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Archive for gennaio, 2010

31 gennaio, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Meditazione
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Meditazione dolce

“Quando il tuo intero essere
E’ sovraccarico di divinità
Per virtù della tua meditazione,
La tua sola presenza ispirerà gli altri.”

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Preghiera e meditazione sono medicine per curarci. Come andiamo dal medico per le medicine per il corpo, così preghiera e meditazione sono medicine per curare la nostra vita interiore. In occidente, molti santi hanno realizzato Dio. Non si preoccupavano della meditazione, ma pregarono con grande intensità. Nel mondo occidentale sentiamo parlare più della preghiera che della meditazione. La differenza tra le due è questa: Quando prego, io parlo e Dio ascolta. Quando medito, Dio parla ed io ascolto. Se vogliamo distinguere la preghiera dalla meditazione, possiamo dire che la preghiera è una cosciente ascesa della coscienza umana, mentre la meditazione è un invito o un offerta all’Infinito. E’ l’individuo che sceglie, se fare rapido progresso pregando o meditando.

Adoperiamo anche il termine aspirazione. L’aspirazione è sia nella preghiera che nella meditazione. Coloro che pregano sentono un forte anelito interiore a raggiungere Dio, a realizzarlo in sé. Quando preghiamo ci innalziamo sempre più in alto. Quelli che meditano sentono la necessità di portare la Coscienza di Dio nel loro essere, nella loro coscienza. L’aspirazione è l’unica chiave, sia per la preghiera che per la meditazione. O cerchiamo di raggiungere Dio, oppure Lui cerca di scendere in noi. Alla fine è la stessa cosa. Un aspirante può salire e raggiungerLo; un altro ancora può portarLo giù.

Quando preghiamo ci innalziamo e Lo tocchiamo, quando meditiamo Lo portiamo giù nella nostra coscienza.

Meditazione per tanta gente significa molte cose Ogni individuo ha un proprio modo d’apprendere l’arte segreta della meditazione. Nel nostro caso quando meditiamo, vuotiamo la mente per poi colmarla con qualcosa di divino. Cioè, gettiamo via tutti i pensieri brutti, cattivi e inutili e riempiamo la mente di pensieri divini, pensieri che illuminano e appagano.

Se vogliamo avere una vita migliore, una vita che ci appaga di più, la meditazione è assolutamente necessaria. E se nel cuore sentiamo un arido deserto, allora, direi che la meditazione è la risposta. La meditazione ci darà gioia interiore e pace nella mente. Essa non ci porterà via dai nostri genitori, dai nostri bambini, dalla nostra famiglia. Al contrario! Rinforzerà soltanto il legame con i nostri cari, perché dentro di loro vedremo l’esistenza stessa di Dio.

Se desideriamo sviluppare i nostri talenti, o aumentare le nostre capacità, in qualsiasi campo, direi che seguire qualche disciplina interiore è veramente necessario. Sulla terra, non c’è nulla che non possa essere praticato attraverso la spiritualità e la meditazione. Se vogliamo semplificare la vita, la meditazione è la risposta. Se vogliamo appagarla, la meditazione è la risposta. Se vogliamo la gioia, per offrirla al mondo intero, la meditazione è la sola risposta.

La meditazione è la cosciente capacità di utilizzare ogni giorno, ed ogni secondo, per entrare nella più alta divinità, dove il finito s’immerge completamente nell’Infinito. Se meditiamo, l’esistenza finita che abbiamo, e che siamo, può. lasciarsi andare facilmente nell’Infinito e divenire totalmente uno con esso. Questo è quello che la meditazione può fare per noi. La meditazione ci aiuta vivere momento per momento.

D’altra parte, L’Eterno Presente esiste già da momento in momento. L’Eterno non può essere separato da nessun momento. Questo è un momento e tutto intorno vi è l’Eternità che comprende presente, passato e futuro.

( di Sri Chinmoy ) – tratto da ” La vita spirituale

30 gennaio, 2010 by pomodorozen Categories :
Insegnamenti sul Buddhismo
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Prendere rifugio – nel Dhamma (2)

Rifugio nel Dhamma (2)

Si tratta di praticare con il giusto atteggiamento, con un atteggiamento di compassione e di infinita pazienza, piuttosto che sviluppare e perfezionare qualche tecnica particolare. Perché, se nonostante la molta pratica e l’esperienza nella meditazione sul respiro, nel passare in rassegna il corpo e tutto quanto, ci sforziamo ancora per arrivare ad essere un perfetto ‘meditatore anapanasati’, il nostro approccio è sbagliato. Senza una prospettiva corretta rimaniamo imbrigliati nell’idea di dovere migliorare il ‘Me’.

L’immediatezza e la chiarezza dell’esperienza del Dhamma è qualcosa di molto straordinario; è un’altra grande benedizione. Possiamo comprendere la vera natura dei nostri pensieri senza alcuna intermediazione. Non dobbiamo creare niente; possiamo semplicemente vedere i pensieri come sono. E’ una cosa abbastanza notevole ed è quello che mi ha attirato di più di questo insegnamento.

Quando sono venuta a praticare ero, in un certo senso, molto contenta della semplicità e dell’immediatezza della realizzazione della natura della mente. Non bisognava imparare troppo o prendere un dottorato, non si doveva cominciare ad accumulare più conoscenza. Nella pratica del Dhamma si procede lasciando andare, svuotando e liberando se stessi dal fardello della conoscenza, dal fardello delle esperienze accumulate, dal peso di dovere essere qualcuno o di dovere reggere una persona nella mente.

Mi ricordo che quando praticavo da laica nel mondo (questo naturalmente non è per influenzarvi tutti a diventare monaci o monache), avevo la sensazione di essere sempre ‘qualcuno’ che praticava. Lo trovavo molto difficile. C’era questo peso di ‘me’ che praticava. Quando sono venuta al monastero ero una qualunque e potevo dimenticare di dovermi sentire speciale o di dovere essere qualcuno che va contro corrente, qualche strana creatura sul sentiero spirituale, perché tutti lì facevano la stessa cosa: eri proprio nella norma.

Questo è un altro significato di Dhamma: “la Norma.” Ciò che è normale, ordinario. Molto del nostro addestramento in monastero è centrato su ciò che è ordinario. Ogni giorno passiamo un certo periodo di tempo pulendo, spazzando, spolverando, andando da una stanza all’altra, facendo semplici lavori e prestando attenzione alle cose più terrene, come aprire le porte, vestirsi, mangiare, alzarsi al mattino, spazzolarsi i denti, indossare le scarpe, andare in bagno, andare a letto. Cose semplici come queste non sono eccitanti e la nostra mente impara a calmarsi e ad essere più semplice, più ordinaria.

Non è che ci possiamo divertire proprio tanto nel metterci le calze, o nell’alzarci alle 4:00 del mattino. Non ci affascina per niente il fatto di pulire i bagni. Sebbene io ce l’abbia messa tutta! Ho cercato di renderlo veramente interessante, ma non ci sono riuscita. In un certo senso è così ordinario. Ho pulito i bagni per un lungo periodo al Monastero di Chithurst, dove avevamo tutti diverse faccende domestiche da sbrigare al mattino. Le chiamiamo faccende domestiche, ma in realtà non lo sono, è solo quello che facciamo ogni mattina e quello che riusciamo a ricavarne. Possono essere noiose. Possono essere interessanti. O possono essere semplicemente quello che sono.

Possiamo vedere che la nostra mente vuole rendere le cose speciali. Ricordo che al mattino quando pulivo i bagni, decidevo di pulire prima il lavabo e poi, come seconda cosa il gabinetto e poi, per terzo, il pavimento. Forse il giorno dopo cambiavo schema; pulivo prima le finestre, o spazzavo con una scopa diversa. Oppure decidevo di non pulire il pavimento con quello straccio particolare e cambiavo mocio. Mi ritrovavo particolarmente intricata nell’uso di uno strumento particolare, o mi adiravo per cose veramente banali e facevo una grande tragedia per un nonnulla. Se non avessi vissuto in un monastero non avrei mai visto il modo in cui la mente sa creare tragedie dal nulla.

Essere in contatto con l’ordinarietà delle nostre vite è qualcosa di molto difficile per noi, perché siamo stati condizionati a caricarci di energia attraverso cose che sono interessanti o stimolanti. Oppure focalizziamo l’attenzione sulla cosa successiva: su cosa accadrà poi.

A meno che non ci sia una guida e l’aiuto da persone sagge, di persone che hanno la comprensione del sentiero, tendiamo a continuare la nostra pratica spirituale allo stesso modo di prima che cominciassimo. Stiamo ancora cercando il fascino, l’entusiasmo, qualcosa di speciale, il big bang, le luci lampeggianti, la super intuizione che risolverà tutti i ‘miei’ problemi.

Ma temo che non funzioni così. Con la pratica cambia la relazione che abbiamo con la nostra mente. Lasciamo fluire il flusso della brama, dell’odio e della illusione. Non ne facciamo più un problema. Lasciamo che il flusso della nostra mente prenda il suo corso. Smettiamo di dare forma di questo o di quello al flusso dei nostri pensieri e delle sensazioni. Essere in armonia con il Dhamma significa fare pace con tutto quello che sta succedendo ora, con “il modo in cui le cose sono”, il Dhamma.

Questo non vuol dire che ci trasformiamo in un cavolo, in una non-entità o che restiamo lì seduti ad aspettare, aspettare, aspettare che le cose succedano. Anche se a volte, forse, ci sentiamo così. Dopo alcuni anni di pratica, mi ricordo quanto mi sentivo stupida. C’erano momenti in cui mi ero completamente arresa all’idea che non mi sarei mai più sentita intelligente!

Ricordo che una volta in un caldo pomeriggio assolato, stavo attraversando il cortile ad Amaravati e mi sentivo abbastanza infelice e depressa. Avevo perso l’entusiasmo. Sembrava che non ci fosse più. C’era soltanto una specie di stato di indolenza e io mi ci stavo identificando pienamente. Era terribile. Pensavo veramente che questo stato d’animo era ciò che io ero e sentivo che ero molto arrabbiata per questo. Pensavo: “Questo non lo sopporto, è impossibile. ‘Loro’ con la ‘L’ maiuscola, mi stanno trasformando in una rapa.” (vegetale che consideravo il più smorto, insipido e insignificante!). Non sapevo chi fossero ‘Loro’….. Ricordo che lungo la strada incontrai uno dei maestri della comunità e gli dissi: “Probabilmente sto raccogliendo i frutti del karma di avere odiato essere una casalinga.” Ho sempre odiato così tanto l’idea di essere una casalinga che in passato, prima di diventare monaca, mi irritava fare le pulizie o i lavori di casa o lavare la biancheria o i piatti. Eppure, quando ho iniziato il mio addestramento a Chithurst, mi sono ritrovata a fare proprio questo. Egli rise e rispose: “Bene, quando la cosa non ti dispiacerà più veramente, allora vuol dire che questo tuo karma si è esaurito.”

Fu veramente un’intuizione fantastica perché pensavo che la cosa non mi dispiaceva. Però mi sentivo così disperata e infelice che ovviamente qualche cosa dentro di me si dispiaceva. Quindi è difficile essere ordinari e accettare le banalità della nostra vita. Ecco perché la maggior parte delle volte ci sentiamo frustrati, perché pensiamo che in qualche modo, le cose saranno diverse, non è vero?

Intuiamo che la vita non dovrebbe consistere soltanto nell’alzarsi al mattino, nel fare colazione, nell’annoiarsi, nel farsi un pianto al matrimonio di qualcuno, nell’andare in bagno, mangiare, annoiarsi al lavoro, tornare a casa, guardare la televisione, andare a letto, alzarsi al mattino e così via, giorno dopo giorno. Sentiamo che, comunque, qualcosa di diverso ci deve essere. Così facciamo un viaggio e giriamo il mondo – e scopriamo che anche nell’altra parte del mondo, dobbiamo ancora alzarci, dobbiamo ancora andare in bagno, dobbiamo ancora mangiare, essere felici e annoiarci, essere seccati e depressi. Abbiamo ancora lo stesso vecchio ‘io’; sia che siamo qui, o in California o in India o in qualsiasi posto. Riconoscere questo è stato il più grande insegnamento della vita monastica.

In realtà la vita monastica, vista dall’esterno, è abbastanza ripetitiva e noiosa. E se ci identifichiamo con le strutture o la routine, allora diventa il più tedioso stile di vita. A volte è così monotono che non ne avete idea! Ma accettando la percezione e il sentimento di noia, per esempio, ci rendiamo conto che in realtà va abbastanza bene.

Non si tratta tanto di liberarsi della noia quanto di vedere che cosa ci aspettiamo dalla vita. Io ho trascorso molti anni aspettandomi dalla vita qualcosa che non poteva darmi. Ecco dov’era il problema! E allo stesso modo, sarò molto delusa, frustrata o in costante stato di conflitto se dalla vita monastica mi aspetto qualcosa che non mi può dare.

Quindi vedere il modo in cui sono le cose è una realizzazione molto importante perché allora possiamo veramente lavorare con la vita così com’è invece di aspettarci qualcosa o di sognare. Le aspettative sono come i sogni. E la maggior parte della nostra vita è come un sogno, o come una nuvola, e noi speriamo che questa nuvola ci dia qualcosa di reale e sostanziale. Siete mai stati in grado di dare forma ad una nuvola? O a un sogno? Però, questo è quello che cerchiamo sempre di fare, non è vero? Possiamo avere controllo sui nostri sogni? Forse si, ma la maggior parte del tempo non siamo neanche in grado di ricordarli o di fare quello che vogliamo quando ci siamo dentro.

Allora c’è questo stato onirico che creiamo con le aspettative, con la non comprensione dei limiti della nostra mente e del nostro corpo, della nostra vita e del mondo in cui viviamo. La nostra vita può solo fare un tanto. Il nostro corpo può solo fare un tanto. Quando si è giovani si pensa che il proprio corpo possa fare qualsiasi cosa, ma quando raggiungiamo la mezza età, come me, allora anche sedersi può diventare una sfida. Amavo molto stare seduta; potevo stare seduta per lunghi periodi di tempo e mi piaceva molto. Era un piacere. Ma ora, a volte, è più una prova di forza.

Quindi siamo limitati; siamo legati da certe restrizioni. Ma se le vediamo per quelle che sono, allora, succede una cosa meravigliosa: possiamo veramente lavorare con la vita così com’è. Da essa non ci dobbiamo aspettare più niente; in realtà possiamo essere noi a dare alla nostra vita. E questo è un grande cambiamento nella nostra mente. Con la pratica cominciamo a vedere che non dobbiamo chiedere, ricevere o pretendere niente dalla vita. In realtà possiamo dare, offrire e con gioia rispondere ad essa. E questo possiamo farlo tutti.

La situazione naturale della realizzazione del Dhamma è la consapevolezza che la vita è una opportunità costante di dare, di essere generosi, di essere gentili, di essere utile in qualsiasi situazione ci troviamo. Quando lasciamo andare non siamo più così bloccati e ossessionati da noi stessi. Possiamo veramente essere utili. Possiamo aiutare. Possiamo dare. Possiamo incoraggiare noi stessi e le persone che ci stanno attorno.

Prendere rifugio – Introduzione
Prendere rifugio – nel Buddha
Prendere rifugio – nel Dhamma
Prendere rifugio – nel Dhamma (2 parte)
Prendere rifugio – nel Sangha

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(di Sister Ajahn Sundara)

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© Ass. Santacittarama, 2009. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Tradotto da Gabriella De Franchis

[Tratto dal libro "Freeing the heart", reperibile dal sito www.amaravati.org.]

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29 gennaio, 2010 by pomodorozen Categories :
Articoli
Attaccamento
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Insegnamento Zen su attaccamento

Una sera, dopo un discorso di Dharma all’Università di Yale, uno studente chiese a Seung Sahn: “Cos’è la mente chiara?”.

Son-sa sollevò il suo orologio e disse: “Cos’è questo?”. E lo studente: “Un orologio”.

Son-sa disse: “Tu sei attaccato a nome e forma. Questo non è un orologio!”

Studente: “E che cos’è?”. Son-sa disse: “Tu l’hai già capito!”.

Lo studente rimase per un momento in silenzio, poi di nuovo chiese:
“Che cosa è?”.

Son-sa disse: “Tu l’hai capito: Tu puoi vederlo. Io lo posso vedere!” (Risate dall’uditorio) – Lo studente disse: “Grazie!”

Son-sa disse: “Tutto qui?” – (risate…) – “Che cos’è che hai capito?”.

Studente: “Beh, non saprei…”. Son-sa allora indicò una tazza e disse: “Vedi, questa è una tazza. Ma il Sutra del Diamante dice che tutte le cose che appaiono nel mondo sono transitorie. Se voi osservate le apparenze considerandole come non-apparenze, allora vedrete la vera natura di tutte le cose. Perciò, se siete attaccati alla forma di questa tazza, non potrete comprendere la verità. Se dite che questa è una tazza, siete attaccati a nome e forma. Però, se dite che NON è una tazza, allora siete attaccati alla vacuità! Dunque, questa è o no una tazza?”

Lo studente se ne rimase per un po’ in silenzio, poi disse: “Sono perplesso!”

Son-sa disse: “D’accordo; vorrà dire che risponderò io per te”. Quindi sollevò la tazza e bevve l’acqua che vi era contenuta. “Ecco, questa cosa è solo questo!” disse. Poi, dopo qualche istante, disse ancora: “Tutte le cose, hanno nomi e forme. Ma chi ha creato questi nomi? Chi ha generato queste forme? Il sole non dice: -Il mio nome è ‘sole’! -; è la gente che dice: – Quello è il sole! Quella è la luna; questo è un fiume e questa è una montagna. – Allora, chi è che produce nomi e forme? Il pensiero! Tutto è prodotto dal pensiero!”.

Studente: “E chi è che ha prodotto il pensiero?”

Son-sa si mise a ridere e disse: “Proprio tutti Voi, avete creato il pensiero!” (risate…) “Ecco perché ‘Mente-Zen’ significa far ritorno alla mente originaria. La mente originaria è ‘prima-del-pensiero’. Dopo il pensiero vi sono le categorie e tutti gli opposti, mentre priuma del pensiero non vi è nulla, vi è solo chiara consapevolezza. E questo è l’Assoluto! Non c’è linguaggio né parole. Appena si apre la bocca, sorge l’errore. Perciò, prima del pensiero la mente è chiara. Nella mente chiara non c’è interno né esterno. Di che colore è questo muro? Bianco. E questa mente, solo bianca. Questa mente e questo bianco diventano una cosa sola. Quest’altra cosa, cos’è? Questo è un orologio. La tua risposta, quindi, era corretta. Ma quando io ti ho detto che eri attaccato a nome e forma, tu hai cominciato subito a pensare: – Oh, e che c’è di sbagliato nella mia risposta? Quale risposta dovrei dare per non essere attaccato a nome e forma? – Ecco il tipo di pensieri che hai avuto. Eri attaccato a ciò che hai detto, mentre io avevo detto quello, solo per saggiare la tua mente. Se tu non fossi stato attaccato alle parole, mi avresti detto: – Maestro, sei tu che sei attaccato alle mie parole! – E questa sarebbe stata una giusta risposta.” (risate…). “Quando mi hai chiesto: -E allora che cos’è? -, io ti ho risposto: -Tu l’hai già capito!”.

Son-sa rise, e continuò: “Questo, è prima del pensiero. Perciò, se elimini tutti i pensieri, tu e l’intero universo diventate una cosa sola. La tua sostanza e la sostanza dell’universo sono la stessa cosa. Perciò, questa tazza sei tu e tu sei questa tazza. Voi non siete due, ma se tu cominci a pensare, allora immediatamente diventate differenti. Ora, ti ho spiegato tutto. Perciò ti chiedo: – Tu e questa tazza, siete la stessa cosa o siete differenti?” -

Lo studente, standosene sulle sue, disse: “Tu già lo sai!”

Son-sa disse: “No. Non lo so. È per questo che te lo sto chiedendo!”

Studente: “Tu l’hai già capito!”. Son-sa: “Si, ma ora lo sto chiedendo a te!”.

Studente: “Beh, in essa vi è dell’acqua limpida”. Son-sa: “Ora, sei attaccato all’acqua limpida!”. E lo studente: “No. Sei TU che sei attaccato all’acqua limpida!” (risate…)

Son-sa rise e disse: “Molto bene! Ora hai capito. La tazza è piena di acqua limpida. Il muro è bianco. La mente Zen è la mente ordinaria di tutti i giorni. E questo è tutto!” -

“CADE CENERE SUL BUDDHA”
(“Dropping Ashes on the Buddha”)

[GLI INSEGNAMENTI DEL MAESTRO ZEN SEUNG SAHN]

Trascritti da Stephen Mitchell – Tradotti in Italiano da Aliberth MENGONI

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Bibliografia sull’Attaccamento

28 gennaio, 2010 by pomodorozen Categories :
Frase del giorno
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I buoni pensieri

Non serve eliminare i pensieri sgradevoli facendo finta che non esistono, perché prima o poi tornerebbero a molestarci.
E’ utile invece sostituirli, dolcemente, poco per volta, con altri pensieri, aprendo il cuore verso un atteggiamento positivo, che ci permette di guardare oltre il limite dei nostri problemi, oltre la … barriera di nubi che ci separa dal Sole.
(Tuatha na Sidhe)

27 gennaio, 2010 by pomodorozen Categories :
Andrea Pangos
Frase del giorno
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Trascendere l’attaccamento

La sostanza del trascendimento degli attaccamenti non consiste nel cambiare stile di vita, ma nella maturazione della consapevolezza.  (Andrea Pangos)