Buddismo

Il Buddismo comprende diverse forme di pratica religiosa, tuttavia la fonte di ispirazione rimane la stessa “Siddarta Gotama“, che visse e insegnò in India circa 2500 anni fa e che storicamente assume il nome di Buddha il risvegliato, un essere che conseguì una profonda saggezza. Il-buddismo-siddharta_gautama-buddhaIl Buddha non lasciò nulla di scritto tuttavia trasmise il suo prezioso insegnamento “Il Dhamma” tramite i fedeli dell’ordine religioso che egli stesso fondò. “Il Sangha“.

Il Buddismo sopravvive nei secoli conservando tutta la saggezza e gli insegnamenti del Buddha sia nello stile di vita che nell’insegmanto verbale. Ancor oggi questi tre elementi il Buddha, il Dhamma e il Sangha sono considerati da tutti i buddhisti come i “Tre Rifugi”, o il “Triplice Gioiello” e rispecchiano rispettivamente Saggezza, Verità e Virtù che ognuno, con la pratica può sviluppare dentro di se.

VIENTIANE, LAOS - JULY 24: Buddhist monks pray in thanks for the alms they received to begin Khao Phansa, or the Buddhist's Lent at Wat In Paeng in Vientiane, Laos on July 24, 2002. All monks in the country and in parts of Thailand will remain inside their respective monasteries for three months which coincides with the region's rainy season. It is also the traditional time for many new monks to enter monasteries. (Photo by David Greedy/Getty Images)

VIENTIANE, LAOS: Monaci Buddisti in preghiera (Photo di David Greedy/Getty Images)

Dopo la morte di Buddha il suo insegnamento si diffuse in tutta l’Asia subendo l’influenza delle culture locali e dando origine alle diverse scuole. Le tre principali correnti del Buddismo si possono riassumere in:
Theravada (insegmamento degli anziani) tuttora esistente nello stato dello Sri Lanka, in Myanmar (Birmania) ed in Thailandia;
Mahayana (il grande veicolo) che comprende le tradizioni sorte in Corea in Cina ed in Giappone;
e Vajrayana (il veicolo adamantino) collegato alla tradizione del Buddismo tibetano.

 

LE SCUOLE BUDDISTE

scuole-buddiste-monasteroNella cultura occidentale, in particolare quella del nostro paese si sono diffuse le seguenti forse di buddismo:

Buddismo Zen  suddiviso in Scuola Soto e scuola Rinzai
Buddismo Tibetano
Buddismo della scuola di Nichiren conosciuti anche con in nome “Nam Myo Ho Renge Kyo” che è il nome del mantra ripetuto nelle preghiere quotidiane.
Buddismo Hokkekyoshu – Scuola del sutra del loto

Tuttavia anche se le scuole sono diverse per pratica e modalità di insegnamento conservano alla base i sacri testi buddisti e riconoscono una stessa verità, quella del Buddha.

 

I principi fondamentali del Buddismo

mente-buddistaDopo aver raggiunto l’Illuminazione il Buddha impartì numerosi insegnamenti, in accordo alle predisposizioni dei suoi vari discepoli, con l’unico scopo di individuare la via più adatta per ognuno per raggiungere l’Illuminazione. Come risultato il Buddismo oggi offre un insieme molto vasto di insegnamenti che costituiscono un versatile gruppo di metodi e tecniche per sviluppare qualità della propria mente fino a raggiungere l’Illuminazione. L’enfasi maggiore nella dottrina buddhista è infatti rivolta alla comprensione ed al controllo della propria mente, e di conseguenza delle proprie azioni, ed allo sviluppo della saggezza. Per questo motivo la filosofia buddhista comprende un vero e proprio sistema psicologico che, combinato con le tecniche di meditazione, forma quello che spesso viene chiamato “La Scienza della Mente Buddista“.
L’intero corpus degli insegnamenti buddhisti è comunque compreso nel primo insegnamento che il Buddha impartì a Sarnath, nel parco delle Gazzelle (anche nell’iconografia buddhista questo avvenimento è stato sin dalle origini ricordato con simboli che ancor oggi si ritrovano nei paesi buddhisti come le gazzelle accovacciate ai due lati della Ruota del Dharma che ricordano appunto il Parco di Jetavatana in cui la ruota iniziò a girare): l’Insegnamento delle Quattro Nobili Verità, le realtà esperienziali sperimentate dal Buddha stesso.

La Nobile Verità della Sofferenza.

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Nel primo punto del suo insegnamento il Buddha espose con chiarezza la situazione di sofferenza caratteristica del nostro stato di esistenza, che comprende la sofferenza della malattia, dell’invecchiamento, della povertà, della morte e molte altre. Va compreso correttamente il motivo per cui il Buddismo pone come stadio fondamentale al proprio sviluppo spirituale la consapevolezza del proprio stato di sofferenza. L’obiettivo del sentiero spirituale buddhista è quello di raggiungere la completa liberazione dalla sofferenza. Tale liberazione, però, avviene tramite lo sforzo personale di seguire i metodi proposti dal Buddha, per cui è necessario avere una decisa motivazione a raggiungere tale liberazione. Una forte motivazione, infine, si ottiene solo sulla base di una chiara consapevolezza dello stato che si vuole abbandonare. Per questo è necessario riconoscere il proprio stato di sofferenza, senza farsi cogliere da atteggiamenti nichilisti o pessimisti, ma rimanendo però realisti riguardo la propria situazione.

La Nobile Verità della causa della sofferenza.

Una volta compresa la propria situazione di sofferenza è necessario indagare sull’origine di quest’ultima. In tale contesto la filosofia buddhista individua l’origine della sofferenza sulla base della legge di causa ed effetto, per la quale qualsiasi fenomeno o qualsiasi situazione ci si trovi a sperimentare dipende da azioni intraprese in precedenza. Sulla base del principio filosofico fondamentale della legge di causa ed effetto il buddismo deriva gran parte della sua dottrina utilizzando una disquisizione logica rigorosa ed elaborata, in modo del tutto simile all’approccio tipico della scienza occidentale. Il risultato di tale analisi è che l’origine principale delle nostre sofferenze risiede nei cosiddetti veleni mentali, tra i quali il principale è l’ignoranza, cioè la non conoscenza del reale modo di esistenza di tutti i fenomeni. Da questo tipo di ignoranza discendono gli altri veleni mentali, che possono essere raggruppati in: odio, attaccamento, invidia, orgoglio e dubbio. Sulla base di queste predisposizioni mentali negative vengono poi compiute le azioni negative di corpo e parola, come ad esempio rubare, uccidere, avere una condotta sessuale scorretta, mentire, calunniare o usare parole che provocano sofferenza o portano a conflitti. Dato che risalendo a ritroso nella nostra vita, fino al momento della nascita, tutte le situazioni che sperimentiamo dipendono, oltre che dalle condizioni contingenti, anche da una causa fondamentale posta in precedenza, è necessario asserire l’esistenza di vite precedenti alla nostra nascita, per non cadere in una contraddizione logica. Il Buddismo pertanto sostiene, sulla base della legge fondamentale di causa ed effetto, che ogni individuo è costretto in un ciclo continuo di morte e rinascita (in sanscrito Samsara), dove sperimenta un grado di sofferenza dipendente dalle azioni da lui compiute in precedenza. Tale principio è indicato con il termine Karma, che significa azione.

La Nobile Verità della cessazione della sofferenza.

La realizzazione della seconda Nobile Verità, che individua per ogni sofferenza una causa, è di fondamentale importanza nel processo verso la liberazione dalla sofferenza: infatti dal momento che la sofferenza ha una causa, consegue che rimuovendo tale causa si estinguerà anche la sofferenza corrispondente. Su questo principio si basa quindi la giustificazione dell’intero sentiero spirituale buddhista, che si focalizza sulla rimozione di tutte le cause della sofferenza per ottenere la liberazione.

La Nobile Verità del Sentiero per la liberazione dalla sofferenza.

Nell’ultima parte del suo insegnamento il Buddha espose il metodo vero e proprio per raggiungere la liberazione dalla sofferenza. Tale sentiero, anche noto come “La Via di Mezzo”, evita i due estremi: l’estremo della ricerca della felicità attraverso la mera soddisfazione dei piaceri sensoriali e l’estremo dell’automortificazione delle diverse forme di ascetismo. In estrema sintesi l’intero percorso spirituale buddhista, suddiviso in otto aspetti fondamentali (Retta Comprensione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retta Condotta di vita, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza e Retta Concentrazione), indirizza il praticante verso l’abbandono di tutte le azioni negative di corpo, parola e mente, eliminando tutti i veleni della mente e coltivandone tutti gli aspetti positivi.

sofferenza

Come già accennato in precedenza, nell’ambito delle scuole buddhiste del “Grande Veicolo” vi è grande enfasi nella motivazione altruistica di raggiungere l’Illuminazione, esclusivamente per il beneficio degli altri esseri. Tale tipo di motivazione pone le sue basi sullo sviluppo dell’equanimità, della compassione e dell’amore. Equanimità significa stemperare la nostra visione distorta che distingue tra amici e nemici, simpatici e antipatici e così via, comprendendo che tutti gli esseri viventi sono uguali tra loro, avendo lo stesso desiderio di felicità e la stessa repulsione per la sofferenza. Essi sono pertanto ugualmente degni del nostro aiuto e della nostra attenzione.
Compassione significa aspirare alla completa liberazione di tutti gli esseri dalla sofferenza, mentre amore significa desiderare la felicità per tutti gli esseri. Coltivando l’aspirazione di essere noi in prima persona a liberare tutti gli esseri dalla sofferenza ed a donare loro la felicità e comprendendo che saremo in grado di fare questo solo una volta Illuminati, sorge la motivazione di raggiungere la completa Illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri. Tale motivazione è indicata con il termine sanscrito di Bodhicitta, che significa mente dell’Illuminazione. La motivazione di Bodhicitta è sostenuta e coltivata dalla pratica delle sei perfezioni (Paramita): generosità, moralità, pazienza, sforzo entusiastico, concentrazione e saggezza.

Una descrizione dettagliata del sentiero buddhista richiederebbe una trattazione molto più elaborata, ma come dice spesso S.S. il Dalai Lama, la sua essenza consiste nell’essere il più possibile di beneficio per tutti gli esseri viventi o almeno, se non si può essere loro di beneficio, di non danneggiarli.

Articolo tratto dal sito dell’unione buddisti italiana
alla pagina http://www.buddhismo.it/buddhismo/principi-buddhisti-fondamentali/