Carissimi amici e sostenitori, l’Associazione S.O.S Tibet, India, Nepal, Onlus ti suggerisce una nuova idea per i regali di Natale:
puoi regalare ai tuoi amici e parenti un sorriso di un bambino Tibetano facendo un offerta per la mensa dalla nuova scuola che abbiamo aperto questa estate a Garan in Tibet al posto del solito regalo.
Puoi mandarci la lista dei nomi dei tuoi amici e gli indirizzi di tutte le persone a cui vorrai fare questo regalo e l’Associazione gli manderà prima di Natale i tuoi auguri e una lettera di ringraziamento con la foto dei bambini dove verrà specificato il tuo gesto, consideriamo una offerta minima di venti euro a persona.
L’offerta può essere fatta sul conto corrente postale nr. 69331817 intestato all’Associazione S.O.S Tibet, India, Nepal, codice IBAN : IT23E760103000000069331817, e puoi inviarci la lista dei nomi con gli indirizzi relativi via mail. Può essere un gesto per condividere il Natale con chi è meno fortunato di noi e coinvolgere in questo progetto anche le persone che ti sono care….
Grazie ancora per la vostra attenzione.
Per chiarimenti o proposte alternative è possibile contattare Eugenia al 347 1059277 oppure scrivere ad info@sostibet.org
Vi preghiamo di far girare questa mail a tutti coloro che pensiate possano essere interessati a questa iniziativa.
Grazie ancora per aiutarci ad aiutare…..
Gendun e Eugenia
L’interdipendenza nasce quando una persona percepisce di essere vincolata ad altre
per il conseguimento di un obiettivo(vantaggio) comune a tutto e a tutti.
Una riflessione di Sua Santità il Dalai Lama sulla stretta interelazione che lega tutti gli esseri sulla Terra, tratta da Siddhi, periodico del buddhismo Mahayana e rivista dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia.
Nella vita quotidiana siamo impegnati in innumerevoli e svariate attività e riceviamo numerosissimi input sensoriali.
Il problema del fraintendimento, che naturalmente può essere più o meno grave, nasce quasi sempre dalla nostra tendenza a isolare particolari aspetti di un evento o di un’esperienza e a vederli come se ne costituissero la totalità. Questo determina un restringimento della prospettiva e di conseguenza induce a false aspettative.
Quando invece prendiamo in esame la realtà in sé, ci rendiamo subito conto della sua infinita complessità e possiamo capire che il nostro modo di percepirla è spesso inadeguato. Se così non fosse, il concetto stesso di delusione sarebbe privo di significato. Se tutto si svolgesse sempre e secondo le nostre aspettative, non sapremmo neppure cosa sono l’illusione o il fraintendimento.
Come mezzo per prendere coscienza di tale complessità, trovo che il concetto di originazione dipendente (in tibetano ten del) così come è stato sviluppato dalla scuola di filosofia buddhista Madyamika (la Via di Mezzo), sia particolarmente utile. Secondo questa scuola possiamo comprendere la vera natura delle cose e degli eventi in tre modi diversi.
Al primo livello, ci si riferisce al principio di causa ed effetto, per cui l’origine di ogni cosa ed evento dipende da una complessa rete di cause e condizioni correlate. Questo ci induce a pensare che nessuna cosa (o evento) possa essere intesa come capace di entrare nell’esistenza o di rimanervi, di per se stessa. Per esempio, se prendo l’argilla e la modello, posso creare un vaso. Il vaso, quindi, esiste come effetto delle mie azioni. Al tempo stesso, è anche il prodotto di una miriade di altre cause e condizioni. Per esempio, la materia grezza è il risultato della combinazione dell’acqua e dell’argilla.
Ma possiamo spingerci oltre e considerare questi due componenti come il risultato della combinazione di molecole, atomi e altre minute particelle (che a loro volta dipendono da innumerevoli altri fattori). Ci sono poi le circostanze che mi hanno portato a decidere di fare un vaso e, inoltre, le condizioni che hanno operato insieme alle mie azioni nel momento in cui davo forma all’argilla. Il vaso è originato in modo dipendente. Tutti questi diversi fattori ci fanno capire che il mio vaso non può esistere indipendentemente dalle sue cause e condizioni.
Al secondo livello, ten del può essere inteso nei termini della dipendenza reciproca che lega le parti e il tutto. Senza le parti non può esserci il tutto; senza il tutto, il concetto di parti è privo di significato. L’idea del tutto è fondata sulle parti, ma le parti stesse devono essere considerate come interi che a loro volta comprendono parti.
Al terzo livello, tutti i fenomeni possono essere intesi come originati in modo dipendente in quanto, se li analizziamo, troviamo che, in definitiva, essi non possiedono un’identità indipendente. Possiamo comprenderlo dal modo in cui ci riferiamo a certi fenomeni. Per esempio, le parole ‘azione’ e ‘agente’ sono l’una il presupposto dell’altra. Lo stesso vale per ‘genitore’ e ‘figlio’. Si è genitori unicamente perché si hanno dei figli. Una figlia o un figlio vengono così chiamati solo in relazione al fatto che hanno dei genitori. Lo stesso rapporto di dipendenza reciproca si riscontra nei termini che usiamo per i mestieri o le professioni. Certe persone sono chiamate contadini per il fatto che lavorano la terra, i medici perché operano nel campo della medicina e così via.
Un altro modo, ancora più sottile, di giungere alla comprensione delle cose e degli eventi in termini di originazione dipendente è quello, per esempio, di chiedersi: che cosa è esattamente un vaso d’argilla? Nel momento in cui cerchiamo qualcosa da definire come la sua effettiva identità, ci rendiamo conto che la sua stessa esistenza – e, di conseguenza, quella di tutti gli altri fenomeni – è in qualche misura provvisoria e frutto di una convenzione. Quando ci chiediamo se la sua identità è determinata dalla sua forma, dalla sua funzione, dalle sue parti specifiche (vale a dire il fatto che sia composta da argilla, acqua e così via), ci rendiamo conto che il termine ‘vaso’ non è altro che una designazione verbale.
Per quel che riguarda i fenomeni mentali, anche qui riscontriamo che esiste una dipendenza. In questo caso tra colui che percepisce e il percepito.
La comprensione della realtà che ci viene suggerita dal concetto di originazione dipendente ci mette di fronte a una sfida importante. Ci sfida a vedere le cose e gli eventi meno in bianco o nero, più come una fitta rete di relazioni, difficili da scindere e fissare. E diventa difficile anche parlare in termini assoluti. Inoltre, se tutti i fenomeni dipendono da altri e nessuno può esistere in modo indipendente, dovremo ritenere che neppure il nostro io-sé, che abbiamo tanto a cuore, esiste come noi siamo soliti supporre.
In realtà, se indaghiamo in modo analitico sull’identità dell’io-sé, vediamo che la sua apparente solidità si dissolve anche più rapidamente del vaso di argilla o del momento presente. Infatti, mentre un vaso è qualcosa di concreto che possiamo effettivamente indicare, l’io-sé è più elusivo: la sua identità come costruzione artificiale appare subito evidente. Ci rendiamo conto che l’abituale netta distinzione che facciamo tra ‘io’ e gli ‘altri’ è un’esagerazione.
(di Sua Santità il Dalai Lama – tratto da “Siddhi“, periodico di Buddhismo Mahayana)
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L’altra sera, mentre seguivo un programma televisivo che parlava di miracoli, ho visto una signora dire che, essendo malata gravemente, si era recata in pellegrinaggio in Calabria da Fratel Cosimo per ottenere la guarigione.
Giunta a destinazione si era trovata in mezzo a situazioni più gravi della sua. Perciò mentre pregava, vedendo davanti a lei una giovane malata, chiese alla Madonna di non guarire lei ma quella giovane. Finita questa preghiera la signora sentì un grande calore dentro e svenne: quando si riebbe era guarita.
Nella trasmissione un teologo ha poi sottolineato questa guarigione dicendo: “Questo è il segno che, se noi pensiamo agli altri, Dio può occuparsi di noi”. Questa affermazione mi ha commosso e mi ha fatto pensare a tutte le malattie, che in questo tempo mi hanno perseguitato, mandandomi all’ospedale parecchie volte. In mezzo al dolore e alla sofferenza degli ospedali io non ho mai pensato agli altri ma solo a me stesso implorando, nelle mie preghiere, la mia guarigione e non pensando a chi, forse, soffriva più di me. Sentendo le parole di quel Teologo mi è venuto in mente ciò che dice spesso il Maestro: amatevi gli uni e gli altri come io vi amo e ricordate che ciò che farete agli altri sarà fatto a me e permetterà a Dio di aiutarvi.
Se conoscete persone bisognose d’assistenza, accertatevi che vogliano aiuto e siate sicuri di sapere come meglio aiutarli. Non entrate o interferite nella vita degli altri, ma semplicemente inviate loro amore e compassione, cercando di alleviare il dolore e le pene che hanno dentro.
Non cercate di cambiare gli altri contro il loro desiderio, ma alleviate le loro pene, pensate a loro come se pensaste a voi. Aspettatevi sempre il meglio da quelli che conoscete o incontrate, ed evocherete la loro bontà raggiante.
Se qualcuno ha un problema e chiede assistenza, fate quel che potete. Spesso basta un consiglio o un’istruzione, altre volte un incoraggiamento o un appoggio emotivo, e altre ancora un’aiuto economico o semplicemente amore. Qualunque aiuto dobbiate dare, ricordate che solo così permetterete a Dio di aiutarvi e pensare a voi. L’amore, che in questo tempo sembra essersi dimenticato del mondo, amplia la nostra mente e la fede, e ci rende partecipi dell’immortalità dell’anima. Incontrando chi soffre con disponibilità avrete l’opportunità di capire gli altri e di modificare o cancellare i vostri peccati.
Ciò che abbiamo vissuto o commesso non è mutabile ma, con la nostra azione e dedizione, possiamo modificarne il contenuto emozionale della nostra memoria affinché non abbia più a influenzarci. Solo stabilendo rapporti responsabili con il nostro prossimo, riusciremo ad ampliare la nostra maturità mentale ed emozionale, operando in armonia con il Processo Vitale.
Dovremo pensare in termini positivi e non lamentarci per i sacrifici che facciamo, tralasciando atteggiamenti, stati di coscienza e attività che comportino uno spreco di energia. Dobbiamo agire con riserbo e non drammatizzate, lasciando che la nostra trasformazione sia un esempio per tutti. Se coloro che vi circondano sono oppressivi e distruttivi, stabilite con loro una linea di condotta tale da non incontrare impedimenti nel compimento del vostro destino. In ogni circostanza, fate del vostro meglio e chiedetevi alla fine: potevo fare di più? Ho fatto ciò che avrei fatto per me? Ho scelto la cosa migliore?
Non dobbiamo dimenticare ciò che il Saggio ci insegna: “L’uomo è il padrone dei propri pensieri, l’artefice del proprio carattere, colui che può creare e forgiare le proprie condizioni, il proprio ambiente e il proprio destino”.
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L’AUTORE
Musicista, scrittore, pubblicitario. Da molti anni coltiva un profondo interesse verso le discipline esoteriche e spirituali, l’astrologia, lo yoga e le tecniche mentali. Fin da piccolo ha scoperto la sua sensitività, che tuttavia ha divulgato solo da pochi anni attraverso libri, conferenze e corsi.
Ha pubblicato finora i seguenti libri: per Gian Marco Bragadin Editore, “Francesco, un Santo, un sentiero, una storia”, “Progetto uomo”, “La nostra Assisi”, varie edizioni di “AURA, Guida alla New Age”; per Rizzoli e Sonzogno, “Volare con l’anima”, “Astrologia creativa”, “Astrologia e salute”; per Sperling & Kupfer, “Voglia di volare“, “Le immagini dell’anima”, “Volare con l’anima”, “Le immagini dell’anima”, “L’Incontro”; con Manuela Pompas, “Aura la luce dell’anima” (Sperling & Kupfer), “I sogni dell’anima” (di prossima pubblicazione), “Diventare sensitivi“.
E’ stato spesso ospite di programmi televisivi, tra i quali il “Maurizio Costanzo Show”, “Il Tappeto volante” e altri. Ha condotto per due anni su Antenna 3 Lombardia la trasmissione “Il Melograno”, insieme a Gian Marco Bragadin.
Senza la Madre Terra non saremmo qui, eppure la stiamo uccidendo, stiamo distruggendo l’aria, l’acqua, stiamo prendendo tutti i suoi poteri naturali, poteri che possono essere un elemento devastante per la nostra vita, non solo quella dei Lakota, ma quella di tutti gli esseri umani.
(Birghil Kills Straight – Lakota)
Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.
Pescatore: ’Non ho impiegato molto tempo’
Turista: ’Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?’
Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.
Turista: ’Ma come impiega il resto del suo tempo?’
Pescatore: ’Dormo fino a tardi, pesco un po, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.’
Turista: ’La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!!
Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!…
Pescatore: ’ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?’
Turista: ’25 anni forse’ Pescatore: ’….e dopo?’ Turista: ’Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!!!!!
Pescatore:’…miliardi?…….e poi?’
Turista: ’Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere gli ultimi 5/10 anni in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!’
(Anonimo)