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Archive for agosto 31st, 2010

31 agosto, 2010 by pomodorozen Categories :
Meditazione
Thich Nhat Hanh
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Meditazione camminata – Thich Nhat Hanh

Nel Sutra del Loto il Buddha è descritto come la più amata e rispettata «fra le creature che camminano su due piedi»; gli volevano tanto bene perché sapeva godersi una bella passeggiata. Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda. Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godere di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. «La mia pratica,» diceva il Buddha «è la pratica della non-pratica, la realizzazione della non-realizzazione».

A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.

Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.

Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza, portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all’improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazione, da tutte le aspettative – sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.

Quando pratichi da solo la lenta meditazione camminata puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. «Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo.» Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.

Anche nella situazione puoi camminare come un Buddha. L’anno scorso, a marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso l’obiettivo, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo. Cammina tu per me!»; e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.

Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il Buddha prenda il vostro posto. Il Buddha è dentro di voi. Funziona in tutte le situazioni; l’ho sperimentato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, e dice: «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il Buddha prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare, e lasciare anche che le persone che ti sono care camminino per te.

Per chi cammini, quando cammini? Certo, puoi camminare per arrivare da qualche parte; ma puoi anche camminare come una sorta di offerta meditativa. È una gran bella cosa camminare per i tuoi genitori o per i nonni che forse non conoscevano la pratica di camminare in presenza mentale. In vita loro, i tuoi antenati potrebbero non aver mai avuto l’occasione di fare passi felici, in pace, e di stabilirsi pienamente nel momento presente. È davvero un peccato; non è il caso di lasciare che accada anche a noi.

Puoi camminare con i piedi di tua madre; povera mamma, lei forse non ha avuto molte opportunità di camminare in questo modo. Puoi dire: «Mamma, ti va di venire a camminare con me?» e poi cammini con lei e ti si riempe il cuore d’amore. Ti liberi, e allo stesso tempo liberi anche lei. Perché tua madre è davvero dentro di te, in ogni cellula del tuo corpo. Anche tuo padre è presente in ogni cellula del tuo corpo; puoi dire: «Papà, ti va di venire con me?», ed ecco che all’improvviso ti ritroverai a camminare con i piedi di tuo padre. È una gioia, è una pratica che dà molto, e vi assicuro che non è difficile, che non occorre lottare o combattere: basta attivare la consapevolezza e tutto andrà bene.

Una volta imparato a camminare per le persone care, puoi camminare per le persone che ti hanno reso infelice la vita: puoi camminare per coloro che ti hanno attaccato, che hanno distrutto la tua casa, il tuo paese, la tua gente. Quelle persone non erano felici, non avevano abbastanza amore per se stesse né per gli altri, e hanno reso infelice la tua vita e quella della tua famiglia e della tua gente. Verrà il momento in cui sarai in grado di camminare anche per loro. Camminando in questo modo diventi un buddha, diventi un bodhisattva pieno d’amore, di comprensione e di compassione.

Dal libro:  Thich Nhat Hanh, “Camminando con il Buddha. Zen e felicità” –

31 agosto, 2010 by pomodorozen Categories :
Felicità
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Come trovare l’ottimismo – Gianpiero Ciappina

Come essere ottimisti quando tutto va storto

di Giampiero Ciappina

°°°

- Il valore degli schemi di pensiero positivi -

Un elemento può essere assimilato se inserito in un ambito che ci aiuta a decodificarne l’intimo significato. Così come, ad esempio, una frase può essere capita se collegata al suo quadro di pensiero, e un evento viene compreso se inserito nel suo contesto storico. Per rendersi conto dell’enorme importanza che hanno i contesti interpretativi all’interno dei quali inseriamo gli avvenimenti quotidiani, proviamo a fare insieme un piccolo esercizio. Fai un breve elenco di ciò che ti angustia. Diciamo una lista di dieci punti, tanto per tenerci bassi.

Puoi inserire tutto quello che vuoi. Il marito che ti ha tradito con la tua migliore amica, la dermatite pruriginosa dell’anno scorso, la morte del gatto, i figli ingrati, la vicina di casa petulante, la pioggia durante l’unica settimana di vacanze, il tempo che fugge e se ne va ….. Non bisogna banalizzare il dolore o prendersi gioco di chi soffre. Ma un pizzico di auto-ironia non può che giovare a vedere le cose sotto altri punti di vista. Dai quindi libero sfogo a tutto ciò che ti affligge e ordinalo in dieci punti belli ordinati. Finalmente puoi tirare fuori quel vecchio rancore che ti soffoca: non aver paura di essere cattivo.

Per una volta tanto, metti da parte i sensi di colpa e dilla veramente tutta. Datti tempo: non avere fretta. I nostri dolori sanno di non essere ‘socialmente’ ben accettati e si rifugiano in luoghi remoti dell’animo dove poi è davvero difficile stanarli. Prenditi tutto il tempo necessario per avere uno scenario sufficientemente apocalittico della tua vita e di tutte le più importanti dieci sfortune che ti sono capitate. D’altra parte sono secoli che dici che ti va tutto storto. Ora finalmente è venuto il momento di tirare fuori il rospo. Per essere sicuro di aver proprio tirato fuori il peggio, sarebbe utile non dimenticare alcuni importanti capisaldi del malessere e della piena infelicità. Uno dei più importanti è l’esaltazione del passato: sicuramente potrai trovare un punto dove il rimpianto per le inarrivabili gioie del passato (l’infanzia, l’ex-fidanzata, il migliore amico, ecc.) possa finalmente essere posto nella giusta luce. Per essere quindi sicuro di sentirti adeguatamente iellato, almeno un punto della lista dovrebbe essere dedicato alla nostalgia e al senso di colpa per le cose non realizzate.

Il punteggio poi sale se identifichi le tue epoche felici (per sempre concluse naturalmente!): quelle lontane età dell’oro quando tutto andava per il verso giusto. Un’altro importante caposaldo della sfortuna che non deve mancare nella lista è “Ora o mai più!”. Quante volte hai desiderato qualcosa che non hai potuto avere? E magari poi il destino beffardo te lo ha posto di fronte quando avevi smesso di cercarlo? Non si può non indignarsi di fronte a tanta sventura. Un’altro punto che non può assolutamente mancare è la sfortuna che deriva dal fatto che gli altri (e la Vita) non si comportano come tu vorresti che facessero. Ad esempio, quante volte tua figlia non rispetta le regole (opportune per la sua crescita naturalmente) che tu hai tanto saggiamente scolpito sulla porta del frigorifero? E il capo? Perché si ostina tanto a non voler vedere le tue qualità e a lasciarti ulteriori spazi di manovra?

Quando pensi di aver finito e ti trovi davanti al tuo nutrito elenco di scalogne, ti suggerisco di aggiungerne una che di solito può aiutare a colmare definitivamente la misura: “11 – Soltanto a me sono capitate queste sventure e io sono l’unico a mondo a conoscere veramente fino in fondo queste disgrazie”.

Ora che abbiamo una bella lista di undici punti, con la penna traccia intorno ad essa un rettangolo che la incornici. Questo rettangolo deve essere ben fatto perché è la cornice delle tue più importanti iatture. La cornice è un simbolo che serve ad inquadrare uno scenario – ed esattamente come in un processo semeiotico – deve aiutarci a comprenderne il senso. Qual’è la più giusta cornice interpretativa che può svelare il senso di tanta sfortuna? Se ne potrebbero proporre tante, ma una delle possibili è questa. In una eiaculazione vengono lanciati circa 250 milioni di spermatozooi.

Sarà una vera strage, perchè moriranno praticamente tutti meno uno. Quando infatti il rapporto sessuale conduce ad una fecondazione, il fortunato è uno solo. Se poi pensiamo per un momento alla difficoltà di vincere il primo premio della Lotteria Italia (quella del tradizionale giorno della Befana, tanto per intenderci) e venissimo a sapere che vengono venduti circa 17 milioni di biglietti, se ne può facilmente dedurre che vincere alla Lotteria è almeno 10 volte più facile(!) di quanto lo sia essere lo spermatozoo vincente.

Tu sei stato quello spermatozoo vincente. E malgrado ciò ancora non basta. La battaglia non è ancora vinta e migliaia di ostacoli si frappongono prima della nascita. Vi sono innumerevoli alternative (malattie, infezioni uterine, disturbi genetici, traumi fisici, ecc.) che conducono alla morte e soltanto una che conduce alla vita. In Europa la percentuale di aborti rispetto alla totalità delle gravidanze è di circa il 26% (uno dei più bassi al mondo: contro il 65% circa dei Paesi ex-URSS e il 60% dell’Africa occidentale). Se stai leggendo queste parole e sei nato in Italia – su oltre 680.000 gravidanze all’anno – sei uno dei 540 mila nati vivi. Sei uno dei fortunati che ha saputo evitare i 140 mila sentieri chiusi, quelli senza uscita. In poche parole – sulla base di semplici calcoli matematici – questo vuol dire che la tua fortuna è immensamente spropositata. Se poi non hai malattie gravi ed invalidanti, la tua buona sorte è davvero strabocchevole. Per avere un’idea dell’enormità del tuo successo, è come se fossi l’unico sopravvissuto in una guerra che ha fatto fuori – in un sol colpo – l’intera popolazione degli Stati Uniti d’America.

Eppure sei qui. Sei qui ora! Ora che abbiamo posto una cornice semantica (una delle tante possibili) alla lista, rileggi uno per uno i punti che hai segnalato e ascolta il tuo cuore. Per ognuno dei punti, interrogati e domandati: “sono davvero così sfortunato?”. È la prospettiva che ci permette di afferrare i concetti. Se esiste una visione, un punto di vista che – rispettando la verità – mi aiuta a vivere meglio, che è più efficiente del mio attuale schema mentale, perché non adottarlo allora? Se trovo una prospettiva funzionale che aiuta a comprendere il senso dell’esistenza, a decodificare il significato nascosto all’interno degli eventi, per quale inveterato masochismo dovrei mantenere il vecchio modello di pensiero? Rigidità, severità, idealizzazione della Logica e della Razionalità, un malinteso senso di coerenza: sono tra i più comuni e diffusi nemici della fortuna e della felicità. Quando un avvenimento ti provoca dolore o disagio poniti di fronte a questa alternativa: o questo evento va contro le Leggi della Vita, oppure sto utilizzando una pessima cornice interpretativa.

La Vita è qui per te e tu sei qui per prenderla, assaporarla, attraversarla come meglio puoi con i mezzi a tua disposizione. Ogni giorno è un dono prezioso, ogni momento è quello buono per arricchire il tuo animo, per cambiare una vecchia abitudine, per prendere finalmente quella decisione tanto importante, per rendere migliori le tue relazioni, la qualità della tua vita.

Giampiero Ciappinawww.solaris.it