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Autori – Personaggi celebri

13 dicembre, 2011 by pomodorozen Categories :
Consapevolezza
Gianfranco Bertagni
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Mangiare un mandarino con consapevolezza


“Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza.

Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale.

Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.

Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza.

Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale.

Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.

Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente.

Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora”.

Tratto da lameditazionecomevia.it – qui il sito

14 novembre, 2011 by pomodorozen Categories :
Felicità
Gianfranco Bertagni
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Tutto quello che serve per la felicità – http://www.lameditazionecomevia.it

“Tutto quello che occorre per gustare la felicità” (Zorba il greco)

Continuiamo a trarre alcuni brani dal romanzo Zorba il greco di Nikos Kazantzakis:

“«Accade a te quello che accadde una volta a un corvo.»
«Sarebbe a dire?»
«Beh, era abituato a camminare dignitosamente, in modo degno di rispetto, come si conveniva ad un buon corvo. Ma un giorno si mise in capo di imitare l’incedere dei colombi… E da allora in poi il poveretto non riuscì più a riprendere il suo abituale modo e a camminare. Si era confuso, capisci? Saltellava e zoppicava: era incapace di recuperare il perduto decoro».
[...]
Ancora una volta compresi quale semplice e modesta cosa fosse la felicità, un bicchiere di vino, qualche castagna arrostita, un braciere incrinato pieno di carboni ardenti, il suono del mare. Null’altro. Tutto quello che occorre per gustare la felicità nel luogo e nel momento adatto, è un cuore semplice e modesto.
[...]
«La mia gioia è grande, perché è semplice e perché trova origine negli eterni elementi: l’aria pura, il sole, il mare e il pane di grano».
[...]
«Senza dubbio tu sei soddisfatto della vita che conduci e, poiché la consideri felice, essa lo è. Hai scelto la felicità»
[...]
Riappesi la lampada al gancio. Zorba era completamente assorto nel suo lavoro: non pensava a null’altro, era divenuto una cosa sola con la terra, il piccone e il carbone.
[...]
«[...] Sono tutto preso dal mio lavoro, tutto teso anima e corpo, con l’attenzione fissa alla pietra, al carbone, al santuri. Se mi parli o mi tocchi all’improvviso, ed io cerco di voltarmi, posso scattare. Hai capito, ora?»” (pp. 85-86; 101; 112; 114; 135).

Custodire la propria natura è farla essere. Soprattutto riconoscerla. Riconoscerla non è guardarla: è esservi aderenti, senza farne un oggetto, un contenuto, una descrizione di conoscenze psicologiche. La descrizione reifica, cristallizza la natura indicibile che ti abita e che cerca in te la sua espressione. La descrizione blocca il suo essere, la costringe in canali. Hai paura e allora non ti esponi totalmente a ciò a cui ti condurrà, a ciò che non sai. Imiti modelli e allora appari posticcio, falso. Hai già perso la tua nobiltà. Hai assunto artifizi, sei fuori dalla tua semplicità. Cerchi soluzioni mirabolanti, ti esalti solo davanti ai grandi effetti speciali, alle parole roboanti, alle sfrenatezze delle fantisticherie di una mente frustrata e in gabbia. E allora perdi il suono del mare, il bicchiere di vino, la bellezza dell’essere delle cose. Cerchi troppo in alto. Soprattutto il problema è che cerchi. E allora non vedi. Lo sai, te l’hanno già detto tutti, ma non lo sai mai fino in fondo: la retorica della felicità finalmente ha la sua fine quando capisci che la questione non sta nei contenuti, ma nell’atteggiamento.
Allora quando non hai più tensioni, attese, aspettative verso questa o quella cosa, questo o quell’evento, sei tutto aderente all’atto dell’attimo. Sei tutto preso. Non c’è dualismo, non c’è domanda, non c’è ricerca.

tratto dalla newsletter di http://www.lameditazionecomevia.it/ (Gianfranco Bertagni)

18 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Andrea Pangos
Claudia Catani
Risveglio
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Dialogo sulla ricerca spirituale – Claudia Catani e Andrea Pangos

 

Chi è il ricercatore spirituale? Si potrebbe affermare che ogni essere umano è, in qualche modo, un ricercatore spirituale?

Si può affermare tutto ciò che affermabile, ma non tutte le affermazioni sono veritiere. Come individuo ognuno di noi è un processo di individualizzazione, unico e irripetibile, spinto dall’Amore. Essendo l’Amore il fenomeno esperienziale spirituale fondamentale, in una certa misura ognuno è un ricercatore spirituale. Ci sono però differenze abissali per quanto riguarda la qualità della ricerca. Più velocemente ci liberiamo dalla sofferenza, maturando la capacità di Amare, più siamo ricercatori spirituali veritieri.

 

Cosa intendi con il concetto “esperienziale”?

Ogni fenomeno è esperienziale. Oggetti, emozioni, pensieri, sensazioni, corpo, illuminazioni sono modi diversi del proprio esserci di fare esperienza di sé.

 

 

Cos’è lo “spirito”? Dov’è? E perché lo relazioni direttamente all’Amore?

Dipende da cosa si intende come spirito. Con la parola spirito si possono definire vari elementi, l’importante è sapere a cosa ci si riferisce con questa parola e usarla in modo coerente. Se come spirito intendiamo Dio Immanifesto allora lo spirito non si trova da nessuna parte, perché è senza tempo e spazio. Se come spirito intendiamo invece la pura esperienza di esserci, cioè l’Amore, allora lo spirito si trova nelle parti di noi che vibrano come Amore. In questo caso, nell’individuo poco consapevole lo spirito si trova solamente alla base dell’esserci, mentre quando Amiamo tutto il nostro esserci è spirito.

 

E cos’è la spiritualità?

La parola spiritualità può essere usata per indicare la vita illuminata, cioè la vita caratterizzata dalla costante alternanza tra l’Amore e l’Estinzione. In quanto spirito esperienziale, l’Amore è l’esperienza spirituale fondamentale, mentre l’Estinzione è lo stato spirituale più profondo, grazie al quale si può anche consapevolizzare lo spirito non esperienziale, Dio Immanifesto, Origine dell’Amore. Si può così maturare la certezza illuminata che l’Amore è un’espressione di Qualcosa di superiore all’Amore, che lo precede e che esiste sempre, a prescindere dall’Amore.

 

 

Ne abbiamo già parlato durante un dialogo precedente. Puoi descrivere ancora cosa intendi per Estinzione?

 

L’Estinzione è uno stato non esperienziale che si manifesta quando l’Amore è talmente profondo da dissolversi. L’Estinzione può emergere in meditazione profonda, ma anche durante le attività quotidiane, quando si è immersi in se stessi nella misura necessaria perché si manifesti, appunto, l’Estinzione.

 

Per essere, riconoscersi spirituali e condurre una ricerca seria e approfondita è necessario seguire un sentiero, un percorso, una via? Dov’è il “luogo” della ricerca?

Per maturare spiritualmente è necessario rendersi percorso spirituale, liberandosi dall’attitudine di produrre sofferenza e maturando la capacità di produrre Felicità, cioè di Amare. Il luogo della ricerca siamo noi stessi. Ogni posto, sentiero, avvenimento, insegnamento percepito appare in noi stessi, è una nostra esperienza, fa parte della nostra esperienza di esserci. Più che seguire è necessario utilizzare gli insegnamenti qualitativi per crearsi un proprio approccio consapevolizzante alla vita. Bisogna essere aperti a tutto ciò che favorisce l’Illuminazione e bisogna stare attenti a non divenire preda di abbagli spirituali.

 

Come possiamo crearci un percorso spirituale qualitativo e proteggerci dai pericoli di quelli che tu definisci come abbagli spirituali,  dal momento che troppo spesso anni interi di dedizione alla ricerca non portano che ad esigui risultati in merito all’Illuminazione?

 

Ci si può aiutare anche con richieste e affermazioni come: Chiedo l’eliminazione delle cause della falsa spiritualità, Abbandono gli abbagli spirituali alla Verità, Mi apro a consapevolizzare il percorso spirituale ottimale, Chiedo la protezione dai falsi maestri. Poi è di fondamentale importanza frequentare un maestro qualitativo, molto meglio un Maestro Autentico, ed essere aperti al suo influsso illuminante.

La mancanza di periodi sempre più frequenti, lunghi e profondi di Pace, sia durante ala meditazione appartata sia durante le attività quotidiane, andrebbe visto come campanello d’allarme che forse ci si sta soltanto occupando del campo spirituale senza però maturare spiritualmente.

 

è necessario seguire un maestro? Come riconoscere il “proprio”, o il vero maestro in quest’epoca, a mio avviso, falsamente ricca di offerte attendibili, vera conoscenza, ricca piuttosto di marketing “spirituale”?

Il vero maestro interiore è l’Amore, mentre il Maestro autentico, chiamiamolo così, esteriore, è ancora l’Amore, un qualcuno che emana costantemente Amore. Essendo la vita esperienziale inscindibile dall’Amore,   non si può fare a meno di sottostare all’influsso del Maestro. La questione è quanto si è aperti alla spinta evolutiva del Maestro interiore e all’influsso del Maestro Autentico esteriore. Fruire qualitativamente dell’insegnamento del maestro qualitativo, ancora meglio se è Autentico, facilita enormemente l’integrazione dell’esserci, cioè la maturazione spirituale. Maggiore è la trasformazione benefica che il maestro favorisce in noi, maggiore è la qualità del maestro.

 

Cosa intendi come trasformazione benefica?

La trasformazione della vita da produttrice di  sofferenza in strumento d’Amore. L’indicatore fondamentale della trasformazione benefica è l’aumento della gioia e soprattutto della Felicità nella pratica vita quotidiana, anche se in alcune fasi della trasformazione può emergere molta sofferenza, come conseguenza della purificazione fisica, emotiva e concettuale.

 

Questa è un’epoca in cui personalmente ritengo si sia mistificato, pontificato e  speculato sull’ intera  “faccenda 2012″…

Il maestro qualitativo non proietta gli allievi verso il futuro, ma li stimola a consapevolizzare il Presente e il Senzatempo.

 

 

Chi trova il Maestro Autentico in carne e ossa e lo segue, è destinato a restare un seguace?

Tendere a seguire ciecamente è una moda di pessimo gusto. Il ricercatore qualitativo tende a utilizzare gli insegnamenti con qualità. Il ricercatore saggio punta direttamente all’Illuminazione e quindi a diventare Maestro autentico. Seguire il Maestro Autentico significa seguitare a diventare Amore. Chi segue il maestro inteso come personalità rischia gravemente di rimanere un seguace. Chi cerca l’Amore si destina invece a trovare se stesso Amore.

 

Seguire ma poi divenire, trovare il maestro     in Sé?

Ogni fenomeno spazio-temporale fa parte del divenire. L’individuo è il divenire individuale, l’individualizzazione. Finché c’è vita c’è divenire.  Diversa è la qualità con cui l’avvenire avviene. Maggiore è la qualità del divenire, più ci si avvicina a divenire il Maestro Sé.

 

 

Com’è strutturato energeticamente l’essere umano? Corpo fisico, emozionale, mentale, astrale, anima, spirito?

L’uomo è sostanzialmente un processo energetico che si percepisce anche come materiale. La materia è energia sperimentata in forma di materia. La base energetica dell’uomo è un’energia di cui non si può fare esperienza, perché precede l’esperienza di esserci, esperienza che si produce proprio grazie a questa base vitale. Nell’esperienza di esserci possono apparire le varie esperienze energetiche chiamate: chakra, aura, corpo illuminato, energia vitale percepita, kundalini, e l’esperienza corpo che è energia materializzata.

 

 

Il mondo astrale, ritieni non esista?

Il mondo astrale fa parte del processo uomo, è un aspetto della mente.  Quindi esiste fino alla morte, con la quale scompare il mondo astrale dell’individuo in questione. Senza l’esperienza di esserci, la quale esige il corpo, non ci può essere alcuna altra esperienza e il mondo astrale è un’esperienza. Si tratta di un’esperienza che c’è anche quando non è percepita o meglio riconosciuta, ma esige la vita. Maturando spiritualmente, l’individuo migliora la qualità del proprio mondo astrale e subisce sempre meno gli influssi negativi del mondo astrale prodotto da altri.

 

 

A proposito di tutto ciò che tu definisci essere un nostro “segmento”, esistono altre civiltà, o altre umanità altrove, mondi possibili, altri dodici pianeti con vita umana, galassie abitate o prossimamente colonizzabili, altri dei o “rettili-rettiliani” e via dicendo?

Esistono altre intelligenze nell’universo, ma non va dimenticato che il cosmo percepito dall’uomo è una proiezione dell’uomo stesso, che è il processo basilare, più completo della manifestazione. Consapevolizzandoci qualitativamente possiamo scoprire queste intelligenze in noi e scoprire che il nostro Sé Reale, Ciò che si è in Realtà, è l’Origine dell’intero universo.

è chiaro che chi ha potere, posseduto dal proprio bisogno di potere, cerca di mantenere il potere, ma questi non sono argomenti che interessano il ricercatore vero, che cerca l’Amore e la sua Origine. La manipolazione si basa sulla paura e l’unico modo per liberarsi dalle paure è divenire Amore, che non conosce paura.

 

 

Qual’è il fine della ricerca spirituale? Dove inizia e dove termina?

La ricerca spirituale inizia e termina in noi stessi, più precisamente la siamo noi stessi, intesi come processo di individualizzazione, che inizia con il concepimento e termina con la morte.

Da una prospettiva ordinaria, il fine della ricerca spirituale è l’Illuminazione, mentre da una prospettiva più ampia, il fine è l’Illuminazione in funzione della Realizzazione Integrale e dell’Eccellenza.

La fine della ricerca spirituale ha varie tappe, ma non esiste una vera e propria fine della ricerca. L’Amore continua a esprimersi e a cercare nuove modalità espressive anche dopo l’Illuminazione, fino alla morte. La ricerca spirituale termina quindi con la morte, sia nel caso di chi si illumina sia nel caso di chi non lo fa.

 

E la differenza tra ricerca della spiritualità e spiritualità?

Si può affermare, lecitamente, che la ricerca della spiritualità è la ricerca dell’Illuminazione, mentre la spiritualità è il manifestarsi dell’illuminazione, anche attraverso la ricerca della Realizzazione Integrale e dell’Eccellenza. La spiritualità, intesa nel senso stretto del termine, implica l’Illuminazione, ma è ancora più completa con la Realizzazione integrale e l’Eccellenza.

 

Nisagardatta Maharaj – sulla cui conoscenza e autorealizzazione so tu hai profondamente indagato – ed  altri maestri prima e dopo di lui, hanno parlato di tre vie spirituali fondamentali: la via dell’amore, o devozione, bhakti yoga, la via della conoscenza, jinaja yoga, e quella dell’azione, karma yoga. Cosa rappresentano e come si integrano nella Realizzazione Integrale che tu proponi?

La via integrale include tutte e tre queste vie. Esige anche un maggior impegno, un investimento che però poi si rivela molto redditizio perché permette di maturare capacità che rendono possibile una maturazione più facile, poiché si hanno a disposizione più mezzi evolutivi rispetto al rispetto al maturare soltanto, o solo primariamente, alcuni aspetti: devozione, ricerca conoscitiva, agire consapevole, maturazione di certi aspetti energetici.

La Realizzazione Integrale è un metodo che stimola contemporaneamente la consapevolizzazione della Conoscenza e dell’Amore in noi, anche per permetterci di divenire Azione integrale, quando agiamo con tutti noi stessi amore integrato nei vari aspetti della vita.

Le differenze tra l’Amore, la Conoscenza e l’Azione ci sono soltanto quando c’è identificazione con le emozioni, i pensieri e le emozioni, perché non si Ama. Permanendo Amore si scopre che alla base Conoscenza, Amore e Azione sono lo stesso. L’Amore è la pura Conoscenza in essere, nell’Amore l’agente è l’azione coincidono e sono l’Amore stesso. L’Amore è senza sforzo è produce ottenimenti immensi.

 

è importante comprendere i concetti, ma non è decisamente più importante “abitarli”?

Comprendere i concetti spirituali è molto importante, ma la vera comprensione non si ferma all’intelletto, deve diventare conoscenza vissuta. I concetti veritieri sono verità intellettuali, che vanno usati per fare esperienza degli stati che descrivono, mentre nel caso dell’Estinzione devono portare a una non esperienza, perché l’Estinzione non è esperienziale. La comprensione intellettuale va usata in funzione della comprensione integrale, che è l’Amore, conoscenza senza pensieri dalla quale possono emergere spontaneamente verità concettuali.

10 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Claudia Catani
Dio
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Dialogo su Dio tra Claudia Catani ed Andrea Pangos

Perché da sempre gli esseri umani cercano Dio, a volte lo trovano, si rivolgono comunque a Lui?

La ricerca di Dio inteso come Amore è una ricerca spontanea. L’Amore esprime costantemente se stesso. Quando questo manifestarsi viene distorto a causa di emozioni, pensieri e altri fenomeni disarmonizzanti si produce sofferenza. A un certo punto, soprattutto per liberarsi dalla sofferenza, alcuni iniziano a cercare la Felicità, che è un modo diverso di definire Dio manifesto come Amore. In alcuni la ricerca della Felicità prevale come motivazione sulla fuga dalla sofferenza, ma si tratta comunque di un liberarsi dalla sofferenza. Finché non si Ama c’è sofferenza. Cercare Dio perché attratti più dal bisogno di Amore che dal fuggire dalla sofferenza, produce solitamente risultati migliori perché ci si focalizza maggiormente su un fenomeno positivo. Il solo pensare alla sofferenza può generare sofferenza e incastrare sempre più nel circolo vizioso dell’afflizione.

La ricerca di Dio immanifesto è, invece, solitamente successiva alla ricerca di Dio manifesto come Amore, anche perché cercare e conoscere un’esperienza è molto più diretto che cercare lo stato senza esperienza Origine di ogni sperimentazione.

 

Dov’è Dio?

Dipende da cosa si intende con la parola Dio. L’Origine, Dio immanifesto, è senza spazio. Dunque, non è da nessuna parte. Questo non significa che non esiste, anzi: è l’unica Realtà. L’Esistenza chiamata Dio immanifesto è l’Esistenza senza tempo: lo spazio è inscindibile dall’esperienza di esserci, la quale è invece sconosciuta a Dio non manifesto

 

Quando parli di Dio come Origine, Dio immanifesto, intendi “laddove” non è ancora manifestato l’aspetto di Dio definibile?

In quanto Origine del tempo-spazio, Dio Immanifesto precede ogni dove e quando. Li precede non in termini di spazio e tempo, ma di loro assenza e in quanto loro Origine.

Se invece come Dio intendiamo Dio manifesto come Amore, allora Dio si trova dove c’è Amore. Il concetto di Dio può essere utilizzato anche per indicare l’intera manifestazione, nonché la totalità composta dall’Origine e dalla manifestazione. Va comunque considerato che tutto ciò che viene percepito come manifesto fa parte del potenziale insito nell’Origine, che si manifesta. In questo senso, l’Origine è la totalità di per sé.

La parola Dio può essere utilizzata in vari modi. Andrebbe usata in modo illuminante: in funzione dell’Amore e della scoperta della sua Origine.

 

Dio immanifesto precede anche l’Amore?

Sì. L’Amore, cioè la Beatitudine, è un’esperienza, mentre l’Origine è uno stato non esperienziale. Alcuni insegnamenti definiscono la Beatitudine  come esistenza non manifesta, perché esiste a prescindere dall’esperienza chiamata universo. La Beatitudine è immanifesta rispetto all’esperienza mondo, che esiste grazie all’esprimersi della Beatitudine attraverso l’attività sensoriale, ma è manifesta rispetto all’Origine.

Dio senza forma è Dio immanifesto. L’esperienza è di per sé una forma. La Beatitudine è una forma esperienziale, che può essere non oggettuale e grazie alla quale possono apparire anche gli oggetti.

 

L’universo si basa quindi sull’Amore?

L’esperienza universo si basa sull’esperienza Amore, che è l’esperienza primaria. L’Amore è il sostrato dell’universo. Quando l’Amore permea l’intero campo esperienziale, l’Amore non è soltanto la base dell’universo. Allora l’intero universo è percepito come Amore.

 

E dunque quale sarebbe la giusta definizione di Beatitudine: Dio manifesto?

Dio manifesto può essere definito anche come Beatitudine, semplicemente la Beatitudine è Dio manifesto inteso come Beatitudine. Non c’è nulla di sbagliato nel definirlo così.

Definire la Beatitudine come Origine, stato non manifesto e unica Realtà, come fanno alcuni, è limitante. Può arrestare la ricerca alla manifestazione, mentre bisognerebbe scoprire la sua Origine come unica Realtà e la Beatitudine come illusione primaria, come inizio di maya. La Beatitudine è un’esperienza, mentre scoprire Dio immanifesto significa consapevolizzare il senza esperienza Origine di ogni esperienza. La ricerca dello stato non esperienziale permette una maggior trasformazione della mente, quindi maggior facilità a produrre Beatitudine.

 

Prima hai definito Dio manifesto anche come Amore. Dunque l’Amore è eterno, senza tempo?

L’Eterno è senza tempo e senza esperienza, non la totalità del tempo e delle esperienze. L’Eterno è l’Infinito, senza fine perché senza inizio. Ogni inizio esige il tempo e l’inizio del tempo è anche la fine dello stesso. Osservando dalla prospettiva di questo momento, l’inizio del tempo rappresenta anche la sua fine. In quanto esperienza, l’Amore è inscindibile dal tempo, senza il quale non ci può essere esperienza. L’Amore è il presente pienamente e puramente presente a se stesso. Dio immanifesto è l’Eterno, l’Infinito, il senza tempo. Quindi è anche senza presente.

Alcuni confondono il presente con il senza tempo. Abituati a immaginare che il tempo scorra dal passato verso il futuro, quando con il quietarsi della mente si arresta questa esperienza migratoria, pensano che l’assenza di flusso dal passato verso il futuro sia il senza tempo. Si tratta invece del presente sperimentato nella sua purezza, come Amore, senza percezione di separazione in passato, presente e futuro. Come detto, il senza tempo è anche senza presente: il presente è un’esperienza, il senza tempo è senza esperienza.

Per molti la presenza integrale ora-qua è il punto di arrivo, mentre dovrebbe essere anche al soglia per giungere alla scoperta dell’Origine del presente.

 

Quindi se di Dio immanifesto non si può fare esperienza, perché è senza tempo e senza presente, cosa significa conoscere Dio immanifesto?

Significa consapevolizzare l’esistenza di un Qualcosa che non è sperimentabile e che è l’Origine di ogni esperienza e della manifestazione intera. La misura in cui si è conosciuto Dio immanifesto non è una questione di concettualità, ma di Pace che deriva dalla consapevolezza che ogni esperienza è irReale, che soltanto l’Origine è Reale e che questa Origine è la Reale Identità: Ciò che si è Realmente, come Dio immanifesto, non come individuo o come Amore.

 

Come può avvenire questa consapevolizzazione, visto che non si tratta di conoscere qualcosa direttamente, tramite l’esperienza?

Immergendosi profondamente in sé si disattiva l’attività sensoriale e scompare l’esperienza chiamata mondo, prodotta dall’attività sensoriale stessa. Rimane la pura esperienza di esserci, l’Amore, la Beatitudine o come si vuole chiamare la pura esperienza primaria. A un certo punto, la pura esperienza di esserci diventa talmente densa, profonda e immobile, senza esperienza né di separazione né di differenziazione tra conoscitore e conosciuto, che scompare anche la stessa pura esperienza di esserci ed emerge l’Estinzione, che è appunto l’Estinzione della pura esperienza di esserci. Durante l’Estinzione non si può constatare nulla, nemmeno l’Estinzione stessa, perché non c’è conoscenza di esserci, né concettuale né esperienziale. Riemersa l’esperienza di esserci si può constatare che prima c’era uno stato che non ha prodotto nessuna impressione, nessun ricordo, durante il quale non c’era esperienza di esserci, ma c’era un qualcosa di indefinibile, un’Esistenza che permane comunque, a prescindere dalle esperienze, dal tempo, dal mondo, dall’Amore. Può così maturare la certezza che l’Esistenza senza né tempo né esperenza  è il Sé Reale, Ciò che si è in quanto Origine.

Questo processo di dissolvimento e ricomparsa dell’esperienza materiale ed energetica può avvenire sia durante la meditazione appartata con gli occhi chiusi, sia durante le attività quotidiane con gli occhi aperti. In quest’ultimo caso, quando l’immergersi in sé è graduale, si nota la dissoluzione dell’esperienza chiamata mondo. La forma del mondo inizia a sgranarsi, diventa meno tangibile e inizia ad apparire una specie di nebbiolina energetica che avvolge la materia e la fa scomparire e poi scompare lo stesso piano energetico. Poi, terminata l’Estinzione, riappare e allora si può avere la sensazione come se mancassero alcuni fotogrammi dello svolgersi delle dinamiche spaziotemporali.

 

 

Perché è così difficile trovare Dio immanifesto?

Trovare Dio immanifesto è difficile anche perché è già arduo cercarlo. Molti non iniziano neppure l’indagine su Dio immanifesto. La ricerca dell’Origine esige anche la capacità di comprendere che l’Origine della consapevolezza di esserci è senza consapevolezza di sé, che può sembrare un paradosso.

Attualmente questo tipo di ricerca è destinato a pochi, anche perché oltre la via dell’Amore esige anche la via della Conoscenza, specificatamente la via della Conoscenza suprema, perché relativa al Supremo, al non manifesto. La maggioranza dei ricercatori cerca l’Amore senza indagare profondamente sulla sua Origine, anche a causa degli insegnamenti che si fermano all’Amore, Beatitudine. Inoltre, la ricerca di Dio immanifesto esige un doppio trascendimento. La ricerca dell’Amore implica il tendere a superare l’attaccamento al corpo, alle emozioni e ai pensieri. Cercare Dio immanifesto significa, invece, anche tendere a liberarsi dall’attaccamento alla pura esperienza di esserci, al puro io sono, all’Amore stesso. è dura da digerire che la pura esperienza di esserci, definibile come pure io sono, non è reale e che soltanto la sua Origine è Reale.

 

Dunque il concetto cartesiano: cogito ergo sum, penso dunque sono, non è valido. Oppure potrebbe essere interpretato: sono quello che penso?

è valido limitatamente al fatto che per pensare bisogna esserci, ma noi ci siamo anche senza pensare. La nostra Identità esperienziale è l’Amore,  il puro essere che esiste a prescindere dai pensieri. L’Identità Reale esiste invece anche a prescindere dal puro essere, è l’Origine senza esperienza.

Alcuni danno molto peso al concetto penso dunque sono. Molti la ritengono una grande verità, un concetto fondamentale. Invece, indicando soltanto parzialmente l’esistenza è molto limitante, anche perché può far immaginare che più si pensa più si è, mentre per essere veramente bisogna liberarsi dai pensieri superflui.

Pensare di essere quello che si pensa di essere fa parte dell’immaginarsi. Ciò che si è non può essere spiegato, ogni spiegazione è soltanto un segmento della mente. Constatare sono Amore quando si Ama, è una constatazione veritiera riguardo a se stessi Amore, ma non rappresenta certamente il Sé esperienziale, né tanto meno quello Reale.

La massima sono quello che penso andrebbe intesa come: ciò che penso influisce sul determinare le caratteristiche del mio essere. Non si può essere ciò che si pensa, ogni idea è soltanto una minima parte del nostro esserci. Pensare penso di essere può essere un modo di fuorviarsi. Molti immaginano di pensare, ma sono pensati, nel senso che i pensieri si costituiscono in loro senza alcun controllo. Il pensare consapevole esige anche la capacità di non pensare,  la capacità di osservare i pensieri e di interrompere il flusso concettuale.

Penso oppure i pensieri scaturiscono in me senza alcun controllo? Esiste un soggetto che pensa oppure ci sono dei pensieri che vengono attribuiti al soggetto io, il quale è un’insieme di idee riguardo a se stessi? Se esiste veramente un soggetto che pensa, chi è, dove si trova? Cercare qualitativamente le risposte a queste domande è un ottimo modo per trasformarsi da pensati a liberi pensatori.

 

Amo dunque sono?

Sì, l’Amore è il puro essere. Amo dunque sono puro essere, senza il quale non ci può essere alcuna esperienza, quindi nemmeno alcun pensiero. I pensieri sono anche modi di fare esperienza di parti noi stessi, cioè dei pensieri,  attraverso le definizioni.

 

Perché nelle antiche tradizioni Dio è inteso come padre e madre?

A prescindere dai concetti delle tradizioni, Dio immanifesto può essere visto come padre o madre perché in quanto Origine della manifestazione può essere considerato anche come suo genitore. Simile discorso vale per Dio inteso come Amore. In quanto esperienza primaria, l’Amore contiene il potenziale di tutte le altre esperienze: sviluppo del tempo e dello spazio, universo e tutto ciò che è percepibile, cioè producibile dalla percezione. L’Amore può quindi essere visto come padre o madre di ogni cosa. Ad ogni modo, sia nel caso dell’Origine che nel caso dell’Amore, associare un sesso alla parola Dio può essere fuorviante. L’Origine e l’Amore sono senza sesso.

 

 

Spesso durante la maturazione spirituale si intende un percorso del tipo: cerco Dio fuori di me, cerco Dio in me, trovo Dio-me.Tu cosa intendi?

Il concetto di cercare Dio in se stessi è utile per invertire la direzione della ricerca, dal cercarlo fuori di noi a cercarlo in noi, ma può fuorviare. Essendo senza luogo, Dio immanifesto non è né in noi né fuori di noi e nemmeno in lui stesso. In quanto Origine, si è Dio immanifesto stesso. Chiaramente non come individui. Pensare che l’affermazione io sono Dio sia riferita a se stessi individuo significa fuorviarsi, nutrire l’identità immaginata e rischiare il delirio di onnipotenza. L’Onnipotenza esperienziale è della lucidità chiamata Amore, non certo dell’abbaglio io individuo sono Dio. Immaginare di essere Dio come individuo significa fantasticare di essere ciò che non si può essere in nessun caso, mai.

Dio inteso come Amore non è né in noi né fuori di noi. Noi siamo Dio Amore in ogni parte di noi dove produciamo Amore. L’Amore è un’esperienza prodotta dal processo di individualizzazione che siamo come individuo. Più Amore produciamo più siamo Dio Amore stesso. Le idee cerco Dio in me o cerco Dio fuori di me andrebbero sostituite con cerco me stesso Dio Amore e cerco me stesso Dio Origine dell’Amore.

 

Puoi approfondire il significato del processo di individualizzazione come integrazione dell’Amore e di Dio?

Come ho affermato detto poco fa, l’Amore è prodotto dall’individualizzazione. Senza vita non ci può essere Amore, l’Origine precede l’Amore. L’individuo può però produrre Amore come unica esperienza soltanto quando non non si identifica con esperienze diverse dall’Amore, perché non le produce. Quando c’è Amore non c’è identificazione con il corpo, le emozioni e i pensieri perché il corpo è sperimentato come Amore, le emozioni non ci sono e i pensieri, se ci sono, sono in armonia con l’Amore. Allora l’esperienza Divina e umana sono la stessa: Beatitudine, Amore.

 

Perciò l’Amore nella sua forma pura, Divina, non ha niente a che vedere con il sentimentalismo e le comuni emotività con le quali viene comunemente caratterizzato?

L’Amore non può essere impuro, non può essere diverso da sé pura esperienza di esserci. Se proprio si vuole parlare di qualità dell’Amore, anche perché l’Amore integrato nella pratica vita quotidiana esige il pensiero, si può classificare l’Amore in Amore senza pensieri e Amore con pensieri. L’Amore senza pensieri è la pura conoscenza o esperienza di esserci, senza esperienza di diversità tra conoscitore e conosciuto, amante e amato. L’Amore con pensieri produce invece inevitabilmente una minima esperienza di diversità tra conoscitore e conosciuto, amante e amato, mantenendo comunque l’esperienza di Unità. L’Amore non percepisce, cioè produce, separazione.

L’Amore Divino non è diverso da quello umano, dalla pura esperienza di esserci. L’Amore Divino è diverso dall’Amore umano quando le emozioni positive e l’affettività sono intesi come Amore o parte dell’Amare, ma si tratta di una prospettiva fuorviante. Le emozioni non fanno parte dell’Amore, che è l’esperienza primaria dalla quale derivano anche le esperienze definite emozioni. L’idea che l’Amore sia emozionale e sentimentale è una delle ragioni principali dei problemi nei rapporti e nell’educazione. Solo un rapporto basato sull’Amore può essere un rapporto d’Amore. Soltanto un’educazione fondata sull’Amore e libera da sentimentalismo, sensi di colpa, emozioni negative può essere veramente educativa. L’Amore è lo scopo dell’educazione vera, che corrisponde alla maturazione delle verità interiori. Soltanto chi Ama può educare, cioè favorire l’emersione dell’Amore in altri, aiutarli a manifestare la pura Conoscenza in essere, a esserla. Pura Conoscenza di cui ogni altro sapere è un minimo segmento espressivo, compreso l’universo inteso come conoscenza.

 

Mi daresti ancora una definizione, il più concisa possibile, se possibile, di Dio?

Certo, è molto semplice. Dio immanifesto è indefinibile, l’Amore è Dio manifesto nella sua forma esperienziale primaria. Queste definizioni non sono chiaramente Dio e andrebbero usate per scoprire la Verità Amore, che è senza parola, e la Realtà Origine, al di là di ogni parola, ma anche di ogni esperienza. Le verità concettuali possono indicare la Verità e la Realtà, non  esserle.

1 ottobre, 2011 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
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Dialogo sul vuoto mentale tra Claudia Catani e Andrea Pangos

Uno degli obbiettivi – da sempre – della ricerca spirituale è il raggiungimento del cosiddetto Vuoto mentale. Questo obbiettivo non viene però perseguito in tutti i vari tipi di percorso spirituale. In alcuni casi, evidentemente, non è oggetto della ricerca stessa. In altri casi se ne parla, ma il metodo non aiuta l’allievo a raggiungerlo. Esiste il Vuoto mentale? Che cos’è?

Il Vuoto mentale è l’Amore. Amare significa produrre Vuoto mentale. La ricerca spirituale è quindi inscindibile dalla maturazione del Vuoto mentale. Alcuni insegnamenti favoriscono la ricerca del Vuoto mentale, ma lo chiamano diversamente, per esempio Beatitudine, Pace o Puro essere. Gli insegnamenti che non fanno maturare questo stato non andrebbero considerati spirituali perché non conducono all’Amore.

 

Cosa implica il Vuoto mentale?

Nel senso stretto del fenomeno il Vuoto mentale è la pura esperienza di esserci esente da pensieri. Nel senso più ampio del fenomeno, il Vuoto mentale può, invece, essere caratterizzato anche dai pensieri, ma non superflui, che scaturiscono dal Vuoto mentale e praticamente non lo turbano.

 

Cosa accade in quest’ultimo caso al Vuoto mentale?

Il Vuoto mentale accade a se stesso caratterizzato anche dai pensieri. Il Vuoto mentale è consapevole di questi pensieri, di come si creano, durano e terminano e può osservarli e prolungare a piacere l’intervallo tra loro. Può inoltre decidere di far cessare il flusso di pensieri, per permanere esente da pensieri. Il Vuoto mentale applicato alla pratica vita quotidiana esige il pensiero consapevole. Non si può fare la spesa, pagare una bolletta o dialogare senza produrre pensieri. Senza pensieri non si può nemmeno tramandare un insegnamento spirituale.

La ricerca del Vuoto mentale totale non deve diventare un’ossessione, anche perché è impossibile permanere sempre e totalmente senza pensieri, sopratutto per chi non fa una vita da eremita.  Anche la lettura di questo testo esige la formazione di pensieri. La ricerca ossessiva del Vuoto mentale può facilmente diventare un ostacolo per lo stesso Vuoto mentale. Bisogna tendere al Vuoto mentale e contemporaneamente lasciarsi andare al flusso della vita per godersi la vita consapevolmente.

 

Tu parli di Vuoto mentale che osserva i pensieri.

Sì, i pensieri che scaturiscono dal Vuoto mentale sono segmenti del Vuoto mentale stesso, che è il soggetto osservante che osserva alcuni suoi segmenti o esperienze definite pensieri.

 

In che modo, attraverso quali pazienti processi, è possibile allenare la propria mente a “concederci” il Vuoto, lo spazio più amplio possibile tra un pensiero e l’altro?

Non è la mente di qualcuno. Non c’è nessuno ad avere la mente, ogni qualcuno è un fenomeno che abita la mente.

L’allenamento della mente può essere classificato in vari ambiti, tra cui: la meditazione appartata, la meditazione durante le attività quotidiane, l’attività creativa consapevole, il riflettere illuminante, la vita sessuale illuminante, il sonno consapevolizzante. La qualità mentale di ognuno di questi ambiti influisce sulla qualità meditativa degli altri. Perciò è importante puntare alla massima qualità meditativa in tutti gli ambiti.

 

In che senso sono “io” ad abitare la mente? Di chi è allora, la mente?

Se per te intendi Claudia, Claudia è un insieme di concetti che appartengono alla mente. Immergendosi in meditazione, scompare ogni pensiero e quindi ogni identità concettuale. Alla fine l’unica esperienza che rimane è il Vuoto mentale, che è Amore, Identità esperienziale senza identità concettuale, anche perché è senza pensiero.

Tu come individuo, cioè come processo di individualizzazione che dura dal concepimento alla morte, sei, invece, la mente stessa. Mente non intesa, come viene fatto spesso, come apparato percettivo, emotivo e concettuale, ma mente intesa come totalità della vita individuale. In questo senso, scaturendo la mente da Dio immanifesto,  si potrebbe dire che ogni mente è di Dio immanifesto, che però non conosce mente. Dalla prospettiva della mente, cioè dell’individuo, la mente è di se stessa, anche perché è se stessa e ogni avere esige l’essere e senza la mente in questione, non ci sarebbe il suo essere e quindi nessun avere.

 

Cosa intendi per meditazione appartata?

La meditazione appartata consiste nel meditare creandosi le condizioni per ridurre al minimo i disturbi esterni. È un momento da dedicare interamente a se stessi, a farsi del bene meditando. Ed è anche un bene per gli altri. Èimportante utilizzare un metodo meditativo qualitativo che trasformi profondamente la mente.  Alcuni metodi quietano la mente senza però trasformarla in modo profondo.

 

In che modo la sessualità può intendersi illuminante? E come si integra nella ricerca spirituale, dal momento che, secondo alcuni maestri e insegnamenti,la sessualità è considerata un dispendio energetico rispetto alla propria evoluzione spirituale, se non un’attività del tutto fuorviante?

Il problema di alcuni insegnamenti è che sono votati al risparmio energetico, perché non offrono strumenti per aumentare le energie nella misura necessaria.  Secondo alcuni la sessualità andrebbe evitata, anche perché la fuoriuscita dello sperma è un dispendio energetico. Questo è vero, ma se la maturazione spirituale dovesse dipendere anche dalla fuoriuscita del liquido seminale, sarebbe un bel problema, perché invece di agire per ampliare le proprie capacità energetiche, ci si limiterebbe dedicandosi al risparmio energetico. Non va dimenticato che il principio-uomo è anche il potenziale in cui appare l’universo intero come forma dell’esserci umano. Considerando questo, sarebbe veramente paradossale se l’uomo non riuscisse perlomeno a recuperare il potenziale energetico disperso dall’eiaculazione. E poi l’orgasmo è scindibile dall’eiaculazione. Per chi utilizza un metodo evolutivo qualitativo la sessualità sana e l’eiaculazione non rappresentano un problema energetico o spirituale, anzi. La sessualità illuminante attiva e matura potenziali energetici e processi consapevolizzanti utilissimi per la maturazione spirituale. Tra l’altro, l’orgasmo è uno stato in cui l’attività emotiva e concettuale si quieta e questo è uno degli scopi della pratica spirituale.

La sessualità consapevolizzante fa superare i traumi sessuali, mentre l’idea che la sessualità non è spirituale può essere un’ottima maschera concettuale per celarsi problematiche sessuali. Talvolta, maggiore è il trauma, più la sessualità viene negativizzata, per meglio illudersi di essere sulla strada giusta e per dar maggior apparente ragione alle proprie argomentazioni. Ci sono casi in cui i comportamenti condizionati dai blocchi sessuali sono stati definiti come segno di santità.

Dal punto di vista spirituale, la sessualità è un problema quando c’è attaccamento alla sessualità. Ciò implica anche la creazione di fantasie sessuali che allontanano dalla presenza integrale ora-qua. Le fantasie sessuali ci sono anche perché non ci si sente realizzati sessualmente. Realizzando una sessualità illuminante diminuiscono le fantasie sessuali. Producendo piacere la vita sessuale può produrre dipendenza dai sensi. Il vero modo per diventare indipendenti dai sensi è maturare l’Appagamento chiamato Beatitudine o Amore, grazie al quale non c’è bisogno di cercare piacere attraverso i sensi ma si può esprimere la Beatitudine attraverso l’espressione sensoriale, senza attaccamento a essa.

La sessualità è illuminante nella misura in cui avvicina all’Amore ovvero avviene nell’Amore. La sessualità illuminata non è né emozionale né emotiva. Durante il rapporto sessuale illuminato dall’Amore, non ci sono emozioni, perché c’è, appunto, Amore, che precede ogni emozione. Il rapporto sessuale illuminante è caratterizzato dal lasciarsi andare all’Amore e dall’abbandonarsi al partner e questo aiuta a liberarsi dalla rigiditàpsicofisica durante il rapporto, ma anche dopo. La sessualità illuminante porta anche all’attivazione del nodo di Brahma, che nelle donne si trova sul cervice, e che permette un orgasmo globale attraverso l’attivazione di processi ed energie profondamente consapevolizzanti, che favoriscono l’esperienza integrale di se stessi e del partner in se stessi. La sessualità è un ottimo potenziale per scoprire l’Unità e andrebbe praticata consapevolmente.

La vera sessualità è inscindibile dall’Amore che non può esserci senza sessualità, la quale non può esserci senza Amore. A meno di appoggiarsi alla tecnologia, senza l’atto sessuale non ci può essere la vita manifesta, spazio temporale, quindi non ci può essere l’esperienza Amore. L’Origine, Dio immanifesto, è uno stato non esperienziale. Senza l’esperienza primaria-Amore non ci può essere nemmeno l’esperienza sessualità, che come ogni esperienza è una conseguenza dell’esperienza Amore. Senza sessualità non può esserci nemmeno la ricerca spirituale, senza vita non c’è chi possa cercare cosa. Amore, sessualità e ricerca spirituale sono inscindibili. Sacro e profano sono aspetti separati solo a causa di mancanza di Amore, carenza che è causata anche dalla sessualità poco qualitativa e dalle idee sbagliate sulla sessualità, tra cui l’idea che la sessualità non è spirituale. Realizzarsi sessualmente permette anche di caricare meno di aspettative la ricerca spirituale. In più campi ci realizziamo e meglio ci realizziamo, minore è il rischio di compensare le mancanze in alcuni aspetti della vita con eccessi nell’altro, anche nella spiritualità.

 

Ma cosa ha a che vedere l’attività sessuale, sebbene illuminante, con l’esperienza del Vuoto mentale?

Come ho spiegato poco fa, l’orgasmo può essere un’ottima introduzione per permanere Vuoto mentale. La sessualità più profondamente vera avviene nel Vuoto mentale, cioè come espressione dell’Amore nell’Amore, che ha un rapporto sessuale integrale con se stesso, perché ogni esperienza è Amore. Inoltre, la capacità di produrre Vuoto mentale è determinata anche dalla qualità delle energie e la sessualità consapevole è molto energizzante.

 

E in che modo il sonno consapevolizzante può maturare in noi il Vuoto mentale?

Il sonno consapevolizzante favorisce la consapevolizzazione del sonno profondo, dei sogni e dello stato di veglia. È un ottimo aiuto per trascendere questi tre stati in favore dell’alternanza tra il Vuoto mentale e l’Estinzione, anche durante il periodo di riposo, quando l’alternanza va a sostituire il precedente dormire. Maggiore è il grado di consapevolezza, cioè più la conoscenza di esserci è vicina all’Amore, più il dormire si  è trasformato in un riposare illuminato.

 

Prima hai affermato che una mente quieta può non essere una mente trasformata. Cosa intendi con trasformare la mente, dal momento che spesso si intende l’annullare, eliminare la mente come scopo ultimo della realizzazione?

La trasformazione della mente implica l’eliminazione delle cause degli ostacoli interiori ed esteriori per il Vuoto mentale e la maturazione della capacità di produrlo. La meditazione appartata deve creare anche le condizioni per integrare nelle attività quotidiane uno stato meditativo sempre più qualitativo.

L’idea di annullare la mente può essere molto fuorviante, anche perché la mente non può essere annullata, esiste fino alla morte. Compreso in modo errato questo concetto può produrre conflitti, che sono sempre della mente con se stessa. Quando si usa il concetto di annullare la mente si dovrebbe specificare che significa eliminare la modalità meccanica della mente che impedisce il Vuoto mentale. Durante il Vuoto mentale la mente non è annullata, c’è ed è proprio lei a produrre il Vuoto mentale. Se Ramana Maharishi, Sri Nisargadatta Maharaj e altri jnani che hanno parlato di annullamento della mente, la avessero eliminato definitivamente non ci sarebbe il loro insegnamento verbale, che è composto da concetti. Senza mente non ci possono essere idee.

 

Quali sono gli ostacoli al Vuoto mentale?

Gli ostacoli interiori sono psichici, energetici e fisici. Gli ostacoli psichici sono i processi emotivi e concettuali non in funzione dell’Amore.  Uno tra gli ostacoli fisici è uno stato inadeguato del sistema nervoso, che impedisce di progredire come dovuto.  La meditazione andrebbe quindi usata anche per migliorare la qualità del funzionamento del sistema nervoso.  Gli ostacoli energetici sono gli impedimenti per l’energia vitale e le energie evolutive, tra cui il processo della kundalini. Per progredire qualitativamente è necessario maturare le energie evolutive e maturare la capacità di eliminare le cause delle energie ostacolanti.

 

L’attivazione e la maturazione della kundalini sono necessarie per la trasformazione della mente, per la maturazione integrale? Non tutti i metodi prendono in considerazione esplicitamente il processo della kundalini. Secondo alcune dottrine l’attivazione della kundalini è pericolosa e deve avvenire, se mai si attivasse, in maniera graduale…

Dipende a cosa si indica con il termine maturazione integrale, se con questo concetto intendi anche la maturazione della kundalini, allora la maturazione della kundalini è chiaramente necessaria. Per l’illuminazione non è necessario agire direttamente sulla maturazione della kundalini. Spesso la kundalini matura indirettamente, ma l’illuminazione non implica la maturazione della kundalini. E poi, inteso nel senso ampio del fenomeno di maturazione, la kundalini, come le altre energie, non è mai matura, può sempre maturare, aumentare il proprio potenziale energetico. La maturazione della kundalini è comunque utile alla consapevolizzazione. Questo potenziale energetico andrebbe utilizzato in funzione della realizzazione, anche per aumentare il potenziale illuminante della sessualità e per una maggior attività creativa consapevolizzante. L’attivazione della kundalini può essere pericolosa se viene attivata con metodi non sicuri, mentre è sicura se l’attivazione avviene con metodi sicuri.

 

Puoi indicare un metodo sicuro?

Si può meditare con l’aiuto di richieste e affermazioni come: mi apro all’attivazione della kundalini, chiedo all’Amore di maturarmi la kundalini nei sette chakra, mi apro a consapevolizzare la kundalini nei canali energetici. Questo metodo è molto semplice e nel contempo molto efficace, sopratutto se iniziato da un Maestro Autentico. Inoltre, non esige nemmeno l’astinenza sessuale, il digiuno e altre pratiche di rinuncia.

 

Quali dobbiamo considerare come ostacoli esteriori invece?

Gli ostacoli esteriori sono in parte causati dagli ostacoli interiori, come loro proiezioni, ma sono prodotti anche dalle proiezioni negative altrui, cioè dalle emozioni e idee non evolutive dell’umanità intera. É importante meditare direttamente anche per eliminare gli ostacoli esteriori. Si può utilizzare la richiesta diretta: chiedo l’eliminazione delle cause degli ostacoli esteriori, oppure l’affermazione: abbandono gli ostacoli esteriori all’Amore. Alcuni insegnamenti non favoriscono l’azione diretta sugli ostacoli esteriori, anche perché sono stati sviluppati per una vita da monastero e da ashram. Non producono quindi gli anticorpi necessari per una vita da città. Una macchina di formula 1 può essere vincente su pista, ma su un circuito rally non andrà lontano. Parlando di esteriore andrebbe considerato che tutto ciò che percepiamo è una nostra esperienza interiore.

 

Altri insegnamenti, invece, inseriscono a bella posta esponenziali ostacoli “fittizi” come parte integrante del metodo di apprendimento. Specie gli insegnamenti pedissequamente fedeli ad antiche o antichissime tradizioni.E’davvero ancora necessario? O nell’epoca attuale, siamo già piuttosto attentati da inesauribili sfide?

Bisogna utilizzare, non seguire, un insegnamento che porta concreti risultati nella pratica vita quotidiana. La qualità del percorso maturativo è determinata sostanzialmente da quanto ci si libera dalla sofferenza in favore della Felicità. È molto importante essere aperti a conoscere un metodo evolutivo che favorisce la Realizzazione Integrale.

 

E, a proposito di sfide, come è possibile mantenere il Vuoto mentale anche durante le attività quotidiane?

Maturando il distacco spirituale, che non consiste nel distaccarsi dal mondo, ma nell’integrare l’Amore nell’esperienza chiamata vita quotidiana. Il distacco implica la dualità, l’esperienza chiamata separazione. L’integrazione dell’esserci porta invece all’esperienza Unità che è Amore, Vuoto mentale. L’equanimità spirituale non è una questione di distacco dal mondo, ma di essersi radicati nell’esperienza Amore, che permane indipendentemente da ciò che accade, cioè da ciò che appare nella mente. Ciò che viene percepito è sempre un segmento della mente prodotto dalla stessa.

 

In senso pratico, cosa bisogna fare per maturare il distacco spirituale?

Il Vuoto mentale durante le attività quotidiane può essere favorito tendendo a osservare consapevolmente ciò che accade nel campo esperienziale, cioè sensazioni, forme, emozioni e pensieri. Inoltre, è bene tendere a focalizzarsi sul, chiamiamolo così, punto in cui si costituisce l’esperienza di esserci, cioè sul confine tra l’esperienza di esserci e la sua assenza. Così facendo, la mente si volge profondamente verso l’Origine e matura più facilmente il distacco spirituale, anche consapevolizzando che ogni esperienza è irreale. Questi processi possono essere favoriti affermando, per esempio: mi apro alla testimonianza consapevole, oppure eliminazione degli ostacoli per la testimonianza consapevole o mi apro a scoprire il confine tra esserci e assenza di esserci.

 

Semplice ma difficile?….Molti seri ricercatori, durante il proprio percorso spirituale,  restano spesso vincolati ad un  mantra, o a più di uno, o ad oggetti e protocolli cerimoniali particolari e imprescindibili, a esercizi fisici, rituali di purificazione, calendari e cicli. Oppure all’idealizzazione perpetua di un maestro non più in vita, se non di una guida in carne e ossa verso la quale possono manifestarsi processi di transfer e contro transfer (per dirla con la psicanalisi) più o meno consci. Fermo restando il valore e potere trasformativo di qualsiasi pratica seria e consolidata, viene così trascurata l’esperienza del Vuoto mentale in sé.

Il percorso spirituale può essere definito anche come abbandono del superfluo in funzione dell’essenziale. Bisogna essere molto pratici, basarsi su progressi concreti e non farsi abbagliare dalle forme. Maturare spiritualmente è ben diverso dal mero occuparsi di spiritualità, nel senso di occuparsi di temi, fenomeni e metodi spirituali senza però maturare la capacità di produrre Vuoto mentale, cioè Felicità, in ogni aspetto della vita. Bisognerebbe considerare che ai fini della maturazione spirituale, la qualità dello sforzo è determinata primariamente da quanto favorisce la liberazione dalla sforzo. Andrebbe inoltre considerato, ragionevolmente, il principio: massimo sforzo ottenimento minimo, minimo sforzo ottenimento massimo, assenza di sforzo ottenimento immenso. L’assenza di sforzo implica il Vuoto mentale.

 

Qual è, a tuo avviso, la connessione possibile tra investigazione psicanalitica e ricerca spirituale? È possibile una integrazione costruttiva?

Sono a favore della conoscenza spontanea e diretta che emerge con il quietarsi della mente, grazie alla quale in un attimo diventa chiaro ciò che sarebbe incomprensibile in ore e ore di analisi. L’analisi non dovrebbe essere usata per intrappolarsi nella ricerca di spiegazione ai perché psicologici, ma si dovrebbe utilizzarla primariamente per volgersi verso l’Origine, con domande del tipo: Cos’è l’Origine?  Dove inizia il tempo? Cos’è la pura esperienza di esserci, dove compare? Da dove provengo come individuo? Qual è la Reale Identità?

La scoperta dell’Identità spirituale esperienziale, che è l’Amore, e dell’Identità spirituale Reale, che è Dio immanifesto, è di fondamentale importanza. Il ricercatore dovrebbe però tendere anche a consapevolizzare nella misura necessaria il proprio essere fisico, energetico, sessuale, percettivo emotivo e concettuale.

 

Freud o Jung?

Jung, che oltre ad illuminarsi, si è anche Realizzato Integralmente e ha raggiunto l’Eccellenza nel suo campo.

 

Cosa possiamo fare inizialmente, durante l’allenamento progressivo al Vuoto mentale e al distacco spirituale con la meditazione appartata o in attività, per riuscire ad osservare i pensieri e non rimanere coinvolti nel loro turbinio?

Ci si può focalizzare su un unico pensiero, osservandolo senza analizzare. Così  lo si utilizza come oggetto della meditazione. Ci si può concentrare anche sull’intervallo dei pensieri, prolungare l’intervallo fino a interrompere il flusso di pensieri.

All’inizio del percorso spirituale l’osservazione dei pensieri e l’interruzione del loro flusso può essere molto difficile, se non addirittura impossibile. Questo significa anche che se si ha difficoltà a farlo, non si è in una fase avanzata della ricerca spirituale, pur praticando da decenni. Per questo è importante praticare regolarmente un tipo di meditazione appartata veramente trasformante, in modo che la mente si purifichi e consapevolizzi, per poi rendere più facile la testimonianza consapevole durante le attività quotidiane.

Si può pregare ovvero meditare con l’ausilio di affermazioni come: eliminazione delle cause dei pensieri superflui, abbandono le emozioni e le idee all’Amore, chiedo alla Pace di attivarsi in me. Si può anche affermare Amore, Vuoto mentale, Io Sono, Sono Beatitudine oppure Sussisto Assoluto, e rimanere concentrati sul flusso prodotto da queste affermazioni, per favorire l’emersione del Vuoto mentale, ma anche dell’Estinzione.

 

Cosa intendi con il termine consapevolizzare?

Con il termine consapevolizzare riferito ai contenuti psichici, cioè percettivi, emotivi e concettuali, intendo il riconoscimento di un contenuto psichico e l’armonizzazione della sua vibrazione con la vibrazione dell’Amore. Riferito a Ciò che precede l’individuo intendo, invece, maturare la consapevolezza riguardo l’Origine. Maturare la consapevolezza può essere definito anche come illuminare il sapere con l’Amore.

 

E rispetto all’attività creativa, come accade la “consapevolizzazione”?

L’attività creativa porta allo stato di flusso che è uno stato meditativo, più precisamente un passaggio verso la meditazione massima, che è la Beatitudine, l’Amore, quando il flusso si arresta. L’artista saggio riesce a mantenere lo stato meditativo anche una volta terminata la fase creativa. Molti artisti sono però così presi dalle idee riguardo a se stessi, a ciò che hanno creato, a come promuoversi, alla propria immagine, da sciupare spesso questo potenziale meditativo, proprio a causa dell’emergere di idee superflue che impediscono il Vuoto mentale e la consapevolizzazione qualitativa durante le attività non artistiche.

 

Ogni  faticosa conquista contiene in sé il dono per il raggiungimento ottenuto. Cosa ci offre il Vuoto mentale?

Primariamente la Felicità. Inoltre, il Vuoto mentale porta anche a diventare liberi pensatori, liberi di pensare consapevolmente e di non pensare, perché si ha la capacità di produrre Vuoto mentale esente da pensieri. Il Vuoto mentale è una condizione base per essere liberi pensatori. Oltre a permettere il manifestarsi di verità universali e funzionali alla realizzazione spirituale, il Vuoto mentale favorisce pensieri molto qualitativi per la pratica quotidianità. Il Vuoto mentale è la Verità esperienziale, dalla quale possono emergere qualitative verità concettuali.

 

Il Vuoto mentale è accessibile a tutti?

A tutti coloro che sono in grado di produrlo. Se la pratica della Felicità fosse diffusa, per esempio tramite il sistema scolastico, in molti sarebbero in grado di produrre il Vuoto mentale, che allora verrebbe visto come normalità. Una tra le cose paradossali del sistema scolastico ed educativo in generale, più precisamente ritenuto tale, è che nonostante il fatto che ogni essere umano tende naturalmente alla Felicità,  il sistema scolastico ed educativo in generale offrono pochi spunti su come raggiungerla. Di solito, anche chi lo spiega teoricamente non può dare un aiuto concreto, perché per favorire la Felicità altrui bisogna essere in grado di produrla in se stessi.

 

Cosa dovrebbe essere, o fare, un vero maestro per aiutarci a raggiungerlo?

Maggiore è la qualità del proprio Vuoto mentale, più il maestro lo favorisce automaticamente negli allievi. Dovrebbe poi offrire un metodo qualitativo per maturare la capacità di produrre Vuoto mentale, a prescindere dalle circostanze quotidiane prodotte dalla mente e che appaiono nella stessa.

 

In che altro modo potresti definire il Vuoto mentale?

Beatitudine, Amore, Pace, Pura Conoscenza in essere, Identità esperienziale, Dio manifesto puramente, Puro Essere, Felicità, Presente pienamente presente a Sé.

 

Tu in che modo lo vivi, quanto a lungo, e come ha cambiato, se l’ha cambiata, la tua vita?

Non c’è nessuno che vive il Vuoto mentale, è il Vuoto mentale che sperimenta se stesso senza essere contaminato da idee su un io particolare che vive la vita ovvero il Vuoto mentale. L’Amore è un’esperienza praticamente costante. La vita non è soltanto cambiata, è migliorata. Il cambiamento è inevitabile, è costante per tutti e può significare anche un peggioramento. Ilmiglioramento sostanziale è stato il passaggio dalla sofferenza a una Felicità costante, che permette di interagire con il mondo per Realizzarsi Integralmente e tendere all’Eccellenza, senza essere condizionati dal delirio collettivo. Il Vuoto mentale permette di esser reattivi soltanto alla Beatitudine, cioè di essere la fonte della nostra Felicità. Tra l’altro, non ci può essere Felicità se non si è fonte della stessa.

 

Puoi ampliare il concetto di reattivi alla Beatitudine?

Sì! Significa produrre Amore come unica esperienza, in modo da percepire il mondo nella luce dell’Amore, il che fa parte della verità esistenziale. In questo modo, qualsiasi cosa accada nel mondo, lo percepiamo in uno stato d’Amore e quindi siamo integralmente Amore che reagisce a se stesso, che è lo stato naturale, sano ed è di enorme aiuto all’umanità, anche perché genera Compassione.

 

Cos’è la Compassione?

Nel senso più elevato del termine, la Compassione è l’espressione della propria Felicità verso il prossimo unita alla consapevolezza riguardo alla sua sofferenza senza che ci turbi. Non perché si è insensibili, ma perché producendo soltanto Felicità si è Equanimi, Beati, Imperturbabili, strapieni di Amore. Possiamo aiutare altri a liberarsi dalla sofferenza nella misura in cui ne siamo liberi. Soffrendo possiamo fare ben poco per il mondo, un analfabeta non può insegnare a scrivere. Chi non Ama non può trasmettere pienamente l’insegnamento chiamato Amore, che è libertà dalla sofferenza.

 

Dunque la Felicità non si cerca, non si trova ma la si produce?

La Felicità si può cercare. Cercarla nel modo giusto porta a produrla in se stessi. La Felicità viene trovata quando si è Felici, cioè quando si fa esperienza di se stessi come Felicità.