Dolci sono i vantaggi all’avversità che, brutta e velenosa come il rospo, porta tuttavia una pietra preziosa nella testa. Questa nostra vita, esente dalla pubblica frequenza, trova lingue negli alberi, libri nei liberi ruscelli, prediche nelle pietre, e del bene in ogni cosa.
(William Shakespeare, A piacer vostro)
Attraverso la qualità dell’apertura, una sorta di leggerezza si insinua nell’esperienza. E’ l’inizio di un nuovo modo di vedere il mondo.
Non credete nella forza delle tradizioni
anche se sono state tenute in grande considerazione
per molte generazioni e in molti luoghi;
non credete in una cosa
perche’ molti ne parlano;
non credete basandovi unicamente
sulle affermazioni degli antichi saggi;
non credete nelle cose che vi siete immaginati
pensando che fosse un dio a ispirarvi.
Non credete in nulla che si basi solo
sull’autorita’ dei vostri maestri o sacerdoti.
Dopo averle attentamente esaminate,
credete soltanto alle cose che avete sperimentato
e trovato ragionevoli,
alle cose che faranno il vostro bene
e quello degli altri.
(Alexandra David Neel)

“E cosa c’è di bello nella coppia scusa?”
“La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria”
“Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cos’hanno de bello?”
“No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria”
“Questa non l’ho capita”
“Ma si dai, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. Anche in francese si dice par coeur… ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po’ di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po’. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. Infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso.
(Fabio Volo)
Cosa vuole Dio da me? Nulla. Grazie a Dio.
Il dio che vuole qualcosa non è Dio.
Può la Perfezione aver bisogno di qualcosa?
(Andrea Pangos)
Domanda: Che cos’è Dio?
J. Krishnamurti: Come pensate di scoprirlo? Accetterete le indicazioni di qualcun altro? O cercherete di scoprire da soli che cosa è Dio? Fare domande è facile, ma fare esperienza della verità richiede una grande intelligenza, una grande quantità di indagini e ricerche.
La prima domanda è: accetterete ciò che un altro dice su Dio?
Non importa chi sia costui, se Krishna, Buddha, o Cristo, perché potrebbero essersi tutti sbagliati, così come può sbagliarsi il vostro stesso guru. Certamente, per trovare la verità, la nostra mente deve essere libera di indagare, il che significa che non può semplicemente accettare o credere. Potrei darvi una descrizione della verità, ma non sarebbe mai uguale alla vostra personale esperienza della verità. Tutti i testi sacri danno una descrizione di Dio, ma quelle descrizioni non sono Dio. La parola “Dio” non è Dio, non è forse così?
Per trovare ciò che è vero, non dobbiamo mai accettare, non dobbiamo mai farci influenzare da quello che i libri, i maestri e chiunque altro possano dirci. Se ci facciamo influenzare da loro, troveremo soltanto quello che loro vogliono farci trovare. Dobbiamo sapere che la nostra mente può creare l’immagine di ciò che desidera; può immaginare Dio con la barba, o con un occhio solo; vederlo blu o viola. Dobbiamo quindi essere consapevoli di avere dei desideri personali e non farci ingannare dalle proiezioni dei nostri stessi bisogni e desideri.
Se desideriamo vedere Dio sotto una certa forma, l’immagine che ne avremo sarà conforme ai nostri desideri, e quell’immagine non sarà Dio, non è così? Se siamo afflitti e vogliamo essere confortati, o tendiamo al sentimentalismo e al romanticismo nelle nostre aspirazioni religiose, finiremo per creare un Dio che soddisfi le nostre aspettative, ma ancora non sarà Dio. Pertanto la nostra mente deve essere completamente libera; solo allora possiamo trovare ciò che è vero, e non accettando una qualche superstizione, né leggendo un cosiddetto testo sacro o seguendo qualche guru. Solamente quando siamo liberi, quando siamo realmente liberi dalle influenze esterne come dai nostri desideri e dalle nostre aspirazioni così che la mente sia completamente sgombra, solo allora è possibile trovare cosa è Dio. Ma se ci fermiamo a fare congetture, allora le nostre supposizioni valgono quanto quelle del nostro guru, e sono altrettanto illusorie.
Domanda: Vi sono vari concetti di Dio nel mondo di oggi. Qual è il suo pensiero riguardo a Dio? J. Krishnamurti: Prima di tutto dobbiamo scoprire cos’è che noi intendiamo per concetto. Che cosa intendiamo per processo del pensiero? Perché, dopo tutto, quando formuliamo un concetto, diciamo di Dio, la nostra formula o concetto deve essere il risultato dei nostri condizionamenti, non è così? Se crediamo in Dio, indubbiamente il nostro credo è il risultato dell’ambiente che ci circonda. Vi sono coloro che vengono educati a negare Dio sin dall’infanzia e coloro che vengono educati a credere in Dio, come è per la maggior parte di voi. Dunque noi formuliamo un concetto di Dio a seconda della nostra educazione, delle nostre esperienze passate, delle nostre avversioni, di quello che ci piace o non ci piace, delle nostre speranze e paure. Ovviamente dunque, fino a quando non comprendiamo il meccanismo del nostro stesso pensiero, i meri concetti di Dio non hanno nessun valore, non è così? Perché il pensiero può proiettare quello che vuole. Può creare e negare Dio. Ognuno di noi può inventare o distruggere Dio in base alle proprie inclinazioni, ai propri piaceri e dolori. Quindi, fintanto che il pensiero rimane attivo, inventando, formulando, non potremo mai scoprire ciò che è al di là del tempo. Dio, o il reale, può essere scoperto solo quando il pensiero giunge alla fine.
Adesso, quando lei mi chiede: “Qual è il suo pensiero riguardo a Dio?”, lei ha già formulato un suo proprio pensiero, non è vero? Il pensiero può creare Dio e fare esperienza di ciò che esso stesso ha creato. Ma certamente questa non è vera esperienza. Il pensiero sta sperimentando soltanto la propria proiezione, dunque non è reale. Ma se lei e io possiamo vedere la verità di tutto ciò, allora forse avremo esperienza di un qualcosa molto più grande che non una mera proiezione del pensiero.
Al giorno d’oggi, mentre all’esterno vi è una sempre maggiore insicurezza, cresce ovviamente un intenso desiderio di sicurezza interiore. Dal momento che fuori non possiamo trovare sicurezza, la cerchiamo in un’idea, nel pensiero, e così creiamo ciò che chiamiamo Dio, e quel concetto diventa la nostra sicurezza. Adesso, una mente che cerca la sicurezza certamente non può trovare ciò che è reale, vero. Per capire quello che è al di là del tempo il pensiero deve porre fine alle proprie invenzioni. Il pensiero non può esistere senza le parole, i simboli, le immagini. Soltanto quando la mente è quieta, affrancata dalle sue stesse creazioni, vi è una possibilità di scoprire ciò che è reale. Quindi il semplice chiedere se vi sia o no Dio è una risposta immatura al problema, non è così?
Formulare opinioni su Dio è davvero infantile.
Per avere esperienza, per capire ciò che è al di là del tempo, dobbiamo ovviamente capire il processo del tempo. La mente è il risultato del tempo, è basata sui ricordi di ieri. Ed è possibile liberarsi da quella moltiplicazione di ieri che costituisce il processo del tempo?
Questo è certamente un problema molto serio; non è questione di credere o non credere. Il credere o non credere sono processi dell’ignoranza, mentre la comprensione della qualità vincolante del tempo nel pensiero porta a quella libertà soltanto nella quale la scoperta è possibile. Ma la maggior parte di noi vuole credere solo perché è più comodo; ci dà un senso di sicurezza, un senso di appartenenza a un gruppo. Indubbiamente questa convinzione ci separa; voi credete in una cosa e io in un’altra. Così le credenze agiscono da barriera; è un processo di disintegrazione.
Quello che è quindi importante non è credere o non credere, ma comprendere il processo della mente. E la mente, è il pensiero che crea il tempo. Il pensiero è tempo, e qualsiasi cosa progettata dal pensiero deve appartenere al tempo; per tale ragione il pensiero non ha alcuna possibilità di andare oltre se stesso. Per scoprire quello che è al di là del tempo il pensiero deve giungere alla fine, e questa è una cosa estremamente difficile perché la fine del pensiero non giunge attraverso una disciplina, né attraverso il controllo, o il diniego, o la repressione. Il pensiero finisce solo quando comprendiamo l’intero processo del pensare, e per comprenderlo è necessaria la conoscenza di sé. Il pensiero è il sé, è la parola che identifica se stesso come il ‘me`, e qualunque sia il livello, basso o alto, in cui è posto il sé, si troverà sempre nell’ambito del pensiero.
continua seconda parte