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Autostima

31 gennaio, 2011 by pomodorozen Categories :
Autostima
Determinazione
Felicità
Frase del giorno
Madre Teresa
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Sentiti vivo … – Madre Teresa di Calcutta

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti, di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. (Madre Teresa di Calcutta)

30 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Anna Condemi
Autostima
Determinazione
Felicità
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Perdere .. senza perdersi, Anna Condemi

Perdite e distacchi sono esperienze comuni, fanno parte della nostra vita e fanno male, al punto che spesso reagiamo un po’… come le lucertole: se una parte soffre, la tagliamo via. Distaccandoci da noi stessi e dagli altri. Ma esiste un altro modo.

Quale esistenza non vive piccole e grandi perdite, piccoli e grandi distacchi? Da persone amate, da oggetti cari, dal proprio lavoro, ma anche dal paese di nascita, dalla casa a cui eravamo affezionati… sono eventi abbastanza comuni. E c’è di più: il distacco non è solo perdere qualcuno o qualcosa, è anche perdere un proprio modo di essere. L’esperienza del crescere, ma anche quella d’invecchiare: il corpo che si trasforma… non è forse un distacco da un modo d’essere, da un’immagine di sé?

Sono emozioni ed esperienze comuni a tutti noi che ci riportano al più vasto tema del cambiamento, della trasformazione che è poi il tema della vita: luoghi, relazioni, rapporti, ruoli sociali mutano, come cambiamo noi stessi insieme al nostro corpo e al nostro modo di pensare, di percepire, di sentire. La vita è tutta sostanzialmente un processo di cambiamento, un percorso del divenire, un aggiustamento consapevole di come siamo fatti: creare armonia dentro di sé, sintesi nella definizione di Roberto Assagioli, psichiatra e fondatore della psicosintesi. E questo cambiamento comporta tanto la speranza della trasformazione quanto il timore della perdita.

Dobbiamo allora evitare i distacchi? Impossibile. Neutralizzarli in modo da anestetizzarci e non sentire più nulla, né nell’animo né nel corpo? Oppure ancora cristallizzarci, immobilizzarci nella sofferenza, solo per il fatto che la continuità, persino se dolorosa, ci dà un senso d’identità?

La psicosintesi propone esattamente il contrario: nessuna anestesia, nessuna chiusura ai sentimenti, tanto meno a quelli pesanti. Queste emozioni purtroppo non sono rare, ma sono emozioni da condividere: solo così, pur essendo dolorose, non sono distruttive. Non è il dolore che ci distrugge dentro, ma l’isolamento, la chiusura.

Il dolore allora si può, si deve condividere e prima di tutto con noi stessi: come? Semplicemente permettendoci di provarlo. Fermiamoci, concediamoci tempo, lasciamolo parlare questo nostro dolore… e se le parole si esprimeranno in pianto, ascoltiamolo ma facciamolo con affetto: questo di oggi forse richiamerà lacrime più antiche che non ci eravamo permessi di provare, alle quali non avevamo concesso sfogo, espressione perché non potevamo concedercela. “Simile a pianta che non ha più fiori, ormai tronco, posso contorcermi. Salice piangente.”

E’ il sentimento doloroso di una poetessa giapponese del ’600, scritto dopo la scomparsa di tutti i suoi familiari… ma lei ha potuto permetterselo, ha potuto contorcersi, sostare nel suo dolore! Il dolore espresso, anche poeticamente, non distrugge, non lacera.

Scrivere, parlare, raccontare… raccontarsi agli altri: a qualcuno che ci ascolti, che ci stringa una mano, che ci accompagni nella sofferenza, che condivida i nostri sentimenti. E’ la chiusura, il non parlare a scavare un abisso tra sé e se stessi, tra sé e l’Altro, per il credente tra sé e Dio o qualsiasi forma di trascendenza. Parlare, al contrario, fa rientrare nel relativo. E quello che era un dolore assoluto, che c’invadeva totalmente, diventa relativo proprio perché, raccontandoci all’Altro, entrando in relazione scopriamo che accanto all’emozione dolorosa c’è il conforto, la simpatia, la tenerezza, l’empatia, la comprensione, la commozione. E con la commozione riemerge il ricordo delle persone amate, dei momenti belli. L’animo si solleva, si eleva.

Per Assagioli come per Buber noi siamo esseri di relazione, non siamo esseri soli: non esiste l’io se non esiste il tu. Solo se siamo in relazione siamo noi stessi, siamo sulla strada dell’essere umano, siamo nella direzione del cuore: quell’intenzione profonda, quella consapevolezza nel vivere per cui ogni azione, ogni gesto, ogni incontro, ogni cosa che ci circonda racchiude e imprigiona in sé preziose scintille che noi siamo in grado di liberare.
(di Anna Condemi)

Psicosintesi - “Un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore.
(Roberto Assagioli)

Bibliografia sulla Psicosintesi:

- Crescere – Piero Ferrucci – Astrolabio
- Psicosintesi – Roberto Assaggioli – Astrolabio
- Iniziazione alla psicosintesi – Fabio Guidi – Ed. Mediterranee
- La via dei fiori – Marisa Saso – (Ikebana e psicosintesi)

7 giugno, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Autostima
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30 criteri per palesare un manipolatore – Mickael Tussier

1. Colpevolizza gli altri in nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale.
2. Riporta la sua responsabilità su degli altri, o si dimette dalle sue.
3. Non comunica chiaramente le sue richieste, i suoi bisogni, sentimenti e opinioni.
4. Risponde molto spesso in modo sfocato.
5. Cambia le sue opinioni, i suoi comportamenti, i suoi sentimenti a seconda delle persone o delle situazioni.
6. Invoca ragioni logiche per travestire le sue domande.
7. Fa credere agli altri che devono essere perfetti, che non devono mai cambiare opinione, che devono sapere tutto e rispondere subito alle domandee richieste.
8. Mette in dubbio le qualità, le competenze, la personalità degli altri : critica senza averne l’aria, svalorizza e giudica.
9. Fa fare i suoi messaggi da altrui.
10. Sparge la zizzania e crea sospetti, divide per meglio regnare.
11. Sa impostarsi da vittima affinchè lo si commiseri.
12. Ignora le richieste anche dicendo di occuparsene.
13. Utilizza i principi morali altrui per appagare i suoi bisogni.
14. Minaccia in modo mascherato, o pratica il ricatto all’aperto.
15. Cambia addirittura soggetto nel bel mezzo di una conversazione.
16. Schiva o scappa dal colloquio, o dalla riunione.
17. Punta sull’ignoranza altrui e fa credere nella sua superiorità.
18. Mente
19. Predica il falso per sapere il vero.
20. E’ egocentrico.
21. Può dimostrarsi geloso.
22. Non sopporta né critica né evidenze.
23. Non tiene alcun conto dei diritti, dei bisogni, e dei desideri altrui.
24. Utilizza spesso l’ultimo momento per comandare o far agire gli altri.
25. Il suo discorso pare logico o coerente, mentre i suoi atteggiamenti corrispondono allo schema opposto.
26. Lusinga per compiacerti, offre regali, si premura improvvisamente verso di te.
27. Produce un senso di disagio o di non-libertà.
28. E’ perfettamente efficiente per attingere ai suoi propri scopi, ma a spese altrui.
29. Ci fa fare cose che non avremmo probabilmente fatte di grado nostro.
30. E’ costantemente oggetto di conversazione, anche quando non è presente.

- di Mickael Tussier -
(Tratto da: ” Les manipulateurs sont parmi nous” d’ Isabelle Nazare-Aga).

ricevuto da Lista SadhanaGuido da Todi

11 maggio, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Autostima
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Volersi bene – Sonia Angioi

“Non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci porteranno ad uno scopo; ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso tempo in cui ci porta avanti.” [Goethe]

Per recuperare una considerazione persa di sé a volte è necessario staccare con dei gruppi di riferimento (vedi amici o altro) che ci rimandano  un’immagine di noi stessi e della nostra personalità che non ci appartiene più, che non ci corrisponde: un Mario, una Elisabetta, un Giovanni che non vogliamo più essere, che ci è quasi diventato estraneo o semplicemente un pò antipatico.

Non preoccupiamoci più di come gli altri ci vedono, ma cominciamo a vederci noi.

Non potremo mai essere altro che un riflesso di ciò che siamo convinti di essere: lavoriamo dunque su questa nostra convinzione. Pensiamo che la realtà è dentro di noi, non fuori; quello che succede fuori non è nient’altro che il riflesso di come ci sentiamo dentro.

Avete notato come certe persone che sicuramente conosciamo si comportano? Cosa succede se un nostro amico pensa e si comporta come una persona molto intelligente? Cosa accade a quell’amico che si sente sicuro e preparato quando si presenta davanti ad una commissione d’esame? Sentirsi “come se” generalmente porta a comportarsi in quel preciso modo, ossia come persone “sicure”, “intelligenti”, “preparate” e, di conseguenza, comporta l’essere visti, vissuti e percepiti dagli altri come una persona sicura, intelligente, preparata.

È dunque quello che naturalmente ci sentiamo di essere dentro di noi che ci porta a comportarci in quel modo; se non ci sentiamo intelligenti, determinati, preparati o interessanti per gli altri, automaticamente non lo saremo. Ricordiamoci che il livello di stima che abbiamo di noi stessi deriva moltissimo dai condizionamenti dal nostro passato; ad esempio, se da piccoli o da adolescenti eravamo etichettati come i soliti “maldestri”, forse oggi il sentirsi poco adeguati in certe attività deriva da questo e non da una reale nostra incapacità.

La nostra autostima d’oggi può dunque essere la conseguenza di condizionamenti, pensieri e frasi ripetute o, addirittura, può essere la conseguenza di “piccole” torture che parenti o amici ci hanno inflitto per tanti anni; questo ovviamente è vero sia in negativo che in positivo. Spesso, infatti, gli altri ci stimolano, ci incitano, ci danno fiducia e aumentano in questo modo le nostre reali capacità, ampliando con una forza fatta di parole, gesti o sguardi la stima che abbiamo di noi stessi e, dunque, la possibilità di “farcela” nelle diverse occasioni della vita.

Il sistema di riferimento di un individuo è composto da una miscela di impressioni infantili, di condizionamenti familiari e ambientali, oltre che dalla sedimentazione di giudizi espressi da persone ritenute autorevoli. Questi elementi sono soggettivi, ma è da questi condizionamenti che nasce l’immagine di sé, la quale può contenere un minimo o un elevato grado di autostima.

Chiediamoci quali sono le convinzioni che abbiamo sulle nostre abilità, sui nostri talenti. Solo quando saremo convinti delle nostre doti potremo acquistare autostima. Quante volte ci troviamo a dire di sì, mettendo a tacere la nostra vocina interiore che ci diceva “no”. Lo abbiamo fatto per il quieto vivere, per non contrastare il capo, per non metterci in disaccordo con qualcuno. Poi ci siamo sentiti non bene, non onesti con noi stessi.

Una sana autostima comporta la capacità di esprimersi liberamente, non troppo preoccupati delle reazioni altrui, dissentendo, se è il caso, dall’opinione della maggioranza e mantenendo, allo stesso tempo, una forte consapevolezza di sé. Se ” cediamo”, se preferiamo aderire all’opinione altrui, è perché abbiamo sviluppato un timore per le conseguenze; in qualche momento passato della nostra vita abbiamo ricevuto il messaggio che la nostra sopravvivenza dipendeva dal non esprimere completamente i sentimenti che provavamo.

Le circostanze negative di allora oggi magari non esistono più, ma continuiamo a comportarci sulla base del vecchio programma. È più facile andare d’accordo con gli altri, essere una persona “sempre sì”, uniformarsi all’ambiente e, in questo modo, danneggiare la nostra autostima. Esprimiamo con franchezza le opinioni personali, affrontiamo la paura del rifiuto, della disapprovazione, del non essere accettati.

La nostra autostima ci amerà per questo.

fonte: Lista Sadhana

Bibliografia Autostima:
L’Autostima – Willy Pasini
Aiutare i bambini con poca autostima – Margot Sunderland
Imparare  ad amare se stessi si può – Tiberio Faraci
Le nuove vie dell’autostima – Raffaele Morelli