristezza, paura, frustrazione, delusione e depressione.  Anche se ci sono diversi gradi di sofferenza e ci sono anche esperienze positive nella vita che noi percepiamo, la vita, nella sua totalità è imperfetta e incompleta, perché il nostro mondo è soggetto a impermanenza.
Questo significa che non siamo mai in grado di mantenere permanentemente quello che abbiamo, e la stessa vita nostra e dei nostri cari un giorno finirà.

2) L’origine della sofferenza è l’attaccamento.

L’origine della sofferenza è l’attaccamento alle cose transitorie e l’ignoranza della stessa. Le cose transitorie non comprendono solo oggetti fisici che ci circondano, ma anche idee, e in un certo senso, tutti gli oggetti della nostra percezione. L’ignoranza è la mancanza di comprensione di come la nostra mente è attaccata alle cose impermanenti. Le ragioni della sofferenza sono il desiderio, la passione, l’ardore, la ricerca della ricchezza e il prestigio, la ricerca di fama e popolarità, o in breve: il desiderio e l’attaccamento in genere. Poiché gli oggetti del nostro attaccamento sono transitori, la loro perdita è inevitabile, e così insorge la sofferenza. Oltre agli oggetti di attaccamento anche l’idea di un “sé” che è un inganno. Ciò che noi chiamiamo “io” è solo una entità immaginato, e noi siamo solo una parte del incessante divenire dell’universo.

3)  La cessazione della sofferenza è possibile.

La cessazione della sofferenza può essere raggiunta attraverso nirodha. Nirodha è  il disfacimento della brama sensuale e l’attaccamento concettuale.La terza nobile verità esprime l’idea che la fine della sofferenza può essere ottenuta mediante il conseguimento del distacco. Nirodha spegne tutte le forme di attaccamento. Questo significa che la sofferenza può essere superata attraverso l’attività umana, semplicemente rimuovendo la causa della sofferenza. Il raggiungimento ed il perfezionamento del distacco è un processo composto da molti livelli che in ultima analisi è lo stato di Nirvana.  Nirvana significa libertà da tutte pe preoccupazioni, le paure, o qulasiasi forma di idea concettuale. Il Nirvana non è comprensibile per chi non l’ha raggiunto.

4)  Il percorso per la cessazione della sofferenza.

C’è un percorso per la fine della sofferenza – un percorso graduale di auto-miglioramento, che viene descritto più dettagliatamente nel Sentiero dell’insegnamento Buddhista comunemente chiamato ottuplice sentiero. E ‘la via di mezzo tra i due estremi di un eccesso di autoindulgenza (edonismo) e  auto-mortificazione (ascetismo) che conduce alla fine del ciclo delle rinascite.
Questi sono gli otto punti:
1) retta comprensione
2) retto pensiero
3) retta parola
4) retta azione
5) retta condotta di vita
6) retto sforzo
7) retta consapevolezza
8) retta concentrazione

Riassumendo, la prima verita’ consiste nel capire la natura reale della vita. La seconda nella comprensione precisa dell’origine della sofferenza, che è l’attaccamento. La terza nel comprendere che esiste un modo per estirpare il desiderio. La quarta nel percorrere il sentiero che porta alla comprensione totale che è il Nirvana.

13 settembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Attaccamento
Ghesce Ciampa Ghiatso
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I dodici anelli – Ghesce Ciampa Ghiatso

Il testo recita:“ Non esiste ignoranza o estinzione dell’ignoranza, a non esistono vecchiaia e morte né estinzione della vecchiaia e della morte – ”riferendosi ai ‘dodici anelli’.

Vediamo brevemente quali sono i dodici anelli del ciclo dell’esistenza.

Essi possono essere considerati dal punto di vista dell’ordine progressivo del condizionamento del samsara  oppure dal punto di vista del decondizionamento o della purificazione.

1) Il primo dei dodici anelli è l’ignoranza.  Considerando anche gli altri undici, possiamo ugualmente affermare che non esistono ultimamente
2) Le formazioni karmiche
3) La coscienza,
4) Del nome e forma,
5) Le sei entrate,
6) Il contatto,
7) Le sensazioni,
8) La bramosia
9) L’afferrarsi
10) Il divenire,
11) La nascita,
12)  La vecchiaia e la morte.

1) Con ignoranza si intende la non conoscenza della reale natura dei fenomeni. Le ignoranze sono innumerevoli,ma si possono raggruppare in due:una è la non conoscenza della ‘talità’, la reale natura di ciò che esiste,l’altra è la non conoscenza delle cause e degli effetti, della legge del karma.

2) Il secondo anello è chiamato formazioni karmiche, e sono le azioni .Le azioni hanno il potere di proiettarci nelle rinascite successive e possono essere meritorie, non meritorie e inamovibili. Le azioni meritorie sono le dieci azioni positive di non uccidere, non rubare, non avere una sessualità scorretta, non mentire, non creare discordia, non ingiuriare, non parlare a vanvera, non avere bramosia, malvagità e non sostenere visioni errate .Le azioni non meritorie sono l’opposto di quelle elencate, quindi uccidere e così via. Quelle virtuose hanno il potere di spingerci in esistenze superiori come quella umana o divina.

Ovviamente, la positività o negatività delle azioni ha varie sfumature. Il risultato dipende dal livello dell’intensità. Le azioni negative possono essere di vari gradi. Quelle che ci conducono a rinascite come animali sono di intensità minore, quelle di intensità intermedia come spiriti famelici e quelle maggiori come esseri infernali. Poi c’è una categoria di azioni dette inamovibili. Sono quei livelli di concentrazione che ci possono portare a stati superiori di esistenza,nei reami della forma e del senza forma.Si parla di diciassette livelli del reame della forma e di quattro assorbimenti meditativi del reame del senza forma.

3) Il terzo anello è quello della coscienza; si intende la coscienza mentale, la quale contiene le impronte delle azioni che abbiamo compiuto.

4) Il quarto dei dodici anelli è quello del nome e forma.È riferito al concepimento nel grembo materno.L’ovulo fecondato è l’anello della forma che contiene la coscienza non ancora manifesta, indicata con ‘nome’in quanto non sono ancora manifesti i vari fattori mentali quali le sensazioni, la discriminazione, i fattori di composizione.Fino al momento in cui l’embrione non sviluppa completamente le sue facoltà sensoriali viene indicato come ‘nome e forma’.

5) Il quinto dei dodici anelli è quello delle sei entrate o facoltà sensoriali e s iriferisce all’embrione fino al momento in cui avrà il primo contatto.

6) Quando poi avviene il primo contatto tra oggetto,facoltà sensoriale e coscienza,sorge l’anello del contatto.

7) Dal contatto nasce l’esperienza, cioè la sensazione;si indica, quindi, l’anello delle sensazioni che è il settimo.

8) L’ottavo è l’anello della bramosia Si riferisce all’attaccamento per questo corpo.Durante il processo della morte, quando non possiamo più aggrapparci a questo corpo, la nostra tendenza è quella di ricercarne uno nuovo.

9) Il nono anello è l’afferrarsi. Attaccamento per il corpo che è l’intensificarsi della bramosia di averne un altro.

10) Queste due forme di attaccamento attivano le impronte delle azioni passate depositate nella nostra coscienza. Questo karma, o azione attivante, è l’anello del divenire.

11) L’anello della nascita è ciò che ci porta a rinascere, per cui entriamo nel ventre materno, veniamo concepiti e, secondo il buddhismo, il primo istante di concepimento è la nascita.

12) Poi c’è l’evoluzione dell’embrione e il corpo continua ad evolversi. Questo è ciò che indica il termine invecchiamento, mentre la morte può avvenire anche nel grembo della propria madre.Dunque il dodicesimo anello della morte può realizzarsi anche finché siamo ancora nel grembo materno.

Questa è una descrizione abbreviata dei dodici anelli.Ponendo fine all’ignoranza avranno fine anche le formazioni karmiche, o azioni contaminate; quindi, avrà fine anche il terzo anello che si riferisce alle impronte karmiche nella coscienza;avendo fine la coscienza avranno fine anche nome e forma, allora porremo fine anche alla nascita e all’invecchiamento e alla morte.

Questa è un’esposizione dell’ordine di decondizionamento, di abbattimento dei dodici anelli dell’esistenza ciclica.

Come porre fine all’ignoranza? Realizzando la vacuità,il non-sé, la mancanza di un io a sé stante, per tale ragione nel testo del Sutra del Cuore è scritto:“ Non c’è vecchiaia e morte, né estinzione della vecchiaia e della morte.”

(la coproduzione condizionata, insegnata da Gotamo Buddha)

(di Ghesce Ciampa Ghiatso – tratto da ” Introduzione al sutra del cuore”)

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10 settembre, 2010 by pomodorozen Categories :
Dalai Lama
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Impermanenza
Insegnamenti sul Buddhismo
Tenzin Gyatzo
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Impermanenza – S.S. Dalai Lama

I fenomeni sono dovuti a cause e condizioni perciò esistono. Noi utilizziamo l’addestramento in cui viene detto che tutti i fenomeni composti sono impermanenti, per impermanenza intendiamo due significati: una grossolana, quella con cui vediamo le cose decadere pian piano, ed una sottile, a livello microscopico.

Se guardassimo una nostra foto di qualche anno fa potremmo notare molti cambiamenti, vediamo qualcosa che esisteva ed ora non esiste più. Se al mattino ci rasiamo il capo, verso sera vediamo che qualcosa sta cominciando a ricrescere. Questi cambiamenti grossolani sono il risultato visibile di un continuo cambiamento microscopico. Il cambiamento che si manifesta in un anno non potrebbe apparire improvvisamente, in un attimo.

Tutto questo arriva gradualmente. Siamo testimoni di questo processo di cambiamento. Vediamo anche gli effetti del mondo tecnologico che ci circonda. Nuovi macchinari vengono rodotti e qui c’è un grande cambiamento progressivo.

La mente anche in un minuto vi son infiniti cambiamenti, ed anche in un secondoo vi sono cambiamenti. Da queste esperienze è noto che non esiste alcun fenomeno che sia permanente. Anche se non vediamo l’impermanenza a livello sottile possiamo percepire quella a livello grossolano. Quindi tutte le cose sono della natura del cambiamento e nulla puo’ fermare questo cambiamento. Quando Buddha insegnò le 4 nobili verità parlò dei due livelli di impermanenza, grossolano e sottile. Tutti i fenomeni dipendono da cause.

Non è possibile che cause qualsiasi diano risultati qualsiasi. Da una causa deriva un risultato congeniale. Quindi c’è questo cambiamento legato alla natura dei fenomeni. Nel bodhisattvacharyavatara troviamo due cause: una a livello fisico ed una a livello mentale. Per quanto riguarda la realtà fisica il processo di causalità è iterabile all’infinito, vi sono cause sostanziali a loro volta causate da altre cause. Mentre a livello della mente la causa fondamentale è il karma. L’azione ed il risultato corrispondono al’intenzione che è la causa. A livello di causa l’elemento dell’intenzione è accompagnato dalla potenzialità di sperimentare un momento piacevole o spiacevole.

A livello finale per quanto riguarda gli esseri viventi la causa principale è l’intenzione. Gioia, felicità e sofferenza non sorgono dal nulla ma sorgono da precise cause e condizioni. Le azioni positive porteranno una intenzione che produrrà gioia. E’ importante considerare le azioni che vengono indotte dall’intenzione. Molte specie di uccelli sembrano essere più vicini alla comprensioni della legge di causa ed effetto. Ci sono fenomeni che sembrano non avere un risultato immediato. Non può esserci una relazione casuale ma sempre causale.

Nella nostra vita quotidiana ci sono così tanti fattori che se guardassimo una particolare relazione la possiamo analizzare con il pssato ed il futuro, penetrando il significato di causa ed effetto otterremo una comprensione maggiore: tutti i fenomeni sono mutuamenti designati. E’ sulle basi di questa profonda conoscenza che dobbiamo coltivare sempre di più la nostra relazione. Il livello sottile dell’originazione interdipendente è proprio questo: ogni fenomeno non esiste di per sé, senza dipendere da altri. Nelle scritture si trova molto chiaramente la linea di demarcazione che stabilisce qual è il livello di esistenza dei fenomeni che non è né eternalismo né nichilismo. Noi Buddhisti siamo profondamente ammirati dalla fisica moderna quando scoprono che Nagarjuna aveva avanzato ipotesi sulla realtà simili a quelle che la scienza modern sta facendo oggi.

La scienza ha un punto di vista imparziale, senza preconcetti, è importante questo. L’omniscienza è molto rara e non si ottiene così facilmente ma è una cosa che va realizzata percorrendo il sentiero. Vi sono delle relazioni tra le cause e l’effettto. Quindi questa produzione viene vista in termini di cause, proprie cause, che portano ad una produzione specifica. Vi deve essere la causa completa perchè vi sia un risultato completo.

Sua Santità il Dalai Lama

Tutte le cose non possono nascere dal nulla, tutti i fenomeni sorgono da cause e tutte le cause evono essere corrette per dar origine ad un’effetto coretto.

Vi sono persone più portate alla gelosia, rabbia ed anche se accumulano molte ricchezze non sono migliorate in questo senso. Se non si prende il Dharma nel proprio cuore tutti i titoli che si possono ricevere saranno sempre macchiati da queste emozioni disturbanti. Nel caso di qualcuno con meno riconoscimenti, una situazione materialmente meno agiata, può essere anche intellettualmente sfavorito ma se ha preso nel cuore anche poco Dharma pian piano otterrà una grande ricchezza spirituale.

Io non incoraggio il praticare divinità mondane per accumulare ricchezza materiale, è molto più importante accumulare ricchezze mentali che materiali, a volte le ricchezze materiali invece che essere di aiuto, potrebbero riultare di danno perchè ci possono portare fuori strada. Gli agi materili non postranno stare per sempre con noi nelle vite future mentre la pace interiore sì. Chiunque può accumulare la concentrazione, penetrare dentro se stessi, raggiungere il calmo dimorare, la visione speciale…dobbiamo impegnarci a studiare ed una volta che abbiamo deciso di imboccare questo sentiero lo dobbiamo praticare fino in fondo.

Nel Buddhismo parliamo di diverse discipline e la più importante è quella spirituale. Nei paesi sviluppati si inizia ad avere interesse tra gli scienziati alle emozioni. Nella tradizine non solo Buddhista ma anche sanscrita si motiva all’applicarsi allo studio graduale. Non tanto sulla recitazione dei testi ma sulla comprensione profonda dei testi fino ad arrivare ad una consapevolezza che abbraccia tutto il mondo interiore.

dal sito http://www.sangye.it