Nel Sutra del Loto il Buddha è descritto come la più amata e rispettata «fra le creature che camminano su due piedi»; gli volevano tanto bene perché sapeva godersi una bella passeggiata. Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda. Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godere di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. «La mia pratica,» diceva il Buddha «è la pratica della non-pratica, la realizzazione della non-realizzazione».
A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.
Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.
Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza, portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all’improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazione, da tutte le aspettative – sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.
Quando pratichi da solo la lenta meditazione camminata puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. «Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo.» Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.
Anche nella situazione puoi camminare come un Buddha. L’anno scorso, a marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso l’obiettivo, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo. Cammina tu per me!»; e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.
Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il Buddha prenda il vostro posto. Il Buddha è dentro di voi. Funziona in tutte le situazioni; l’ho sperimentato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, e dice: «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il Buddha prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare, e lasciare anche che le persone che ti sono care camminino per te.
Per chi cammini, quando cammini? Certo, puoi camminare per arrivare da qualche parte; ma puoi anche camminare come una sorta di offerta meditativa. È una gran bella cosa camminare per i tuoi genitori o per i nonni che forse non conoscevano la pratica di camminare in presenza mentale. In vita loro, i tuoi antenati potrebbero non aver mai avuto l’occasione di fare passi felici, in pace, e di stabilirsi pienamente nel momento presente. È davvero un peccato; non è il caso di lasciare che accada anche a noi.
Puoi camminare con i piedi di tua madre; povera mamma, lei forse non ha avuto molte opportunità di camminare in questo modo. Puoi dire: «Mamma, ti va di venire a camminare con me?» e poi cammini con lei e ti si riempe il cuore d’amore. Ti liberi, e allo stesso tempo liberi anche lei. Perché tua madre è davvero dentro di te, in ogni cellula del tuo corpo. Anche tuo padre è presente in ogni cellula del tuo corpo; puoi dire: «Papà, ti va di venire con me?», ed ecco che all’improvviso ti ritroverai a camminare con i piedi di tuo padre. È una gioia, è una pratica che dà molto, e vi assicuro che non è difficile, che non occorre lottare o combattere: basta attivare la consapevolezza e tutto andrà bene.
Una volta imparato a camminare per le persone care, puoi camminare per le persone che ti hanno reso infelice la vita: puoi camminare per coloro che ti hanno attaccato, che hanno distrutto la tua casa, il tuo paese, la tua gente. Quelle persone non erano felici, non avevano abbastanza amore per se stesse né per gli altri, e hanno reso infelice la tua vita e quella della tua famiglia e della tua gente. Verrà il momento in cui sarai in grado di camminare anche per loro. Camminando in questo modo diventi un buddha, diventi un bodhisattva pieno d’amore, di comprensione e di compassione.
Dal libro: Thich Nhat Hanh, “Camminando con il Buddha. Zen e felicità” –
Come essere ottimisti quando tutto va storto
di Giampiero Ciappina
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- Il valore degli schemi di pensiero positivi -
Un elemento può essere assimilato se inserito in un ambito che ci aiuta a decodificarne l’intimo significato. Così come, ad esempio, una frase può essere capita se collegata al suo quadro di pensiero, e un evento viene compreso se inserito nel suo contesto storico. Per rendersi conto dell’enorme importanza che hanno i contesti interpretativi all’interno dei quali inseriamo gli avvenimenti quotidiani, proviamo a fare insieme un piccolo esercizio. Fai un breve elenco di ciò che ti angustia. Diciamo una lista di dieci punti, tanto per tenerci bassi.
Puoi inserire tutto quello che vuoi. Il marito che ti ha tradito con la tua migliore amica, la dermatite pruriginosa dell’anno scorso, la morte del gatto, i figli ingrati, la vicina di casa petulante, la pioggia durante l’unica settimana di vacanze, il tempo che fugge e se ne va ….. Non bisogna banalizzare il dolore o prendersi gioco di chi soffre. Ma un pizzico di auto-ironia non può che giovare a vedere le cose sotto altri punti di vista. Dai quindi libero sfogo a tutto ciò che ti affligge e ordinalo in dieci punti belli ordinati. Finalmente puoi tirare fuori quel vecchio rancore che ti soffoca: non aver paura di essere cattivo.
Per una volta tanto, metti da parte i sensi di colpa e dilla veramente tutta. Datti tempo: non avere fretta. I nostri dolori sanno di non essere ‘socialmente’ ben accettati e si rifugiano in luoghi remoti dell’animo dove poi è davvero difficile stanarli. Prenditi tutto il tempo necessario per avere uno scenario sufficientemente apocalittico della tua vita e di tutte le più importanti dieci sfortune che ti sono capitate. D’altra parte sono secoli che dici che ti va tutto storto. Ora finalmente è venuto il momento di tirare fuori il rospo. Per essere sicuro di aver proprio tirato fuori il peggio, sarebbe utile non dimenticare alcuni importanti capisaldi del malessere e della piena infelicità. Uno dei più importanti è l’esaltazione del passato: sicuramente potrai trovare un punto dove il rimpianto per le inarrivabili gioie del passato (l’infanzia, l’ex-fidanzata, il migliore amico, ecc.) possa finalmente essere posto nella giusta luce. Per essere quindi sicuro di sentirti adeguatamente iellato, almeno un punto della lista dovrebbe essere dedicato alla nostalgia e al senso di colpa per le cose non realizzate.
Il punteggio poi sale se identifichi le tue epoche felici (per sempre concluse naturalmente!): quelle lontane età dell’oro quando tutto andava per il verso giusto. Un’altro importante caposaldo della sfortuna che non deve mancare nella lista è “Ora o mai più!”. Quante volte hai desiderato qualcosa che non hai potuto avere? E magari poi il destino beffardo te lo ha posto di fronte quando avevi smesso di cercarlo? Non si può non indignarsi di fronte a tanta sventura. Un’altro punto che non può assolutamente mancare è la sfortuna che deriva dal fatto che gli altri (e la Vita) non si comportano come tu vorresti che facessero. Ad esempio, quante volte tua figlia non rispetta le regole (opportune per la sua crescita naturalmente) che tu hai tanto saggiamente scolpito sulla porta del frigorifero? E il capo? Perché si ostina tanto a non voler vedere le tue qualità e a lasciarti ulteriori spazi di manovra?
Quando pensi di aver finito e ti trovi davanti al tuo nutrito elenco di scalogne, ti suggerisco di aggiungerne una che di solito può aiutare a colmare definitivamente la misura: “11 – Soltanto a me sono capitate queste sventure e io sono l’unico a mondo a conoscere veramente fino in fondo queste disgrazie”.
Ora che abbiamo una bella lista di undici punti, con la penna traccia intorno ad essa un rettangolo che la incornici. Questo rettangolo deve essere ben fatto perché è la cornice delle tue più importanti iatture. La cornice è un simbolo che serve ad inquadrare uno scenario – ed esattamente come in un processo semeiotico – deve aiutarci a comprenderne il senso. Qual’è la più giusta cornice interpretativa che può svelare il senso di tanta sfortuna? Se ne potrebbero proporre tante, ma una delle possibili è questa. In una eiaculazione vengono lanciati circa 250 milioni di spermatozooi.
Sarà una vera strage, perchè moriranno praticamente tutti meno uno. Quando infatti il rapporto sessuale conduce ad una fecondazione, il fortunato è uno solo. Se poi pensiamo per un momento alla difficoltà di vincere il primo premio della Lotteria Italia (quella del tradizionale giorno della Befana, tanto per intenderci) e venissimo a sapere che vengono venduti circa 17 milioni di biglietti, se ne può facilmente dedurre che vincere alla Lotteria è almeno 10 volte più facile(!) di quanto lo sia essere lo spermatozoo vincente.
Tu sei stato quello spermatozoo vincente. E malgrado ciò ancora non basta. La battaglia non è ancora vinta e migliaia di ostacoli si frappongono prima della nascita. Vi sono innumerevoli alternative (malattie, infezioni uterine, disturbi genetici, traumi fisici, ecc.) che conducono alla morte e soltanto una che conduce alla vita. In Europa la percentuale di aborti rispetto alla totalità delle gravidanze è di circa il 26% (uno dei più bassi al mondo: contro il 65% circa dei Paesi ex-URSS e il 60% dell’Africa occidentale). Se stai leggendo queste parole e sei nato in Italia – su oltre 680.000 gravidanze all’anno – sei uno dei 540 mila nati vivi. Sei uno dei fortunati che ha saputo evitare i 140 mila sentieri chiusi, quelli senza uscita. In poche parole – sulla base di semplici calcoli matematici – questo vuol dire che la tua fortuna è immensamente spropositata. Se poi non hai malattie gravi ed invalidanti, la tua buona sorte è davvero strabocchevole. Per avere un’idea dell’enormità del tuo successo, è come se fossi l’unico sopravvissuto in una guerra che ha fatto fuori – in un sol colpo – l’intera popolazione degli Stati Uniti d’America.
Eppure sei qui. Sei qui ora! Ora che abbiamo posto una cornice semantica (una delle tante possibili) alla lista, rileggi uno per uno i punti che hai segnalato e ascolta il tuo cuore. Per ognuno dei punti, interrogati e domandati: “sono davvero così sfortunato?”. È la prospettiva che ci permette di afferrare i concetti. Se esiste una visione, un punto di vista che – rispettando la verità – mi aiuta a vivere meglio, che è più efficiente del mio attuale schema mentale, perché non adottarlo allora? Se trovo una prospettiva funzionale che aiuta a comprendere il senso dell’esistenza, a decodificare il significato nascosto all’interno degli eventi, per quale inveterato masochismo dovrei mantenere il vecchio modello di pensiero? Rigidità, severità, idealizzazione della Logica e della Razionalità, un malinteso senso di coerenza: sono tra i più comuni e diffusi nemici della fortuna e della felicità. Quando un avvenimento ti provoca dolore o disagio poniti di fronte a questa alternativa: o questo evento va contro le Leggi della Vita, oppure sto utilizzando una pessima cornice interpretativa.
La Vita è qui per te e tu sei qui per prenderla, assaporarla, attraversarla come meglio puoi con i mezzi a tua disposizione. Ogni giorno è un dono prezioso, ogni momento è quello buono per arricchire il tuo animo, per cambiare una vecchia abitudine, per prendere finalmente quella decisione tanto importante, per rendere migliori le tue relazioni, la qualità della tua vita.
Giampiero Ciappina – www.solaris.it
“La giovinezza è una qualità dell’essere”
Questa è una delle massime più profonde di Eraclito.
Il sole è nuovo ogni giorno. La fame è nuova ogni giorno L’amore è nuovo ogni giorno. La vita è nuova ogni giorno.
Dire “ogni giorno” non è esatto: ogni movimento, ogni gesto, ogni momento, ogni cosa è nuova. Da dove viene allora il vecchio? Perché ti annoi? Se ogni cosa è nuova è non puoi entrare nello stesso fiume, e se non puoi rivedere la stessa alba; se ogni cosa è così nuova è fresca, perché dunque ti annoi e muori? Perché non vivi in funzione dell’armonia interiore. Vivi in funzione della mente. La mente è vecchia.
Ogni sole è nuovo, ogni mattino è nuovo, ogni fame è nuova, ogni sazietà: ma la mente è vecchia.
La mente coincide col passato, la mente è memoria accumulata. E se guardi attraverso la mente, questa porta con sé vecchiaia e morte per tutte le cose: ogni cosa sembra polverosa, sporca, tutto a causa della mente. Metti da parte la mente, metti da parte i ricordi! Se riesci a mettere da parte i ricordi, tua moglie è nuova ogni giorno, perché è solo a causa dei ricordi che tu pensi di aver vissuto con questa donna trent’anni e di conoscerla bene. Chi può conoscere mai nulla. Rimaniamo estranei, eternamente estranei.
Come puoi conoscere una persona? Si può conoscere una cosa, non una persona, perché una cosa può essere esaurita. Come puoi conoscere una persona? Una persona è libertà. Cambia in ogni momento. Se non puoi entrare due volte nello stesso fiume, come puoi incontrare di nuovo la stessa persona? Se persino i fiumi sono così mutevoli… la consapevolezza, il fiume della consapevolezza non può essere vecchio. Se metti da parte la mente, se non guardi con gli occhi vecchi, tua moglie è nuova, ogni gesto è nuovo. In questo caso esiste una costante, una continua eccitazione nella tua vita, una continua vivacità.
Oggi avrai fame, è nuova. E oggi, quando mangi, questo cibo è nuovo, perché nulla può essere vecchio nell’esistenza. L’esistenza non ha passato. Il passato fa parte della mente. L’esistenza è sempre nel presente, nuova, fresca, sempre in movimento, una forza dinamica, un movimento dialettico, scorre come un fiume. Se avrai questa intuizione, non sarai mai annoiato. E la noia è la malattia più grave: uccide in profondità, è un lento avvelenamento. A poco a poco sei così annoiato che diventi un peso morto che grava su te stesso. Allora la poesia della vita scompare. A questo punto non fioriscono i fiori e non cantano gli uccelli. A questo punto sei già sepolto, sei già nella tomba.
Si dice che la gente muore a trent’anni e sia sepolta verso i settanta. Anche trent’anni sembrano troppi, questo proverbio deve risalire ai tempi antichi… ora non è così: ora la gente muore a vent’anni circa. Anche questa età pare troppo remota. Molti giovani, giovanissimi, di diciott’anni, venti, vengono a dirmi: “Siamo annoiati”. Sono già invecchiati. Li avete istruiti, avete già condizionato la loro mente. Stanno già morendo. Muoiono ancor prima di essere giovani.
Ricorda, la giovinezza è una qualità dell’essere. Se sei in grado di guardare il mondo senza mente, resterai giovane per sempre. Anche nella morte sarai giovane, emozionato, proprio perché la morte si sta avvicinando; sei eccitatissimo: una grande avventura, un culmine, una porta si apre ora sull’infinito.
Mai nulla è uguale a se stesso. Ogni cosa continua a cambiare. Solo la mente è vecchia e morta. Essere capaci di guardare la vita senza mente, questo è meditazione.
Tratto da:: Osho,” L’armonia nascosta, discorsi sui frammenti di Eraclito”, Ed ECIG
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Ricevuto in Lista Sadhana – Guido da Todi
Qualsiasi conflitto, che sia fisico, psicologico o intellettuale, è uno spreco di energia. E’ straordinariamente difficile rendersene conto e liberarsi da ogni conflitto, perché quasi tutti noi siamo stati educati a lottare, a fare sforzi.
Questa è la prima cosa che ci insegnano a scuola: fare sforzi. Così continuiamo a lottare e a sforzarci per tutta la vita. Per essere buoni è necessario lottare; bisogna combattere il male, bisogna essere capaci di resistere, di controllarsi.
Così, in qualsiasi campo, da quello dell’educazione a quello sociologico o religioso, agli esseri umani si insegna a lottare.
Vi dicono che per trovare Dio dovete lavorare, dovete sottoporvi a una disciplina, dovete praticare degli esercizi, dovete torturare la vostra anima, tormentare la vostra mente e il vostro corpo; dovete rifiutare, reprimere; non dovete guardare certe cose; dovete lottare, lottare sempre per ottenere qualcosa al cosiddetto livello spirituale, che in realtà non è affatto spirituale! Così nella società ognuno si preoccupa solo di se stesso e della propria famiglia .
… In qualunque direzione ci muoviamo, noi non facciamo altro che sprecare energia. E questo spreco di energia è fondamentalmente conflitto: un conflitto tra quello che “devo” o “dovrei” fare e quello che “non devo” o “non dovrei” fare. Quando si è creata una dualità, il conflitto diventa inevitabile.
Allora bisogna capire la dualità, come si produce e come funziona. E’ evidente che ci sono l’uomo e la donna, il rosso e il verde, la luce e il buio, l’alto e il basso; questi sono fatti. Ma è quando facciamo uno sforzo per separare l’idea dal fatto che sprechiamo energia.
(Jiddu Krishnamurti)
Bibliografia Jiddu Krishnamurti:
Così parlò Krishnamurti – Ebook
Riflessioni sull’io – Jiddu Krishnamurti
La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti
Assumete una posizione che vi permetta di sedere senza muovervi. E’ importante che la spina dorsale sia dritta ma non rigida. Portate l’attenzione su tutto il corpo, sulla postura, lasciate andare eventuali tensioni alle spalle, al collo. Ascoltate pure il respiro che entra ed esce dalle narici. Per un momento osservate pure il respiro all’altezza della gabbia toracica, l’espandersi e il chiudersi della gabbia toracica. Successivamente portate l’attenzione all’altezza dell’addome, osservate l’addome che si alza e si abbassa in corrispondenza del respiro.
Dopo aver preso contatto con il respiro nei tre punti indicati – all’altezza delle narici, torace e addome – portate tutta la vostra attenzione al di sopra della testa. In tal modo la vostra coscienza prenderà consapevolezza di questo spazio distaccato dal corpo, approssimativamente a due centimetri dalla cima della testa.
Potete immaginare che questa stessa coscienza sia una nuvola luminosa al di sopra della testa.
Focalizzando ancor meglio la vostra attenzione al di sopra della testa, da un punto essenza della vostra coscienza, irradiate circoli luminosi. L’immagine che vi può aiutare ad effettuare tale espansione della coscienza, può essere quella dell’emissione di onde radio nello spazio, nell’etere oppure la formazione di circoli concentrici che si formano nell’acqua quando gettiamo un sasso, nell’acqua. Questo espandersi della coscienza ci deve permettere di entrare in contatto con lo spazio circostante.
Dunque prendiamo coscienza della presenza di qualcun altro nella stanza fino ad estendere la coscienza all’intero spazio della stanza e spingerla ulteriormente, sempre con circoli concentrici di energia luminosa, all’esterno dell’edificio verso le colline, i monti, le vallate, le campagne, le città. Raggiungiamo il nostro stesso paese natale, la cittadina o la città nella quale siamo nati, e la sorvoliamo dall’alto come circolo luminoso, come cerchio luminoso. Ora sorvoliamo dall’alto l’intero paese nel quale abitiamo, la nazione, l’intera Europa, la Russia orientale, l’Asia, il Giappone, il continente indiano, l’intero continente africano, sorvoliamo le due Americhe, l’Oceania, l’Australia, la Nuova Zelanda, le isole del Pacifico, il Polo Nord e il Polo Sud, tutti i mari e gli oceani.
Ora la nostra coscienza sorvola l’intera terra come se fosse un satellite, fuoriesce nello spazio lasciando la stratosfera, circola intorno alla terra, la sorvola dall’alto, invia messaggi di pace, luce e amore all’intero pianeta, a tutta l’umanità.
Ora con questo messaggio di pace, luce e amore, ritorniamo alla terra, sorvoliamo il Polo Nord e il Polo Sud, le due Americhe, l’Oceania, l’Australia, la Nuova Zelanda, le isole del Pacifico, l’intero continente africano, il continente indiano, l’Asia, il Giappone, la Russia orientale, l’Europa, la nostra nazione, sorvoliamo il paese, la cittadina, la città in cui viviamo, il nostro stesso paese, cittadina, città natale e ritorniamo al nostro corpo infondendo energia positiva, energia di pace, di luce e di amore.
Questa energia, divenuta la nostra coscienza purificata da ogni negatività, entra nel nostro corpo dalla fontanella, un piccolo foro situato nella parte frontale in mezzo al cranio. Da questo piccolo foro, nella parte frontale in mezzo al cranio, entriamo nella testa e prendiamo coscienza di eventuali sensazioni a questo livello. Immaginiamo che il nostro corpo sia un vaso di cristallo purissimo in cui è contenuto un nettare purissimo. Questo nettare purissimo fuoriesce dalla base e man mano che il livello del liquido scende, noi portiamo l’attenzione alle sensazioni corrispondenti a diversi livelli., alle altezze che vi indicherò.
Portiamo l’attenzione adesso a livello della fronte, notiamo eventuali sensazioni a questo livello, eventuali sbalzi di temperatura, qualsiasi tipo di liberazione, fremiti, tremolii, pruriti, pulsazioni.
Scendiamo pure a livello delle tempie, delle sopracciglie ed esaminiamo l’intera sezione del cranio, sensazioni nella parte periferica del cranio e all’interno, all’interno del cervello, eventuali pensieri che emergono quando lasciate andare e manteniamo l’attenzione sulle sensazioni fisiche oppure sugli umori, i sentimenti più o meno contrastanti che proviamo al nostro interno e che comunque si manifestano con sensazioni di chiusura o di apertura, di contrazione o di rilassatezza. Comunemente si parla di tre categorie che comprendono le sensazioni piacevoli, le sensazioni sgradevoli e quelle neutre. L’assenza di sensazioni rivelerà dunque la presenza di sensazioni neutre.
Il nostro procedere in modo graduale, dalla cima della testa fino alla punta dei piedi, vuole sviluppare l’equanimità rispetto all’osservazione delle sensazioni senza dare preferenze a quelle piacevoli ad esclusione di quelle sgradevoli. Al tempo stesso vuole aumentare la nostra sensibilità al fine di esplorare quelle aree del corpo dove apparentemente non proviamo alcuna sensazione. Ad un più attento esame scopriremo che invece quella stessa area del corpo è ricca di movimento energetico, di sensazioni più o meno gradevoli.
Spostiamo l’attenzione a livello degli occhi, osserviamo attentamente le sensazioni all’interno delle orbite oculari. Questa è una parte molto sensibile dell’organismo. Esaminiamo l’intera sezione all’altezza degli occhi, all’interno della testa, così pure sulla pelle, sopracciglia, ciglia, la pelle, la nuca, i capelli, eventuali sensazioni al cuoio capelluto, alle orecchie.
Portiamo la nostra attenzione ora così da comprendere l’intero orecchio e naso, scendendo dunque gradualmente di livello dal setto nasale fino all’entrata delle narici, ai lobi delle orecchie, alla bocca. Esploriamo l’interno della bocca, notiamo eventuali sensazioni connesse alla salivazione. Scendiamo al mento, notiamo eventuali sensazioni lungo l’intera mascella, la gola, le spalle.
Arrivati al livello delle spalle lasciamo andare ogni tensione, questa si scarica lungo le braccia e fuoriesce dalla punta delle dita. La scarichiamo a terra e gradualmente, passando di livello in livello, prendiamo in esame le sensazioni la tronco del corpo. Possiamo prendere le costole come punto di riferimento, per un discesa graduale di livello in livello.
Prendiamo in esame l’intera area polmonare, partendo dall’alto scendendo verso il basso, i bronchi. Osserviamo la respirazione, la dilatazione dei polmoni, la contrazione.
Una volta arrivati al cuore ci soffermiamo, esploriamo l’organo cardiaco, rimaniamo in ascolto del battito cardiaco. Se questo ci risulta difficile o interferisce con il battito, allentiamo l’attenzione e la portiamo nella zona periferica dei polmoni.
Scendiamo gradualmente fino ad arrivare all’altezza dei gomiti, osserviamo eventuali sensazioni alla bocca dello stomaco, ove l’esofago si unisce allo stomaco. Possiamo notare eventuali sensazioni di pesantezza, acidità, eventuali movimenti del cibo appena ingerito, la presenza di succhi gastrici. Molta attenzione si accumula qui al plesso solare, molta paura e rabbia, frustrazione, trova nello stomaco una vera e propria nicchia creandoci non pochi disturbi.
Scendiamo poi di livello tenendo presente che vanno esaminate eventuali sensazioni anche lungo gli avambracci, fino alle mani, alle dita e al tempo stesso prendiamo in esame l’addome, eventuali sensazioni alla pancia o alla schiena. Notiamo il movimento respiratorio, l’alzarsi e l’abbassarsi dell’addome…… entriamo ad esaminare le sensazioni nelle viscere, lungo tutto l’intestino fino ad arrivare al pube, gli organi genitali, il bacino, i glutei, il punto sul quale appoggiamo.
Arrivati al livello di base, possiamo dire al triangolo sul quale poggia il corpo, proseguiamo esaminando le sensazioni a partire dai glutei, lungo le cosce, all’interno del femore, fino alle ginocchia. Ricordiamoci che la nostra attitudine nell’applicazione, è un’applicazione serena , amorevole e luminosa stiamo ripulendo il corpo. Dalle ginocchia passiamo all’esame delle sensazioni alle caviglie fino ad arrivare ai piedi, alla pianta dei piedi, le dita dei piedi.
Una volta arrivati alle dita dei piedi, risaliamo lungo tutte le gambe, portiamo tutta la nostra attenzione all’osso sacro, quel piccolo triangolo osseo alla fine della colonna vertebrale.
Da qui risaliamo gradualmente osservando le sensazioni all’interno della colonna vertebrale….lo stesso midollo spinale, passando di vertebra in vertebra, attuando durante il passaggio di vertebra in vertebra una vera espansione della coscienza, sino a prendere in esame e infondere allo stesso tempo energia all’intero corpo, l’intero corpo.
Questi passaggi potranno essere scanditi ritmicamente dal suono delle mani. In questo caso vi guiderò io, ma dopo il supporto iniziale del suono è bene procedere solo a livello mentale, mantenendo comunque il ritmo di focalizzazione all’interno della vertebra, al nucleo essenza del midollo, poi di espansione, irradiazione dell’energia a tutto il corpo, sì da comprendere e illuminare l’intero piano o sezione corrispondente alla vertebra.
Iniziamo pure procedendo dal basso, dall’osso sacro verso l’alto. (Comincia la meditazione, inizialmente ritmata dal suono delle mani).
Lasciamo fluire l’energia verso l’alto, portando luce in tutto il corpo.
Lasciamo che l’energia fluisca all’interno della testa, illumini, nel cervello.
Al massimo della sua intensità luminosa, l’energia fuoriesce dalla fontanella e forma al di sopra della testa una sfera luminosissima di luce, che irradia messaggi di pace, luce e amore in tutto l’universo e nell’intero universo riverbera il suono essenza della mente primordiale, il suono della lettera A. (Emissione del suono, insieme) Respiriamo profondamente. (Riprende l’emissione del suono)
Rimaniamo in contemplazione. Eventuali pensieri che emergono, vengono lasciati andare nello spazio libero della mente. Non siamo più gli osservatori, ma c’è libera espressione, gioco all’interno dello spazio libero della mente illuminata.
Autore Mario Thanavaro – Tratto da Lista Sadhana
Bibliografia sulla meditazione:
Meditiamo insieme – Mario Thanavaro
Meditare fa bene – Mario Thanavaro
Impara a meditare (Libro + CD) – Macro edizioni
La meditazione passo dopo passo – Osho